| Descrizione |
Giuseppina Aiello, nata ad Acri nel 1947dove vive e lavora, è insegnante elementare dal 1967; sempre vicina al mondo dell’infanzia ha maturato l’amore verso la poesia e la narrativa per ragazzi. Ha infatti pubblicato racconti quali: “Un racconto e qualche pensiero slegato”, “Racconto di Rossino, gnomo detto Ciuffì e l’analfabetinite”, di cui è in uscita il secondo episodio e “Reginastella ossia la regina di cartun” a cura della casa editrice Falco Editore.
Suoi versi sono pubblicati in numerose antologie: le poesie Fratello-Sorella e Mia madre sono rispettivamente nella quarta e quinta edizione dell’antologia UNA PAGINA…UN POETA; Vento nell’antologia IL CLUB DEI POETI nella collana Le schegge d’oro, casa editrice Montedit; Mobbing nel catalogo della terza Biennale d’arte contemporanea “Magna Grecia” sezione poesia; i versi “Insonnia” e “Oltre la morte” sono inseriti nell’antologia L’ECO DEL VENTO, casa editrice Pagine. Con la poesia Il Rumore si è aggiudicata il 7° Premio nel “IV Festival della poesia europea”, Messina. Con la silloge di poesie dal titolo “La mia valvola di decompressione” recensito sull’Antologia AUTORI DEL TERZO MILLENNIO, casa editrice Menna, ha ottenuto l’VIII Premio per la sezione edita nel concorso letterario Città di Avellino – Trofeo verso il futuro.
MOBBING
Parola sconosciuta e moderna,
molto praticata e purtroppo subita.
E’ una piccola parola, quasi vuota….,
ha un suono che evoca movimenti
tellurici, lievemente sussultori.
Sussultori…., è mossa da chi la pratica
e scuote e percuote chi la riceve.
Fa male, ma non si vede,
si sente sulla pelle, penetra nell’anima,
prima opprime, poi scalfisce,
infine lacera.
Rende schiavo, apatico, stanco chi la subisce.
Ma il troppo infine lacera quel filo sottile d’acciaio
e l’apatia diventa orgoglio e con grande
sforzo spezza e frantuma l’acciaio del MOBBING, e
si ritrova dignità, vigore e libertà.
Libertà…., di difendersi, di vivere la vita
con onestà, laboriosità, nel diritto e nel
rispetto dei doveri.
SPERANZA
Nella mia mente c’è
una canzone
il suo nome è
Speranza.
Essa mi riporta al
passato,
mi fa vivere nel
presente,
mi fa sperare nel
futuro,
nella speranza
di un mondo
migliore.
Speranza,
dolce speranza che
porti con te unite
e per sempre
tre parole:
ieri, oggi, domani.
NON NEGARE
Non negare a chi devi la verità.
Non negare la mano a chi tende la sua.
Non negare l’appoggio al bimbo traballante
e al vecchio che trascina i suoi passi.
Non negare un sorriso a chi è tanto triste.
Non negare neppure il poco a chi
possiede il tanto poco.
Non negare la tua presenza a chi chiede il tuo aiuto.
Non negare un fiore del tuo giardino a chi
intorno ha rovi e spine.
Non negare il tuo respiro per scaldare le mani
a chi le ha gelate.
Non negarti mai, perché un giorno qualcuno potrebbe negarsi a te.
GOCCE DI RUGIADA
E dopo tanta pioggia
ecco il sereno.
Il cielo grigio/azzurro
appare luminoso,
le nuvole si spostano
spinte dal soffio leggero e
caldo del sole.
Il sole, oggi, coi suoi raggi
accende i colori gioiosi
dell’arcobaleno.
E il suo calore asciuga,
come per incanto,
gocce di rugiada che
brillano, solidificate
negli occhi stanchi di
una persona che
tanto ha pianto.
METAMORFOSI
Una mamma e due figlie
proiettate nella vita,
in un mondo variegato,
costellato da tanti colori
a volte chiari, a volte scuri.
Camminano sulle stesse strade
tracciate
nel percorso di vite parallele.
Poi si cresce, le strade non più
parallele si diversificano, ma
nel corso degli anni si intrecciano,
si ritrovano in un mondo
fatto d’amore, ed ecco
la metamorfosi.
Le figlie ed una madre
presa per mano, sostenuta
con lo stesso amore adesso capovolto.
Ora le figlie accompagnano una madre
lungo un percorso tracciato dal Signore
fatto di gioia, di esperienze nuove,
di speranze migliori.
E nel tempo e nella metamorfosi nuova
le figlie, alla madre
rendono lo stesso amore.
LA FACCIATA
Cosa c’è dietro la facciata?
C’è quello che cerchi, che
vuoi vedere o il nulla
assoluto.
C’è la speranza,
la bellezza del creato, c’è
quello che i tuoi pensieri
vorrebbero vedere e
realizzare.
oppure c’è l’oblio.
Dietro la facciata,
c’è il mare in tempesta
sovrastato da un cielo
opaco anch’esso spento.
C’è la tua anima calpestata
e mortificata riflessa
dietro la facciata.
C’è il nulla, c’è il tuo amore
per gli altri infranto,
ci sono i tuoi sogni spenti.
C’è di nuovo la speranza.
C’è la vita dopo la morte,
dietro la facciata.
ACQUA
Scendi dai monti a passo lieve e regolare,
scendi leggera, leggiadra, splendida,
gorgogliante e limpida.
Scendi e scorri veloce nei letti dei fiumi,
ruzzoli giù dalle cascate con un rumore
forte, ma non assordante.
Tu generatrice di vita, dolce frescura
del corpo e dell’anima.
Acqua benedetta che diventi quasi
inesistente nei deserti, che scorri
salata dagli occhi in pianto, che inondi e
travolgi tutto ciò che incontri
quando l’uomo cerca di imbrigliati in un letto
fatto di cemento e tu straripi, attestando la tua forza potente e
inarrestabile, ma sempre benedetta e necessaria………
tu benedetta che racchiudi in te il seme della vita.
PRIMAVERA
Primavera, porti con te
due parole: prima e vera.
Due piccole parole, cariche
di tante atmosfere, tante certezze.
Prima stagione e vero risveglio
dopo il torpore autunnale ed il
freddo pungente invernale.
Prima-vera, che risvegli la natura
con un’esplosione di fiori,
di colori, di profumi, magica
visione che riempie di gioia ogni cuore.
E, col ritorno degli uccelli
che, librandosi nell’aria, con il loro
armonioso canto aprono l’anima
alla speranza, alla dolcezza di
pensieri nuovi, colorati e non
più cupi.
Primavera arrivi e ti ripeti
come una farfalla volteggiante
sinuosa e libera che con un
batter d’ali risvegli il torpore
di una mente stanca,
che fai rifiorire il sorriso naturale
su un volto da lungo tempo
oscurato.
CORRE, OSSIA
CRONACA DI UN MIRACOLO
Corre la macchina sull’asfalto,
il conducente gira lo sterzo
pigiando sempre di più col piede.
Si ode nella notte uno sgommare feroce,
le ruote mordono la strada,
sfiorano il muro d’acciaio,
abbagliano i viandanti coi fari accecanti.
Il conducente non vede mentre
guarda la strada scorrere sempre
più velocemente,
vorrebbe fermarsi, ma
quel piede pigia pesantemente
sull’acceleratore.
Vuole fermarsi……., non può.
Ad un tratto vede arrivare una curva
molto stretta e, finalmente, toglie
quel piede pesante dall’acceleratore,
lo posa sul freno,
si ferma dietro la curva.
Sente uno schianto, vede un grande albero,
chiude gli occhi, si ferma…..,
l’albero scompare, la curva scompare.
La macchina è un ammasso di lamiere contorte,
il guidatore adesso vede, vede una luce
luminosa. E’ la luce dell’alba di un altro giorno.
Scende dalle lamiere contorte,
l’aria fresca del mattino gli entra nelle narici,
si siede, è sobrio, la sua vita è salva.
Tra la notte buia e l’alba nuova ,
un ragazzo che corre, corre, ha accanto un
Angelo Custode, è avvenuto un miracolo.
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