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A Corpo Torto
Nella mostra A Corpo Torto, Nicolò Cecchella esplora il corpo come frammento, impronta e materia in trasformazione. Tra calchi, bruciature e residui combusti, le opere indagano il confine instabile tra visibile e invisibile, presenza fisica e memoria.
Comunicato stampa
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Vuoti, trasparenze e riflessi, ustioni. Forme del corpo esposto, un corpo torto dato in pasto al mondo. Il lavoro di Nicolò Cecchella origina dalla percezione di una realtà ridotta in briciole e di cui egli raccoglie impronte e frammenti, poi fusi nella materia densa e viva delle cose.
Una testa d’ottone si schiude svelando il suo interno, mentre due occhi spezzati si chiudono – sono calchi degli occhi dell’artista stesso - e la pellicola di una fotografia come pelle brucia e si contrae nell’alluminio, nel silicio e altri residui combusti. Insieme, le opere di Cecchella articolano una stessa ricerca intorno a quel punto cieco dell’immagine in cui il reale e la sua proiezione si confondono toccandosi, ostacolando la distinzione tra la dimensione fenomenica e manifesta della percezione, e ciò che invece giace latente perché generato nello sguardo interiore: non surreale né irreale, piuttosto interreale.
L’arte, e più che mai la scultura, concepisce tradizionalmente la forma come il punto in cui la materia si compie o si sfalda. Il lavoro di Cecchella sembra arrestarsi a uno stadio anteriore e instabile della morfogenesi, insistendo sul breve istante in cui la forma non coincide ancora pienamente con sé stessa, ma continua ad agitarsi, a manifestare un proprio divenire. Attraverso il calco del proprio corpo e le bruciature che richiamano trasformazioni incendiarie di memoria alchemica, l’artista porta la materia a una permeabilità e opacità radicale. Interno ed esterno si consegnano a una zona di reciproca contaminazione. Ne emergono forme inquiete che trattengono la memoria termica del proprio scioglimento come il ricordo di una vita precedente: ma il calco, per Cecchella, non coincide con un gesto di replica o conservazione del corpo, quanto piuttosto con la sua disseminazione. Del corpo, infatti, restano membra che persistono oltre la propria matrice come arti-fantasma. Gli occhi ora chiusi, perso il volto a cui appartengono, diventano presenze autonome emancipate dal mondo del visibile; la testa “estrusa” suggerisce che la decapitazione possa essere, insieme, perdita ed eternificazione del pensiero. Dunque il corpo, sparso nei propri frammenti, prolifera in una pluralità narrativa e simbolica, come materia riemersa dal proprio collasso.
Cecchella, così, impone torsioni teoriche dello sguardo: traccia un percorso per visibilia ad invisibilia, in cui solo rovesciando lo sguardo sul mondo, che l’artista rumina e rigetta come bolo nell'opera, è possibile vedere dentro la superficie, scuoiare la pelle del reale. Ma lo sguardo è dentro le cose, / a cercarvi la buccia tra la polpa, (P. Bigongiari, Non so, 1952): uno sguardo endoscopico che somiglia a un’intrusione, e che permette al corpo di entrare e riemergere nell’opera attraverso calchi, fusioni, fenditure.
Come in un ribaltamento di piani, la realtà si introflette e la materia s'insèmpra.
Ricordo un passaggio di Giorgio Manganelli nei Salons, dove scriveva di un “archivio del corpo” e di quella violenza minuziosa e analitica degli «uomini delle lame e delle tenaglie» che scavano, indagano, comprendono, non per salvare il corpo dalla sua dissipazione, ma per inseguire, dentro il corpo, ciò che del corpo non muore né vive, quella struttura muta a cui restano appese le viscere e «la pelle, addobbo sapiente ed elegante». Anche Cecchella mi sembra un uomo di lame e tenaglie, leggendo le sue opere come brandelli anatomici rinnovati nella plasticità di una natura ibrida e ambigua: queste opere sono del corpo i telai interni, le sopravvivenze di ciò che altrimenti degrada. Sono testimoni, archivi, superfici impressionabili. O forse null’altro, se non il bordo frastagliato in cui la materia e il corpo stesso tracciano il loro essere nel mondo.
_____
Nicolò Cecchella (Reggio Emilia, 1985) sviluppa una ricerca intorno alle dinamiche della rappresentazione, interrogando i temi dell’identità, del corpo e della presenza umana nella loro relazione con l’ambiente naturale e organico. La sua pratica attraversa scultura, fotografia, video e installazione, utilizzando processi come traccia, impronta e calco per indagare il corpo come misura fenomenologica tra il sé e il mondo, e come origine possibile del visibile.
Mostre personali e collettive recenti includono: Through the Floods, Collezione Maramotti, Reggio Emilia, 2024–2025; Faventia. Ceramica italiana contemporanea, Building Gallery, Milano, 2024; La continuazione degli occhi, Artcurial Italy, Milano, 2024; Il fil rouge da Piero Manzoni a oggi, Museo della Stampa, Soncino, Cremona, 2023; Una sola traccia opposta alla luce, Opificio Vaccari, Sarzana, 2022; Trees and Leaves, Galleria del Cembalo, Palazzo Borghese, Roma. È membro fondatore del Teatro Sociale di Gualtieri.
Pubblicazioni e presentazioni recenti includono contributi di Giorgio Vallortigara, Chiara Portesine, Elio Grazioli, Valerio Magrelli, Silvia Bre, Angela Madesani, Andrea Cortellessa, Victor Stoichita, Mauro Zanchi, Giorgio Verzotti, Jean-François Corpataux e Andrea Tinterri, tra cui Through the Floods, Collezione Maramotti, Quodlibet, 2025; Bruciare la fotografia, 2025; Prima Ustione, Segnature, 2025; Rilievi, Marinotti Edizioni, 2025; La continuazione degli occhi, Artcurial, 2024; Il fil rouge da Piero Manzoni a oggi, Museo della Stampa, Soncino, 2023; Nove racconti tra arte e fotografia, Silvana Editoriale, 2021.
ENGLISH
Voids, transparencies and reflections, burns. Forms of an exposed body, a twisted body offered up to the world. Nicolò Cecchella’s work stems from the perception of a reality now reduced to tatters, from which he gathers traces and fragments and fuses into the dense, living matter of things.
An open brass head revealing its soul is accompanied by two shattered eyes which are closed — they are casts of the artist’s own eyes — while the film of a photograph burns like skin and shrivels into aluminum, silicon, and other charred residues. Taken together, Cecchella’s works explore the same research around the blind spot of the image where the real and its projection blend together as they touch, blurring the distinction between the phenomenal and visible dimension of perception and what instead lies latent, born within the inner gaze: neither surreal nor unreal, but rather interreal.
Art, and sculpture more than any other practice, has traditionally conceived form as the moment in which matter either comes to fulfilment or falls apart. Cecchella’s work seems to stay at an earlier, unstable stage of morphogenesis, lingering on the brief instant in which form does not yet fully coincide with itself, but continues to be in motion and to manifest its own becoming. Through the casting of his own body and through burn marks which evoke alchemical incendiary transformations, the artist brings matter to a state of radical permeability and opacity. The internal and external dimension merge into a zone of mutual contamination. Restless figures emerge, retaining the residual heat of their own dissolution, like the memory of a previous life. Yet for Cecchella, casting is not an act of replication or conservation of the body, rather it lies in its dissemination. What remains of the body are fragments persisting beyond their own matrix, like phantom limbs. Once severed from the face to which they belonged, these eyes which are now closed become autonomous presences, emancipated from the world of the visible; the “extruded” head suggests that decapitation may be, at once, a loss and an eternalization of thought. Thus, the body, scattered in its own fragments, proliferates into a narrative and symbolic plurality, like matter re-emerging from its own collapse.
Cecchella therefore imposes gaze’s theoretical torsions: he traces a path per visibilia ad invisibilia, in which only by overturning one’s gaze of the world — a world that the artist ruminates and regurgitates into the work like a chewed mouthful — does it become possible to see inside the surface, to flay the skin of the real. But the gaze is inside things, / looking for the peel among the pulp (“Ma lo sguardo è dentro le cose, / a cercarvi la buccia tra la polpa” – P. Bigongiari, Non so, 1952): his endoscopic gaze appears to be an intrusion, allowing the body to enter and re-emerge within the work through casts, fusions and fissures.
As in a shifting of perspectives, reality folds inward and matter continues to become itself eternally.
In his work Salons, Giorgio Manganelli writes of an “archive of the body” and the minute, analytical violence of those “men of blades and pincers” who dig, probe, and understand — not in order to save the body from its dissipation, but to pursue within it what neither dies nor lives: the mute structure from which the viscera remain suspended, together with “the skin, a skillful and elegant adornment.” Similarly, Cecchella appears to me as a man of blades and pincers. Approaching his works, I see anatomical fragments renewed through the plasticity of a hybrid, ambiguous nature. These works are inner frameworks of the body, survivals of what would otherwise decay. They are witnesses, archives, impressionable surfaces. Or perhaps nothing more than the frayed edge along where matter and body itself trace their being in the world.
_____
Nicolò Cecchella (Reggio Emilia, 1985) develops an artistic research on the dynamics of representation, exploring identity, the body and human presence in relation to natural and organic environments. His work moves across sculpture, photography, video and installation, using trace, imprint and casting to investigate the body as a phenomenological measure between the self and the world, and as a possible origin of the visible.
Recent solo and group exhibitions include: Through the Floods, Collezione Maramotti, Reggio Emilia, 2024–2025; Faventia. Ceramica italiana contemporanea, Building Gallery, Milan, 2024; La continuazione degli occhi, Artcurial Italy, Milan, 2024; Il fil rouge da Piero Manzoni a oggi, Museo della Stampa, Soncino, Cremona, 2023; Una sola traccia opposta alla luce, Opificio Vaccari, Sarzana, 2022; Trees and Leaves, Galleria del Cembalo, Palazzo Borghese, Rome.
Recent publications and presentations include contributions by Giorgio Vallortigara, Chiara Portesine, Elio Grazioli, Valerio Magrelli, Silvia Bre, Angela Madesani, Andrea Cortellessa, Victor Stoichita, Mauro Zanchi, Giorgio Verzotti, Jean-François Corpataux and Andrea Tinterri, among others. Cecchella is a founding member of Teatro Sociale di Gualtieri.
Una testa d’ottone si schiude svelando il suo interno, mentre due occhi spezzati si chiudono – sono calchi degli occhi dell’artista stesso - e la pellicola di una fotografia come pelle brucia e si contrae nell’alluminio, nel silicio e altri residui combusti. Insieme, le opere di Cecchella articolano una stessa ricerca intorno a quel punto cieco dell’immagine in cui il reale e la sua proiezione si confondono toccandosi, ostacolando la distinzione tra la dimensione fenomenica e manifesta della percezione, e ciò che invece giace latente perché generato nello sguardo interiore: non surreale né irreale, piuttosto interreale.
L’arte, e più che mai la scultura, concepisce tradizionalmente la forma come il punto in cui la materia si compie o si sfalda. Il lavoro di Cecchella sembra arrestarsi a uno stadio anteriore e instabile della morfogenesi, insistendo sul breve istante in cui la forma non coincide ancora pienamente con sé stessa, ma continua ad agitarsi, a manifestare un proprio divenire. Attraverso il calco del proprio corpo e le bruciature che richiamano trasformazioni incendiarie di memoria alchemica, l’artista porta la materia a una permeabilità e opacità radicale. Interno ed esterno si consegnano a una zona di reciproca contaminazione. Ne emergono forme inquiete che trattengono la memoria termica del proprio scioglimento come il ricordo di una vita precedente: ma il calco, per Cecchella, non coincide con un gesto di replica o conservazione del corpo, quanto piuttosto con la sua disseminazione. Del corpo, infatti, restano membra che persistono oltre la propria matrice come arti-fantasma. Gli occhi ora chiusi, perso il volto a cui appartengono, diventano presenze autonome emancipate dal mondo del visibile; la testa “estrusa” suggerisce che la decapitazione possa essere, insieme, perdita ed eternificazione del pensiero. Dunque il corpo, sparso nei propri frammenti, prolifera in una pluralità narrativa e simbolica, come materia riemersa dal proprio collasso.
Cecchella, così, impone torsioni teoriche dello sguardo: traccia un percorso per visibilia ad invisibilia, in cui solo rovesciando lo sguardo sul mondo, che l’artista rumina e rigetta come bolo nell'opera, è possibile vedere dentro la superficie, scuoiare la pelle del reale. Ma lo sguardo è dentro le cose, / a cercarvi la buccia tra la polpa, (P. Bigongiari, Non so, 1952): uno sguardo endoscopico che somiglia a un’intrusione, e che permette al corpo di entrare e riemergere nell’opera attraverso calchi, fusioni, fenditure.
Come in un ribaltamento di piani, la realtà si introflette e la materia s'insèmpra.
Ricordo un passaggio di Giorgio Manganelli nei Salons, dove scriveva di un “archivio del corpo” e di quella violenza minuziosa e analitica degli «uomini delle lame e delle tenaglie» che scavano, indagano, comprendono, non per salvare il corpo dalla sua dissipazione, ma per inseguire, dentro il corpo, ciò che del corpo non muore né vive, quella struttura muta a cui restano appese le viscere e «la pelle, addobbo sapiente ed elegante». Anche Cecchella mi sembra un uomo di lame e tenaglie, leggendo le sue opere come brandelli anatomici rinnovati nella plasticità di una natura ibrida e ambigua: queste opere sono del corpo i telai interni, le sopravvivenze di ciò che altrimenti degrada. Sono testimoni, archivi, superfici impressionabili. O forse null’altro, se non il bordo frastagliato in cui la materia e il corpo stesso tracciano il loro essere nel mondo.
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Nicolò Cecchella (Reggio Emilia, 1985) sviluppa una ricerca intorno alle dinamiche della rappresentazione, interrogando i temi dell’identità, del corpo e della presenza umana nella loro relazione con l’ambiente naturale e organico. La sua pratica attraversa scultura, fotografia, video e installazione, utilizzando processi come traccia, impronta e calco per indagare il corpo come misura fenomenologica tra il sé e il mondo, e come origine possibile del visibile.
Mostre personali e collettive recenti includono: Through the Floods, Collezione Maramotti, Reggio Emilia, 2024–2025; Faventia. Ceramica italiana contemporanea, Building Gallery, Milano, 2024; La continuazione degli occhi, Artcurial Italy, Milano, 2024; Il fil rouge da Piero Manzoni a oggi, Museo della Stampa, Soncino, Cremona, 2023; Una sola traccia opposta alla luce, Opificio Vaccari, Sarzana, 2022; Trees and Leaves, Galleria del Cembalo, Palazzo Borghese, Roma. È membro fondatore del Teatro Sociale di Gualtieri.
Pubblicazioni e presentazioni recenti includono contributi di Giorgio Vallortigara, Chiara Portesine, Elio Grazioli, Valerio Magrelli, Silvia Bre, Angela Madesani, Andrea Cortellessa, Victor Stoichita, Mauro Zanchi, Giorgio Verzotti, Jean-François Corpataux e Andrea Tinterri, tra cui Through the Floods, Collezione Maramotti, Quodlibet, 2025; Bruciare la fotografia, 2025; Prima Ustione, Segnature, 2025; Rilievi, Marinotti Edizioni, 2025; La continuazione degli occhi, Artcurial, 2024; Il fil rouge da Piero Manzoni a oggi, Museo della Stampa, Soncino, 2023; Nove racconti tra arte e fotografia, Silvana Editoriale, 2021.
ENGLISH
Voids, transparencies and reflections, burns. Forms of an exposed body, a twisted body offered up to the world. Nicolò Cecchella’s work stems from the perception of a reality now reduced to tatters, from which he gathers traces and fragments and fuses into the dense, living matter of things.
An open brass head revealing its soul is accompanied by two shattered eyes which are closed — they are casts of the artist’s own eyes — while the film of a photograph burns like skin and shrivels into aluminum, silicon, and other charred residues. Taken together, Cecchella’s works explore the same research around the blind spot of the image where the real and its projection blend together as they touch, blurring the distinction between the phenomenal and visible dimension of perception and what instead lies latent, born within the inner gaze: neither surreal nor unreal, but rather interreal.
Art, and sculpture more than any other practice, has traditionally conceived form as the moment in which matter either comes to fulfilment or falls apart. Cecchella’s work seems to stay at an earlier, unstable stage of morphogenesis, lingering on the brief instant in which form does not yet fully coincide with itself, but continues to be in motion and to manifest its own becoming. Through the casting of his own body and through burn marks which evoke alchemical incendiary transformations, the artist brings matter to a state of radical permeability and opacity. The internal and external dimension merge into a zone of mutual contamination. Restless figures emerge, retaining the residual heat of their own dissolution, like the memory of a previous life. Yet for Cecchella, casting is not an act of replication or conservation of the body, rather it lies in its dissemination. What remains of the body are fragments persisting beyond their own matrix, like phantom limbs. Once severed from the face to which they belonged, these eyes which are now closed become autonomous presences, emancipated from the world of the visible; the “extruded” head suggests that decapitation may be, at once, a loss and an eternalization of thought. Thus, the body, scattered in its own fragments, proliferates into a narrative and symbolic plurality, like matter re-emerging from its own collapse.
Cecchella therefore imposes gaze’s theoretical torsions: he traces a path per visibilia ad invisibilia, in which only by overturning one’s gaze of the world — a world that the artist ruminates and regurgitates into the work like a chewed mouthful — does it become possible to see inside the surface, to flay the skin of the real. But the gaze is inside things, / looking for the peel among the pulp (“Ma lo sguardo è dentro le cose, / a cercarvi la buccia tra la polpa” – P. Bigongiari, Non so, 1952): his endoscopic gaze appears to be an intrusion, allowing the body to enter and re-emerge within the work through casts, fusions and fissures.
As in a shifting of perspectives, reality folds inward and matter continues to become itself eternally.
In his work Salons, Giorgio Manganelli writes of an “archive of the body” and the minute, analytical violence of those “men of blades and pincers” who dig, probe, and understand — not in order to save the body from its dissipation, but to pursue within it what neither dies nor lives: the mute structure from which the viscera remain suspended, together with “the skin, a skillful and elegant adornment.” Similarly, Cecchella appears to me as a man of blades and pincers. Approaching his works, I see anatomical fragments renewed through the plasticity of a hybrid, ambiguous nature. These works are inner frameworks of the body, survivals of what would otherwise decay. They are witnesses, archives, impressionable surfaces. Or perhaps nothing more than the frayed edge along where matter and body itself trace their being in the world.
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Nicolò Cecchella (Reggio Emilia, 1985) develops an artistic research on the dynamics of representation, exploring identity, the body and human presence in relation to natural and organic environments. His work moves across sculpture, photography, video and installation, using trace, imprint and casting to investigate the body as a phenomenological measure between the self and the world, and as a possible origin of the visible.
Recent solo and group exhibitions include: Through the Floods, Collezione Maramotti, Reggio Emilia, 2024–2025; Faventia. Ceramica italiana contemporanea, Building Gallery, Milan, 2024; La continuazione degli occhi, Artcurial Italy, Milan, 2024; Il fil rouge da Piero Manzoni a oggi, Museo della Stampa, Soncino, Cremona, 2023; Una sola traccia opposta alla luce, Opificio Vaccari, Sarzana, 2022; Trees and Leaves, Galleria del Cembalo, Palazzo Borghese, Rome.
Recent publications and presentations include contributions by Giorgio Vallortigara, Chiara Portesine, Elio Grazioli, Valerio Magrelli, Silvia Bre, Angela Madesani, Andrea Cortellessa, Victor Stoichita, Mauro Zanchi, Giorgio Verzotti, Jean-François Corpataux and Andrea Tinterri, among others. Cecchella is a founding member of Teatro Sociale di Gualtieri.
23
maggio 2026
A Corpo Torto
Dal 23 maggio al 28 giugno 2026
arte contemporanea
Location
DISPLAY
Parma, Vicolo al Leon d'Oro, 4A, (PR)
Parma, Vicolo al Leon d'Oro, 4A, (PR)
Orario di apertura
Da lunedi a domenica, 0-24
Vernissage
23 Maggio 2026, 18.30
Sito web
Autore
Curatore
Autore testo critico




