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Ai Weiwei
Il progetto si sviluppa attraverso un percorso tra sculture, installazioni, video e fotografie. Opere recenti, alcune inedite e altre presentate per la prima volta in Italia
Comunicato stampa
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Galleria Continua è lieta di presentare per la prima volta nei suoi spazi espositivi di San Gimignano
una mostra personale di Ai Weiwei. Il progetto si sviluppa attraverso un percorso tra sculture,
installazioni, video e fotografie. Opere recenti, alcune inedite e altre presentate per la prima volta in
Italia, offrono al pubblico la possibilità di approfondire la conoscenza di una tra le figure più
importanti della cultura contemporanea, mettendo in luce la versatilità dell'autore e i cardini su cui
ruota la sua arte: un rispetto deferente della tradizione cinese abbinato a una grande capacità di
proiettarsi nella modernità e a una costante consapevolezza sociale e politica.
Artista poliedrico e uomo dai contenuti spesso contraddittori. Sulla vita di Ai Weiwei è stato scritto
molto e in tutte le lingue: dalla sofferenza vissuta dalla famiglia, al contrasto aperto con il governo
cinese, al riscatto che è riuscito a regalare al padre attraverso la ricerca e la pratica della libertà
intellettuale. Questa mostra vuole soffermarsi su Ai Weiwei nella sua complessità, un uomo per il
quale l’arte è un modo di vivere legato inscindibilmente alle circostanze politiche e sociali del
proprio tempo, un artista umanista con una grande fiducia intellettuale nelle capacità dell'uomo di
contribuire con ogni suo gesto al miglioramento della società. Ai Weiwei esprime questo suo
ottimismo impegnandosi su diversi fronti, che vanno dall'arte all'architettura, dalla letteratura al
cinema di documentazione, fino all'azione sui social media e alle proteste pubbliche. I diversi ambiti
di azione rispondono tuttavia a un unico e comprensivo obiettivo: liberare l'espressione individuale
dalle imposizioni di ogni genere per favorire lo scambio reciproco e la condivisione tra gli individui.
Ai Weiwei lavora sulla comunicazione e sui significati sociali per far ritrovare la parola a un paese
reso muto dall'ideologia delle masse e dall'utopismo sociale che agisce uniformando il pensiero e
eliminando la possibilità di un approccio critico alla vita.
Nel 2003 Ai Weiwei disegna e realizza il suo "Fake Design Studio" (in cinese si legge “fu-ke”, “fuck”)
dove in seguito progetterà, nel ruolo di architetto, una numerosa serie di spazi per gallerie, studi
d’artista e centri d'arte trasformando questo piccolo ignoto villaggio tra il IV° e il V° anello a nord-est
della città in uno dei più popolari quartieri artistici di Pechino. Galleria Continua ospita 258 Fake,
titanica opera di documentazione costituita da 7677 immagini scattate tra il 2003 e il 2011 che
raccontano la vita quotidiana dell’artista: il lavoro, gli incontri, i momenti di svago, l’impegno
politico e sociale. La fotografia per Ai Weiwei rappresenta uno strumento avanzato di archiviazione
ma anche un media alienante e pericoloso per la sua incapacità di esprimere la realtà in modo
incondizionato ed obbiettivo.
Documentazione e archiviazione sono gesti fondamentali che ricorrono come filo conduttore
durante tutta la ricerca e la carriera di Ai Weiwei. Attraverso la documentazione l’artista restituisce
un nome e una collocazione temporale e storica a cose e persone, affermandone dignità e valore. E’
il caso di Chang’An Boulevard, un’opera che racconta la vita di una città in continua trasformazione
e della gente che vi abita. A bordo di un Van, munito di videocamera, per un intero inverno Ai
Weiwei percorre ogni strada del IV°, III° e II° anello, incluso Chang’An Boulevard, il lunghissimo
“Viale della Pace Eterna” che, partendo dalle zone e dai villaggi rurali, attraversa il centro della
capitale, il distretto politico e i quartieri dove hanno sede i palazzi, i musei e gli Hotel più importanti
e sfarzosi della capitale, per giungere, infine, alla Fabbrica del ferro (considerata in passato il simbolo
dell’industria socialista). Ad ogni tappa, l’autore filma singole inquadrature di un minuto, il
montaggio finale è costituito da 608 segmenti da un minuto, per una durata totale di 10 ore e 13
minuti.
Il ruolo di Ai Weiwei come artista dissidente si definisce chiaramente nel 2008 quando un violento
terremoto devasta la provincia del Sichuan provocando la morte di 70.000 persone. Ai Weiwei,
accompagnato da un gruppo di volontari reclutati in rete attraverso il suo blog, dà inizio a un
progetto di investigazione sulle cause di questa catastrofe. Il risultato della ricerca mette in luce la
pessima qualità delle costruzioni pubbliche (ospedali, fabbriche, scuole) crollate come fossero di
gelatina. Ai Weiwei pubblica online una lista in cui appaiono 5.826 nomi di bambini morti sotto il
crollo delle cosiddette "costruzioni di Tofu". La denuncia ha un forte impatto sull'opinione pubblica
tanto da scatenare l'immediata risposta della polizia cinese che dispone la chiusura forzata del suo
blog. L’artista riesce comunque ad aggirare la censura continuando a sostenere le sue campagne sul
web attraverso Twitter. In mostra una serie di opere legate a questo amaro capitolo della storia
cinese. Rebar 49, scultura costituita da tre elementi: un tondo in ferro per cemento armato utilizzato
per la costruzione di edifici civili, uno dei 150 originali deformati dal terremoto e raccolti da Ai
Weiwei in Sichuan, e due copie. L’opera si pone come energico atto d’accusa nei confronti del
governo cinese ma anche come monumento alle persone scomparse. Brain Inflation, una risonanza
magnetica (MRI) che riporta l’emorragia cerebrale procurata all’artista dall’aggressione della polizia
di Chengdu nell’agosto del 2009. Helmet, una scultura in marmo, replica di un elmetto da
lavoratore, lo stesso utilizzato dagli operai intenti a salvare vite umane durante il soccorso dei
terremotati del Sichuan.
Intorno alla fine degli anni ’90 Ai Weiwei inizia a lavorare alla decontestualizzazione e
riconfigurazione di mobili antichi dando vita ad un ciclo di opere che diventeranno cifra distintiva
del suo lavoro. Utilizzando tavoli ed elementi architettonici di epoca Ming e Qing, eredità della
raffinata tradizione artigiana cinese, l’artista mette in atto un processo di decostruzione e
assemblaggio seguendo l’antica e, oramai dimenticata, tecnica di assemblaggio di epoca Tang (600
d.C.). L’oggetto, privato del suo originario utilizzo, acquisisce nuova forma e nuovo significato. Le
opere dell’ultimo periodo si sviluppano in forme architetturali più vicine alla geometria solida, dal
cubo ai solidi platonici. Ne sono esempio due delle opere in mostra, F Size e Untitled.
La passione di Ai Weiwei per le antiche tradizioni artigianali del suo paese è testimoniata anche
dall’interesse verso la porcellana. Esportata in tutto il mondo, è forse la forma d’arte che
maggiormente rappresenta la cultura cinese. Dal 2004 a oggi l’artista instaura un rapporto sempre più
vicino e approfondito con questo materiale. I temi ai quali s’ispirano le sue ceramiche sono meno
austeri rispetto alle opere in legno e si confanno perfettamente al carattere leggero, fragile e raffinato
del materiale. All’interno del percorso espositivo opere come Oil Spills, macchie di petrolio
ingigantite che alludono al tema del consumismo e Bubble of Twenty Five, 25 bolle ineguali di
porcellana collocate nel giardino della galleria - realizzate negli antichi forni di Jingdezhen, capitale
storica della ceramica imperiale - che riflettono sfericamente e all’infinto il paesaggio che li circonda.
A completamento della mostra alcune opere installative di grande impatto visivo. La platea accoglie
Ordos 100 Models, un modello architettonico grandioso progettato per la Mongolia Interna, che vede
nuovamente la collaborazione di Ai Weiwei con gli architetti Herzog & de Meuron, già insieme per
la realizzazione dello stadio olimpico di Pechino. Cento architetti da 27 paesi diversi sono stati
selezionati per disegnare 100 ville di 1000 mq ciascuna. La maquette e le stampe ai muri
documentano la fase di progettazione ed il film, Ordos 100, le tre visite in situ per la finalizzazione
dei progetti, ad oggi però, non ancora realizzati. Il palcoscenico e lo spazio della torre della galleria
ospitano Forever Bicycles e Very Yao, variazioni di un soggetto estremamente ricco di simboli già
esplorato dall’artista in passato. Ai Weiwei utilizza la bicicletta come oggetto iconico: da sempre
principale mezzo di trasporto - ricordiamo che “Forever” (Yong Jiu Pai) è il nome del marchio di
biciclette più diffuso nel Paese di Mezzo – rappresenta la vita di milioni di cittadini cinesi; inoltre,
composta da un ingranaggio a catena, raffigura la matrice stessa della forza lavoro: il popolo. Queste
installazioni mettono in luce anche i tratti più concettuali del lavoro di Ai Weiwei, da un lato la
messa in atto di un processo di astrazione dove l’oggetto diventa struttura simbolo del niente,
dall’altro la realizzazione dell’opera come metafora di fabbricazione del potere.
Ai Weiwei nasce a Pechino nel 1957. Nel 1981 si trasferisce a New York, rientra a Pechino nel 1993, città dove tutt’oggi
vive e lavora. Le sue opere sono state esposte in tutto il mondo in mostre monografiche, tra queste: Hirshhorn Museum and
Sculpture Garden, Washington D.C, De Pont Museum of Contemporary Art, Tilburg nel 2012; Victoria and Albert Museum,
Londra, Somerset House, Londra, Kunsthaus, Bregenz, Taipei Fine Arts Museum, Taipei, Asia Society, New York,
Fotomuseum Winterthur, Winterthur, Pulitzer Fountain, New York nel 2011; Stiftung DKM, Duisburg, Museum of
Contemporary Craft, Portland, Arcadia University Gallery, Glenside, Turbine Hall, Tate Modern, Londra nel 2010; Mori Art
Museum, Tokyo, Haus der Kunst, Monaco, Three Shadows Photography Art Center, Beijing, nel 2009; Sherman
Contemporary Art Foundation, Cambelltown Arts Center, Sydney, Groninger Museum, Groningen nel 2008. Tra le mostre
collettive alle quali ha preso parte ricordiamo la Biennale di San Paolo e la Biennale d’Architettura di Venezia nel 2010;
Documenta 12 a Kassel e la mostra presso la Tate Liverpool nel 2007.
una mostra personale di Ai Weiwei. Il progetto si sviluppa attraverso un percorso tra sculture,
installazioni, video e fotografie. Opere recenti, alcune inedite e altre presentate per la prima volta in
Italia, offrono al pubblico la possibilità di approfondire la conoscenza di una tra le figure più
importanti della cultura contemporanea, mettendo in luce la versatilità dell'autore e i cardini su cui
ruota la sua arte: un rispetto deferente della tradizione cinese abbinato a una grande capacità di
proiettarsi nella modernità e a una costante consapevolezza sociale e politica.
Artista poliedrico e uomo dai contenuti spesso contraddittori. Sulla vita di Ai Weiwei è stato scritto
molto e in tutte le lingue: dalla sofferenza vissuta dalla famiglia, al contrasto aperto con il governo
cinese, al riscatto che è riuscito a regalare al padre attraverso la ricerca e la pratica della libertà
intellettuale. Questa mostra vuole soffermarsi su Ai Weiwei nella sua complessità, un uomo per il
quale l’arte è un modo di vivere legato inscindibilmente alle circostanze politiche e sociali del
proprio tempo, un artista umanista con una grande fiducia intellettuale nelle capacità dell'uomo di
contribuire con ogni suo gesto al miglioramento della società. Ai Weiwei esprime questo suo
ottimismo impegnandosi su diversi fronti, che vanno dall'arte all'architettura, dalla letteratura al
cinema di documentazione, fino all'azione sui social media e alle proteste pubbliche. I diversi ambiti
di azione rispondono tuttavia a un unico e comprensivo obiettivo: liberare l'espressione individuale
dalle imposizioni di ogni genere per favorire lo scambio reciproco e la condivisione tra gli individui.
Ai Weiwei lavora sulla comunicazione e sui significati sociali per far ritrovare la parola a un paese
reso muto dall'ideologia delle masse e dall'utopismo sociale che agisce uniformando il pensiero e
eliminando la possibilità di un approccio critico alla vita.
Nel 2003 Ai Weiwei disegna e realizza il suo "Fake Design Studio" (in cinese si legge “fu-ke”, “fuck”)
dove in seguito progetterà, nel ruolo di architetto, una numerosa serie di spazi per gallerie, studi
d’artista e centri d'arte trasformando questo piccolo ignoto villaggio tra il IV° e il V° anello a nord-est
della città in uno dei più popolari quartieri artistici di Pechino. Galleria Continua ospita 258 Fake,
titanica opera di documentazione costituita da 7677 immagini scattate tra il 2003 e il 2011 che
raccontano la vita quotidiana dell’artista: il lavoro, gli incontri, i momenti di svago, l’impegno
politico e sociale. La fotografia per Ai Weiwei rappresenta uno strumento avanzato di archiviazione
ma anche un media alienante e pericoloso per la sua incapacità di esprimere la realtà in modo
incondizionato ed obbiettivo.
Documentazione e archiviazione sono gesti fondamentali che ricorrono come filo conduttore
durante tutta la ricerca e la carriera di Ai Weiwei. Attraverso la documentazione l’artista restituisce
un nome e una collocazione temporale e storica a cose e persone, affermandone dignità e valore. E’
il caso di Chang’An Boulevard, un’opera che racconta la vita di una città in continua trasformazione
e della gente che vi abita. A bordo di un Van, munito di videocamera, per un intero inverno Ai
Weiwei percorre ogni strada del IV°, III° e II° anello, incluso Chang’An Boulevard, il lunghissimo
“Viale della Pace Eterna” che, partendo dalle zone e dai villaggi rurali, attraversa il centro della
capitale, il distretto politico e i quartieri dove hanno sede i palazzi, i musei e gli Hotel più importanti
e sfarzosi della capitale, per giungere, infine, alla Fabbrica del ferro (considerata in passato il simbolo
dell’industria socialista). Ad ogni tappa, l’autore filma singole inquadrature di un minuto, il
montaggio finale è costituito da 608 segmenti da un minuto, per una durata totale di 10 ore e 13
minuti.
Il ruolo di Ai Weiwei come artista dissidente si definisce chiaramente nel 2008 quando un violento
terremoto devasta la provincia del Sichuan provocando la morte di 70.000 persone. Ai Weiwei,
accompagnato da un gruppo di volontari reclutati in rete attraverso il suo blog, dà inizio a un
progetto di investigazione sulle cause di questa catastrofe. Il risultato della ricerca mette in luce la
pessima qualità delle costruzioni pubbliche (ospedali, fabbriche, scuole) crollate come fossero di
gelatina. Ai Weiwei pubblica online una lista in cui appaiono 5.826 nomi di bambini morti sotto il
crollo delle cosiddette "costruzioni di Tofu". La denuncia ha un forte impatto sull'opinione pubblica
tanto da scatenare l'immediata risposta della polizia cinese che dispone la chiusura forzata del suo
blog. L’artista riesce comunque ad aggirare la censura continuando a sostenere le sue campagne sul
web attraverso Twitter. In mostra una serie di opere legate a questo amaro capitolo della storia
cinese. Rebar 49, scultura costituita da tre elementi: un tondo in ferro per cemento armato utilizzato
per la costruzione di edifici civili, uno dei 150 originali deformati dal terremoto e raccolti da Ai
Weiwei in Sichuan, e due copie. L’opera si pone come energico atto d’accusa nei confronti del
governo cinese ma anche come monumento alle persone scomparse. Brain Inflation, una risonanza
magnetica (MRI) che riporta l’emorragia cerebrale procurata all’artista dall’aggressione della polizia
di Chengdu nell’agosto del 2009. Helmet, una scultura in marmo, replica di un elmetto da
lavoratore, lo stesso utilizzato dagli operai intenti a salvare vite umane durante il soccorso dei
terremotati del Sichuan.
Intorno alla fine degli anni ’90 Ai Weiwei inizia a lavorare alla decontestualizzazione e
riconfigurazione di mobili antichi dando vita ad un ciclo di opere che diventeranno cifra distintiva
del suo lavoro. Utilizzando tavoli ed elementi architettonici di epoca Ming e Qing, eredità della
raffinata tradizione artigiana cinese, l’artista mette in atto un processo di decostruzione e
assemblaggio seguendo l’antica e, oramai dimenticata, tecnica di assemblaggio di epoca Tang (600
d.C.). L’oggetto, privato del suo originario utilizzo, acquisisce nuova forma e nuovo significato. Le
opere dell’ultimo periodo si sviluppano in forme architetturali più vicine alla geometria solida, dal
cubo ai solidi platonici. Ne sono esempio due delle opere in mostra, F Size e Untitled.
La passione di Ai Weiwei per le antiche tradizioni artigianali del suo paese è testimoniata anche
dall’interesse verso la porcellana. Esportata in tutto il mondo, è forse la forma d’arte che
maggiormente rappresenta la cultura cinese. Dal 2004 a oggi l’artista instaura un rapporto sempre più
vicino e approfondito con questo materiale. I temi ai quali s’ispirano le sue ceramiche sono meno
austeri rispetto alle opere in legno e si confanno perfettamente al carattere leggero, fragile e raffinato
del materiale. All’interno del percorso espositivo opere come Oil Spills, macchie di petrolio
ingigantite che alludono al tema del consumismo e Bubble of Twenty Five, 25 bolle ineguali di
porcellana collocate nel giardino della galleria - realizzate negli antichi forni di Jingdezhen, capitale
storica della ceramica imperiale - che riflettono sfericamente e all’infinto il paesaggio che li circonda.
A completamento della mostra alcune opere installative di grande impatto visivo. La platea accoglie
Ordos 100 Models, un modello architettonico grandioso progettato per la Mongolia Interna, che vede
nuovamente la collaborazione di Ai Weiwei con gli architetti Herzog & de Meuron, già insieme per
la realizzazione dello stadio olimpico di Pechino. Cento architetti da 27 paesi diversi sono stati
selezionati per disegnare 100 ville di 1000 mq ciascuna. La maquette e le stampe ai muri
documentano la fase di progettazione ed il film, Ordos 100, le tre visite in situ per la finalizzazione
dei progetti, ad oggi però, non ancora realizzati. Il palcoscenico e lo spazio della torre della galleria
ospitano Forever Bicycles e Very Yao, variazioni di un soggetto estremamente ricco di simboli già
esplorato dall’artista in passato. Ai Weiwei utilizza la bicicletta come oggetto iconico: da sempre
principale mezzo di trasporto - ricordiamo che “Forever” (Yong Jiu Pai) è il nome del marchio di
biciclette più diffuso nel Paese di Mezzo – rappresenta la vita di milioni di cittadini cinesi; inoltre,
composta da un ingranaggio a catena, raffigura la matrice stessa della forza lavoro: il popolo. Queste
installazioni mettono in luce anche i tratti più concettuali del lavoro di Ai Weiwei, da un lato la
messa in atto di un processo di astrazione dove l’oggetto diventa struttura simbolo del niente,
dall’altro la realizzazione dell’opera come metafora di fabbricazione del potere.
Ai Weiwei nasce a Pechino nel 1957. Nel 1981 si trasferisce a New York, rientra a Pechino nel 1993, città dove tutt’oggi
vive e lavora. Le sue opere sono state esposte in tutto il mondo in mostre monografiche, tra queste: Hirshhorn Museum and
Sculpture Garden, Washington D.C, De Pont Museum of Contemporary Art, Tilburg nel 2012; Victoria and Albert Museum,
Londra, Somerset House, Londra, Kunsthaus, Bregenz, Taipei Fine Arts Museum, Taipei, Asia Society, New York,
Fotomuseum Winterthur, Winterthur, Pulitzer Fountain, New York nel 2011; Stiftung DKM, Duisburg, Museum of
Contemporary Craft, Portland, Arcadia University Gallery, Glenside, Turbine Hall, Tate Modern, Londra nel 2010; Mori Art
Museum, Tokyo, Haus der Kunst, Monaco, Three Shadows Photography Art Center, Beijing, nel 2009; Sherman
Contemporary Art Foundation, Cambelltown Arts Center, Sydney, Groninger Museum, Groningen nel 2008. Tra le mostre
collettive alle quali ha preso parte ricordiamo la Biennale di San Paolo e la Biennale d’Architettura di Venezia nel 2010;
Documenta 12 a Kassel e la mostra presso la Tate Liverpool nel 2007.
27
ottobre 2012
Ai Weiwei
Dal 27 ottobre 2012 al 26 gennaio 2013
arte contemporanea
Location
GALLERIA CONTINUA
San Gimignano, Via Del Castello, 11, (Siena)
San Gimignano, Via Del Castello, 11, (Siena)
Orario di apertura
da martedì a sabato, 14.00-19.00
Vernissage
27 Ottobre 2012, dalle 18 alle 24
Autore




