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«alla studiosa Gioventù del Disegno»: i Concorsi Clementini di architettura (1702–1869)
Un’ampia indagine dedicata a uno dei più significativi strumenti di formazione e promozione artistica tra Sette e Ottocento: il Concorso Clementino
Comunicato stampa
Segnala l'evento
L’Accademia Nazionale di San Luca ETS presenta, dal 7 maggio al 25 luglio 2026, la mostra «alla studiosa Gioventù del Disegno»: i Concorsi Clementini di architettura (1702–1869), a cura di Laura Bertolaccini, Francesco Cellini, Tommaso Manfredi, Angelo Torricelli: un’ampia indagine dedicata a uno dei più significativi strumenti di formazione e promozione artistica tra Sette e Ottocento.
La mostra è organizzata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana.
L’esposizione riunisce oltre 140 disegni – la maggior parte dei quali mai esposti prima – realizzati per il “Concorso de’ Premij” – poi detto “Clementino” in onore di papa Clemente XI (papa dal 1700 al 1721), che lo istituì nel 1702.
***
Protagonisti del Concorso erano i giovani aspiranti architetti provenienti da diversi contesti europei – la “studiosa Gioventù del Disegno” – che partecipavano alla competizione con livelli di formazione differenti, ma uniti dall’ambizione di ottenere un riconoscimento conferito dal pontefice e dall’Accademia di San Luca, il cui prestigio travalicava i confini del mondo cattolico. Il premio rappresentava infatti un passaggio decisivo per l’avvio della carriera professionale.
Nelle trentacinque edizioni del concorso, svolte dal 1702 al 1869, nelle tre
classi di architettura si contano 197 vincitori. Le classi stabilivano anche il livello delle prove: gli allievi della III classe (principianti) si esercitavano soprattutto nel disegno degli ordini architettonici o nel rilievo di piccole strutture; quelli della II classe affrontavano prove compositive più articolate, spesso collegate al tema assegnato alla I classe; quelli della I classe (più esperti) progettavano organismi architettonici più complessi, come edifici o strutture alla scala urbana.
Tra i vincitori, la maggior parte erano romani o residenti nello Stato pontificio; 37 provenivano da altri Stati italiani; 11 erano francesi (di cui 6 venivano da Parigi), 3 britannici, 2 spagnoli, 1 belga, 1 svedese e 5 polacchi.
Fra i premiati figurano architetti destinati a svolgere un ruolo di primo piano nella cultura europea e nell’Accademia, come Filippo Juvarra (1678-1736) vincitore nel 1705 e accademico dal 1706; Carlo Marchionni (1702-1786) nel 1728, accademico dal 1740 e principe nel biennio 1775-1776 e Giuseppe Valadier (1762-1839), premiato tredicenne nel 1775 e nominato accademico nel 1798; curioso è anche il premio “separato”, in quanto fuori tema, conferito nel 1795 al brillantissimo inglese Joseph Michael Gandy (1771-1843), che poi divenne il principale collaboratore di John Soane (1753-1837).
Anche alcuni vincitori stranieri, rientrati nei rispettivi Paesi, furono protagonisti di brillanti carriere, come il britannico Robert Mylne (1733-1811) o del polacco Jakub Hempel (1762-1831), vincitori del primo premio nella I classe del concorso, rispettivamente nel 1758 e nel 1789.
Diverso fu il caso di Giacomo Quarenghi (1744-1817) che nel 1771 ottenne il secondo premio di I classe: una mancata vittoria vissuta come una delusione tale da indurlo a cancellare ogni traccia dell’esperienza romana dalla sua successiva carriera in Russia.
Sono stati catalogati 976 disegni di architettura realizzati dai 197 vincitori dei concorsi di architettura tenuti dal 1702 al 1869: 507 di I classe, 240 di II classe e 179 di III classe. I premiati erano tenuti a lasciare i propri elaborati all’Accademia, mentre quelli dei non vincitori venivano restituiti. Esposti al pubblico durante le cerimonie di premiazione, successivamente alcuni disegni vennero utilizzati anche come materiali didattici.
***
La mostra «alla studiosa Gioventù del Disegno»: i Concorsi Clementini di architettura (1702–1869), si propone non solo di rileggere criticamente una storia lunga oltre centosessanta anni e soprattutto di coglierne la, a tratti dirompente, attualità; questo ha lo scopo di offrire nuovi strumenti di indagine e prospettive di ricerca, sia dal punto di vista storico e critico che da quello operativo e progettuale.
I disegni esposti testimoniano, da un lato, la vitalità della sperimentazione progettuale e la tensione verso nuove soluzioni formali e linguistiche; dall’altro documentano anche esiti più scolastici, espressione di esercizi disciplinati ma meno innovativi. In entrambi i casi emerge con chiarezza il ruolo centrale del disegno come strumento della progettazione e come mezzo privilegiato di trasmissione del pensiero architettonico, in costante evoluzione insieme alle tecniche e agli strumenti grafici.
Particolare attenzione è dedicata anche alle tecniche del disegno: in una teca è esposta anche una selezione di strumenti grafici, tra cui quelli appartenuti a Giuseppe Piermarini (1734-1808), oggetti che costituivano un indispensabile corredo professionale per l’architetto e che contribuirono a influenzare modalità e pratiche della rappresentazione progettuale.
Il percorso espositivo, articolato nelle tre stanze al piano terra di Palazzo Carpegna e in due ambienti del piano nobile, segue lo sviluppo storico del concorso, caratterizzato da una cadenza inizialmente annuale (1702–1711), poi irregolare nel corso del Settecento, fino alle riforme introdotte dai pontefici Benedetto XIV (papa dal 1740 al 1758) e Pio VI (papa dal 1775 al 1799). Dopo ulteriori interruzioni, le celebrazioni ripresero nel XIX secolo, fino alle ultime cinque edizioni tra il 1844 e il 1869, quando il concorso — ora affiancato al Premio Pellegrini per la pittura, istituito grazie al lascito di Domenico Pellegrini — conobbe un progressivo declino.
La mostra approfondisce anche le modalità di svolgimento delle prove: articolate in tre classi (ridotte a due dal 1824), prevedevano esercizi di difficoltà crescente, dal disegno degli ordini architettonici fino alla progettazione di complessi organismi edilizi. Dopo la consegna degli elaborati, anonimi, i candidati erano sottoposti a una prova estemporanea per verificarne la competenza e l’autografia.
Particolare rilievo è dedicato al momento pubblico della premiazione, che fino alla metà dell’Ottocento si svolgeva in Campidoglio, all’interno di spettacolari allestimenti effimeri. Le cerimonie, arricchite da esecuzioni musicali e orazioni solenni, vedevano la partecipazione di cardinali, aristocratici, intellettuali e artisti, confermando il ruolo centrale dell’Accademia nella vita culturale europea.
La mostra rappresenta un’occasione unica per riscoprire un patrimonio grafico di straordinaria qualità e per riflettere sul valore del disegno come fondamento della cultura architettonica europea.
A completare il progetto, l’Accademia Nazionale di San Luca ha realizzato il sito www.concorsiclementiniarchitettura.org, che rende accessibili le riproduzioni digitali dei 976 disegni dei concorsi clementini di architettura catalogati, organizzati per edizione e corredati da approfondimenti storici e biografici sui protagonisti di questa lunga vicenda.
Accompagna l’esposizione un ricco volumetto che approfondisce la storia, i protagonisti e le edizioni del Concorso Clementino, che si offre come una sintesi esplicativa in vista di nuove ricerche e approfondimenti critici. Contiene testi e ricerche a cura di Laura Bertolaccini, Francesco Cellini, Tommaso Manfredi, Angelo Torricelli, con la collaborazione di Alessio Ciannarella e Alberto Coppo.
Sono previste visite guidate in italiano alla mostra e alla Galleria Accademica nei seguenti giorni e orari: martedì e giovedì alle ore 15.00 e 17.00; sabato alle ore 10.00, 12.00, 15.00 e 17.00, previa prenotazione scrivendo a: prenotazioni@accademiasanluca.it. In altri giorni e orari, in italiano e anche in inglese, francese e spagnola, sono disponibili visite per privati, gruppi e scuole, sempre previa prenotazione scrivendo a: prenotazioni@accademiasanluca.it. Per maggiori informazioni: https://accademiasanluca.it/visita
La mostra è realizzata in collaborazione con Opera Laboratori.
La mostra è organizzata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana.
L’esposizione riunisce oltre 140 disegni – la maggior parte dei quali mai esposti prima – realizzati per il “Concorso de’ Premij” – poi detto “Clementino” in onore di papa Clemente XI (papa dal 1700 al 1721), che lo istituì nel 1702.
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Protagonisti del Concorso erano i giovani aspiranti architetti provenienti da diversi contesti europei – la “studiosa Gioventù del Disegno” – che partecipavano alla competizione con livelli di formazione differenti, ma uniti dall’ambizione di ottenere un riconoscimento conferito dal pontefice e dall’Accademia di San Luca, il cui prestigio travalicava i confini del mondo cattolico. Il premio rappresentava infatti un passaggio decisivo per l’avvio della carriera professionale.
Nelle trentacinque edizioni del concorso, svolte dal 1702 al 1869, nelle tre
classi di architettura si contano 197 vincitori. Le classi stabilivano anche il livello delle prove: gli allievi della III classe (principianti) si esercitavano soprattutto nel disegno degli ordini architettonici o nel rilievo di piccole strutture; quelli della II classe affrontavano prove compositive più articolate, spesso collegate al tema assegnato alla I classe; quelli della I classe (più esperti) progettavano organismi architettonici più complessi, come edifici o strutture alla scala urbana.
Tra i vincitori, la maggior parte erano romani o residenti nello Stato pontificio; 37 provenivano da altri Stati italiani; 11 erano francesi (di cui 6 venivano da Parigi), 3 britannici, 2 spagnoli, 1 belga, 1 svedese e 5 polacchi.
Fra i premiati figurano architetti destinati a svolgere un ruolo di primo piano nella cultura europea e nell’Accademia, come Filippo Juvarra (1678-1736) vincitore nel 1705 e accademico dal 1706; Carlo Marchionni (1702-1786) nel 1728, accademico dal 1740 e principe nel biennio 1775-1776 e Giuseppe Valadier (1762-1839), premiato tredicenne nel 1775 e nominato accademico nel 1798; curioso è anche il premio “separato”, in quanto fuori tema, conferito nel 1795 al brillantissimo inglese Joseph Michael Gandy (1771-1843), che poi divenne il principale collaboratore di John Soane (1753-1837).
Anche alcuni vincitori stranieri, rientrati nei rispettivi Paesi, furono protagonisti di brillanti carriere, come il britannico Robert Mylne (1733-1811) o del polacco Jakub Hempel (1762-1831), vincitori del primo premio nella I classe del concorso, rispettivamente nel 1758 e nel 1789.
Diverso fu il caso di Giacomo Quarenghi (1744-1817) che nel 1771 ottenne il secondo premio di I classe: una mancata vittoria vissuta come una delusione tale da indurlo a cancellare ogni traccia dell’esperienza romana dalla sua successiva carriera in Russia.
Sono stati catalogati 976 disegni di architettura realizzati dai 197 vincitori dei concorsi di architettura tenuti dal 1702 al 1869: 507 di I classe, 240 di II classe e 179 di III classe. I premiati erano tenuti a lasciare i propri elaborati all’Accademia, mentre quelli dei non vincitori venivano restituiti. Esposti al pubblico durante le cerimonie di premiazione, successivamente alcuni disegni vennero utilizzati anche come materiali didattici.
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La mostra «alla studiosa Gioventù del Disegno»: i Concorsi Clementini di architettura (1702–1869), si propone non solo di rileggere criticamente una storia lunga oltre centosessanta anni e soprattutto di coglierne la, a tratti dirompente, attualità; questo ha lo scopo di offrire nuovi strumenti di indagine e prospettive di ricerca, sia dal punto di vista storico e critico che da quello operativo e progettuale.
I disegni esposti testimoniano, da un lato, la vitalità della sperimentazione progettuale e la tensione verso nuove soluzioni formali e linguistiche; dall’altro documentano anche esiti più scolastici, espressione di esercizi disciplinati ma meno innovativi. In entrambi i casi emerge con chiarezza il ruolo centrale del disegno come strumento della progettazione e come mezzo privilegiato di trasmissione del pensiero architettonico, in costante evoluzione insieme alle tecniche e agli strumenti grafici.
Particolare attenzione è dedicata anche alle tecniche del disegno: in una teca è esposta anche una selezione di strumenti grafici, tra cui quelli appartenuti a Giuseppe Piermarini (1734-1808), oggetti che costituivano un indispensabile corredo professionale per l’architetto e che contribuirono a influenzare modalità e pratiche della rappresentazione progettuale.
Il percorso espositivo, articolato nelle tre stanze al piano terra di Palazzo Carpegna e in due ambienti del piano nobile, segue lo sviluppo storico del concorso, caratterizzato da una cadenza inizialmente annuale (1702–1711), poi irregolare nel corso del Settecento, fino alle riforme introdotte dai pontefici Benedetto XIV (papa dal 1740 al 1758) e Pio VI (papa dal 1775 al 1799). Dopo ulteriori interruzioni, le celebrazioni ripresero nel XIX secolo, fino alle ultime cinque edizioni tra il 1844 e il 1869, quando il concorso — ora affiancato al Premio Pellegrini per la pittura, istituito grazie al lascito di Domenico Pellegrini — conobbe un progressivo declino.
La mostra approfondisce anche le modalità di svolgimento delle prove: articolate in tre classi (ridotte a due dal 1824), prevedevano esercizi di difficoltà crescente, dal disegno degli ordini architettonici fino alla progettazione di complessi organismi edilizi. Dopo la consegna degli elaborati, anonimi, i candidati erano sottoposti a una prova estemporanea per verificarne la competenza e l’autografia.
Particolare rilievo è dedicato al momento pubblico della premiazione, che fino alla metà dell’Ottocento si svolgeva in Campidoglio, all’interno di spettacolari allestimenti effimeri. Le cerimonie, arricchite da esecuzioni musicali e orazioni solenni, vedevano la partecipazione di cardinali, aristocratici, intellettuali e artisti, confermando il ruolo centrale dell’Accademia nella vita culturale europea.
La mostra rappresenta un’occasione unica per riscoprire un patrimonio grafico di straordinaria qualità e per riflettere sul valore del disegno come fondamento della cultura architettonica europea.
A completare il progetto, l’Accademia Nazionale di San Luca ha realizzato il sito www.concorsiclementiniarchitettura.org, che rende accessibili le riproduzioni digitali dei 976 disegni dei concorsi clementini di architettura catalogati, organizzati per edizione e corredati da approfondimenti storici e biografici sui protagonisti di questa lunga vicenda.
Accompagna l’esposizione un ricco volumetto che approfondisce la storia, i protagonisti e le edizioni del Concorso Clementino, che si offre come una sintesi esplicativa in vista di nuove ricerche e approfondimenti critici. Contiene testi e ricerche a cura di Laura Bertolaccini, Francesco Cellini, Tommaso Manfredi, Angelo Torricelli, con la collaborazione di Alessio Ciannarella e Alberto Coppo.
Sono previste visite guidate in italiano alla mostra e alla Galleria Accademica nei seguenti giorni e orari: martedì e giovedì alle ore 15.00 e 17.00; sabato alle ore 10.00, 12.00, 15.00 e 17.00, previa prenotazione scrivendo a: prenotazioni@accademiasanluca.it. In altri giorni e orari, in italiano e anche in inglese, francese e spagnola, sono disponibili visite per privati, gruppi e scuole, sempre previa prenotazione scrivendo a: prenotazioni@accademiasanluca.it. Per maggiori informazioni: https://accademiasanluca.it/visita
La mostra è realizzata in collaborazione con Opera Laboratori.
07
maggio 2026
«alla studiosa Gioventù del Disegno»: i Concorsi Clementini di architettura (1702–1869)
Dal 07 maggio al 25 luglio 2026
architettura
arte antica
arte antica
Location
ACCADEMIA NAZIONALE DI SAN LUCA – PALAZZO CARPEGNA
Roma, Piazza Dell'accademia Di San Luca, 77, (Roma)
Roma, Piazza Dell'accademia Di San Luca, 77, (Roma)
Biglietti
INTERO 5 euro; RIDOTTO 18-25 anni 2.50 euro
Orario di apertura
al martedì al venerdì, dalle ore 15.00 alle ore 19.00 (ultimo ingresso ore 18.30) | sabato, dalle ore 10.00 alle ore 19.00 (ultimo ingresso ore 18.30) |chiuso la domenica e il lunedì. Chiuso martedì 2 giugno 2026 e lunedì 29 giugno
Vernissage
6 Maggio 2026, 18.00
Ufficio stampa
MARIA BONMASSAR
Autore
Curatore
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