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Antonia Trevisan – Incontri d’acqua
Barene, ghebi, velme, tracce riflesse sull’acqua o impresse nella sabbia, trascritte in modo permanente sulla carta e sulla tela, sull’alluminio.
Comunicato stampa
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Barene, ghebi, velme, tracce riflesse sull'acqua o impresse nella sabbia, trascritte in modo permanente sulla carta e sulla tela, sull'alluminio. Sono tutti passaggi tra il mondo e l'anima tradotti, traslitterati in cui, nel passaggio dalla realtà naturale - spesso la laguna nelle sue impressionanti e sterminate variazioni sul tema - ad un'altra realtà, quella dei supporti materiali della trascrizione artistica, emerge il tempo dell'artista. Un tempo interiore sul quale si modula la natura con i suoi suoni, gli sciabordii, il respiro delle risacche che seguono i ritmi della luna.
Questi sono i temi trattati dalla pittrice Antonia Trevisan.
Questo mondo acquatico, dove l'indeterminatezza delle linee di confine gioca un ruolo fondamentale nel paesaggio e dove il mutare delle stagioni cambia scenario non solo agli animali che lo abitano e alle cose ma anche agli stati d'animo, trova nella sensibilità della Trevisan un ricettacolo particolarmente adeguato.
Così le terre di frontiera, in cui il mare contende alla terra, al cielo e alla vegetazione lo spazio della veduta, sembrano svelare allo sguardo dell'artista ciò che gelosamente resta serrato e segreto agli occhi dei più.
La particolare capacità di scorgere l'invisibile è infatti la qualità più appariscente di questi lavori della Trevisan; l'altra è l'instancabile e originale ricerca sui materiali più adatti per rendere le qualità astratte delle lagune costiere, figlie dei lidi e - come nei miti delle cosmogonie - dell'incontro tra i diversi elementi della natura.
Sempre molto sollecitata ed attratta dalle qualità delle materie più adatte a rappresentare la complessità delle strutture visive, Antonia Trevisan, sembra aver trovato in questa occasione un particolare interesse in questo genere di indagine. Forse la variabile, umorale suggestione dell'ambiente di cui l'artista conosce profondamente e da molti anni tutte le voci e le declinazioni trova una particolare sintonia con la sua anima. O forse questo suggestivo, caratteristico e fragilissimo ecosistema lagunare che dall'antichità regola l'apporto idrico delle campagne di terraferma e della città durante le maree, stimola in lei un'apprensione che la induce a fissarne il più possibile la storia e i volti.
I supporti che la pittrice utilizza e gli stessi materiali usati come vera e propria pittura, sono spesso quelli stessi che anche la gente della laguna adopera per le
sue attività: teli, reti, bissi, canne, canape e ancora i metalli, usati per le paratie anti allagamento, diventano nei lavori della Trevisan lastre sottili su cui registrare le vibrazioni dei movimenti dell'acqua sui muri dei palazzi.
Questi sono i temi trattati dalla pittrice Antonia Trevisan.
Questo mondo acquatico, dove l'indeterminatezza delle linee di confine gioca un ruolo fondamentale nel paesaggio e dove il mutare delle stagioni cambia scenario non solo agli animali che lo abitano e alle cose ma anche agli stati d'animo, trova nella sensibilità della Trevisan un ricettacolo particolarmente adeguato.
Così le terre di frontiera, in cui il mare contende alla terra, al cielo e alla vegetazione lo spazio della veduta, sembrano svelare allo sguardo dell'artista ciò che gelosamente resta serrato e segreto agli occhi dei più.
La particolare capacità di scorgere l'invisibile è infatti la qualità più appariscente di questi lavori della Trevisan; l'altra è l'instancabile e originale ricerca sui materiali più adatti per rendere le qualità astratte delle lagune costiere, figlie dei lidi e - come nei miti delle cosmogonie - dell'incontro tra i diversi elementi della natura.
Sempre molto sollecitata ed attratta dalle qualità delle materie più adatte a rappresentare la complessità delle strutture visive, Antonia Trevisan, sembra aver trovato in questa occasione un particolare interesse in questo genere di indagine. Forse la variabile, umorale suggestione dell'ambiente di cui l'artista conosce profondamente e da molti anni tutte le voci e le declinazioni trova una particolare sintonia con la sua anima. O forse questo suggestivo, caratteristico e fragilissimo ecosistema lagunare che dall'antichità regola l'apporto idrico delle campagne di terraferma e della città durante le maree, stimola in lei un'apprensione che la induce a fissarne il più possibile la storia e i volti.
I supporti che la pittrice utilizza e gli stessi materiali usati come vera e propria pittura, sono spesso quelli stessi che anche la gente della laguna adopera per le
sue attività: teli, reti, bissi, canne, canape e ancora i metalli, usati per le paratie anti allagamento, diventano nei lavori della Trevisan lastre sottili su cui registrare le vibrazioni dei movimenti dell'acqua sui muri dei palazzi.
11
luglio 2012
Antonia Trevisan – Incontri d’acqua
Dall'undici al 30 luglio 2012
arte contemporanea
Location
IMMAGINECOLORE.COM
Genova, Vico Del Fieno, 21r, (Genova)
Genova, Vico Del Fieno, 21r, (Genova)
Orario di apertura
tutti i pomeriggi dal martedì al sabato
Vernissage
11 Luglio 2012, h 18.00
Autore
Curatore




