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Antonio Raucci – Teatro-Pittura
L’artista Antonio Raucci ci presenta le sue valigie di cartone,in disuso,trovate e di grandezza mutevole,manomesse dal poeta,che elabora un linguaggio composto da oggetti,e che diventano teatro,con attori e spettatori. Performance di Giuseppe Cerrone.
Comunicato stampa
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Teatro-Pittura
Non tutte le valigie di Raucci si aprono. Alcune non hanno combinazione. Altre non hanno un
interno apprezzabile. Quelle che però si mostrano nella loro arcana tenuta ripudiano l'idea
di bagaglio per sovvertire il senso comune con immagini ed interventi di forte impronta
neoimpressionista. Il diario dell'autore, intimo e privato, si snoda lungo un suggestivo emporio
dalle geometrie imprevedibili. Colui che infatti dovesse decidersi alla lettura e alla visita,
con tanto di rischiose elucubrazioni al seguito, finirebbe probabilmente col tornare sui suoi
passi nel tentativo, disperato, di trovare un senso a quelle creazioni e scatole di cartone che
vogliono soltanto recuperare l'infinito. Qui i manufatti in vetrina respingono ostinati qualsiasi
interpretazione univoca. Difficile stare in equilibrio di fronte a tale vertigine di significati. Essi si
trovano e si perdono nel rimescolio dei pensieri e delle prospettive. Potremmo dire che l'umanità
di Raucci si situa nella perenne instabilità, votata all'emergenza e alla catastrofe, sempre in
bilico sul ciglio del burrone, sull'orlo dell'abisso, sempre in comunione con energie insidiose che
muovono verso la dissoluzione. Questi contenitori di Pandora rivelano tendenze autodistruttive.
Costituiscono una sorta di giornale-radio delle spinte attuali. Eppure la perizia costruttiva
dell'artista non risente di questa spirale negativa, anzi. Le figure si stagliano con precisione,
emergendo da rivestimenti assai curati, l'amalgama tra fondo e modelli sfiora la perfezione
in virtù di uno studio del colore non banale, volto ad attenuare i contrasti e a privilegiare le
somiglianze. Ciò che scorgiamo è la difficoltà del respiro, il dramma di ogni soffio vitale. Si
danza sulla precarietà a corto di tutto: soldi, benessere, organi, conoscenze. Consapevoli
di dover prima o poi chiudere la pratica, per avvenuta scadenza dei termini. Resta il silenzio
pedagogico degli omini prodotti. Hanno smesso da tempo di insegnare. Il loro compito è un
altro. Esibire abilità e competenze avvalendosi di prontuari tecnici e mnemonici in una continua
tensione all'emulazione. L'Eros è tanto vago da essere bandito. Non ci sono vie di fuga, non c'è
scampo. Tuttavia qualcuno si attarda nella contemplazione di un passato irrecuperabile, dando
le spalle ai sorveglianti. È un inizio, un principio di rivolta. Il neoimpressionista Raucci insegue
pure un "Teatro-Pittura" in ragione di una poesia acrobatica che riscopre la grazia, lo svelamento,
l'insensatezza. Gli allucinati palchetti di alcuni fagotti prescrivono un ballo tra le esposizioni. Sarà
appena il caso di evocare la sarabanda di mostri che ha cullato il nostro immaginario: Antonio
Petito, Alfred Jarry, René Daumal, Antonin Artaud. Date in effetti alcune condizioni generali, ossia
sculture movibili, pedane aggirabili, bagagli aperti o chiusi dagli attori, oggetti d'impiego comune
come fogli, pennelli, matite, carta per scrivere, il passaggio all'Happening è quasi obbligato. Se il
Teatro-Canzone di Gaber è il racconto in musica di gesta e fatti che necessitano dell'eccitazione
dei suoni per emergere, il "Teatro-Pittura" di Raucci, invece, può essere letto come la capacità,
attraverso l'impiego di valigie istoriate, di creare, insieme agli attanti, un accadimento vero
e proprio, magari con un pochino di aiuto esterno, vedi la stesura a monte di un canovaccio
per orientare al meglio le evoluzioni in sala. Entrate e guardate: la valigia aperta, manomessa
dal poeta, è diventata un teatro, con attori e spettatori, i primi perduti per sempre nel tempo
divoratore, i secondi attenti nel discreto sorvegliare della loro intima potenza. Chi vuole tutto
questo è un 《ordine》 le cui implicazioni ci sfuggono ma le cui manifestazioni balzano evidenti
nella luce decrepita di strutture ancora abitate.
Non tutte le valigie di Raucci si aprono. Alcune non hanno combinazione. Altre non hanno un
interno apprezzabile. Quelle che però si mostrano nella loro arcana tenuta ripudiano l'idea
di bagaglio per sovvertire il senso comune con immagini ed interventi di forte impronta
neoimpressionista. Il diario dell'autore, intimo e privato, si snoda lungo un suggestivo emporio
dalle geometrie imprevedibili. Colui che infatti dovesse decidersi alla lettura e alla visita,
con tanto di rischiose elucubrazioni al seguito, finirebbe probabilmente col tornare sui suoi
passi nel tentativo, disperato, di trovare un senso a quelle creazioni e scatole di cartone che
vogliono soltanto recuperare l'infinito. Qui i manufatti in vetrina respingono ostinati qualsiasi
interpretazione univoca. Difficile stare in equilibrio di fronte a tale vertigine di significati. Essi si
trovano e si perdono nel rimescolio dei pensieri e delle prospettive. Potremmo dire che l'umanità
di Raucci si situa nella perenne instabilità, votata all'emergenza e alla catastrofe, sempre in
bilico sul ciglio del burrone, sull'orlo dell'abisso, sempre in comunione con energie insidiose che
muovono verso la dissoluzione. Questi contenitori di Pandora rivelano tendenze autodistruttive.
Costituiscono una sorta di giornale-radio delle spinte attuali. Eppure la perizia costruttiva
dell'artista non risente di questa spirale negativa, anzi. Le figure si stagliano con precisione,
emergendo da rivestimenti assai curati, l'amalgama tra fondo e modelli sfiora la perfezione
in virtù di uno studio del colore non banale, volto ad attenuare i contrasti e a privilegiare le
somiglianze. Ciò che scorgiamo è la difficoltà del respiro, il dramma di ogni soffio vitale. Si
danza sulla precarietà a corto di tutto: soldi, benessere, organi, conoscenze. Consapevoli
di dover prima o poi chiudere la pratica, per avvenuta scadenza dei termini. Resta il silenzio
pedagogico degli omini prodotti. Hanno smesso da tempo di insegnare. Il loro compito è un
altro. Esibire abilità e competenze avvalendosi di prontuari tecnici e mnemonici in una continua
tensione all'emulazione. L'Eros è tanto vago da essere bandito. Non ci sono vie di fuga, non c'è
scampo. Tuttavia qualcuno si attarda nella contemplazione di un passato irrecuperabile, dando
le spalle ai sorveglianti. È un inizio, un principio di rivolta. Il neoimpressionista Raucci insegue
pure un "Teatro-Pittura" in ragione di una poesia acrobatica che riscopre la grazia, lo svelamento,
l'insensatezza. Gli allucinati palchetti di alcuni fagotti prescrivono un ballo tra le esposizioni. Sarà
appena il caso di evocare la sarabanda di mostri che ha cullato il nostro immaginario: Antonio
Petito, Alfred Jarry, René Daumal, Antonin Artaud. Date in effetti alcune condizioni generali, ossia
sculture movibili, pedane aggirabili, bagagli aperti o chiusi dagli attori, oggetti d'impiego comune
come fogli, pennelli, matite, carta per scrivere, il passaggio all'Happening è quasi obbligato. Se il
Teatro-Canzone di Gaber è il racconto in musica di gesta e fatti che necessitano dell'eccitazione
dei suoni per emergere, il "Teatro-Pittura" di Raucci, invece, può essere letto come la capacità,
attraverso l'impiego di valigie istoriate, di creare, insieme agli attanti, un accadimento vero
e proprio, magari con un pochino di aiuto esterno, vedi la stesura a monte di un canovaccio
per orientare al meglio le evoluzioni in sala. Entrate e guardate: la valigia aperta, manomessa
dal poeta, è diventata un teatro, con attori e spettatori, i primi perduti per sempre nel tempo
divoratore, i secondi attenti nel discreto sorvegliare della loro intima potenza. Chi vuole tutto
questo è un 《ordine》 le cui implicazioni ci sfuggono ma le cui manifestazioni balzano evidenti
nella luce decrepita di strutture ancora abitate.
02
maggio 2026
Antonio Raucci – Teatro-Pittura
Dal 02 all'otto maggio 2026
arte contemporanea
Location
ARTHEKA 32
Lido di Ostia, Via Sartena, 30, (RM)
Lido di Ostia, Via Sartena, 30, (RM)
Orario di apertura
Da lunedì a sabato ore 16 -19
Autore




