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Antonio Scaccabarozzi – Dello spazio e della luce
Antonio Scaccabarozzi è una figura di grande rilievo nell’orizzonte dell’arte italiana del secondo dopoguerra.
E’ esposto in questa mostra un gruppo di ricerche appartenenti alle sue ultime stagioni. Si tratta di opere caratterizzate dall’utilizzo di fogli di polietilene colorato sagomati, o sospesi
Comunicato stampa
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Antonio Scaccabarozzi (1936 – 2008) è una figura di grande rilievo nell’orizzonte dell’arte italiana del secondo dopoguerra.
Nell’ambito del lavoro sistematico svolto dall’Archivio Saccabarozzi al fine di studiare e documentare tutta la sua opera, in cui l’analitica pittorica si incrocia con un atteggiamento concettualmente agguerrito, è esposto in questa mostra un gruppo di ricerche appartenenti alle sue ultime stagioni.
Si tratta di opere caratterizzate dall’utilizzo di fogli di polietilene colorato sagomati, oppure sospesi singolarmente o ancora sovrapposti, che determinano singole shapes evocanti suggestivamente piante di templi greci e comunque di luoghi (Geografia), e altrimenti situazioni visive in grado di implicare tutto l’ambiente.
“Quando ho scoperto questo materiale, il polietilene, ho subito intuito che possedeva numerose caratteristiche che corrispondevano alle mie aspirazioni di lavorare sulla trasparenza, sulla leggerezza, duttilità, instabilità ecc. Infatti il materiale si rivelò perfetto”: così ha scritto lo stesso Scaccabarozzi.
Proveniente da un percorso di riduzione sino all’annullamento dell’intenzionalità del gesto pittorico, nelle opere di cicli come
le Banchise e Ekleipsis egli utilizza fogli sulla cui translucidità e sulla cui opacità la luce fisica variamente agisce, determinando situazioni percettive fortemente ambigue – ma lontanissimo gli è il gioco dell’inganno ottico – in cui il colore si manifesta come qualità del puro apparire, pur essendo connaturato al materiale stesso.
I fogli non sono tesi nella finzione della superficie pittorica, ma presentati nella loro fragile, mobile, imperfetta condizione spaziale, come veri e propri plessi instabili che la luce, traversandoli, vivifica.
È, questa, una riflessione ulteriore rispetto all’enunciazione della monocromia storica, e un intendimento dell’oggetto pittorico come effettiva presenza modificante: essa cambia la ratio stessa della concezione convenzionale di pittura e insieme quella della lettura dell’immagine, che tende ad assorbire lo sguardo dello spettatore in una situazione in cui la riflessione analitica si fa vero e proprio, ineffabile mood.
Nell’ambito del lavoro sistematico svolto dall’Archivio Saccabarozzi al fine di studiare e documentare tutta la sua opera, in cui l’analitica pittorica si incrocia con un atteggiamento concettualmente agguerrito, è esposto in questa mostra un gruppo di ricerche appartenenti alle sue ultime stagioni.
Si tratta di opere caratterizzate dall’utilizzo di fogli di polietilene colorato sagomati, oppure sospesi singolarmente o ancora sovrapposti, che determinano singole shapes evocanti suggestivamente piante di templi greci e comunque di luoghi (Geografia), e altrimenti situazioni visive in grado di implicare tutto l’ambiente.
“Quando ho scoperto questo materiale, il polietilene, ho subito intuito che possedeva numerose caratteristiche che corrispondevano alle mie aspirazioni di lavorare sulla trasparenza, sulla leggerezza, duttilità, instabilità ecc. Infatti il materiale si rivelò perfetto”: così ha scritto lo stesso Scaccabarozzi.
Proveniente da un percorso di riduzione sino all’annullamento dell’intenzionalità del gesto pittorico, nelle opere di cicli come
le Banchise e Ekleipsis egli utilizza fogli sulla cui translucidità e sulla cui opacità la luce fisica variamente agisce, determinando situazioni percettive fortemente ambigue – ma lontanissimo gli è il gioco dell’inganno ottico – in cui il colore si manifesta come qualità del puro apparire, pur essendo connaturato al materiale stesso.
I fogli non sono tesi nella finzione della superficie pittorica, ma presentati nella loro fragile, mobile, imperfetta condizione spaziale, come veri e propri plessi instabili che la luce, traversandoli, vivifica.
È, questa, una riflessione ulteriore rispetto all’enunciazione della monocromia storica, e un intendimento dell’oggetto pittorico come effettiva presenza modificante: essa cambia la ratio stessa della concezione convenzionale di pittura e insieme quella della lettura dell’immagine, che tende ad assorbire lo sguardo dello spettatore in una situazione in cui la riflessione analitica si fa vero e proprio, ineffabile mood.
20
gennaio 2016
Antonio Scaccabarozzi – Dello spazio e della luce
Dal 20 gennaio al 06 marzo 2016
arte contemporanea
Location
GALLERIA MONOPOLI
Milano, Via Giovanni Ventura, 6, (Milano)
Milano, Via Giovanni Ventura, 6, (Milano)
Orario di apertura
da martedi’ a sabato 14.00-19.00
Vernissage
20 Gennaio 2016, ore 18.30
Autore
Curatore




