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Caligola o il senso della morte
Labirinto linguistico in cui il linguaggio si rivela strumento di perdizione, ossessione, perdita del senso o addirittura della vita. La performance “Caligola o il senso della morte” è un’epica ipermediata che – abitando lo scarto che separa ed unisce la forma del dittico da quella del trittico – ritrae la figura di Caio Caligola, il terzo imperatore della Roma antica, colui che impose alla sua corte la più spietata coincidenza di uomo e segno.
Comunicato stampa
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Labirinto linguistico in cui il linguaggio si rivela strumento di perdizione, ossessione, perdita del senso o addirittura della vita. La performance “Caligola o il senso della morte” è un’epica ipermediata che - abitando lo scarto che separa ed unisce la forma del dittico da quella del trittico – ritrae la figura di Caio Caligola, il terzo imperatore della Roma antica, colui che impose alla sua corte la più spietata coincidenza di uomo e segno. Volle incarnare il pensiero ed ipostatizzare il suono. Regnò dal 37 al 41 a.C.; poco più di tre anni di abuso di un potere illimitato, durante i quali il sovrano diede forma ai suoi fantasmi pubblici e privati mediante l’esasperazione del potere tautologico della parola. – La parola è un tremendo pericolo, soprattutto per chi l’adopera, ed è scritto che di ciascuna dovremo render conto. Quale distanza abissale separa il detto dal senso che gli attribuiamo nel pronunciarlo? In questo caso si tratta di volere per forza la conseguenza di un significato: in ogni caso, violare il senso. Operare per forza o con frode un’esatta corrispondenza tra due termini reciprocamente irriducibili – quali la vita e la morte – che di lontano suona: Significa et Impera. Una corrispondenza che, in scena, viene duplicata, triplicata, ossessivamente unificata nell’erranza del senso tra differenti media; nell’interferenza dei diversi supporti che la parola può sopportare: testo – scrittura, suono – voce, icona – immagine. Un discorso univoco, incentrato sulle “convergenze parallele” tra la dimensione diacronica dell’audio che è ascolto di un’immagine acustica, e la dimensione sincronica della visione che è visione del testo. Di immediato c’è solo il filtro dei supporti, un surplus di significanti che si presenta al pubblico in uno spazio irreale, dato nella relazione tra senso, significato e significante; uno spazio che si fa scena e storia, viatico autoreferenziale, diaframma opaco e trasparente.
L’epimeteide è una formazione artistica fondata nel 2004 a Firenze, all’interno dell’ex-ospedale psichiatrico di San Salvi da Angelo Airò Farulla (performer, sound and text designer) e da Elena Fatichenti (space designer). Orizzonti della sua attenzione sono il racconto del mito attraverso lo studio dello spazio scenico e della drammaturgia musicale e sonora. Tra gli eventi principali si ricordano la performance “753”, sulla fondazione di Roma, vincitrice del premio Arte Laguna- sezione perfomance anno 2009; “Nabucco, marzo 1842”, messa in scena site-specific dell’opera di Giuseppe Verdi, vincitrice nel 2008 del Premio Internazionale della Performance a Trento e riproposta nell’ottobre 2009 in occasione della mostra “Viva l’Italia”, a cura di Fabio Cavallucci, presso la galleria E. Astuni di Bologna. Tra il 2008 ed il 2009 L’epimeteide è stata ospite in residenza presso lo spazio per-formativo arti contemporanee Duncan3.0 di Roma dove ha realizzato, tra l’altro, “N.O.R.M.A. di Vincenzo Bellini- thanatografia e passeggio”, enigma teatrale per anagrammi e lampade di Wood, opera già vincitrice nel 2007 del premio RAI per la radiofonia “Umberto Benedetto – Microfono di Cristallo”. Dal 2007 collabora stabilmente con l’artista Diego Mazzaferro. Nel corso degli anni ha realizzato e prodotto video che sono stati proiettati in varie rassegne sul territorio nazionale (Roma, Trento, Catania, Spoleto, Empoli); ha presentato il proprio lavoro teorico e progettuale presso le Accademie di Belle Arti di Roma, Firenze e L’Aquila. Attualmente ha sede a Portoferraio, Isola d’Elba.
L’epimeteide è una formazione artistica fondata nel 2004 a Firenze, all’interno dell’ex-ospedale psichiatrico di San Salvi da Angelo Airò Farulla (performer, sound and text designer) e da Elena Fatichenti (space designer). Orizzonti della sua attenzione sono il racconto del mito attraverso lo studio dello spazio scenico e della drammaturgia musicale e sonora. Tra gli eventi principali si ricordano la performance “753”, sulla fondazione di Roma, vincitrice del premio Arte Laguna- sezione perfomance anno 2009; “Nabucco, marzo 1842”, messa in scena site-specific dell’opera di Giuseppe Verdi, vincitrice nel 2008 del Premio Internazionale della Performance a Trento e riproposta nell’ottobre 2009 in occasione della mostra “Viva l’Italia”, a cura di Fabio Cavallucci, presso la galleria E. Astuni di Bologna. Tra il 2008 ed il 2009 L’epimeteide è stata ospite in residenza presso lo spazio per-formativo arti contemporanee Duncan3.0 di Roma dove ha realizzato, tra l’altro, “N.O.R.M.A. di Vincenzo Bellini- thanatografia e passeggio”, enigma teatrale per anagrammi e lampade di Wood, opera già vincitrice nel 2007 del premio RAI per la radiofonia “Umberto Benedetto – Microfono di Cristallo”. Dal 2007 collabora stabilmente con l’artista Diego Mazzaferro. Nel corso degli anni ha realizzato e prodotto video che sono stati proiettati in varie rassegne sul territorio nazionale (Roma, Trento, Catania, Spoleto, Empoli); ha presentato il proprio lavoro teorico e progettuale presso le Accademie di Belle Arti di Roma, Firenze e L’Aquila. Attualmente ha sede a Portoferraio, Isola d’Elba.
23
gennaio 2011
Caligola o il senso della morte
23 gennaio 2011
performance - happening
Location
NUB Assiociazione Culturale
Montale, Via Giordano Bruno, 73, (Pistoia)
Montale, Via Giordano Bruno, 73, (Pistoia)
Vernissage
23 Gennaio 2011, ore 18
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