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Carla Vipareli – Terra Fragile
La mostra Terra Fragile di Carla Viparelli si configura come un attraversamento sensibile della fragilità contemporanea: una riflessione sul legame profondo tra uomo e natura, che diventa esperienza immersiva e visione poetica segnato da vulnerabilità, trasformazioni e urgenze ambientali.
Comunicato stampa
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Testo critico e intervista a cura di Federica Di Lorenzo.
La mostra Terra Fragile di Carla Viparelli si configura come un attraversamento sensibile della fragilità contemporanea: una riflessione sul legame profondo tra uomo e natura, che diventa esperienza immersiva e visione poetica segnato da vulnerabilità, trasformazioni e urgenze ambientali.
Attraverso un linguaggio pittorico fortemente evocativo, l’artista costruisce ambienti visivi in cui lo spettatore è chiamato a entrare in uno spazio contemplativo: in un paesaggio mentale, emotivo e percettivo. La natura appare come presenza viva, memoria condivisa e spazio di relazione; così come la bellezza è strumento di consapevolezza per immaginare nuovi orizzonti possibili, visioni in cui l’essere umano possa ritrovare una forma di armonia con ciò che lo circonda.
Il percorso espositivo si muove tra immersione e ascolto, tra stratificazioni di segni e nuove forme di dialogo in cui la memoria assume qui il valore di un monito: custodire ciò che resta significa immaginare nuove forme di esistenza e nuovi equilibri.
Tra i lavori presenti in mostra, Bussa al Cielo e Ascolta il Suono, opera site-specific realizzata nell’ambito di FESTAS 2026 NEXUS - Festival di Arte & Scienza; trittico a olio su tavola in cui la composizione rimanda simbolicamente all’architettura sacra con i due elementi laterali che si ergono come colonne di un tempio arcaico. L’opera sviluppa una riflessione sul tema dell’origine, sulle antiche concezioni della materia, del cosmo e della percezione richiamando la filosofia atomistica greca. Le superfici verticali evocano movimenti perpetui che grazie all’attraversamento da ritmi paralleli trovano la possibilità dell’incontro. Viparelli traduce questo principio in una visione tridimensionale: Le lettere precipitano come atomi, si sovrappongono, si addensano fino a diventare immagine, il movimento si solleva e genera la forma di un orecchio; Il linguaggio si fa materia visibile; il suono acquista corpo e presenza.
Un altro nucleo importante della mostra è rappresentato da Tu e la Terra siete Uno, lavoro che restituisce con forza il senso di continuità tra essere umano e ambiente naturale. L’opera invita a superare la separazione tra uomo e paesaggio, proponendo una visione immersiva in cui ogni elemento appare connesso all’altro in interdipendenza. L’immersione nella natura coincide con un’immersione nella propria origine, nella propria responsabilità e nella possibilità di immaginare un futuro diverso.
Carla Viparelli trasforma lo spazio espositivo in un luogo di esperienza e riflessione, la mostra diventa così un invito a riconsiderare il rapporto con il pianeta e con la memoria collettiva, nella ricerca di nuovi equilibri e nuove possibilità di convivenza, attraverso una rinnovata relazione tra corpo e paesaggio e le tracce che il tempo deposita nella memoria individuale e collettiva.
Gary Brewer scrive che per Carla Viparelli l'arte è «la pratica dell'arte non fine a se stessa, ma come mezzo per curare e riparare, per riconciliare e colmare il divario tra spirito e materia». L'artista come riesce a trasformare questa intenzione in elementi visivi concreti capaci di trasmettere un senso di guarigione a chi guarda l'opera?
Credo che l’arte abbia in sé un potenziale enorme perché è in grado di attivare connessioni ben oltre l’orizzonte dell’esperienza individuale e cosciente di ognuno di noi. E’ magica proprio per questo. E’ guaritrice proprio per questo. E’ in grado di creare comunità proprio per questo. L’importante è che le ragioni della creazione siano spassionate, disinteressate, gratuite; ma altresì necessarie e fondate su un principio di verità e di necessità espressiva.
In che modo il suo processo creativo si articola e si sviluppa nei suoi lavori?
Il flusso di coscienza è per me una presenza costante. L’esperienza accumulata negli anni mi aiuta a riconoscere all’interno di esso gli input più radicati in una vera necessità interiore, e, una volta isolati, ne faccio oggetto di approfondimento. È tutto molto istintivo, quasi automatico. Si attivano pensieri legati alle possibili metodologie di sviluppo senza che io li cerchi più di tanto. Una volta aperta la strada, comincio a percorrerla partendo o dalle immagini o dalle parole. Nella mostra alla Galleria Port’Alba, ad esempio, ho realizzato l’opera più grande in base a una frase che mi è venuta in mente, leggendola da qualche parte che adesso non ricordo più (“Bussa al cielo e ascolta il suono”)… infatti quando un input creativo entra nel mio circuito interiore, ne cancello istintivamente all’istante la fonte e non ne ricordo più la provenienza. Sono un’artista “philologicallyscorrect”
La sua vita si divide tra la natura selvaggia di Maratea e l'energia urbana di Napoli. In che termini questa forte dualità geografica e culturale influenza la sua visione poetica?
Viviamo nel mondo del due, non dell’uno. Una delle lezioni della pittura è che spesso il contrasto cromatico, figurativo, grafico, genera e rafforza l’intensità di un’opera o di qualcuna delle sue parti. Da qualche parte è scritto “La luce splende nelle tenebre”, il che significa che, essendoci una reciproca necessità di esistenza, non c’è alcun giudizio di valore su di una a discapito dell’altra. La natura selvaggia e l’entropia metropolitana si definiscono l’un l’altra. Credo nell’armonizzazione del dato umano e di quello tecnologico, non nella cancellazione di uno di essi.
La mostra Terra Fragile di Carla Viparelli si configura come un attraversamento sensibile della fragilità contemporanea: una riflessione sul legame profondo tra uomo e natura, che diventa esperienza immersiva e visione poetica segnato da vulnerabilità, trasformazioni e urgenze ambientali.
Attraverso un linguaggio pittorico fortemente evocativo, l’artista costruisce ambienti visivi in cui lo spettatore è chiamato a entrare in uno spazio contemplativo: in un paesaggio mentale, emotivo e percettivo. La natura appare come presenza viva, memoria condivisa e spazio di relazione; così come la bellezza è strumento di consapevolezza per immaginare nuovi orizzonti possibili, visioni in cui l’essere umano possa ritrovare una forma di armonia con ciò che lo circonda.
Il percorso espositivo si muove tra immersione e ascolto, tra stratificazioni di segni e nuove forme di dialogo in cui la memoria assume qui il valore di un monito: custodire ciò che resta significa immaginare nuove forme di esistenza e nuovi equilibri.
Tra i lavori presenti in mostra, Bussa al Cielo e Ascolta il Suono, opera site-specific realizzata nell’ambito di FESTAS 2026 NEXUS - Festival di Arte & Scienza; trittico a olio su tavola in cui la composizione rimanda simbolicamente all’architettura sacra con i due elementi laterali che si ergono come colonne di un tempio arcaico. L’opera sviluppa una riflessione sul tema dell’origine, sulle antiche concezioni della materia, del cosmo e della percezione richiamando la filosofia atomistica greca. Le superfici verticali evocano movimenti perpetui che grazie all’attraversamento da ritmi paralleli trovano la possibilità dell’incontro. Viparelli traduce questo principio in una visione tridimensionale: Le lettere precipitano come atomi, si sovrappongono, si addensano fino a diventare immagine, il movimento si solleva e genera la forma di un orecchio; Il linguaggio si fa materia visibile; il suono acquista corpo e presenza.
Un altro nucleo importante della mostra è rappresentato da Tu e la Terra siete Uno, lavoro che restituisce con forza il senso di continuità tra essere umano e ambiente naturale. L’opera invita a superare la separazione tra uomo e paesaggio, proponendo una visione immersiva in cui ogni elemento appare connesso all’altro in interdipendenza. L’immersione nella natura coincide con un’immersione nella propria origine, nella propria responsabilità e nella possibilità di immaginare un futuro diverso.
Carla Viparelli trasforma lo spazio espositivo in un luogo di esperienza e riflessione, la mostra diventa così un invito a riconsiderare il rapporto con il pianeta e con la memoria collettiva, nella ricerca di nuovi equilibri e nuove possibilità di convivenza, attraverso una rinnovata relazione tra corpo e paesaggio e le tracce che il tempo deposita nella memoria individuale e collettiva.
Gary Brewer scrive che per Carla Viparelli l'arte è «la pratica dell'arte non fine a se stessa, ma come mezzo per curare e riparare, per riconciliare e colmare il divario tra spirito e materia». L'artista come riesce a trasformare questa intenzione in elementi visivi concreti capaci di trasmettere un senso di guarigione a chi guarda l'opera?
Credo che l’arte abbia in sé un potenziale enorme perché è in grado di attivare connessioni ben oltre l’orizzonte dell’esperienza individuale e cosciente di ognuno di noi. E’ magica proprio per questo. E’ guaritrice proprio per questo. E’ in grado di creare comunità proprio per questo. L’importante è che le ragioni della creazione siano spassionate, disinteressate, gratuite; ma altresì necessarie e fondate su un principio di verità e di necessità espressiva.
In che modo il suo processo creativo si articola e si sviluppa nei suoi lavori?
Il flusso di coscienza è per me una presenza costante. L’esperienza accumulata negli anni mi aiuta a riconoscere all’interno di esso gli input più radicati in una vera necessità interiore, e, una volta isolati, ne faccio oggetto di approfondimento. È tutto molto istintivo, quasi automatico. Si attivano pensieri legati alle possibili metodologie di sviluppo senza che io li cerchi più di tanto. Una volta aperta la strada, comincio a percorrerla partendo o dalle immagini o dalle parole. Nella mostra alla Galleria Port’Alba, ad esempio, ho realizzato l’opera più grande in base a una frase che mi è venuta in mente, leggendola da qualche parte che adesso non ricordo più (“Bussa al cielo e ascolta il suono”)… infatti quando un input creativo entra nel mio circuito interiore, ne cancello istintivamente all’istante la fonte e non ne ricordo più la provenienza. Sono un’artista “philologicallyscorrect”
La sua vita si divide tra la natura selvaggia di Maratea e l'energia urbana di Napoli. In che termini questa forte dualità geografica e culturale influenza la sua visione poetica?
Viviamo nel mondo del due, non dell’uno. Una delle lezioni della pittura è che spesso il contrasto cromatico, figurativo, grafico, genera e rafforza l’intensità di un’opera o di qualcuna delle sue parti. Da qualche parte è scritto “La luce splende nelle tenebre”, il che significa che, essendoci una reciproca necessità di esistenza, non c’è alcun giudizio di valore su di una a discapito dell’altra. La natura selvaggia e l’entropia metropolitana si definiscono l’un l’altra. Credo nell’armonizzazione del dato umano e di quello tecnologico, non nella cancellazione di uno di essi.
28
maggio 2026
Carla Vipareli – Terra Fragile
Dal 28 maggio al primo ottobre 2026
arte contemporanea
Location
Galleria Port’Alba
Napoli, Via Port'Alba, 30, (NA)
Napoli, Via Port'Alba, 30, (NA)
Orario di apertura
SU PRENOTAZIONE
Vernissage
28 Maggio 2026, DALLE 18.30
Sito web
Autore
Curatore
Autore testo critico




