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Cesare Ancellotti – Gli animali della fattoria
La nuova mostra presenta i dipinti realizzati da Cesare Ancellotti nel corso di tutta la sua vita accomunati dai soggetti “Gli animali della fattoria”.
Comunicato stampa
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A due anni dalla scomparsa viene ricordato il pittore contadino Cesare Ancellotti, nato a Gonzaga (MN) il 9 febbraio 1930 e scomparso il 30 giugno 2024.
La nuova mostra ospitata alla Galleria Arianna Sartori di Mantova, in via Cappello 17, presenta i dipinti realizzati da Cesare Ancellotti nel corso di tutta la sua vita, accomunati dai soggetti “Gli animali della fattoria”.
La mostra si inaugura Sabato 20 giugno alle ore 17.00 alla presenza dei famigliari dell’Artista con presentazione del Prof. GianCarlo Malacarne, e rimarrà aperta fino al 2 luglio 2026 dal Lunedì al Sabato con orario 10.00-12.30 e 16.00-19.30, chiuso la Domenica e i giorni Festivi.
Lo scorso anno è stato edito il libro “Cesare Ancellotti. Un uomo una storia tra i campi e i colori” di GianCarlo Malacarne con la collaborazione di Giacomo Ancellotti, che sarà esposto in Galleria.
Il Prof. GianCarlo Malacarne scrive:
In campagna con i carri
Al pittore non bisognerebbe mai dire che il suo dipinto pare una fotografia, così da far sembrare che sia copiato, anche se in verità a volte par proprio così; ma certamente la rilevazione non inficia né danneggia in alcun modo la libera valutazione artistica che ne consegue. Ma come si fa non esprimerlo in questo caso? La scena è veramente fotografica, ma di una fotografia artistica, di quelle che si vedono nelle mostre. È un irripetibile istante di vita quello che si coglie; è un attimo infinitesimale destinato a scorrere velocemente e tuttavia realizzato per protrarsi nel tempo. Le figure sono tutte ben delineate, il cielo naturale solcato da multiformi nuvole bianche, lo sfondo verosimile, con lo sky-line della corte e gli alberi verdeggianti in fregio allo stradello. I due candidi buoi, se li guardiamo attentamente, si stanno lentamente muovendo, pronti a trascinare quasi senza fatica il carro colmo e lasciare il passaggio all’altro carretto trainato da un cavallo baio, che incede in senso contrario, vuoto e diretto alle case laggiù. Cesare non trascura nulla, così che i particolari espositivi si moltiplicano e rendono l’insieme una cartolina illustrata che si offre al consumo nella sua semplicità e al tempo stesso vigore narrativo. Par di essere parte della scena; par di condividere i suoni, gli odori, i caldi colori, gli inviti energici e perentori ai buoi della contadinella col cappellaccio di paglia e con il bastone, la quale si affanna per direzionare la coppia al bisogno, dando così movimento a quel laborioso lacerto di vita contadina.
Ritorno dalla vendemmia
Anche questo è uno degli straordinari momenti di vita contadina facenti parte del bagaglio di ricordi di Cesare Ancellotti. Si potrebbe affermare che guardando siamo costretti ad entrare nella scena e divenirne parte. Sappiamo infatti come un dipinto abbia sempre tre protagonisti: il pittore, il soggetto rappresentato, colui che il quadro osserva. Ci aspettiamo che da un momento all’altro le due donne si fermino per salutarci o dirci della giornata trascorsa vendemmiando; ci aspettiamo che i due affaccendati contadini, finito di issare le ceste con l’uva sul carro, si siedano sul pianale ed incitino i buoi a prendere la strada della corte; ci aspettiamo che quei candidi buoi, simbolo di mansuetudine, ancora una volta muggiscano e ci riportino al piacere di un suono ormai perduto. La fine della giornata lavorativa è ben espressa dai tre personaggi accanto ai buoi che pur stanchi morti se la raccontano lietamente, magari organizzando la serata o la giornata successiva. Chissà. Vorremmo anche noi essere lì ad ascoltare, a partecipare, presenti in un sogno a lungo sognato e tuttavia prestamente dimenticato, reso vivo ogni tanto… così… per il casuale imbattersi in elementi che - faticosamente - ci inducono a ricordare. Tutto è movimento, tutto è garrulo rumore di vita. Il sudore si mescola all’odore dell’uva; il pensiero si confonde con l’atmosfera serale incombente. Come il sole la giornata sta tramontando; si torna a casa; si torna alla famiglia, a un buon bagno ristoratore, a una cena attorno a una fumante polenta, ad un incontro tra generazioni che narra della vita più di cento racconti. E la vita va, apparentemente senza sussulti ma in verità scavando un solco profondo nell’anima, in attesa di qualcosa di cui nulla si sa. Domani è un altro giorno e tutto ricomincerà.
Una nuova vita
…La scena della vacca che sta partorendo un bel vitellino è percorso straordinario sotto il profilo della comunicazione. Il pittore sottolinea un evento fondamentale del ciclo riproduttivo, una scena che il “politicamente corretto” di quei tempi invitava a non mostrare, a nascondere alla conoscenza, quasi che la fase del parto incarnasse qualcosa di “proibito”.
Per l’ennesima volta la scena di “consuetudine contadina” si affaccia prepotente nell’opera di Ancellotti, aprendo la porta al desiderio di conoscenza di coloro che non sono addentro ai misteri della campagna, degli animali.
Singolare è la rappresentazione delle tre compagne che assistono all’operazione del contadino, intento ad aiutare la vacca a partorire. Appaiono tutte tranquille, verrebbe da dire sorridenti, consapevoli del momento magico che una loro compagna sta vivendo; addirittura una tre esse la lecca dolcemente, come se stesse facendole una carezza, per consolarla del dolore fisico che sta provando in quel topico momento.
Una scena che ci restituisce alla fruizione di quel mondo disseminato di fatiche, preoccupazioni e sudore, che tuttavia rinfranca lo spirito e proietta a una dimensione di serenità che inconsapevolmente ancora agogniamo.
E poi… Ecco il vitellino nato, al quale vengono dedicate le attenzioni più dolci, le “coccole” più tenere. È la vita che va, ricominciando ogni giorno, mai stanca nonostante le delusioni.
Il letame sui campi
Tra i più bei dipinti di Cesare Ancellotti, sono certo di poter affermare che vi sia questo, come sempre pervaso da movimento e vitalità al punto da debordare dal quadro per proiettarsi nella realtà.
Ben cinque sono i personaggi che popolano la scena, tutti con il cappellaccio di paglia per ripararsi dal sole, e ben quattro le vacche addette al traino, sapientemente poste a connotarla simbolo di pazienza e parimenti di forza, di mansuetudine come di dedizione alla causa.
Crediamo non vi sia grande necessità di commentarla, e tuttavia non si può mancare di rilevare una concitazione di fondo che ben esprime la laboriosità complessiva che tutto e tutti investe.
Ognuno ha un compito definito; ognuno sa quel che deve fare e come farlo, ad eccezione del ragazzotto svogliatamente coricato a terra, intento a giocherellare ma severamente redarguito forse dal genitore, e invitato ad alzarsi e allontanarsi, per recarsi laggiù in corte o nei campi attigui a far qualcosa, a rendersi utile, a partecipare a quella vita operosa fulcro della vorticosa dimensione contadina di quegli anni lontani.
Anche l’uomo che incede tranquillo camminando accanto al cavallo che trascina un carretto ha un suo ruolo didattico, sottolineando la condizione di lavoro che tutto abbraccia dando un senso al sudore, alla fatica, alla privazione, al desiderio di pace.
Nel dipinto non manca nulla: le case, che rimandano alla sicurezza offerta dalla corte; gli alberi. simbolo cosmico della rigenerazione della natura e del ciclo vitale; le nuvole, elemento di apertura ai misteri celesti, ché è guardando al cielo che si formulano i desideri, che si impetrano le grazie, che si intravvede la destinazione ultima dello spirito.
Com’è dolce la scena; com’è calda; rivelatrice di uno status di fatica e forsanche sofferenza, ma nel contempo di ineguagliabile serenità, la stessa contagiosa serenità che sprizza dalle straordinarie e reali raffigurazioni delle vacche, anch’esse protagoniste, così tranquille da indurre anche noi, diuturnamente agitati, al rilassamento. Del corpo e dello spirito.
(dal libro: GianCarlo Malacarne “Cesare Ancellotti. Un uomo una storia tra i campi e i colori”, con la collaborazione di Giacomo Ancellotti, 2025)
La nuova mostra ospitata alla Galleria Arianna Sartori di Mantova, in via Cappello 17, presenta i dipinti realizzati da Cesare Ancellotti nel corso di tutta la sua vita, accomunati dai soggetti “Gli animali della fattoria”.
La mostra si inaugura Sabato 20 giugno alle ore 17.00 alla presenza dei famigliari dell’Artista con presentazione del Prof. GianCarlo Malacarne, e rimarrà aperta fino al 2 luglio 2026 dal Lunedì al Sabato con orario 10.00-12.30 e 16.00-19.30, chiuso la Domenica e i giorni Festivi.
Lo scorso anno è stato edito il libro “Cesare Ancellotti. Un uomo una storia tra i campi e i colori” di GianCarlo Malacarne con la collaborazione di Giacomo Ancellotti, che sarà esposto in Galleria.
Il Prof. GianCarlo Malacarne scrive:
In campagna con i carri
Al pittore non bisognerebbe mai dire che il suo dipinto pare una fotografia, così da far sembrare che sia copiato, anche se in verità a volte par proprio così; ma certamente la rilevazione non inficia né danneggia in alcun modo la libera valutazione artistica che ne consegue. Ma come si fa non esprimerlo in questo caso? La scena è veramente fotografica, ma di una fotografia artistica, di quelle che si vedono nelle mostre. È un irripetibile istante di vita quello che si coglie; è un attimo infinitesimale destinato a scorrere velocemente e tuttavia realizzato per protrarsi nel tempo. Le figure sono tutte ben delineate, il cielo naturale solcato da multiformi nuvole bianche, lo sfondo verosimile, con lo sky-line della corte e gli alberi verdeggianti in fregio allo stradello. I due candidi buoi, se li guardiamo attentamente, si stanno lentamente muovendo, pronti a trascinare quasi senza fatica il carro colmo e lasciare il passaggio all’altro carretto trainato da un cavallo baio, che incede in senso contrario, vuoto e diretto alle case laggiù. Cesare non trascura nulla, così che i particolari espositivi si moltiplicano e rendono l’insieme una cartolina illustrata che si offre al consumo nella sua semplicità e al tempo stesso vigore narrativo. Par di essere parte della scena; par di condividere i suoni, gli odori, i caldi colori, gli inviti energici e perentori ai buoi della contadinella col cappellaccio di paglia e con il bastone, la quale si affanna per direzionare la coppia al bisogno, dando così movimento a quel laborioso lacerto di vita contadina.
Ritorno dalla vendemmia
Anche questo è uno degli straordinari momenti di vita contadina facenti parte del bagaglio di ricordi di Cesare Ancellotti. Si potrebbe affermare che guardando siamo costretti ad entrare nella scena e divenirne parte. Sappiamo infatti come un dipinto abbia sempre tre protagonisti: il pittore, il soggetto rappresentato, colui che il quadro osserva. Ci aspettiamo che da un momento all’altro le due donne si fermino per salutarci o dirci della giornata trascorsa vendemmiando; ci aspettiamo che i due affaccendati contadini, finito di issare le ceste con l’uva sul carro, si siedano sul pianale ed incitino i buoi a prendere la strada della corte; ci aspettiamo che quei candidi buoi, simbolo di mansuetudine, ancora una volta muggiscano e ci riportino al piacere di un suono ormai perduto. La fine della giornata lavorativa è ben espressa dai tre personaggi accanto ai buoi che pur stanchi morti se la raccontano lietamente, magari organizzando la serata o la giornata successiva. Chissà. Vorremmo anche noi essere lì ad ascoltare, a partecipare, presenti in un sogno a lungo sognato e tuttavia prestamente dimenticato, reso vivo ogni tanto… così… per il casuale imbattersi in elementi che - faticosamente - ci inducono a ricordare. Tutto è movimento, tutto è garrulo rumore di vita. Il sudore si mescola all’odore dell’uva; il pensiero si confonde con l’atmosfera serale incombente. Come il sole la giornata sta tramontando; si torna a casa; si torna alla famiglia, a un buon bagno ristoratore, a una cena attorno a una fumante polenta, ad un incontro tra generazioni che narra della vita più di cento racconti. E la vita va, apparentemente senza sussulti ma in verità scavando un solco profondo nell’anima, in attesa di qualcosa di cui nulla si sa. Domani è un altro giorno e tutto ricomincerà.
Una nuova vita
…La scena della vacca che sta partorendo un bel vitellino è percorso straordinario sotto il profilo della comunicazione. Il pittore sottolinea un evento fondamentale del ciclo riproduttivo, una scena che il “politicamente corretto” di quei tempi invitava a non mostrare, a nascondere alla conoscenza, quasi che la fase del parto incarnasse qualcosa di “proibito”.
Per l’ennesima volta la scena di “consuetudine contadina” si affaccia prepotente nell’opera di Ancellotti, aprendo la porta al desiderio di conoscenza di coloro che non sono addentro ai misteri della campagna, degli animali.
Singolare è la rappresentazione delle tre compagne che assistono all’operazione del contadino, intento ad aiutare la vacca a partorire. Appaiono tutte tranquille, verrebbe da dire sorridenti, consapevoli del momento magico che una loro compagna sta vivendo; addirittura una tre esse la lecca dolcemente, come se stesse facendole una carezza, per consolarla del dolore fisico che sta provando in quel topico momento.
Una scena che ci restituisce alla fruizione di quel mondo disseminato di fatiche, preoccupazioni e sudore, che tuttavia rinfranca lo spirito e proietta a una dimensione di serenità che inconsapevolmente ancora agogniamo.
E poi… Ecco il vitellino nato, al quale vengono dedicate le attenzioni più dolci, le “coccole” più tenere. È la vita che va, ricominciando ogni giorno, mai stanca nonostante le delusioni.
Il letame sui campi
Tra i più bei dipinti di Cesare Ancellotti, sono certo di poter affermare che vi sia questo, come sempre pervaso da movimento e vitalità al punto da debordare dal quadro per proiettarsi nella realtà.
Ben cinque sono i personaggi che popolano la scena, tutti con il cappellaccio di paglia per ripararsi dal sole, e ben quattro le vacche addette al traino, sapientemente poste a connotarla simbolo di pazienza e parimenti di forza, di mansuetudine come di dedizione alla causa.
Crediamo non vi sia grande necessità di commentarla, e tuttavia non si può mancare di rilevare una concitazione di fondo che ben esprime la laboriosità complessiva che tutto e tutti investe.
Ognuno ha un compito definito; ognuno sa quel che deve fare e come farlo, ad eccezione del ragazzotto svogliatamente coricato a terra, intento a giocherellare ma severamente redarguito forse dal genitore, e invitato ad alzarsi e allontanarsi, per recarsi laggiù in corte o nei campi attigui a far qualcosa, a rendersi utile, a partecipare a quella vita operosa fulcro della vorticosa dimensione contadina di quegli anni lontani.
Anche l’uomo che incede tranquillo camminando accanto al cavallo che trascina un carretto ha un suo ruolo didattico, sottolineando la condizione di lavoro che tutto abbraccia dando un senso al sudore, alla fatica, alla privazione, al desiderio di pace.
Nel dipinto non manca nulla: le case, che rimandano alla sicurezza offerta dalla corte; gli alberi. simbolo cosmico della rigenerazione della natura e del ciclo vitale; le nuvole, elemento di apertura ai misteri celesti, ché è guardando al cielo che si formulano i desideri, che si impetrano le grazie, che si intravvede la destinazione ultima dello spirito.
Com’è dolce la scena; com’è calda; rivelatrice di uno status di fatica e forsanche sofferenza, ma nel contempo di ineguagliabile serenità, la stessa contagiosa serenità che sprizza dalle straordinarie e reali raffigurazioni delle vacche, anch’esse protagoniste, così tranquille da indurre anche noi, diuturnamente agitati, al rilassamento. Del corpo e dello spirito.
(dal libro: GianCarlo Malacarne “Cesare Ancellotti. Un uomo una storia tra i campi e i colori”, con la collaborazione di Giacomo Ancellotti, 2025)
20
giugno 2026
Cesare Ancellotti – Gli animali della fattoria
Dal 20 giugno al 02 luglio 2026
arte contemporanea
Location
GALLERIA ARIANNA SARTORI
Mantova, Via Cappello, 17 , (Mantova)
Mantova, Via Cappello, 17 , (Mantova)
Orario di apertura
dal Lunedì al Sabato 10.00-12.30 / 16.00-19.30, chiuso Domenica e Festivi
Vernissage
20 Giugno 2026, 17.00
Autore
Curatore
Autore testo critico










