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Claudio Andreoli – PAYNTINGS
Pitture, tracce, scavi, graffi, solchi, macchie, scalfiture, rilievi, abrasioni, incisioni, grafiche, o veloci pennellate che rappresentano ossessivamente la sagoma di una figura umana, sempre in ballo tra l’astrattismo e la figurazione
Comunicato stampa
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PAYNTINGS the products may contain traces of human flesh
CLAUDIO ANDREOLI
dal 19 aprile al 7 maggio 2013
28 PIAZZA DI PIETRA – FINE ART GALLERY
PALAZZO FERRINI-CINI - Piazza di Pietra, 28 Roma
inaugurazione:
venerdì 19 aprile 2013 ore 18
venerdì 19 Aprile – martedì 7 Maggio 2013
Domenica 5 maggio aperto
A cura di Sarah Palermo
sarah.palermo@hotmail.it - 349 0643698
28 PIAZZA DI PIETRA – FINE ART GALLERY è lieta di annunciare una mostra dei recenti dipinti di
Claudio Andreoli
1.000 dipinti in esposizione. Pitture, tracce, scavi, graffi, solchi, macchie, scalfiture, rilievi,
abrasioni, incisioni, grafiche, o veloci pennellate che rappresentano ossessivamente la sagoma di
una figura umana, sempre in ballo tra l’astrattismo e la figurazione. Molte opere hanno richiesto
mesi di lavoro, altre solo state realizzate di getto in pochi secondi. Da sempre Andreoli guarda,
osserva, divora la pittura dei grandi maestri, ma è anche un attento osservatore degli anonimi
segni urbani alla ricerca della verità più profonda che si nasconde nell’arte. Sono decine le
tecniche inventate e sperimentate con ogni materiale possibile, un lavoro sempre in continua
evoluzione. I lavori, tutti diversi, ripercorrono ed analizzano un itinerario pittorico che parte dalle
preistoriche pitture rupestri fino agli sconfinati territori concettuali di Lucio Fontana attraversando
la densa materia di Alberto Burri. Un metodo senza limiti, libero, senza strade auto-referenziali,
che porta il lavoro a una vera esplorazione della natura stessa della pittura, sia come linguaggio
intellettuale che espressivo. Andreoli non usa un linguaggio riconoscibile per l’affermazione di una
riconoscibilità estetica personale. Non è interessato a questo. Non intende imprigionarsi in uno
stile da catalogo. Preferisce l’anonimato. Non firma le sue opere sul fronte, ma solo sul retro, la
scritta è considerata un elemento di disturbo, almeno in un piccolo spazio. Quando lavora non sa
neanche come stia dipingendo, spesso i risultati sono errori, sbagli, prove, non ha un bozzetto
nella mente da riprodurre. Non vuole costruire la figura dell'artista attraverso l’arte, ma neanche
l'arte attraverso l'artista: dipinge. Lavora contemporaneamente a numerose opere tutte diverse
tra loro, scartando ogni certezza tecnica che nasce dall’esperienza del mestiere. Si rinnega per
partire sempre da zero. Usa tutto l’alfabeto e il vocabolario del mondo pittorico, tutti gli
strumenti, tutti i materiali senza remore o paure sempre alla ricerca di una verità irraggiungibile.
Spesso si appropria dei linguaggi dei grandi maestri, non si pone minimamente il problema di
correre il rischio di imitare, è solo ed unicamente interessato a capire, questo anche percorrendo
una strada già percorsa da altri. A fronte dei terreni consolidati apre nuovi sentieri, che egli stesso
non riesce a ripercorrere. Sono talmente tante le tecniche sperimentate che alcune si sono perse e
di fatto sono irripetibili, si sono perse. Irripetibili come sono gli esseri umani. Ma cosa vuole
ritrarre? Il ritratto fotografico ritrae la nostra esteriorità, la superficie, che solo in parte, e non
sempre, fa trasparire l’invisibile. Anche il classico ritratto pittorico percorre la stessa strada. I lavori
di Andreoli sono sostanzialmente ritratti del nostro invisibile. In mostra ci saranno centinaia di
figure, ma solo una è lo specchio dove ci vediamo riflessi come solo noi possiamo riconoscerci.
Come ci riconosciamo nelle cose che ci piacciono, che sia un automobile o una città. Ognuno vede
le cose diversamente. Nessuno può negare che la Gioconda è sempre la stessa, siamo noi che la
vediamo in un modo diverso. Ad alcuni non piace. Le sagome di una figura umana, come degli
ectoplasmi, apparentemente simili tra loro ci svelano una nuova visione, un orizzonte nascosto
dentro di chi guarda alla scoperta di se stesso. Come un abito ci veste e ci mostra agli altri, i ritratti
di Andreoli ci vestono l’anima per offrire una immagine di noi a noi stessi. Sono ritratti di una parte
invisibile che non conosciamo fino all'istante prima, svelandosi nel dipinto. Sono solo delle tracce
per la ricerca di una nostra intima verità che non è mai assoluta, verità può durare un attimo o
essere infinita, fondamentale è comunque cercarla. In fondo siamo tutti uguali ma anche tutti
diversi. Persino da noi stessi.
Claudio Andreoli è nato nel 1962 a Roma dove attualmente vive e lavora.
CLAUDIO ANDREOLI
dal 19 aprile al 7 maggio 2013
28 PIAZZA DI PIETRA – FINE ART GALLERY
PALAZZO FERRINI-CINI - Piazza di Pietra, 28 Roma
inaugurazione:
venerdì 19 aprile 2013 ore 18
venerdì 19 Aprile – martedì 7 Maggio 2013
Domenica 5 maggio aperto
A cura di Sarah Palermo
sarah.palermo@hotmail.it - 349 0643698
28 PIAZZA DI PIETRA – FINE ART GALLERY è lieta di annunciare una mostra dei recenti dipinti di
Claudio Andreoli
1.000 dipinti in esposizione. Pitture, tracce, scavi, graffi, solchi, macchie, scalfiture, rilievi,
abrasioni, incisioni, grafiche, o veloci pennellate che rappresentano ossessivamente la sagoma di
una figura umana, sempre in ballo tra l’astrattismo e la figurazione. Molte opere hanno richiesto
mesi di lavoro, altre solo state realizzate di getto in pochi secondi. Da sempre Andreoli guarda,
osserva, divora la pittura dei grandi maestri, ma è anche un attento osservatore degli anonimi
segni urbani alla ricerca della verità più profonda che si nasconde nell’arte. Sono decine le
tecniche inventate e sperimentate con ogni materiale possibile, un lavoro sempre in continua
evoluzione. I lavori, tutti diversi, ripercorrono ed analizzano un itinerario pittorico che parte dalle
preistoriche pitture rupestri fino agli sconfinati territori concettuali di Lucio Fontana attraversando
la densa materia di Alberto Burri. Un metodo senza limiti, libero, senza strade auto-referenziali,
che porta il lavoro a una vera esplorazione della natura stessa della pittura, sia come linguaggio
intellettuale che espressivo. Andreoli non usa un linguaggio riconoscibile per l’affermazione di una
riconoscibilità estetica personale. Non è interessato a questo. Non intende imprigionarsi in uno
stile da catalogo. Preferisce l’anonimato. Non firma le sue opere sul fronte, ma solo sul retro, la
scritta è considerata un elemento di disturbo, almeno in un piccolo spazio. Quando lavora non sa
neanche come stia dipingendo, spesso i risultati sono errori, sbagli, prove, non ha un bozzetto
nella mente da riprodurre. Non vuole costruire la figura dell'artista attraverso l’arte, ma neanche
l'arte attraverso l'artista: dipinge. Lavora contemporaneamente a numerose opere tutte diverse
tra loro, scartando ogni certezza tecnica che nasce dall’esperienza del mestiere. Si rinnega per
partire sempre da zero. Usa tutto l’alfabeto e il vocabolario del mondo pittorico, tutti gli
strumenti, tutti i materiali senza remore o paure sempre alla ricerca di una verità irraggiungibile.
Spesso si appropria dei linguaggi dei grandi maestri, non si pone minimamente il problema di
correre il rischio di imitare, è solo ed unicamente interessato a capire, questo anche percorrendo
una strada già percorsa da altri. A fronte dei terreni consolidati apre nuovi sentieri, che egli stesso
non riesce a ripercorrere. Sono talmente tante le tecniche sperimentate che alcune si sono perse e
di fatto sono irripetibili, si sono perse. Irripetibili come sono gli esseri umani. Ma cosa vuole
ritrarre? Il ritratto fotografico ritrae la nostra esteriorità, la superficie, che solo in parte, e non
sempre, fa trasparire l’invisibile. Anche il classico ritratto pittorico percorre la stessa strada. I lavori
di Andreoli sono sostanzialmente ritratti del nostro invisibile. In mostra ci saranno centinaia di
figure, ma solo una è lo specchio dove ci vediamo riflessi come solo noi possiamo riconoscerci.
Come ci riconosciamo nelle cose che ci piacciono, che sia un automobile o una città. Ognuno vede
le cose diversamente. Nessuno può negare che la Gioconda è sempre la stessa, siamo noi che la
vediamo in un modo diverso. Ad alcuni non piace. Le sagome di una figura umana, come degli
ectoplasmi, apparentemente simili tra loro ci svelano una nuova visione, un orizzonte nascosto
dentro di chi guarda alla scoperta di se stesso. Come un abito ci veste e ci mostra agli altri, i ritratti
di Andreoli ci vestono l’anima per offrire una immagine di noi a noi stessi. Sono ritratti di una parte
invisibile che non conosciamo fino all'istante prima, svelandosi nel dipinto. Sono solo delle tracce
per la ricerca di una nostra intima verità che non è mai assoluta, verità può durare un attimo o
essere infinita, fondamentale è comunque cercarla. In fondo siamo tutti uguali ma anche tutti
diversi. Persino da noi stessi.
Claudio Andreoli è nato nel 1962 a Roma dove attualmente vive e lavora.
19
aprile 2013
Claudio Andreoli – PAYNTINGS
Dal 19 aprile al 07 maggio 2013
arte contemporanea
Location
28 PIAZZA DI PIETRA – FINE ART GALLERY
Roma, Piazza Di Pietra, 28, (Roma)
Roma, Piazza Di Pietra, 28, (Roma)
Orario di apertura
10-13 e 16-21
Vernissage
19 Aprile 2013, ore 18
Autore
Curatore




