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Claudio Cintoli
“Claudio Cintoli è marchigiano, anche se è nato a Imola”, scrisse il critico d’arte Vittorio Rubiu
Comunicato stampa
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Domenica 8 maggio la galleria IDILL’IO arte contemporanea di Pio Monti, a Recanati, dedica un omaggio a Claudio Cintoli, artista tra i più importanti della sua generazione. La sua opera, difficilmente classificabile per l’eclettismo e per il processo creativo, attua una ricerca visiva basata sulla realtà, dove il normale si trasforma in sconosciuto, insolito e abnorme, diventando specchio dei tempi odierni. Il dialogo incessante con la natura e l’indagine antropologica culturale, scientifica e filosofica, sono tematiche comuni alla ricerca leopardiana. “Claudio Cintoli è marchigiano, anche se è nato a Imola”, scrisse il critico d’arte Vittorio Rubiu. Nel 1969 nella galleria di Pio Monti Artestudio di Macerata presenta la mostra “Puntelliti”. Con lo storico gallerista instaurò un legame di amicizia, oltre che professionale. Insieme hanno condiviso momenti rimasti ben saldi nella storia dell’arte contemporanea, per l’indagine e la sperimentazione dei nuovi linguaggi espressivi.
Claudio Cintoli (Imola,15 dicembre 1935 – Roma, 28 marzo 1978) nipote del famoso pittore Biagio Biagetti che fu restauratore, direttore dei Musei Vaticani, ha passato lunghi periodi a Recanati frequentando lo studio del nonno. Durante la sua breve vita ha collaborato con Flash Art, una delle riviste di settore più importanti, come critico e inviato speciale a New York; esposto in prestigiosi luoghi e gallerie d’Italia, come L’Attico di Fabio Sargentini a Roma e la Galleria de' Foscherari di Bologna. Nel 1978, anno della sua morte, la Biennale di Venezia lo ricorderà con una retrospettiva.
Pio Monti ringrazia la famiglia Cintoli e il Comune di Recanati per la gentile concessione delle opere in esposizione.
Dopo la modernità inserita nel flusso della Storia, sostituita dalla postmodernità con l’interruzione delle “grandi narrazioni”, stiamo assistendo ad un processo di accelerazione temporale in cui velocità, trasformazione continua, transitorietà, vorticosa consumabilità, creano i presupposti dell'attuale società ipermoderna. Passato-presente-futuro si amalgamano nell’istantaneità di un tempo incerto e instabile, dove il gigantismo realistico delle forme amplifica emozioni e trova il suo rovescio nell’esasperazione della solitudine; dove il ready-made, superato dall’insieme dei frammenti, assume un’identità incerta; dove la mutazione antropologica ha prodotto un individuo separato dal campo dell’Altro; dove il desiderio è stato sostituito dal culto del godimento. In questo scenario l’opera di Claudio Cintoli chiude il cerchio, superandone i confini, grazie alla sua infinita indagine di verità nelle immagini, condotta con sguardo tra lo scientifico e l’immaginario. Nella sua breve vita è stato capace di modificarsi e adattarsi velocemente al sistema dell’epoca, qualità rara ancora oggi, che ha reso la sua opera varia ed eclettica, rigorosa e complessa, meritevole di una rilettura e analisi dove poter cogliere tutta la sua energia creativa. Puntuale allo stimolo, la galleria Idill’Io di Pio Monti a Recanati rende omaggio all’artista, recanatese d’adozione, nipote del famoso Biagio Biagetti che fu pittore, restauratore, direttore dei Musei Vaticani e fondatore dello Studio Vaticano del mosaico e del Laboratorio Vaticano del Restauro nella prima metà del ‘900. Cintoli e lo storico gallerista Monti, legati da un rapporto di amicizia oltre che professionale, hanno condiviso momenti diventati fondamentali per la storia dell’arte contemporanea. Tuttavia è doveroso ricordare la collaborazione di Cintoli nel ’68 a “Cartabianca”, la rivista edita da Fabio Sargentini, gallerista e direttore della Galleria L’Attico di Roma, dove nel ’69 svolse le azioni “Annodare” e “Chiodo Fisso” e nel ’74 con la Galleria de' Foscherari di Bologna con la mostra “Ghenos Eros Thanatos”, a cura di Alberto Boatto. Sempre nel ’69 nello spazio di Pio Monti Artestudio di Macerata con la mostra “Puntelliti”, presentò uno spazio saturo di enormi puntine da disegno. “Improvvisamente quella manciata di puntine sparse sul pavimento per disattenzione, aveva riempito e reso impraticabile il suolo del tragitto che avrei dovuto percorrere per giungere al mio appuntamento (a breve scadenza nel quadrante segnatempo c’era il termine fissato ed io ero ancora lì a raccogliere attimi eterni in una manciata di puntine). I Puntelliti sono una barriera precisa ed ossessiva. Freddamente minacciosa. Lucidamente disordinata.” Una visione descritta nel suo libro-diaro “Il Micromegalomane” (1968) caratterizzata dalla trasformazione delle coordinate spazio temporali, in cui la mole incombente dell’oggetto ripetuto, comprime lo spazio mentre il tempo sfugge. La reiterazione così come la scelta della pittura, la citazione come nel caso di Marcanciel Stuprò - non un Altro da sé ma manifestazione e parte di sé – con una frase di Proust, così come la performance in cui recupera emozioni archetipiche (Crisalide ‘73), per Cintoli saranno gli espedienti con cui riafferrare il tempo non solo come ricordo, quanto piuttosto come proposito per una produzione di inediti significati. Per questo motivo e per l’incessante ricerca di ciò che è l’uomo, Claudio Cintoli si pone aldilà dell’epoca odierna per entrare nell’atemporalità del mito.
Nikla Cingolani
Claudio Cintoli (Imola,15 dicembre 1935 – Roma, 28 marzo 1978) nipote del famoso pittore Biagio Biagetti che fu restauratore, direttore dei Musei Vaticani, ha passato lunghi periodi a Recanati frequentando lo studio del nonno. Durante la sua breve vita ha collaborato con Flash Art, una delle riviste di settore più importanti, come critico e inviato speciale a New York; esposto in prestigiosi luoghi e gallerie d’Italia, come L’Attico di Fabio Sargentini a Roma e la Galleria de' Foscherari di Bologna. Nel 1978, anno della sua morte, la Biennale di Venezia lo ricorderà con una retrospettiva.
Pio Monti ringrazia la famiglia Cintoli e il Comune di Recanati per la gentile concessione delle opere in esposizione.
Dopo la modernità inserita nel flusso della Storia, sostituita dalla postmodernità con l’interruzione delle “grandi narrazioni”, stiamo assistendo ad un processo di accelerazione temporale in cui velocità, trasformazione continua, transitorietà, vorticosa consumabilità, creano i presupposti dell'attuale società ipermoderna. Passato-presente-futuro si amalgamano nell’istantaneità di un tempo incerto e instabile, dove il gigantismo realistico delle forme amplifica emozioni e trova il suo rovescio nell’esasperazione della solitudine; dove il ready-made, superato dall’insieme dei frammenti, assume un’identità incerta; dove la mutazione antropologica ha prodotto un individuo separato dal campo dell’Altro; dove il desiderio è stato sostituito dal culto del godimento. In questo scenario l’opera di Claudio Cintoli chiude il cerchio, superandone i confini, grazie alla sua infinita indagine di verità nelle immagini, condotta con sguardo tra lo scientifico e l’immaginario. Nella sua breve vita è stato capace di modificarsi e adattarsi velocemente al sistema dell’epoca, qualità rara ancora oggi, che ha reso la sua opera varia ed eclettica, rigorosa e complessa, meritevole di una rilettura e analisi dove poter cogliere tutta la sua energia creativa. Puntuale allo stimolo, la galleria Idill’Io di Pio Monti a Recanati rende omaggio all’artista, recanatese d’adozione, nipote del famoso Biagio Biagetti che fu pittore, restauratore, direttore dei Musei Vaticani e fondatore dello Studio Vaticano del mosaico e del Laboratorio Vaticano del Restauro nella prima metà del ‘900. Cintoli e lo storico gallerista Monti, legati da un rapporto di amicizia oltre che professionale, hanno condiviso momenti diventati fondamentali per la storia dell’arte contemporanea. Tuttavia è doveroso ricordare la collaborazione di Cintoli nel ’68 a “Cartabianca”, la rivista edita da Fabio Sargentini, gallerista e direttore della Galleria L’Attico di Roma, dove nel ’69 svolse le azioni “Annodare” e “Chiodo Fisso” e nel ’74 con la Galleria de' Foscherari di Bologna con la mostra “Ghenos Eros Thanatos”, a cura di Alberto Boatto. Sempre nel ’69 nello spazio di Pio Monti Artestudio di Macerata con la mostra “Puntelliti”, presentò uno spazio saturo di enormi puntine da disegno. “Improvvisamente quella manciata di puntine sparse sul pavimento per disattenzione, aveva riempito e reso impraticabile il suolo del tragitto che avrei dovuto percorrere per giungere al mio appuntamento (a breve scadenza nel quadrante segnatempo c’era il termine fissato ed io ero ancora lì a raccogliere attimi eterni in una manciata di puntine). I Puntelliti sono una barriera precisa ed ossessiva. Freddamente minacciosa. Lucidamente disordinata.” Una visione descritta nel suo libro-diaro “Il Micromegalomane” (1968) caratterizzata dalla trasformazione delle coordinate spazio temporali, in cui la mole incombente dell’oggetto ripetuto, comprime lo spazio mentre il tempo sfugge. La reiterazione così come la scelta della pittura, la citazione come nel caso di Marcanciel Stuprò - non un Altro da sé ma manifestazione e parte di sé – con una frase di Proust, così come la performance in cui recupera emozioni archetipiche (Crisalide ‘73), per Cintoli saranno gli espedienti con cui riafferrare il tempo non solo come ricordo, quanto piuttosto come proposito per una produzione di inediti significati. Per questo motivo e per l’incessante ricerca di ciò che è l’uomo, Claudio Cintoli si pone aldilà dell’epoca odierna per entrare nell’atemporalità del mito.
Nikla Cingolani
08
maggio 2016
Claudio Cintoli
Dall'otto al 22 maggio 2016
arte contemporanea
Location
IDILL’IO ARTE CONTEMPORANEA
Recanati, Piazza Giacomo Leopardi, 14, (Macerata)
Recanati, Piazza Giacomo Leopardi, 14, (Macerata)
Orario di apertura
su appuntamento
Vernissage
8 Maggio 2016, ore 18.00
Autore
Curatore




