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Colleen Dwyer, Grace Han, Rodrigo Torres – Carta, Cartone e Tè
Carta, Cartone e Tè sono tre chiavi di lettura dell’opera realizzata dagli artisti a CRETA Rome. Paperclay è la materia usata da Colleen Dwyer (Canada) mentre cartone è la materia a cui Rodrigo Torres (Brasile) allude e il tè è la ragione per cui Grace Han (Corea del Sud) crea le sue teiere.
Comunicato stampa
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C.R.E.T.A. Rome è lieta di invitarti alla mostra collettiva “Carta, Cartone e Tè” degli artisti Colleen Dwyer (Canada), Grace Han (Corea del sud) e Rodrigo Torres (Brasile). Carta, cartone e tè sono tre chiavi di lettura dell’opera realizzata dagli artisti durante la residenza a C.R.E.T.A. Rome. Paperclay è la materia usata da Colleen mentre cartone è la materia a cui Rodrigo allude e il te è la ragione per cui Grace crea le sue teiere. L’esposizione a cura di Paolo Porelli and Lori-Ann Touchette, si terrà nella galleria di C.R.E.T.A. Rome in via dei Delfini, 17 il 25 aprile 2026, ora 18:00.
Colleen Dwyer presenta “INTRECCI”, una serie di sculture in ceramica che esplora il concetto di “sbrogliarsi” sia come gesto scultoreo che come stato emotivo. Attraverso queste forme, approfondisca il modo in cui si negozia il senso di appartenenza e come la fragilità del materiale possa sostenere la tensione di una resilienza nascente. Il suo lavoro si colloca nei punti di incontro tra natura e cultura, dove l'atto del divenire è spesso accompagnato dal delicato equilibrio dello sbrogliarsi. Dwyer utilizza l'argilla con la carta (paperclay) per costruire forme volutamente libere e precarie: oggetti che sembrano disgregarsi tanto quanto custodire un momento di memoria. La loro instabilità riflette l'incertezza di ricominciare da capo, mentre le loro delicate strisce nascondono una silenziosa tenacia. Piuttosto che vasi fissi, le sue sculture sono punti di sosta temporanei dove l'equilibrio viene messo alla prova, l'appartenenza è instabile e il peso invisibile dell'esperienza può prendere forma. In loro presenza, il dolore e lo stupore coesistono, ciascuno lasciando spazio all'altro. Il suo lavoro non cerca di risolvere queste contraddizioni, ma di rivelarne l’intreccio: la bellezza e la difficoltà di vivere tra ciò che è stato lasciato alle spalle e ciò che deve ancora venire.
Colleen Dwyer è un'artista ceramista la cui pratica artistica è caratterizzata dall'interazione tra natura e cultura in relazione ai concetti di equilibrio e appartenenza. Il suo lavoro sfrutta la malleabilità del materiale per imitare e trasformare, mettendo in discussione il concetto di «luoghi sottili» per esplorare la soglia tra il visibile e l'invisibile. Realizza sculture con strisce di argilla con carta (paperclay) simili a nastri per esplorare la natura mutevole del divenire — come può essere raggiunto, interrotto e ripristinato — e lo spazio precario del paradosso e dello scopo. Elementi di collage, colore e texture intrecciano temi di transizione, tensione e mistero. Dwyer ha conseguito la laurea in Belle Arti con lode presso la Concordia University di Montreal, in Québec. Ha partecipato a stage di lunga durata nel campo della ceramica sia a Montreal che in Francia. Lei ha inoltre studiato disegno in Italia e ha esposto le sue opere in Francia, negli Stati Uniti e in Canada.
In “CONTENERE LA QUIETE” Grace Han, espone una serie di ceramiche tra cui forme con coperchio e teiere. È nel processo di creazione che trova un senso di calma. Poiché occorre precisione affinché i coperchi si adattino ai corpi, la sua attenzione è rivolta a un dialogo continuo con l’argilla. In quello stato di concentrazione, il rumore intorno a lei, e dentro di lei, si placa. La sua cura e la sua intenzione si riversano in ogni parte che modello, che in seguito si unirà per formare un vaso. Le opere oscillano tra vasi con coperchio e teiere, ognuno dei quali contiene a modo suo. Ciò che contengono, per Han, è la quiete. In questo senso, questi vasi sono pieni.
Grace Han è un'artista ceramista che ha ricevuto la sua formazione iniziale a Seul, in Corea del Sud. Ha conseguito la laurea in Belle Arti presso l'Università Dankook, specializzandosi nelle tecniche e nelle competenze tradizionali della ceramica coreana. Dopo aver completato gli studi, Grace ha affinato ulteriormente le sue competenze lavorando per diversi anni in una delle più grandi aziende ceramiche della Corea, acquisendo un'esperienza inestimabile che andava oltre l'ambito accademico. Si è trasferita in Canada e ha conseguito il Master in Belle Arti presso l'Università del Manitoba, dove ora insegna come professore.
L’acqua è l'elemento vitale, storia e circolazione: fonte di vita, di scambi e di simbolismi che Rodrigo Torres mostra in “Spolia”, un progetto prende l’acqua come asse concettuale e materiale per indagare la sua presenza nella vita contemporanea e nella storia. La sua residenza a Roma offre un contest singolare per esplorare queste relazioni, mettendo in dialogo pratiche ceramiche contemporanee e le eredità idrauliche romane. Il suo lavoro articola immagini, forme e narrazioni che si intrecciano con elementi di circolazione, uso, consumo, rappresentazione e percezione dell’acqua. Attraverso uno sguardo che unisce ricerca e produzione, intendo tessere relazioni tra le fonti storiche (come le fontane pubbliche e gli acquedotti) e il ruolo dell’acqua oggi — nel suo uso quotidiano, nella sua mercificazione e nella sua presenza simbolica e mitica. La sua pratica si sviluppa a partire dalla ceramica come mezzo scultoreo e grafico, integrando la tradizione manuale con strategie contemporanee di rappresentazione e di trompe-l’œil, come l’uso del “cartone trompe-l’œil” in opere che evocano superfici e texture d’uso quotidiano. Questa tensione tra l’utilitario e l’illusorio sarà esplorata nella costruzione di sculture-oggetto che non solo evocano l’acqua, ma la materializzano, quando possibile, attraverso opere-fontana funzionali — moduli ceramici che reinterpretano la nozione di vaso, canale e serbatoio.
Rodrigo Torres (n. 1981, Rio de Janeiro, Brasile) sviluppa la propria pratica artistica a partire dalla ceramica come mezzo scultoreo, articolando la tradizione manuale con strategie contemporanee di rappresentazione. Nelle sue opere impiega il trompe-l’œil, ricreando in ceramica superfici e texture ispirate a materiali quotidiani, come il cartone, per mettere in tensione i confini tra apparenza, materia e valore simbolico. Rivendicando la centralità del gesto e del sapere umano di fronte ai processi di meccanizzazione industriale, la sua produzione indaga le relazioni tra lavoro manuale, memoria materiale e sistemi di produzione. Il suo lavoro è presente in importanti collezioni, tra cui la KADIST di Parigi, la collezione RAJA e il Museu de Arte do Rio di Rio de Janeiro.
Colleen Dwyer presenta “INTRECCI”, una serie di sculture in ceramica che esplora il concetto di “sbrogliarsi” sia come gesto scultoreo che come stato emotivo. Attraverso queste forme, approfondisca il modo in cui si negozia il senso di appartenenza e come la fragilità del materiale possa sostenere la tensione di una resilienza nascente. Il suo lavoro si colloca nei punti di incontro tra natura e cultura, dove l'atto del divenire è spesso accompagnato dal delicato equilibrio dello sbrogliarsi. Dwyer utilizza l'argilla con la carta (paperclay) per costruire forme volutamente libere e precarie: oggetti che sembrano disgregarsi tanto quanto custodire un momento di memoria. La loro instabilità riflette l'incertezza di ricominciare da capo, mentre le loro delicate strisce nascondono una silenziosa tenacia. Piuttosto che vasi fissi, le sue sculture sono punti di sosta temporanei dove l'equilibrio viene messo alla prova, l'appartenenza è instabile e il peso invisibile dell'esperienza può prendere forma. In loro presenza, il dolore e lo stupore coesistono, ciascuno lasciando spazio all'altro. Il suo lavoro non cerca di risolvere queste contraddizioni, ma di rivelarne l’intreccio: la bellezza e la difficoltà di vivere tra ciò che è stato lasciato alle spalle e ciò che deve ancora venire.
Colleen Dwyer è un'artista ceramista la cui pratica artistica è caratterizzata dall'interazione tra natura e cultura in relazione ai concetti di equilibrio e appartenenza. Il suo lavoro sfrutta la malleabilità del materiale per imitare e trasformare, mettendo in discussione il concetto di «luoghi sottili» per esplorare la soglia tra il visibile e l'invisibile. Realizza sculture con strisce di argilla con carta (paperclay) simili a nastri per esplorare la natura mutevole del divenire — come può essere raggiunto, interrotto e ripristinato — e lo spazio precario del paradosso e dello scopo. Elementi di collage, colore e texture intrecciano temi di transizione, tensione e mistero. Dwyer ha conseguito la laurea in Belle Arti con lode presso la Concordia University di Montreal, in Québec. Ha partecipato a stage di lunga durata nel campo della ceramica sia a Montreal che in Francia. Lei ha inoltre studiato disegno in Italia e ha esposto le sue opere in Francia, negli Stati Uniti e in Canada.
In “CONTENERE LA QUIETE” Grace Han, espone una serie di ceramiche tra cui forme con coperchio e teiere. È nel processo di creazione che trova un senso di calma. Poiché occorre precisione affinché i coperchi si adattino ai corpi, la sua attenzione è rivolta a un dialogo continuo con l’argilla. In quello stato di concentrazione, il rumore intorno a lei, e dentro di lei, si placa. La sua cura e la sua intenzione si riversano in ogni parte che modello, che in seguito si unirà per formare un vaso. Le opere oscillano tra vasi con coperchio e teiere, ognuno dei quali contiene a modo suo. Ciò che contengono, per Han, è la quiete. In questo senso, questi vasi sono pieni.
Grace Han è un'artista ceramista che ha ricevuto la sua formazione iniziale a Seul, in Corea del Sud. Ha conseguito la laurea in Belle Arti presso l'Università Dankook, specializzandosi nelle tecniche e nelle competenze tradizionali della ceramica coreana. Dopo aver completato gli studi, Grace ha affinato ulteriormente le sue competenze lavorando per diversi anni in una delle più grandi aziende ceramiche della Corea, acquisendo un'esperienza inestimabile che andava oltre l'ambito accademico. Si è trasferita in Canada e ha conseguito il Master in Belle Arti presso l'Università del Manitoba, dove ora insegna come professore.
L’acqua è l'elemento vitale, storia e circolazione: fonte di vita, di scambi e di simbolismi che Rodrigo Torres mostra in “Spolia”, un progetto prende l’acqua come asse concettuale e materiale per indagare la sua presenza nella vita contemporanea e nella storia. La sua residenza a Roma offre un contest singolare per esplorare queste relazioni, mettendo in dialogo pratiche ceramiche contemporanee e le eredità idrauliche romane. Il suo lavoro articola immagini, forme e narrazioni che si intrecciano con elementi di circolazione, uso, consumo, rappresentazione e percezione dell’acqua. Attraverso uno sguardo che unisce ricerca e produzione, intendo tessere relazioni tra le fonti storiche (come le fontane pubbliche e gli acquedotti) e il ruolo dell’acqua oggi — nel suo uso quotidiano, nella sua mercificazione e nella sua presenza simbolica e mitica. La sua pratica si sviluppa a partire dalla ceramica come mezzo scultoreo e grafico, integrando la tradizione manuale con strategie contemporanee di rappresentazione e di trompe-l’œil, come l’uso del “cartone trompe-l’œil” in opere che evocano superfici e texture d’uso quotidiano. Questa tensione tra l’utilitario e l’illusorio sarà esplorata nella costruzione di sculture-oggetto che non solo evocano l’acqua, ma la materializzano, quando possibile, attraverso opere-fontana funzionali — moduli ceramici che reinterpretano la nozione di vaso, canale e serbatoio.
Rodrigo Torres (n. 1981, Rio de Janeiro, Brasile) sviluppa la propria pratica artistica a partire dalla ceramica come mezzo scultoreo, articolando la tradizione manuale con strategie contemporanee di rappresentazione. Nelle sue opere impiega il trompe-l’œil, ricreando in ceramica superfici e texture ispirate a materiali quotidiani, come il cartone, per mettere in tensione i confini tra apparenza, materia e valore simbolico. Rivendicando la centralità del gesto e del sapere umano di fronte ai processi di meccanizzazione industriale, la sua produzione indaga le relazioni tra lavoro manuale, memoria materiale e sistemi di produzione. Il suo lavoro è presente in importanti collezioni, tra cui la KADIST di Parigi, la collezione RAJA e il Museu de Arte do Rio di Rio de Janeiro.
25
aprile 2026
Colleen Dwyer, Grace Han, Rodrigo Torres – Carta, Cartone e Tè
25 aprile 2026
arte contemporanea
Location
C.R.E.T.A. Rome
Roma, Via dei Delfini, 17, (RM)
Roma, Via dei Delfini, 17, (RM)
Orario di apertura
18-21
Vernissage
25 Aprile 2026, 18-21
Sito web
Autore
Curatore







