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Corpi Vivi, Segni Visibili
Una mostra fotografica che impone uno sguardo diretto e consapevole sulla!esperienza del tumore ginecologico e genitale, restituendone una rappresentazione lontana da ogni estetica consolatoria. Qui il corpo non è metafora, è presenza, superficie che racconta.
Comunicato stampa
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“Segni visibili: mappe del vissuto, oltre lo stigma”
Dal 10 luglio al 23 agosto 2026, negli spazi di Palazzo degli Scalzi di Sassoferrato (AN), il collettivo corpi vivi presenta segni visibili, una mostra fotografica che impone uno sguardo diretto e consapevole sulla!esperienza del tumore ginecologico e genitale, restituendone una rappresentazione lontana da ogni estetica consolatoria.
Qui il corpo non è metafora, è presenza, superficie che racconta.
Le immagini esposte attraversano ciò che spesso resta fuori campo nelle narrazioni dominanti: la pelle che cambia, la cicatrice, la ferita, la solitudine, ma anche l"intimità della cura e una forza che non ha bisogno di essere celebrata per esistere. In questo spazio visivo, la vulnerabilità non viene addomesticata, né trasformata in racconto edificante. Rimane complessa, irriducibile.
La mostra che ha come partner istituzionali l’associazione Onconauti APS di Bologna e i patrocini del Comune di Sassoferrato, della Fondazione Carifac, della Regione Marche, nasce da una consapevolezza tanto semplice quanto radicale: “se le immagini dettano le parole e le parole dettano l’immaginario allora quelle immagini devono essere mostrate.”
Uno sguardo che si sposta, dal prima al dopo, e che si trasforma. Non c'è estetizzazione o narrazione forzata, solo la possibilità di restituire complessità, presenza, fragilità.
La mostra segni visibili apre uno spazio in cui il corpo può esistere senza essere semplificato, dove la cicatrice non è simbolo, ma traccia. Dove la trasformazione non è una lezione, ma un processo.
Non a caso, le fotografie esposte sono immagini che aprono uno spazio di narrazione plurale e chiedono di essere guardate per quello che sono: reali, consapevoli, necessarie, capaci di restituire spessore, dignità e complessità all’esperienza. È la pelle a parlare, là dove le parole spesso si fermano, tacciono o deformano.
Il percorso espositivo si apre con il lavoro di Gaia Perinetti Casoni “svelare la pelle, riscrivere lo sguardo” shooting che ha inaugurato la ricerca visiva portata avanti dal collettivo corpi vivi. Un lavoro che affronta una domanda tanto semplice quanto difficile: come si fotografa un corpo attraversato dalla malattia? La risposta sta in uno sguardo che rinuncia alla distanza clinica e alla retorica visiva, scegliendo invece la prossimità.
La mostra prosegue con le 35 immagini dei sette autori selezionati tra i partecipanti open call del 2025 ampliando il racconto, moltiplicando le prospettive e costruendo una narrazione visiva nuova e corale.
Ma il suo respiro va oltre perché segni visibili parla a chiunque sia disposto a interrogarsi su come guardiamo il corpo, la malattia e ciò che scegliamo o evitiamo di vedere.
La mostra “segni visibili” è la materializzazione di uno dei pilastri del progetto “corpi vivi” progetto culturale che nasce da una mancanza, dalla banalità e dallo stereotipo che da anni attraversano le immagini e le parole dedicate ai tumori ginecologici e genitali. Corpi trasformati dalla malattia, dalla chirurgia, da terapie che lasciano segni profondi, eppure quasi mai rappresentati con verità e che quando vengono raccontati, è sempre a metà: donne forti, donne guerriere, donne che ce l’hanno fatta, il racconto maschile completamente assente.
Ma dietro quella narrazione semplificata restano le difficoltà invisibili, le fratture interiori, il senso di estraneità che il proprio corpo può generare. E se lo stigma verso i tumori ginecologici femminili emerge prepotentemente anche nella rappresentazione iconografica, con immagini stereotipate, edulcorate, silenziate, è anche più forte verso i tumori genitali maschili. Corpi vivi nasce per provare a cambiare, consapevole che la decostruzione di immaginari così radicalizzati può essere solo radicale per avere terreno pronto ad accogliere, finalmente, necessariamente, nuovi, realistici, linguaggi.
segni visibili inaugura il suo cammino espositivo non a caso da Sassoferrato, borgo delle Marche, inserito nell’elenco di “I borghi più belli d'Italia” perché è simbolo di quelle cosiddette “periferie culturali” decentrate, intese come borghi e piccoli paesi dell’entroterra che non sono soltanto territori marginali rispetto ai grandi centri, ma spazi potenziali di produzione culturale diffusa. Pur segnati da fragilità infrastrutturali e dinamiche di spopolamento, questi luoghi possono diventare veri e propri laboratori di creazione artistica e culturale, dove nascono pratiche contemporanee capaci di generare nuove forme di attrattività, intercettando pubblici esterni e stimolando l’interesse di persone che non conoscono questi territori attraverso operazioni culturali innovative.
In questa prospettiva, il decentramento culturale non si limita a redistribuire l’offerta, ma promuove la generazione di contenuti, linguaggi e progettualità nei territori stessi. I borghi si configurano così come presìdi attivi di produzione culturale, capaci di attrarre talenti, attivare comunità e costruire nuove narrazioni, rafforzando al contempo coesione sociale e sviluppo sostenibile. Capaci quindi di diventare hub creativi che sanno generare nuovi sguardi, intrecciando arte contemporanea e impegno sociale.
Dal 10 luglio al 23 agosto 2026, negli spazi di Palazzo degli Scalzi di Sassoferrato (AN), il collettivo corpi vivi presenta segni visibili, una mostra fotografica che impone uno sguardo diretto e consapevole sulla!esperienza del tumore ginecologico e genitale, restituendone una rappresentazione lontana da ogni estetica consolatoria.
Qui il corpo non è metafora, è presenza, superficie che racconta.
Le immagini esposte attraversano ciò che spesso resta fuori campo nelle narrazioni dominanti: la pelle che cambia, la cicatrice, la ferita, la solitudine, ma anche l"intimità della cura e una forza che non ha bisogno di essere celebrata per esistere. In questo spazio visivo, la vulnerabilità non viene addomesticata, né trasformata in racconto edificante. Rimane complessa, irriducibile.
La mostra che ha come partner istituzionali l’associazione Onconauti APS di Bologna e i patrocini del Comune di Sassoferrato, della Fondazione Carifac, della Regione Marche, nasce da una consapevolezza tanto semplice quanto radicale: “se le immagini dettano le parole e le parole dettano l’immaginario allora quelle immagini devono essere mostrate.”
Uno sguardo che si sposta, dal prima al dopo, e che si trasforma. Non c'è estetizzazione o narrazione forzata, solo la possibilità di restituire complessità, presenza, fragilità.
La mostra segni visibili apre uno spazio in cui il corpo può esistere senza essere semplificato, dove la cicatrice non è simbolo, ma traccia. Dove la trasformazione non è una lezione, ma un processo.
Non a caso, le fotografie esposte sono immagini che aprono uno spazio di narrazione plurale e chiedono di essere guardate per quello che sono: reali, consapevoli, necessarie, capaci di restituire spessore, dignità e complessità all’esperienza. È la pelle a parlare, là dove le parole spesso si fermano, tacciono o deformano.
Il percorso espositivo si apre con il lavoro di Gaia Perinetti Casoni “svelare la pelle, riscrivere lo sguardo” shooting che ha inaugurato la ricerca visiva portata avanti dal collettivo corpi vivi. Un lavoro che affronta una domanda tanto semplice quanto difficile: come si fotografa un corpo attraversato dalla malattia? La risposta sta in uno sguardo che rinuncia alla distanza clinica e alla retorica visiva, scegliendo invece la prossimità.
La mostra prosegue con le 35 immagini dei sette autori selezionati tra i partecipanti open call del 2025 ampliando il racconto, moltiplicando le prospettive e costruendo una narrazione visiva nuova e corale.
Ma il suo respiro va oltre perché segni visibili parla a chiunque sia disposto a interrogarsi su come guardiamo il corpo, la malattia e ciò che scegliamo o evitiamo di vedere.
La mostra “segni visibili” è la materializzazione di uno dei pilastri del progetto “corpi vivi” progetto culturale che nasce da una mancanza, dalla banalità e dallo stereotipo che da anni attraversano le immagini e le parole dedicate ai tumori ginecologici e genitali. Corpi trasformati dalla malattia, dalla chirurgia, da terapie che lasciano segni profondi, eppure quasi mai rappresentati con verità e che quando vengono raccontati, è sempre a metà: donne forti, donne guerriere, donne che ce l’hanno fatta, il racconto maschile completamente assente.
Ma dietro quella narrazione semplificata restano le difficoltà invisibili, le fratture interiori, il senso di estraneità che il proprio corpo può generare. E se lo stigma verso i tumori ginecologici femminili emerge prepotentemente anche nella rappresentazione iconografica, con immagini stereotipate, edulcorate, silenziate, è anche più forte verso i tumori genitali maschili. Corpi vivi nasce per provare a cambiare, consapevole che la decostruzione di immaginari così radicalizzati può essere solo radicale per avere terreno pronto ad accogliere, finalmente, necessariamente, nuovi, realistici, linguaggi.
segni visibili inaugura il suo cammino espositivo non a caso da Sassoferrato, borgo delle Marche, inserito nell’elenco di “I borghi più belli d'Italia” perché è simbolo di quelle cosiddette “periferie culturali” decentrate, intese come borghi e piccoli paesi dell’entroterra che non sono soltanto territori marginali rispetto ai grandi centri, ma spazi potenziali di produzione culturale diffusa. Pur segnati da fragilità infrastrutturali e dinamiche di spopolamento, questi luoghi possono diventare veri e propri laboratori di creazione artistica e culturale, dove nascono pratiche contemporanee capaci di generare nuove forme di attrattività, intercettando pubblici esterni e stimolando l’interesse di persone che non conoscono questi territori attraverso operazioni culturali innovative.
In questa prospettiva, il decentramento culturale non si limita a redistribuire l’offerta, ma promuove la generazione di contenuti, linguaggi e progettualità nei territori stessi. I borghi si configurano così come presìdi attivi di produzione culturale, capaci di attrarre talenti, attivare comunità e costruire nuove narrazioni, rafforzando al contempo coesione sociale e sviluppo sostenibile. Capaci quindi di diventare hub creativi che sanno generare nuovi sguardi, intrecciando arte contemporanea e impegno sociale.
10
luglio 2026
Corpi Vivi, Segni Visibili
Dal 10 luglio al 23 agosto 2026
fotografia
Location
MAM’S – MONDO ARTE MARCHE SASSOFERRATO – PALAZZO DEGLI SCALZI
Sassoferrato, Via Giuseppe Mazzini, (Ancona)
Sassoferrato, Via Giuseppe Mazzini, (Ancona)
Biglietti
Intero €4,00 - Ridotto €3,00 riduzione per studenti di ogni ordine e grado - Gratuito possessori codice 048, giornalisti, medici, infermieri dietro presentazione dei personali tesserini di Iscrizione all'ordine o badge, disabili con accompagnatore.
Orario di apertura
venerdì, sabato, domenica orario 16:30 - 19:30
domenica 26/07 orario 16:30 - 23:00
dal 11/08 al 16/08 orario 16:30 - 19:30
Vernissage
10 Luglio 2026, inaugurazione della mostra alle ore 18:00
Ufficio stampa
Press corpi vivi
Autore
Curatore
Autore testo critico
Progetto grafico
Sponsor
Patrocini




