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Cristiano Coppi – Cactus e Galeoni nelle grinfie dei mari del nord
Una biblioteca antica come luogo per il viaggio. L’immagine di un veliero come strumento di avventura; e infine un cactus, l’essere meno “viaggiante” che ci sia. In generale non proprio una mostra, ma la ricostruzione di una visione, di un desiderio tra la fuga e il ricordo.
Comunicato stampa
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Una biblioteca antica come luogo per il viaggio. L’immagine di un veliero come strumento di avventura; e infine un cactus, l’essere meno “viaggiante” che ci sia. In generale non proprio una mostra, ma la ricostruzione di una visione, di un desiderio tra la fuga e il ricordo. La percezione imparziale di piante esotiche e relitti di avventure lontane che sfocia involontariamente in una domanda personale. Cactus come uomini con troppe spine per immaginarli in viaggio, ma che provengono magari da paesi inimmaginabilmente lontani. L’avventura di abitare in un piccolo vaso (o in una piccola città) e di sognare a prescindere il mare.
The Art of Storytelling
di Gabriele Tosi
Fra le tante definizioni che vestirebbero bene Cristiano Coppi quella di storyteller contemporaneo è sicuramente fra le più calzanti. E’ solo a partire dal XIV secolo che la figura del cantastorie si è allontanata dalla letteratura più colta per adattarsi ai gusti popolari e ai dialetti. Il mondo della modernità era ai blocchi di partenza e avrebbe avuto come conseguenza la netta demarcazione fra cultura “alta” e cultura “bassa”. La contemporaneità guarda però con simpatia a prima di Leonardo e la stessa espressione artistica ha più volte dimostrato come il concetto di cultura stia tornando alla sua etimologia onnicomprensiva che viene dalla modificazione del verbo latino colere, coltivare, in cui l’intellettuale e il popolare si compattano inscindibilmente.
Nell’arte di Coppi la figura del giullare torna a vecchi splendori ma non si scorda dell’incisività delle cose di tutti i giorni, appartenenti alla dimensione dell’intimo e del familiare. I materiali dei suoi lavori sono infatti gli scarti o i surplus di realtà popolari e genuine: ferri vecchi, giochi di un bambino ormai cresciuto, vignette di una rivista già sfogliata. Tutti oggetti che perdono di interesse nel momento stesso della constatazione della loro inutilità e finiscono con lasciare il posto a funzionali sostituti. La mano dell’artista è per essi salvatrice, con i dovuti accomodamenti riesce a catalizzare quel romanticismo domestico che non è conseguenza della nostalgia per un mondo passato ma bensì consapevole rivalutazione e adattamento per il contesto estetico-artistico.
Da queste scelte il nostro ricava la sua interessante cifra stilistica che oscilla sapientemente fra rappresentazione e presentazione nell’uso del ready-made modificato e dell’assemblaggio tendente alla sfera della scultura, con la quale può sfruttare l’escamotage del gioco in una libera manifestazione del pensiero, priva di limiti e perciò esente da condanne.
Bisogna infatti riconoscere che Coppi sia un trovatore particolarmente impegnato e che ami affrontare di petto temi che sono di grande attualità nelle circostanze del suo agire (spesso ama riferirsi al contesto, alle strutture e alla percezione generale dell’arte contemporanea) in un gesto che, conformemente all’atteggiamento, è tutt’altro che violento, in quanto animato da un ritrovato valore del bovarismo che porta l’artista e il fruitore alla ricerca di una terapeutica via di fuga da una realtà a volte un po’ costrittiva verso una piacevole dimensione altra.
Le impegnate riflessioni circostanziali di Coppi invitano così ad una considerazione sulle strutture dell’oggi che parta dalla presa di coscienza del proprio essere individui, unici nella nostra fortuna o sfortuna, capaci di ricordare e progettare, per questo idonei ad affrontare i problemi con dovuta cognizione di causa.
ore 17.00
Intervento di Luca Privitera
Quattro isole.
Quattro tragitti.
Quattro soste all'interno di un viaggio.
Il segno.
La libertà del
mediterraneo. Gli invasori.
La Toscana. La Sicilia. La Tempesta. La Turchia.
tutti avventurieri. tutti eroi.
Un Cavaliere. Un marinaio ed
il suo Capitano di marina.
Un Satiro cieco e le sue ninfe.
Il vento.
I fatidici nemici.
The Art of Storytelling
di Gabriele Tosi
Fra le tante definizioni che vestirebbero bene Cristiano Coppi quella di storyteller contemporaneo è sicuramente fra le più calzanti. E’ solo a partire dal XIV secolo che la figura del cantastorie si è allontanata dalla letteratura più colta per adattarsi ai gusti popolari e ai dialetti. Il mondo della modernità era ai blocchi di partenza e avrebbe avuto come conseguenza la netta demarcazione fra cultura “alta” e cultura “bassa”. La contemporaneità guarda però con simpatia a prima di Leonardo e la stessa espressione artistica ha più volte dimostrato come il concetto di cultura stia tornando alla sua etimologia onnicomprensiva che viene dalla modificazione del verbo latino colere, coltivare, in cui l’intellettuale e il popolare si compattano inscindibilmente.
Nell’arte di Coppi la figura del giullare torna a vecchi splendori ma non si scorda dell’incisività delle cose di tutti i giorni, appartenenti alla dimensione dell’intimo e del familiare. I materiali dei suoi lavori sono infatti gli scarti o i surplus di realtà popolari e genuine: ferri vecchi, giochi di un bambino ormai cresciuto, vignette di una rivista già sfogliata. Tutti oggetti che perdono di interesse nel momento stesso della constatazione della loro inutilità e finiscono con lasciare il posto a funzionali sostituti. La mano dell’artista è per essi salvatrice, con i dovuti accomodamenti riesce a catalizzare quel romanticismo domestico che non è conseguenza della nostalgia per un mondo passato ma bensì consapevole rivalutazione e adattamento per il contesto estetico-artistico.
Da queste scelte il nostro ricava la sua interessante cifra stilistica che oscilla sapientemente fra rappresentazione e presentazione nell’uso del ready-made modificato e dell’assemblaggio tendente alla sfera della scultura, con la quale può sfruttare l’escamotage del gioco in una libera manifestazione del pensiero, priva di limiti e perciò esente da condanne.
Bisogna infatti riconoscere che Coppi sia un trovatore particolarmente impegnato e che ami affrontare di petto temi che sono di grande attualità nelle circostanze del suo agire (spesso ama riferirsi al contesto, alle strutture e alla percezione generale dell’arte contemporanea) in un gesto che, conformemente all’atteggiamento, è tutt’altro che violento, in quanto animato da un ritrovato valore del bovarismo che porta l’artista e il fruitore alla ricerca di una terapeutica via di fuga da una realtà a volte un po’ costrittiva verso una piacevole dimensione altra.
Le impegnate riflessioni circostanziali di Coppi invitano così ad una considerazione sulle strutture dell’oggi che parta dalla presa di coscienza del proprio essere individui, unici nella nostra fortuna o sfortuna, capaci di ricordare e progettare, per questo idonei ad affrontare i problemi con dovuta cognizione di causa.
ore 17.00
Intervento di Luca Privitera
Quattro isole.
Quattro tragitti.
Quattro soste all'interno di un viaggio.
Il segno.
La libertà del
mediterraneo. Gli invasori.
La Toscana. La Sicilia. La Tempesta. La Turchia.
tutti avventurieri. tutti eroi.
Un Cavaliere. Un marinaio ed
il suo Capitano di marina.
Un Satiro cieco e le sue ninfe.
Il vento.
I fatidici nemici.
04
aprile 2009
Cristiano Coppi – Cactus e Galeoni nelle grinfie dei mari del nord
Dal 04 al 18 aprile 2009
arte contemporanea
Location
BIBLIOTECA FABRONIANA
Pistoia, Piazzetta San Filippo, 1, (Pistoia)
Pistoia, Piazzetta San Filippo, 1, (Pistoia)
Orario di apertura
martedì e giovedì ore 9.00 – 12.00
sabato 16.00 – 19.00
Vernissage
4 Aprile 2009, ore 16
Autore




