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D is for Duchamp the Deep Dyed Deceiver
Arsenale Institute for Politics of Representation è lieto di annunciare D is for Duchamp the Deep Dyed Deceiver, una mostra dedicata a Marcel Duchamp curata da Wolfgang Scheppe con Elena Di Battista, Max Glader, Zoë Wismeth e Bastiaan van der Velden con un intervento di Olaf Nicolai.
Comunicato stampa
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Arsenale Institute for Politics of Representation è lieto di annunciare D is for Duchamp the Deep Dyed Deceiver, una mostra dedicata a Marcel Duchamp curata da Wolfgang Scheppe con Elena Di Battista, Max Glader, Zoë Wismeth e Bastiaan van der Velden
La mostra riunisce il più ampio corpus di materiali finora raccolto sulla ricezione dell’opera di Duchamp, presentando uno straordinario gruppo di fonti e di documenti inediti accanto alle pubblicazioni più influenti apparse nel corso della sua vita. Considerati nel loro insieme, gli oggetti esposti tracciano una mappa di ciò che è stato visto, narrato e riprodotto nell’arco della carriera dell’artista. Essi mostrano come la ricezione della sua opera si sia evoluta attraverso diversi contesti sociali e pubblici.
Accanto a questa documentazione, la mostra presenta più di venti opere originali di Duchamp, insieme a un oggetto prodotto in serie, un “attaccapanni”. Un esemplare appartenente alla stessa produzione servì nel 1917 come punto di partenza per il readymade Trébuchet, il cui titolo francese allude sia a una mossa “a trabocchetto” degli scacchi sia all’atto di incespicare, trasformando l’opera in un gioco visivo dai molteplici significati. Per Duchamp, l’opera diventa una trappola epistemologica, mentre la documentazione pubblica della sua ricezione si dispiega in un campo di significati in continua espansione.
D is for Duchamp the Deep Dyed Deceiver riflette la convinzione dell’artista secondo
cui il giudizio dello spettatore costituisce una componente primaria dell’opera stessa. Nella presentazione del lavoro di Duchamp, questo approccio segna un cambiamento di paradigma, distinguendo questa mostra da tutte quelle precedentemente a lui dedicate.
Sviluppato nel corso di quasi tre decenni di ricerca, il progetto prende avvio dalla concezione duchampiana dell’opera d’arte, articolata nella conferenza del 1957 The Creative Act, come esito di una complicità tra artista e spettatore, attribuendo così a quest’ultimo un ruolo autoriale.
«L’artista agisce alla maniera di un essere medianico. [...] Dobbiamo allora rifiutargli la facoltà di essere pienamente cosciente, sul piano estetico, di ciò che fa o perchè lo fa. [...] Lo spettatore stabilisce il contatto dell’opera con il mondo esterno decifrando e interpretando i suoi attributi profondi e con questo aggiunge il proprio contributo al processo creativo.»
La mostra include un intervento dell’artista tedesco Olaf Nicolai, sviluppato appositamente per questa occasione. Realizzato come un’insegna al neon che riproduce una frase di Duchamp presente in una lettera scoperta di recente, anch’essa presente in mostra. La frase ribadisce l’idea centrale dell’esposizione, utilizzando le parole stesse di Duchamp e permettendo di meglio comprendere la trappola che egli ha teso al suo stesso pubblico.
La mostra riunisce il più ampio corpus di materiali finora raccolto sulla ricezione dell’opera di Duchamp, presentando uno straordinario gruppo di fonti e di documenti inediti accanto alle pubblicazioni più influenti apparse nel corso della sua vita. Considerati nel loro insieme, gli oggetti esposti tracciano una mappa di ciò che è stato visto, narrato e riprodotto nell’arco della carriera dell’artista. Essi mostrano come la ricezione della sua opera si sia evoluta attraverso diversi contesti sociali e pubblici.
Accanto a questa documentazione, la mostra presenta più di venti opere originali di Duchamp, insieme a un oggetto prodotto in serie, un “attaccapanni”. Un esemplare appartenente alla stessa produzione servì nel 1917 come punto di partenza per il readymade Trébuchet, il cui titolo francese allude sia a una mossa “a trabocchetto” degli scacchi sia all’atto di incespicare, trasformando l’opera in un gioco visivo dai molteplici significati. Per Duchamp, l’opera diventa una trappola epistemologica, mentre la documentazione pubblica della sua ricezione si dispiega in un campo di significati in continua espansione.
D is for Duchamp the Deep Dyed Deceiver riflette la convinzione dell’artista secondo
cui il giudizio dello spettatore costituisce una componente primaria dell’opera stessa. Nella presentazione del lavoro di Duchamp, questo approccio segna un cambiamento di paradigma, distinguendo questa mostra da tutte quelle precedentemente a lui dedicate.
Sviluppato nel corso di quasi tre decenni di ricerca, il progetto prende avvio dalla concezione duchampiana dell’opera d’arte, articolata nella conferenza del 1957 The Creative Act, come esito di una complicità tra artista e spettatore, attribuendo così a quest’ultimo un ruolo autoriale.
«L’artista agisce alla maniera di un essere medianico. [...] Dobbiamo allora rifiutargli la facoltà di essere pienamente cosciente, sul piano estetico, di ciò che fa o perchè lo fa. [...] Lo spettatore stabilisce il contatto dell’opera con il mondo esterno decifrando e interpretando i suoi attributi profondi e con questo aggiunge il proprio contributo al processo creativo.»
La mostra include un intervento dell’artista tedesco Olaf Nicolai, sviluppato appositamente per questa occasione. Realizzato come un’insegna al neon che riproduce una frase di Duchamp presente in una lettera scoperta di recente, anch’essa presente in mostra. La frase ribadisce l’idea centrale dell’esposizione, utilizzando le parole stesse di Duchamp e permettendo di meglio comprendere la trappola che egli ha teso al suo stesso pubblico.
10
maggio 2026
D is for Duchamp the Deep Dyed Deceiver
Dal 10 maggio al 22 novembre 2026
libri ed editoria
Location
Arsenale Institute for Politics of Representation
Venezia, Riva dei Sette Martiri, 1430, (VE)
Venezia, Riva dei Sette Martiri, 1430, (VE)
Orario di apertura
da martedì a domenica 11:00-19:30
Vernissage
9 Maggio 2026, 17:00-20:00
Sito web
Autore
Curatore
Autore testo critico








