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Daniel Buren – Una cosa tira l’altra, lavori in situ e situati, 1965-2015
Galleria Continua accoglie nuovamente nei suoi spazi espositivi uno dei maggiori interpreti dell’arte contemporanea europea ed internazionale, Daniel Buren con la mostra personale dal titolo Una cosa tira l’altra, lavori in situ e situati, 1965-2015.
Comunicato stampa
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Il percorso espositivo si compone di un nutrito numero di quadri storici allestiti nelle sale al primo piano della galleria e di un’opera inedita, di grandi dimensioni, che l’artista concepisce appositamente per la platea dell’ex cinema teatro.
Daniel Buren comincia la sua carriera negli anni Sessanta sviluppando da subito una pittura che tende sia all’abbandono intenzionale dell’emotività, che all’indifferenza per il soggetto narrativo e che radicalizza l’opera in un puro rapporto tra il supporto e la forma.
A partire dal 1965 Buren comincia ad utilizzare una stoffa da tende rigata, le cui componenti diventano base della sua grammatica visiva: strisce verticali alternate bianche e colorate, larghe 8,7 cm. Nel 1967 inizia ad esplorare le potenzialità delle strisce a contrasto come segno, passando così dall’oggetto-pittura a ciò che l’artista stesso definisce "uno strumento visivo", e fa stampare la carta a strisce. Un motivo fabbricato industrialmente che risponde al suo desiderio di oggettività e con il quale sottolinea le superfici più varie.
Nel campo delle arti plastiche, Daniel Buren inventa la nozione di “in situ” per caratterizzare una pratica intrinsecamente legata alle specificità topologiche e culturali dei luoghi dove le opere sono presentate.
Colori primari, piatti, lisci, senza accenni a sfumature. Geometria e astrazione. Buren utilizza questa semplificazione di dispositivi in un gran numero di opere “in situ”. Le sue strisce, declinate in colori e materiali diversi, abbandonano il terreno di una pura dichiarazione per approdare a una ridefinizione dello spazio pubblico o privato. Interprete attento della dimensione spazio-temporale con la quale l’opera dialoga, l’artista scompone e ricrea una collezione infinita di nuovi mondi riverberati ed astratti.
L’opera di Daniel Buren propone una lettura critica dell’oggetto d’arte affrontando tematiche relative alla visibilità dell’opera e alla definizione del suo statuto. Al centro della sua ricerca la volontà di rovesciare i modelli dati, mediante la moltiplicazione dei punti di vista ma anche il capovolgimento delle prospettive attraverso interferenze visive.
L’impalcatura che Buren realizza con tubi metallici nella platea del cinema teatro, apre a letture imprevedibili dello spazio, le strisce a contrasto disegnano un camminamento aereo che offre nuove prospettive di osservazione: un affaccio a dir poco inusuale su “Planes with Broken Bands of Color (San Gimignano)”, il walldrawing progettato da Sol Lewitt per la platea nel 2004 e realizzato nel 2009, così come una serie di punti d’approdo visivi che offrono nuove prospettive sulle altre opere in mostra. La passerella che Daniel Buren concepisce per la platea raggiunge, dunque, diversi punti di quello che in origine era lo spazio dedicato alla galleria e ai palchi, creando non solo un nuovo modo di percorrere lo spazio ma anche inattesi punti di vista all’interno dello stesso. L’intenzione di Buren come artista è quella di rendere il contesto dell'opera visibile allo spettatore: lo spazio, la luce, ma anche risvegliare la coscienza di chi guarda e creare consapevolezza nel senso più ampio possibile.
Il lavoro di Daniel Buren ridefinisce il luogo in cui si verifica l'opera d'arte, dimostrando la complessità e un approccio ideologico all'arte e di ogni forma di esperienza. Con questo gesto, Buren sposta i confini dell'arte visiva, e apre la strada a una nuova interazione tra arte e vita.
Daniel Buren vanta attività nei più famosi centri di arte contemporanea del mondo. Nato a Boulone-Billancourt (Parigi) il 25.03.38, ama ridurre la propria biografia affermando che “vive e lavora in situ”.
Nel 1986, su commissione del Presidente della Repubblica Francese Mitterrand, l’artista realizza nel cortile d'onore del Palais Royal la sua opera permanente più discussa "Le Deux Plateaux”. Nello stesso anno rappresenta la Francia al Padiglione dei Giardini della Biennale di Venezia, vincendo il Leone d'Oro. Musei come il Beaubourg Centre Pompidou di Parigi, nel 2002, o il Guggenheim di New York, nel 2005, gli hanno dedicato ampie mostre personali e la sua presenza non manca nelle più accreditate collezioni pubbliche e private di tutto il mondo. Nel 2007 è stato insignito del prestigioso Praemium Imperiale. Nel 2012 ha esposto al Gran Palais di Parigi in occasione della quinta edizione di Monumenta.
Daniel Buren comincia la sua carriera negli anni Sessanta sviluppando da subito una pittura che tende sia all’abbandono intenzionale dell’emotività, che all’indifferenza per il soggetto narrativo e che radicalizza l’opera in un puro rapporto tra il supporto e la forma.
A partire dal 1965 Buren comincia ad utilizzare una stoffa da tende rigata, le cui componenti diventano base della sua grammatica visiva: strisce verticali alternate bianche e colorate, larghe 8,7 cm. Nel 1967 inizia ad esplorare le potenzialità delle strisce a contrasto come segno, passando così dall’oggetto-pittura a ciò che l’artista stesso definisce "uno strumento visivo", e fa stampare la carta a strisce. Un motivo fabbricato industrialmente che risponde al suo desiderio di oggettività e con il quale sottolinea le superfici più varie.
Nel campo delle arti plastiche, Daniel Buren inventa la nozione di “in situ” per caratterizzare una pratica intrinsecamente legata alle specificità topologiche e culturali dei luoghi dove le opere sono presentate.
Colori primari, piatti, lisci, senza accenni a sfumature. Geometria e astrazione. Buren utilizza questa semplificazione di dispositivi in un gran numero di opere “in situ”. Le sue strisce, declinate in colori e materiali diversi, abbandonano il terreno di una pura dichiarazione per approdare a una ridefinizione dello spazio pubblico o privato. Interprete attento della dimensione spazio-temporale con la quale l’opera dialoga, l’artista scompone e ricrea una collezione infinita di nuovi mondi riverberati ed astratti.
L’opera di Daniel Buren propone una lettura critica dell’oggetto d’arte affrontando tematiche relative alla visibilità dell’opera e alla definizione del suo statuto. Al centro della sua ricerca la volontà di rovesciare i modelli dati, mediante la moltiplicazione dei punti di vista ma anche il capovolgimento delle prospettive attraverso interferenze visive.
L’impalcatura che Buren realizza con tubi metallici nella platea del cinema teatro, apre a letture imprevedibili dello spazio, le strisce a contrasto disegnano un camminamento aereo che offre nuove prospettive di osservazione: un affaccio a dir poco inusuale su “Planes with Broken Bands of Color (San Gimignano)”, il walldrawing progettato da Sol Lewitt per la platea nel 2004 e realizzato nel 2009, così come una serie di punti d’approdo visivi che offrono nuove prospettive sulle altre opere in mostra. La passerella che Daniel Buren concepisce per la platea raggiunge, dunque, diversi punti di quello che in origine era lo spazio dedicato alla galleria e ai palchi, creando non solo un nuovo modo di percorrere lo spazio ma anche inattesi punti di vista all’interno dello stesso. L’intenzione di Buren come artista è quella di rendere il contesto dell'opera visibile allo spettatore: lo spazio, la luce, ma anche risvegliare la coscienza di chi guarda e creare consapevolezza nel senso più ampio possibile.
Il lavoro di Daniel Buren ridefinisce il luogo in cui si verifica l'opera d'arte, dimostrando la complessità e un approccio ideologico all'arte e di ogni forma di esperienza. Con questo gesto, Buren sposta i confini dell'arte visiva, e apre la strada a una nuova interazione tra arte e vita.
Daniel Buren vanta attività nei più famosi centri di arte contemporanea del mondo. Nato a Boulone-Billancourt (Parigi) il 25.03.38, ama ridurre la propria biografia affermando che “vive e lavora in situ”.
Nel 1986, su commissione del Presidente della Repubblica Francese Mitterrand, l’artista realizza nel cortile d'onore del Palais Royal la sua opera permanente più discussa "Le Deux Plateaux”. Nello stesso anno rappresenta la Francia al Padiglione dei Giardini della Biennale di Venezia, vincendo il Leone d'Oro. Musei come il Beaubourg Centre Pompidou di Parigi, nel 2002, o il Guggenheim di New York, nel 2005, gli hanno dedicato ampie mostre personali e la sua presenza non manca nelle più accreditate collezioni pubbliche e private di tutto il mondo. Nel 2007 è stato insignito del prestigioso Praemium Imperiale. Nel 2012 ha esposto al Gran Palais di Parigi in occasione della quinta edizione di Monumenta.
21
febbraio 2015
Daniel Buren – Una cosa tira l’altra, lavori in situ e situati, 1965-2015
Dal 21 febbraio all'undici aprile 2015
arte contemporanea
Location
GALLERIA CONTINUA
San Gimignano, Via Del Castello, 11, (Siena)
San Gimignano, Via Del Castello, 11, (Siena)
Orario di apertura
da lunedì a sabato, 10-13 e 14-19
Vernissage
21 Febbraio 2015, 18-24
Autore




