Create an account
Welcome! Register for an account
La password verrà inviata via email.
Recupero della password
Recupera la tua password
La password verrà inviata via email.
-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Danilo Maestosi – L’lstinto ed il Gusto: Migrazioni, nuovi appunti
“Quale richiamo misterioso spinge le tartarughe a scegliere proprio quella striscia di costa del deserto peruviano,non certo la più accogliente, non certo la più sicura, come nido per deporre le loro uova? … ”
Danilo Maestosi
Comunicato stampa
Condividi l'evento
Pittura del vissuto, pittura viva
Danilo Maestosi ritorna su un tema in parte già affrontato, ma questa volta lo guarda da un diverso punto di vista, interrogandosi sul fenomeno della migrazione degli animali e sui misteriosi processi che lo governano e, nel contempo, esplorando le potenzialità creative che il contatto tra culture differenti determina là dove la dimensione dell’apertura domina sul pregiudizio. Migrazione dunque come realtà fisica e come realtà culturale.
Se la natura detta regole, cui non ci si può sottrarre, allora vivere implica migrare da un luogo a un altro, seguendo un istinto che conduce a una meta ben precisa. Quella e non un’altra. Ecco, Maestosi si pone “dentro” questo viaggio, perché la migrazione è un viaggio. Un viaggio verso l’ignoto e attraverso l’ignoto.
E, allo stesso modo, se il processo creativo è, per certi aspetti, un andare verso l’ignoto, allora l’artista è, di fatto, un “migrante”. La non stanzialità, la non assolutezza e, di contro, lo spaesamento, il relativismo che connotano la condizione esistenziale contemporanea, collocano in primo piano l’urgenza di rifondare il concetto d’identità su nuovi parametri, dove l’identità non è più qualcosa a sé, ma è invece da ridefinire nella relazione, nel rapporto con l’altro. L’artista, in tal senso, nel suo spostarsi dentro e fuori di sé, nella sua tensione verso un quid cui dare corpo sulla tela, rispondendo a una necessità interna, mette in atto un processo dove parti di sé saranno depositate in un altrove: l’opera.
Guardare i dipinti di Maestosi ponendosi in un atteggiamento di ascolto, più che nella sola visione dei soggetti raffigurati o cui si allude, consente di recuperare quanto accade nello spazio-luogo della tela. La sua pittura è, infatti, una pittura del vissuto, dove il valore esperienziale della vita è forte. Nel sovrapporsi, nello scontrarsi dei segni e delle materie cromatiche si avverte il flusso di suoni, di colori, di sapori, di odori incontrati, di cui la memoria conserva traccia e che ritrovano oggi presenza fisica, tangibile pur nella loro inafferrabilità.
In quello spazio-tempo l’immagine appare, afferrata e sottratta al ricordo, alla storia, ma senza interromperne il continuum che quei solchi sulla tela sembrano rappresentare. E in questo riaffiorare, si tessono curiose trame, le culture s’intrecciano e, percorrendo vie misteriose, le peculiarità dell’una si legano con quelle dell’altra, scoprendo nuove risorse e nuovi stimoli verso altre direzioni.
Maestosi cattura, restituisce per necessità. E nel suo migrare verso l’immagine intesa come luogo di relazioni, come incontro tra differenti possibilità di essere, nasce l’opera.
Maestosi è un artista “non radicato”. Condizione che lo apre al nuovo, all’accoglimento del diverso che consente alla sua pittura di essere pittura del vissuto, pittura viva.
Ida Mitrano
Danilo Maestosi ritorna su un tema in parte già affrontato, ma questa volta lo guarda da un diverso punto di vista, interrogandosi sul fenomeno della migrazione degli animali e sui misteriosi processi che lo governano e, nel contempo, esplorando le potenzialità creative che il contatto tra culture differenti determina là dove la dimensione dell’apertura domina sul pregiudizio. Migrazione dunque come realtà fisica e come realtà culturale.
Se la natura detta regole, cui non ci si può sottrarre, allora vivere implica migrare da un luogo a un altro, seguendo un istinto che conduce a una meta ben precisa. Quella e non un’altra. Ecco, Maestosi si pone “dentro” questo viaggio, perché la migrazione è un viaggio. Un viaggio verso l’ignoto e attraverso l’ignoto.
E, allo stesso modo, se il processo creativo è, per certi aspetti, un andare verso l’ignoto, allora l’artista è, di fatto, un “migrante”. La non stanzialità, la non assolutezza e, di contro, lo spaesamento, il relativismo che connotano la condizione esistenziale contemporanea, collocano in primo piano l’urgenza di rifondare il concetto d’identità su nuovi parametri, dove l’identità non è più qualcosa a sé, ma è invece da ridefinire nella relazione, nel rapporto con l’altro. L’artista, in tal senso, nel suo spostarsi dentro e fuori di sé, nella sua tensione verso un quid cui dare corpo sulla tela, rispondendo a una necessità interna, mette in atto un processo dove parti di sé saranno depositate in un altrove: l’opera.
Guardare i dipinti di Maestosi ponendosi in un atteggiamento di ascolto, più che nella sola visione dei soggetti raffigurati o cui si allude, consente di recuperare quanto accade nello spazio-luogo della tela. La sua pittura è, infatti, una pittura del vissuto, dove il valore esperienziale della vita è forte. Nel sovrapporsi, nello scontrarsi dei segni e delle materie cromatiche si avverte il flusso di suoni, di colori, di sapori, di odori incontrati, di cui la memoria conserva traccia e che ritrovano oggi presenza fisica, tangibile pur nella loro inafferrabilità.
In quello spazio-tempo l’immagine appare, afferrata e sottratta al ricordo, alla storia, ma senza interromperne il continuum che quei solchi sulla tela sembrano rappresentare. E in questo riaffiorare, si tessono curiose trame, le culture s’intrecciano e, percorrendo vie misteriose, le peculiarità dell’una si legano con quelle dell’altra, scoprendo nuove risorse e nuovi stimoli verso altre direzioni.
Maestosi cattura, restituisce per necessità. E nel suo migrare verso l’immagine intesa come luogo di relazioni, come incontro tra differenti possibilità di essere, nasce l’opera.
Maestosi è un artista “non radicato”. Condizione che lo apre al nuovo, all’accoglimento del diverso che consente alla sua pittura di essere pittura del vissuto, pittura viva.
Ida Mitrano
13
dicembre 2011
Danilo Maestosi – L’lstinto ed il Gusto: Migrazioni, nuovi appunti
Dal 13 dicembre 2011 al 10 gennaio 2012
arte contemporanea
Location
ARCHE’ – ARTE NEL TEMPO
Roma, Via Del Pellegrino, 59, (Roma)
Roma, Via Del Pellegrino, 59, (Roma)
Orario di apertura
Lunedì 16-20 / martedì-sabato: 11-13 / 16-20
domenica e lunedì mattina chiuso
Vernissage
13 Dicembre 2011, ore 18,30
Autore
Curatore




