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Davide Foschi – In principio era il Colore II
Oltremodo anomala, inconsueta, una trama di colore esposta in sintesi estrema, priva di restrizioni, senza mediazione alcuna: è certo un tipo di pittura che si rivolge ad un fruitore pratico di straniamenti, di mescolanze, che esiga un coinvolgimento totale..
Comunicato stampa
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Oltremodo anomala, inconsueta, una trama di colore esposta in sintesi estrema, priva di restrizioni, senza mediazione alcuna: è certo un tipo di pittura che si rivolge ad un fruitore pratico di straniamenti, di mescolanze, che esiga un coinvolgimento totale, sia emotivo che cerebrale e – letteralmente – metafisico.
L'intero processo artistico di Davide Foschi è un'ipotesi di erosione spazio-temporale, una rottura e proseguimento di una consequenzialità logica, eversione di ogni ordine fisico e spirituale.
La pittura dell’artista è fitta, segmentata, restituita attraverso possibilità di letture di gradi ulteriori, voragini aperte lungo un tessuto testuale che innalza e discende, una speciale visione dinamica “ultramobile” che vive di passato e futuro nel medesimo istante di presente fisicità teatrale narrativa.
Non esistono storie nei dipinti di Foschi, ma temi, concetti universali intrisi di una spiritualità umana e divina assieme.
Il colore si compie e si moltiplica in una serie di materiali propedeutica ad un allestimento teatrale: la doppia dimensione del quadro viene sconvolta da progressivi fasci di luce che producono e proiettano l’immagine all’infinito.
Precise immagini mentali – tra loro complementari – lette attraverso un dettagliato esempio di costruzione e decostruzione dell'identità fisica e cromatica della figura.
Ed è esattamente nel sottostrato di concrezioni e visioni “ultraterrene”, in quella connivenza tra metamorfosi allucinata ed ibridazione che si compie la simbologia alchemica dell'arte di Foschi: Alchimia è tutto quanto trasforma, conduce, traveste, introduce e depista, muta di sostanza e scinde, da uno sfondo magmatico ad uno lucido, oscuro e limpido insieme.
L'indeterminatezza asimmetrica del colore diviene uno speciale tema lessicale, frase sincopata tra le cui righe possa leggersi il carattere centrale di un contesto intimo, personale tanto quanto collettivo ed universale. Ed è qui – particolarmente – che si produce e si sviluppa un autentico senso del “sacro”.
Partendo dalla scomposizione e ricostruzione degli elementi primari del colore, l'artista tende a confrontarsi con un tipo di arte liquida, biomorfa, capace di modificarsi e modificare – ad ogni singolo sguardo – la percezione intera dell'immagine.
Non esiste costante o variante che tenga: la forma è idea dinamica, si trasforma ancora prima nell'occhio di chi osserva che sopra la tela dove vive, è un continuato mutarsi, sciogliersi, ripetersi di un movimento non autoconclusivo, ma modulato e volumetrico, di dimensioni che definiscono una propria spazialità, perimetrandola, popolandola e – infine, come al principio – disintegrandola.
Tutto quanto muove l'arte di Davide Foschi pare essere una volontà di emersione, di creazione di luce, un’ evoluzione divenuta movimento onnicomprensivo che parta dal dipinto per raggiungere l'interiorità dell'osservatore: vale a dire pittura alchemica, trasformatrice, in grado di prendere per mano il pensiero e trasportarlo oltre, avanti, entro il virtuosismo congelato della temporalità immobile. (Alberto Gross)
Critica:
Presentazione a cura del Critico Alberto Gross e dal Prof. Vittorio Riguzzi
L'intero processo artistico di Davide Foschi è un'ipotesi di erosione spazio-temporale, una rottura e proseguimento di una consequenzialità logica, eversione di ogni ordine fisico e spirituale.
La pittura dell’artista è fitta, segmentata, restituita attraverso possibilità di letture di gradi ulteriori, voragini aperte lungo un tessuto testuale che innalza e discende, una speciale visione dinamica “ultramobile” che vive di passato e futuro nel medesimo istante di presente fisicità teatrale narrativa.
Non esistono storie nei dipinti di Foschi, ma temi, concetti universali intrisi di una spiritualità umana e divina assieme.
Il colore si compie e si moltiplica in una serie di materiali propedeutica ad un allestimento teatrale: la doppia dimensione del quadro viene sconvolta da progressivi fasci di luce che producono e proiettano l’immagine all’infinito.
Precise immagini mentali – tra loro complementari – lette attraverso un dettagliato esempio di costruzione e decostruzione dell'identità fisica e cromatica della figura.
Ed è esattamente nel sottostrato di concrezioni e visioni “ultraterrene”, in quella connivenza tra metamorfosi allucinata ed ibridazione che si compie la simbologia alchemica dell'arte di Foschi: Alchimia è tutto quanto trasforma, conduce, traveste, introduce e depista, muta di sostanza e scinde, da uno sfondo magmatico ad uno lucido, oscuro e limpido insieme.
L'indeterminatezza asimmetrica del colore diviene uno speciale tema lessicale, frase sincopata tra le cui righe possa leggersi il carattere centrale di un contesto intimo, personale tanto quanto collettivo ed universale. Ed è qui – particolarmente – che si produce e si sviluppa un autentico senso del “sacro”.
Partendo dalla scomposizione e ricostruzione degli elementi primari del colore, l'artista tende a confrontarsi con un tipo di arte liquida, biomorfa, capace di modificarsi e modificare – ad ogni singolo sguardo – la percezione intera dell'immagine.
Non esiste costante o variante che tenga: la forma è idea dinamica, si trasforma ancora prima nell'occhio di chi osserva che sopra la tela dove vive, è un continuato mutarsi, sciogliersi, ripetersi di un movimento non autoconclusivo, ma modulato e volumetrico, di dimensioni che definiscono una propria spazialità, perimetrandola, popolandola e – infine, come al principio – disintegrandola.
Tutto quanto muove l'arte di Davide Foschi pare essere una volontà di emersione, di creazione di luce, un’ evoluzione divenuta movimento onnicomprensivo che parta dal dipinto per raggiungere l'interiorità dell'osservatore: vale a dire pittura alchemica, trasformatrice, in grado di prendere per mano il pensiero e trasportarlo oltre, avanti, entro il virtuosismo congelato della temporalità immobile. (Alberto Gross)
Critica:
Presentazione a cura del Critico Alberto Gross e dal Prof. Vittorio Riguzzi
26
maggio 2012
Davide Foschi – In principio era il Colore II
Dal 26 maggio al 07 giugno 2012
arte moderna e contemporanea
arte contemporanea
presentazione
serata - evento
giovane arte
arte moderna
arte contemporanea
presentazione
serata - evento
giovane arte
arte moderna
Location
GALLERIA WIKIARTE
Bologna, Via San Felice, 18, (Bologna)
Bologna, Via San Felice, 18, (Bologna)
Orario di apertura
orari fino al 31 maggio
dal mercoledì al sabato 10.30-19.00 martedì e domenica 15.00-19.00
lunedì chiuso.
orai dal 1 giugno al 30 settembre
dal martedì al sabato 10.30-19.00
lunedì e domenica
Vernissage
26 Maggio 2012, ore 18
Autore
Curatore




