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Del tempo e del divenire
Finissage
Comunicato stampa
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MARIANGELA CACACE
tra ontologia dell’essere
e tempo archiviato.
Un dipinto non ha bisogno d’essere un passivo ricettore d’informazioni sul mondo visibile, ma può assumere un ruolo
molto più incisivo -icàstico- fornendo un impulso reale, non virtuale, all’esperienza dello spettatore.
Espressioni mature di una novecentesca arte informale -di declinazione neoastrattista-si connotano le opere pittoriche che Mariangela Cacace, giunta al sommo di un fertile percorso intellettuale e artistico, espone alla Catania Art Gallery con la sapiente curatela di Salvo Daniele Torrisi. Opere di forte impatto ottico, queste, che svelano una profonda ricerca legata al concetto di Being -di Essere, laddove la materia plasmata non è solo supporto dell’opera ma è forma pensante (eidetica) ancor prima che visiva. Ne consegue che il processo creativo dell’artista tramuta in un “divenire” pittorico verso l’Essenza: essendo il gesto dell’artefice ancora formalmente ignaro d’ogni definizione ultimativa. Né la “forma immaginata” dispare. Trasfigurando in vibrazione cromatica e tattile essa diventa il cronometro di un tempo interiore, di un tempo sospeso: un sedimento del vissuto, un frammento che trasforma l’attimo archiviato in materia viva. Mentre il colore, dosato in stesure fortemente materiche, rinunciando alla funzione primaria del decor, se pur di un’edonistica sensualità pittorica, intesse un discorso per così dire “figurativo” -carico di simbolici sensi- fino a costruire, e costituire, l’ossatura architettonica dell’opera. La tecnica di stratificazione cromatica adoperata dalla Cacace, d’altro canto, non è accumulo di pigmento, ma è densità generata da un processo di “scavo inverso” e di sedimentazione che trasforma la tela in un palinsesto sensoriale. E qui occorre dire, a beneficio del fruitore, che l’artista non lavora su una superficie piatta, ma prepara il supporto creando una trama materica che “cattura” i successivi depositi di colore, permettendo al pigmento di annidarsi negli anfratti o di scivolare sulle creste della materia plasmata. La stratificazione irregolare crea pertanto una superficie scabra dove l’artista interviene sul colore ancora fresco o parzialmente asciutto “graffiando” la struttura cromatica o asportando strati i cui punti di massimo rilievo materico agiscono come prismi che catturano la luce. La sapiente stesura di velature successive crea poi un effetto di profondità ottica, facendo riaffiorare il colore sottostante come da un fondo pensante dove ogni livello cromatico rappresenta un momento del “tempo pittorico”. E la forma immaginata emerge anch’essa dalla vibrazione tra i diversi strati, dando l’impressione che l’opera emani dalla materia stessa una luce endogena sua propria -sono questi i “miraggi della materia”, evocando una visione quasi mistica, configurando una forma di meditazione spirituale visiva: che traduce lo splendore “intellegibile” della materia densa e gestuale. postulava la metafisica di Plotino.
E vale in chiusa ribadire che l’opera pittorica di Mariangela Cacace esplora una forma di astrattismo che, se pur di sinestetica percezione, non s’accomuna agli stilemi della emozionale corrente artistica abstraction lyrique post-bellica. Essa richiede infatti allo spettatore di contemplare l’opera come una pura ideazione in cui gli assunti strutturali, entro il dettato d’una fondamentale grammatica compositiva e visiva, appaiono come sottratti al peso
e allo spessore della materia, tradotta in luce-forma-colore:
una trama astratta che dal non-essere intellettivamente conduce all’apparire dell’essere dell’Ente. Stando per fermo che la lettura critica più che l’analisi del vissuto di un’immagine sia immaginazione del vissuto di chi davanti all’immagine si pone, si può senza dubbio alcuno affermare che le opere pittoriche di Mariangela Cacace assumono un ruolo assai significativo proprio nel fornire un impulso reale , non virtuale, all’esperienza dello spettatore.
tra ontologia dell’essere
e tempo archiviato.
Un dipinto non ha bisogno d’essere un passivo ricettore d’informazioni sul mondo visibile, ma può assumere un ruolo
molto più incisivo -icàstico- fornendo un impulso reale, non virtuale, all’esperienza dello spettatore.
Espressioni mature di una novecentesca arte informale -di declinazione neoastrattista-si connotano le opere pittoriche che Mariangela Cacace, giunta al sommo di un fertile percorso intellettuale e artistico, espone alla Catania Art Gallery con la sapiente curatela di Salvo Daniele Torrisi. Opere di forte impatto ottico, queste, che svelano una profonda ricerca legata al concetto di Being -di Essere, laddove la materia plasmata non è solo supporto dell’opera ma è forma pensante (eidetica) ancor prima che visiva. Ne consegue che il processo creativo dell’artista tramuta in un “divenire” pittorico verso l’Essenza: essendo il gesto dell’artefice ancora formalmente ignaro d’ogni definizione ultimativa. Né la “forma immaginata” dispare. Trasfigurando in vibrazione cromatica e tattile essa diventa il cronometro di un tempo interiore, di un tempo sospeso: un sedimento del vissuto, un frammento che trasforma l’attimo archiviato in materia viva. Mentre il colore, dosato in stesure fortemente materiche, rinunciando alla funzione primaria del decor, se pur di un’edonistica sensualità pittorica, intesse un discorso per così dire “figurativo” -carico di simbolici sensi- fino a costruire, e costituire, l’ossatura architettonica dell’opera. La tecnica di stratificazione cromatica adoperata dalla Cacace, d’altro canto, non è accumulo di pigmento, ma è densità generata da un processo di “scavo inverso” e di sedimentazione che trasforma la tela in un palinsesto sensoriale. E qui occorre dire, a beneficio del fruitore, che l’artista non lavora su una superficie piatta, ma prepara il supporto creando una trama materica che “cattura” i successivi depositi di colore, permettendo al pigmento di annidarsi negli anfratti o di scivolare sulle creste della materia plasmata. La stratificazione irregolare crea pertanto una superficie scabra dove l’artista interviene sul colore ancora fresco o parzialmente asciutto “graffiando” la struttura cromatica o asportando strati i cui punti di massimo rilievo materico agiscono come prismi che catturano la luce. La sapiente stesura di velature successive crea poi un effetto di profondità ottica, facendo riaffiorare il colore sottostante come da un fondo pensante dove ogni livello cromatico rappresenta un momento del “tempo pittorico”. E la forma immaginata emerge anch’essa dalla vibrazione tra i diversi strati, dando l’impressione che l’opera emani dalla materia stessa una luce endogena sua propria -sono questi i “miraggi della materia”, evocando una visione quasi mistica, configurando una forma di meditazione spirituale visiva: che traduce lo splendore “intellegibile” della materia densa e gestuale. postulava la metafisica di Plotino.
E vale in chiusa ribadire che l’opera pittorica di Mariangela Cacace esplora una forma di astrattismo che, se pur di sinestetica percezione, non s’accomuna agli stilemi della emozionale corrente artistica abstraction lyrique post-bellica. Essa richiede infatti allo spettatore di contemplare l’opera come una pura ideazione in cui gli assunti strutturali, entro il dettato d’una fondamentale grammatica compositiva e visiva, appaiono come sottratti al peso
e allo spessore della materia, tradotta in luce-forma-colore:
una trama astratta che dal non-essere intellettivamente conduce all’apparire dell’essere dell’Ente. Stando per fermo che la lettura critica più che l’analisi del vissuto di un’immagine sia immaginazione del vissuto di chi davanti all’immagine si pone, si può senza dubbio alcuno affermare che le opere pittoriche di Mariangela Cacace assumono un ruolo assai significativo proprio nel fornire un impulso reale , non virtuale, all’esperienza dello spettatore.
31
maggio 2026
Del tempo e del divenire
31 maggio 2026
arte contemporanea
Location
CATANIA ART GALLERY
Catania, Via Caronda, 48/48a, (Catania)
Catania, Via Caronda, 48/48a, (Catania)
Orario di apertura
Da lunedì a sabato ore10-13 e 15-19
Vernissage
31 Maggio 2026, 18
Autore
Curatore
Autore testo critico





