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Enzo Brai – Obiettivo Sicilia. Cinquant’anni di storie
Centotrenta scatti d’autore per raccontare mezzo secolo di lavoro e di vita
Comunicato stampa
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Centotrenta scatti d’autore per raccontare mezzo secolo di lavoro e di vita nella mostra “Obiettivo Sicilia – Cinquant’anni di storie” del fotografo Enzo Brai. Fino al 5 giugno, la sala Amato del castello di Caccamo farà da cornice alla mostra del famoso fotografo palermitano. Le immagini che fanno parte della mostra raccontano le tragedie, la storia, la cultura ma anche scorci di vita quotidiana di una terra dolente e passionale che ha ammaliato l’artista. L‘antologica, dedicata al maestro palermitano, è promossa dal Comune di Caccamo e la Fondazione “Ignazio Buttitta”, con il patrocinio della Regione Siciliana, Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, in collaborazione con la Pro Loco “Giorgio Ponte” di Caccamo e si svolge in occasione del 500° anniversario della morte del Beato Giovanni Liccio. L’esposizione aprirà al pubblico il 6 maggio alle 18.00. All’inaugurazione saranno presenti, con Enzo Brai, il sindaco di Caccamo Desiderio Capitano, Gaetano Gullo, Soprintendente ai Beni Culturali di Palermo e il presidente della Fondazione “Ignazio Buttitta”, Ignazio Emanuele Buttitta. La mostra è visitabile tutti i giorni negli orari di apertura del Castello di Caccamo.
LA MOSTRA – Brai, classe ’44, è stato prima ragazzo ‘di bottega’ col padre per lo storico studio Publifoto, quindi fotografo per varie testate (Giornale di Sicilia, L`Ora, La Repubblica, Epoca, Panorama, L`Espresso, Life, Time, Observer, Der Spiegel, National Geographic Magazine) fino alla specializzazione nel settore artistico come curatore di numerosi cataloghi di mostre ed eventi culturali e collaboratore delle istituzioni museali più prestigiose.
Ogni immagine è non solo testimone di un pezzo di storia ma anche chiave di lettura del presente, muta interprete della realtà. Il terremoto del Belìce del ’68, la mattanza nel mare di Favignana, i mafiosi in soggiorno obbligato di Linosa, fino alla vivida religiosità e civiltà contadina di Caccamo, alla cui ricerca, per quasi un trentennio, ha prestato fattiva ed entusiastica collaborazione lo studioso di storia locale e di tradizioni popolari Domenico Campisi. A Caccamo lega il fotografo “un rapporto fatto di passione e di seduzioni artistiche”, come spiega lo stesso Brai.
LA MOSTRA – Brai, classe ’44, è stato prima ragazzo ‘di bottega’ col padre per lo storico studio Publifoto, quindi fotografo per varie testate (Giornale di Sicilia, L`Ora, La Repubblica, Epoca, Panorama, L`Espresso, Life, Time, Observer, Der Spiegel, National Geographic Magazine) fino alla specializzazione nel settore artistico come curatore di numerosi cataloghi di mostre ed eventi culturali e collaboratore delle istituzioni museali più prestigiose.
Ogni immagine è non solo testimone di un pezzo di storia ma anche chiave di lettura del presente, muta interprete della realtà. Il terremoto del Belìce del ’68, la mattanza nel mare di Favignana, i mafiosi in soggiorno obbligato di Linosa, fino alla vivida religiosità e civiltà contadina di Caccamo, alla cui ricerca, per quasi un trentennio, ha prestato fattiva ed entusiastica collaborazione lo studioso di storia locale e di tradizioni popolari Domenico Campisi. A Caccamo lega il fotografo “un rapporto fatto di passione e di seduzioni artistiche”, come spiega lo stesso Brai.




