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Erbari tra arte e scienza: I Discorsi di Andrea Mattioli nell’edizione del 1568
L’esposizione sarà ospitata nell’appartamento cardinalizio del palazzo vescovile, che dal 1962 fa parte del Museo Diocesano, ed avrà per oggetto non solo il volume del 1568, ma anche una ragionata selezione – in tutto una cinquantina – delle molte centinaia di illustrazioni presenti in questa edizione
Comunicato stampa
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Con la mostra “Erbari tra arte e scienza: I Discorsi di Andrea Mattioli nell’edizione del 1568”, che sarà inaugurata sabato 27 febbraio alle ore 16, prende il via la programmazione annuale di eventi del Museo Diocesano di Imola. L’esposizione sarà ospitata nell’appartamento cardinalizio del palazzo vescovile, che dal 1962 fa parte del Museo Diocesano, ed avrà per oggetto non solo il volume del 1568, ma anche una ragionata selezione – in tutto una cinquantina – delle molte centinaia di illustrazioni presenti in questa edizione.
Questa mostra sarà la prima di un calendario di iniziative con le quali, fino al 6 gennaio 2017, il Museo Diocesano intende indagare l’arte e la cultura in maniera il più possibile trasversale, offrendo ai visitatori, soprattutto ai giovani e agli studenti, nuove opportunità di conoscenza, intento che trae humus indispensabile dalla collaborazione con l’Università di Bologna grazie all'impegno della professoressa Patrizia Tassinari, luogo privilegiato che è sintesi di saperi, alta formazione permanente e ricerca, contributo imprescindibile allo sviluppo sociale, culturale ed economico della società che la ospita, mediante l’applicazione, la valorizzazione, la divulgazione e l’impiego della conoscenza attraverso una relazione diretta con il territorio e con tutti i suoi attori.
All'inaugurazione interverranno S. E. Mons. Tommaso Ghirelli, vescovo Diocesi di Imola; Patrizia Tassinari, referente accademico unico del plesso imolese dell’Università di Bologna; Maria Grazia Bellardi, del dipartimento di Scienze agrarie dell’Università di Bologna, che parlerà di “Profumi ed aromi di fiori e piante nell’arte pittorica”; Sergio Gollini, esperto di stampe e libri antichi e moderni, che tratterà dei “Discorsi” del Mattioli oggetto della mostra.
Il volume del Mattioli rappresenta il più noto testo botanico-farmaceutico del XVI secolo, nel quale il commento alla traduzione del De materia medica di Dioscoride Pedacio, summa delle nozioni di medicina naturale del tempo, era integrato con aneddoti e notizie legati alla tradizione popolare e con l’aggiunta della descrizione delle virtù medicinali di centinaia di nuove piante, una buona parte delle quali sconosciute in quanto appena importate dall’Oriente e dalle Americhe e altre erborizzate direttamente dallo stesso Mattioli nel corso delle sue ricerche condotte nella Val di Non e sul monte Baldo.
Chi era Pietro Andrea Mattioli?
Nato a Siena il 12 marzo 1501, si dedicò ai primi studi a Siena, in una scuola che seguiva il nuovo modello didattico proposto da Erasmo da Rotterdam. Negli anni successivi frequentò la facoltà di medicina a Padova, raggiungendo i gradi accademici nel 1523. Rientrato a Siena, vi soggiornò per un breve periodo, per poi trasferirsi a Perugia, dove si dedicò allo studio della chirurgia sotto la guida di Gregorio Caravita. Fu quindi a Roma, praticante di medicina prima all’ospedale di Santo Spirito e poi in quello di San Giacomo. Nel 1527, dopo il sacco di Roma, si trasferì nel più sicuro principato vescovile di Trento, andando a vivere in Val di Non e acquisendo rapidamente una grande reputazione.
Dal 1542 al 1555 soggiornò a Gorizia, esercitandovi la professione medica e, soprattutto, si dedicò a completare la sua opera principale, i "Di Pedacio Dioscoride Anazarbeo libri cinque Della historia et materia medicinale tradotti in lingua volgare italiana...", la cui prima edizione, senza figure, fu pubblicata a Venezia nel 1544. Il libro ebbe almeno tredici edizioni durante la vita di Mattioli, e numerose traduzioni in francese, boemo e tedesco, oltre a quelle in latino, note con il nome di "Commentarii" e da considerarsi come opera a sé e suscitando alcune polemiche in cui si accusava Mattioli di plagi, errori e falsi.
Nel 1555 Mattioli si trasferì a Praga al servizio degli Asburgo. Nel 1557 ci fu un secondo violento attacco ai “Discorsi”, da parte di un botanico prussiano, che evidenziò alcuni errori nell’identificazione di specie botaniche.
Quando nel 1564 salì al trono Massimiliano II questi offrì a Mattioli la possibilità di continuare a servire alla corte imperiale, così lo scienziato restò a Praga per altri sette anni durante i quali si dedicò a opere riguardanti la medicina e la farmacopea. Nel 1571, ormai anziano, Mattioli lasciò Praga e si diresse dapprima a Verona, quindi a Trento e infine a Innsbruck, dove passò gli ultimi sei anni della sua vita.
Questa mostra sarà la prima di un calendario di iniziative con le quali, fino al 6 gennaio 2017, il Museo Diocesano intende indagare l’arte e la cultura in maniera il più possibile trasversale, offrendo ai visitatori, soprattutto ai giovani e agli studenti, nuove opportunità di conoscenza, intento che trae humus indispensabile dalla collaborazione con l’Università di Bologna grazie all'impegno della professoressa Patrizia Tassinari, luogo privilegiato che è sintesi di saperi, alta formazione permanente e ricerca, contributo imprescindibile allo sviluppo sociale, culturale ed economico della società che la ospita, mediante l’applicazione, la valorizzazione, la divulgazione e l’impiego della conoscenza attraverso una relazione diretta con il territorio e con tutti i suoi attori.
All'inaugurazione interverranno S. E. Mons. Tommaso Ghirelli, vescovo Diocesi di Imola; Patrizia Tassinari, referente accademico unico del plesso imolese dell’Università di Bologna; Maria Grazia Bellardi, del dipartimento di Scienze agrarie dell’Università di Bologna, che parlerà di “Profumi ed aromi di fiori e piante nell’arte pittorica”; Sergio Gollini, esperto di stampe e libri antichi e moderni, che tratterà dei “Discorsi” del Mattioli oggetto della mostra.
Il volume del Mattioli rappresenta il più noto testo botanico-farmaceutico del XVI secolo, nel quale il commento alla traduzione del De materia medica di Dioscoride Pedacio, summa delle nozioni di medicina naturale del tempo, era integrato con aneddoti e notizie legati alla tradizione popolare e con l’aggiunta della descrizione delle virtù medicinali di centinaia di nuove piante, una buona parte delle quali sconosciute in quanto appena importate dall’Oriente e dalle Americhe e altre erborizzate direttamente dallo stesso Mattioli nel corso delle sue ricerche condotte nella Val di Non e sul monte Baldo.
Chi era Pietro Andrea Mattioli?
Nato a Siena il 12 marzo 1501, si dedicò ai primi studi a Siena, in una scuola che seguiva il nuovo modello didattico proposto da Erasmo da Rotterdam. Negli anni successivi frequentò la facoltà di medicina a Padova, raggiungendo i gradi accademici nel 1523. Rientrato a Siena, vi soggiornò per un breve periodo, per poi trasferirsi a Perugia, dove si dedicò allo studio della chirurgia sotto la guida di Gregorio Caravita. Fu quindi a Roma, praticante di medicina prima all’ospedale di Santo Spirito e poi in quello di San Giacomo. Nel 1527, dopo il sacco di Roma, si trasferì nel più sicuro principato vescovile di Trento, andando a vivere in Val di Non e acquisendo rapidamente una grande reputazione.
Dal 1542 al 1555 soggiornò a Gorizia, esercitandovi la professione medica e, soprattutto, si dedicò a completare la sua opera principale, i "Di Pedacio Dioscoride Anazarbeo libri cinque Della historia et materia medicinale tradotti in lingua volgare italiana...", la cui prima edizione, senza figure, fu pubblicata a Venezia nel 1544. Il libro ebbe almeno tredici edizioni durante la vita di Mattioli, e numerose traduzioni in francese, boemo e tedesco, oltre a quelle in latino, note con il nome di "Commentarii" e da considerarsi come opera a sé e suscitando alcune polemiche in cui si accusava Mattioli di plagi, errori e falsi.
Nel 1555 Mattioli si trasferì a Praga al servizio degli Asburgo. Nel 1557 ci fu un secondo violento attacco ai “Discorsi”, da parte di un botanico prussiano, che evidenziò alcuni errori nell’identificazione di specie botaniche.
Quando nel 1564 salì al trono Massimiliano II questi offrì a Mattioli la possibilità di continuare a servire alla corte imperiale, così lo scienziato restò a Praga per altri sette anni durante i quali si dedicò a opere riguardanti la medicina e la farmacopea. Nel 1571, ormai anziano, Mattioli lasciò Praga e si diresse dapprima a Verona, quindi a Trento e infine a Innsbruck, dove passò gli ultimi sei anni della sua vita.
27
febbraio 2016
Erbari tra arte e scienza: I Discorsi di Andrea Mattioli nell’edizione del 1568
Dal 27 febbraio al 28 marzo 2016
arte antica
disegno e grafica
disegno e grafica
Location
MUSEO E PINACOTECA DIOCESANI DI IMOLA E DELLE CARROZZE
Imola, Piazza Del Duomo, 1, (Bologna)
Imola, Piazza Del Duomo, 1, (Bologna)
Orario di apertura
martedì e giovedì dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 17; mercoledì dalle 9 alle 12; sabato e domenica dalle 15.30 alle 18.30 (domenica 27 marzo chiuso; lunedì 28 marzo dalle 15.30 alle 18.30)
Vernissage
27 Febbraio 2016, h 16




