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Evan De Vilde – Archeorealismo
Evan De Vilde porta in scena a Firenze l’Archeorealismo in occasione della VIII Edizione della Biennale d’arte contemporanea che si conferma vetrina d’eccellenza, in campo internazionale, del panorama artistico contemporaneo, con oltre oltre 600 gli artisti provenienti da più di 70 nazioni e più di 2500 opere esposte. Quest’anno di scena nelle suggestive sale espositive della rinascimentale Fortezza da Basso l’Archeorealismo di Evan de Vilde. L’artista sarà presente con l’esposizione di tre opere tra cui il famoso ” Carteris” tibetano.
Comunicato stampa
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Evan De Vilde porta in scena a Firenze l'Archeorealismo in occasione della VIII Edizione della Biennale d'arte contemporanea che si conferma vetrina d'eccellenza, in campo internazionale, del panorama artistico contemporaneo, con oltre oltre 600 gli artisti provenienti da più di 70 nazioni e più di 2500 opere esposte. Quest'anno di scena nelle suggestive sale espositive della rinascimentale Fortezza da Basso l'Archeorealismo di Evan de Vilde. L'artista sarà presente con l'esposizione di tre opere tra cui il famoso " Carteris" tibetano.
L'archeorealismo è un movimento d'avanguardia la cui poetica si basa sui contrasti estetico-linguistici di oggetti archeologici, come ad esempio autentici reperti installati in moderne composizioni d'arte contemporanea. Le opere di De Vilde sono oggetti d'arte archeologica riprogettati secondo schemi avanguardistici che vanno al di là della semplice museografia o museologia.
Evan De Vilde ricorda la famosa frase di Cesare Brandi secondo cui "il restauro è il momento metodologico del riconoscimento dell'opera d'arte nella sua consistenza fisica e nella sua duplice polarità estetica e storica, in vista della trasmissione al futuro". Questa è una fondamentale questione nel campo dell'archeorealismo, concetto artistico di ampio respiro che parte dall'uso di reperti archeologici per installare l'opera antica in un ambiente moderno, attuale, contemporaneo. In quest'ottica, l'arte concettuale di Evan De Vilde parte dal presupposto che l'opera di fondo, quella archeologica o di antiquariato, sia primaria, tanto centrale nell'opera da essere rispettata e non intaccata in nessun modo dal processo creativo del contemporaneo. Così che tutte le opere sono concepite secondo l'assioma che il bene archeologico, pur essendo compreso in un'opera contemporanea sia sempre recuperabile in modo integro e restituito intatto alle generazioni future.
Così come ha scritto Antonio Filippetti, editorialista della Repubblica, nell' "arte della memoria/la memoria dell'arte" (marzo 2011) : "L'artista infatti ha deciso di coniugare l'antico con l'attualità, andando a scovare ogni volta reperti di un passato archeologico, spesso del tutto dimenticati o maltrattati, per inserirli in una temperie contemporanea attraverso l'abbinamento per cosi dire di oggetti del suo e nostro tempo. De Vilde in questo è un operatore insolito ed originale nel panorama artistico."
In precedenza le opere "archeorealiste" di Evan de Vilde, che costituiscono parte della sezione contemporanea del "Daphne Museum" sono state esposte al Museo di Fonte Nuova (Roma), al Palazzo Gravina (Napoli), Palazzo Loewen (Berlino), Museo Palazzo Orsini a Formello (Roma) .
L'archeorealismo è un movimento d'avanguardia la cui poetica si basa sui contrasti estetico-linguistici di oggetti archeologici, come ad esempio autentici reperti installati in moderne composizioni d'arte contemporanea. Le opere di De Vilde sono oggetti d'arte archeologica riprogettati secondo schemi avanguardistici che vanno al di là della semplice museografia o museologia.
Evan De Vilde ricorda la famosa frase di Cesare Brandi secondo cui "il restauro è il momento metodologico del riconoscimento dell'opera d'arte nella sua consistenza fisica e nella sua duplice polarità estetica e storica, in vista della trasmissione al futuro". Questa è una fondamentale questione nel campo dell'archeorealismo, concetto artistico di ampio respiro che parte dall'uso di reperti archeologici per installare l'opera antica in un ambiente moderno, attuale, contemporaneo. In quest'ottica, l'arte concettuale di Evan De Vilde parte dal presupposto che l'opera di fondo, quella archeologica o di antiquariato, sia primaria, tanto centrale nell'opera da essere rispettata e non intaccata in nessun modo dal processo creativo del contemporaneo. Così che tutte le opere sono concepite secondo l'assioma che il bene archeologico, pur essendo compreso in un'opera contemporanea sia sempre recuperabile in modo integro e restituito intatto alle generazioni future.
Così come ha scritto Antonio Filippetti, editorialista della Repubblica, nell' "arte della memoria/la memoria dell'arte" (marzo 2011) : "L'artista infatti ha deciso di coniugare l'antico con l'attualità, andando a scovare ogni volta reperti di un passato archeologico, spesso del tutto dimenticati o maltrattati, per inserirli in una temperie contemporanea attraverso l'abbinamento per cosi dire di oggetti del suo e nostro tempo. De Vilde in questo è un operatore insolito ed originale nel panorama artistico."
In precedenza le opere "archeorealiste" di Evan de Vilde, che costituiscono parte della sezione contemporanea del "Daphne Museum" sono state esposte al Museo di Fonte Nuova (Roma), al Palazzo Gravina (Napoli), Palazzo Loewen (Berlino), Museo Palazzo Orsini a Formello (Roma) .
03
dicembre 2011
Evan De Vilde – Archeorealismo
Dal 03 all'undici dicembre 2011
arte contemporanea
Location
FLORENCE BIENNALE – FORTEZZA DA BASSO
Firenze, Viale Filippo Strozzi, 1, (Firenze)
Firenze, Viale Filippo Strozzi, 1, (Firenze)
Sito web
www.evandevilde.com
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