Create an account
Welcome! Register for an account
La password verrà inviata via email.
Recupero della password
Recupera la tua password
La password verrà inviata via email.
-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Fabio Scacchioli – Dead SEEquences
Bang-utot: letteralmente “tentare di alzarsi gemendo…”. La morte sopraggiunge nel corso di un incubo… A Manila ogni anno si segnalano circa dodici casi di morte per Bang-utot.
Comunicato stampa
Segnala l'evento
dead SEEquences
o della scarnificazione dell’immagine
Fabio Scacchioli a cura di Fabrizio Pizzuto
Bang-utot: letteralmente "tentare di alzarsi gemendo...". La morte sopraggiunge nel corso di un incubo... A Manila ogni anno si segnalano circa dodici casi di morte per Bang-utot. Un uomo che era riuscito a guarire disse che aveva un omino sul petto che cercava di strangolarlo.
W. Lee Burroughs
Nessuno sa quale fosse il proposito originario o se l’abbia mai avuto. Personalmente credo che fin dall’inizio fosse una pura creazione artistica. Gli suggerisce idee, provoca emozioni, innesca fantasie, nel bene e nel male lo nutre. Giorno dopo giorno costruisce dentro di lui. Cosa costruisce? Idee che egli sapeva che non erano sue perché gli piacevano. E qui le metafore su cos’è la scrittura diventano un attentato all’intelligenza del commissario … le idee migliorano, il senso delle parole vi partecipa, il plagio è necessario, il progresso lo implica. Esso stringe dappresso la frase di un autore, si serve delle sue espressioni, cancella un’idea falsa, la sostituisce con un’idea giusta
Il video dead SEEquences è composto da 3770 frames. Lavorando fotogramma per fotogramma si arriva a scoprire come all’interno delle singole immagini non succeda mai nulla, e come tutto invece accada tra un frame e l’altro, nell’intervallo invisibile che li separa e che non ci è dato conoscere. L’atto di inchiodare i fotogrammi alle pareti è il dispiegarsi di una inservibile geografia totale dello sguardo: il film è tutto qui, inchiodato davanti ai vostri occhi, eppure non c’è nulla da vedere, la verità, come sempre, è solo altrove. Dentro il frame non accade mai nulla.
In meno di mezz'ora, infine, si erano cominciati a sentire quei piccoli urti, secchi e duri, che lui si aspettava. I passeggeri venivano sballottati qua e là ad ogni impennata della nave, tanto che sembrava d'essere a bordo di un transatlantico durante una tempesta, anziché su un'astronave. Gli spazi cosmici erano calmi e silenziosi come sempre. Era il pilota che lanciava disperati getti di vapore dai tubi di scarico, allo scopo appunto di far compiere alla nave, per normale reazione, una serie di sbalzi e di sbandamenti. Questo voleva dire che l'inevitabile era già avvenuto: gli schermi erano ormai esauriti e la nave non era più in grado di sopportare un colpo diretto.
Si tratta di uno studio sulla sparizione di un’immagine. Per esplorare i territori dell’invisibilità, ho scelto l’immagine di un corpo nudo, quanto di più organico, tangibile e presente ci sia per ogni essere umano. Non un corpo, ma l’immagine di un corpo. In questo scarto tra il corpo e la sua immagine già agisce il principio della sparizione: tra l’oggetto e l’immagine dell’oggetto c’è una distanza, c’è un limite, una separazione. Del resto, questo è il funzionamento stesso del linguaggio, è l’unico modo che conosciamo per relazionarci col mondo e con gli altri; tra ogni parola e il suo significato ritroviamo questa distanza come un peccato originale, un intervallo nel quale il mondo svanisce per poter essere detto: per comunicare è necessario che il mondo e l’uomo scompaiano. Per questo l’arte deve essere incomunicabile. L’arte dovrebbe essere il tentativo supremo e vano, dunque assolutamente necessario, di annullare in profondità la separazione originaria, fino al punto in cui la lingua diviene un orpello superfluo.
o della scarnificazione dell’immagine
Fabio Scacchioli a cura di Fabrizio Pizzuto
Bang-utot: letteralmente "tentare di alzarsi gemendo...". La morte sopraggiunge nel corso di un incubo... A Manila ogni anno si segnalano circa dodici casi di morte per Bang-utot. Un uomo che era riuscito a guarire disse che aveva un omino sul petto che cercava di strangolarlo.
W. Lee Burroughs
Nessuno sa quale fosse il proposito originario o se l’abbia mai avuto. Personalmente credo che fin dall’inizio fosse una pura creazione artistica. Gli suggerisce idee, provoca emozioni, innesca fantasie, nel bene e nel male lo nutre. Giorno dopo giorno costruisce dentro di lui. Cosa costruisce? Idee che egli sapeva che non erano sue perché gli piacevano. E qui le metafore su cos’è la scrittura diventano un attentato all’intelligenza del commissario … le idee migliorano, il senso delle parole vi partecipa, il plagio è necessario, il progresso lo implica. Esso stringe dappresso la frase di un autore, si serve delle sue espressioni, cancella un’idea falsa, la sostituisce con un’idea giusta
Il video dead SEEquences è composto da 3770 frames. Lavorando fotogramma per fotogramma si arriva a scoprire come all’interno delle singole immagini non succeda mai nulla, e come tutto invece accada tra un frame e l’altro, nell’intervallo invisibile che li separa e che non ci è dato conoscere. L’atto di inchiodare i fotogrammi alle pareti è il dispiegarsi di una inservibile geografia totale dello sguardo: il film è tutto qui, inchiodato davanti ai vostri occhi, eppure non c’è nulla da vedere, la verità, come sempre, è solo altrove. Dentro il frame non accade mai nulla.
In meno di mezz'ora, infine, si erano cominciati a sentire quei piccoli urti, secchi e duri, che lui si aspettava. I passeggeri venivano sballottati qua e là ad ogni impennata della nave, tanto che sembrava d'essere a bordo di un transatlantico durante una tempesta, anziché su un'astronave. Gli spazi cosmici erano calmi e silenziosi come sempre. Era il pilota che lanciava disperati getti di vapore dai tubi di scarico, allo scopo appunto di far compiere alla nave, per normale reazione, una serie di sbalzi e di sbandamenti. Questo voleva dire che l'inevitabile era già avvenuto: gli schermi erano ormai esauriti e la nave non era più in grado di sopportare un colpo diretto.
Si tratta di uno studio sulla sparizione di un’immagine. Per esplorare i territori dell’invisibilità, ho scelto l’immagine di un corpo nudo, quanto di più organico, tangibile e presente ci sia per ogni essere umano. Non un corpo, ma l’immagine di un corpo. In questo scarto tra il corpo e la sua immagine già agisce il principio della sparizione: tra l’oggetto e l’immagine dell’oggetto c’è una distanza, c’è un limite, una separazione. Del resto, questo è il funzionamento stesso del linguaggio, è l’unico modo che conosciamo per relazionarci col mondo e con gli altri; tra ogni parola e il suo significato ritroviamo questa distanza come un peccato originale, un intervallo nel quale il mondo svanisce per poter essere detto: per comunicare è necessario che il mondo e l’uomo scompaiano. Per questo l’arte deve essere incomunicabile. L’arte dovrebbe essere il tentativo supremo e vano, dunque assolutamente necessario, di annullare in profondità la separazione originaria, fino al punto in cui la lingua diviene un orpello superfluo.
04
aprile 2009
Fabio Scacchioli – Dead SEEquences
Dal 04 al 30 aprile 2009
arte contemporanea
Location
LAPORTABLU GALLERY
Roma, Arco Degli Acetari, 40, (Roma)
Roma, Arco Degli Acetari, 40, (Roma)
Orario di apertura
da martedi a sabato ore 17-20
Vernissage
4 Aprile 2009, ore 19.00
Autore
Curatore




