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Fontane
FONTANE dell’artista francese Antoine Espinasseau è un’installazione composta da 12 contenitori/fontane che partono dalla forma dell’opera Pilar, e da una nuova serie di frutti immaginari dedicati alla Sicilia. Pilar è un oggetto ibrido e totemico che evoca le utopie radicali degli anni ’70.
Comunicato stampa
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Avevamo rinunciato a Dio, tanto per cominciare.
I nostri genitori, i nostri maestri e le nostre maestre, i nostri continenti e i loro imperi, li avevamo dimenticati, e al senso e alla ragione avevamo rinunciato. Avevamo rinunciato all’ordine, alle gerarchie, alle leggi. Così come alla decenza, alla cortesia, ai valori familiari.
Dimenticato il futuro.
Cancellato i nostri passati.
Amnesia delle frontiere e dei trattati.
I nomi delle città, dimenticati.
Dimenticato il petrolio, il gas, l'acqua corrente. E le nostre case,
i loro salotti, le loro cucine e le loro camere da letto, dove si trovavano?
I nostri cani, i nostri gatti, i nostri cavalli, i nostri uccelli e le nostre tartarughe erano perduti.
E avevamo smesso di pensare alla proprietà, alla vita domestica,
ai grandi capitali e ai piccoli assoggettamenti su cui essa si fonda.
Niente più supermercati. Non c’erano più marchi, idoli, nessuna novità. Niente più cinema, niente più piattaforme, niente più messaggi e niente più email.
Internet era un ricordo lontano.
Twitter, Instagram, TikTok, Snapchat, LinkedIn, Google: non ce ne ricordavamo più.
La morte era morta.
L’amore era morto.
Avevamo rinunciato a così tante cose. Tranne ad alcune, o non ancora.
Vivevamo insieme. Abbandonati a noi stessi sull’isola.
L’avevamo guardata come un ricettacolo di oggetti già pronti. Avevamo raccolto l’acqua piovana, nutrito i papiri e le lenticchie d’acqua e immerso i nostri sguardi nello scintillio di vasche di fortuna, piccole fontane che scandivano le nostre vite. Avevamo espresso desideri, lavato i nostri volti, scolpito frutti selvatici.
Avevamo cominciato a giocare.
Non avevamo dunque rinunciato alle nostre relazioni né alla nostra energia. Cooperavamo. Ma guardare l’ora, no. Niente più orologi né sveglie. Non c’era più lavoro. Né più profitti. Dov’era il denaro? A cosa serviva? Non ne avevamo la minima idea.
Non avevamo certo rinunciato ai nostri vestiti. Erano loro ad aver rinunciato a noi, ridotti a brandelli.
Poco importava, perché ci divertivamo. Avevamo semplicemente e immediatamente sostituito tutto ciò che la civiltà aveva impiegato secoli a produrre, perfezionare, far maturare (anche la civiltà, dimenticata).
Abbiamo raggiunto un tale grado di finzione e di gioia che persino la prospettiva di un disastro ci divenne estranea.
Simon de Dreuille
I nostri genitori, i nostri maestri e le nostre maestre, i nostri continenti e i loro imperi, li avevamo dimenticati, e al senso e alla ragione avevamo rinunciato. Avevamo rinunciato all’ordine, alle gerarchie, alle leggi. Così come alla decenza, alla cortesia, ai valori familiari.
Dimenticato il futuro.
Cancellato i nostri passati.
Amnesia delle frontiere e dei trattati.
I nomi delle città, dimenticati.
Dimenticato il petrolio, il gas, l'acqua corrente. E le nostre case,
i loro salotti, le loro cucine e le loro camere da letto, dove si trovavano?
I nostri cani, i nostri gatti, i nostri cavalli, i nostri uccelli e le nostre tartarughe erano perduti.
E avevamo smesso di pensare alla proprietà, alla vita domestica,
ai grandi capitali e ai piccoli assoggettamenti su cui essa si fonda.
Niente più supermercati. Non c’erano più marchi, idoli, nessuna novità. Niente più cinema, niente più piattaforme, niente più messaggi e niente più email.
Internet era un ricordo lontano.
Twitter, Instagram, TikTok, Snapchat, LinkedIn, Google: non ce ne ricordavamo più.
La morte era morta.
L’amore era morto.
Avevamo rinunciato a così tante cose. Tranne ad alcune, o non ancora.
Vivevamo insieme. Abbandonati a noi stessi sull’isola.
L’avevamo guardata come un ricettacolo di oggetti già pronti. Avevamo raccolto l’acqua piovana, nutrito i papiri e le lenticchie d’acqua e immerso i nostri sguardi nello scintillio di vasche di fortuna, piccole fontane che scandivano le nostre vite. Avevamo espresso desideri, lavato i nostri volti, scolpito frutti selvatici.
Avevamo cominciato a giocare.
Non avevamo dunque rinunciato alle nostre relazioni né alla nostra energia. Cooperavamo. Ma guardare l’ora, no. Niente più orologi né sveglie. Non c’era più lavoro. Né più profitti. Dov’era il denaro? A cosa serviva? Non ne avevamo la minima idea.
Non avevamo certo rinunciato ai nostri vestiti. Erano loro ad aver rinunciato a noi, ridotti a brandelli.
Poco importava, perché ci divertivamo. Avevamo semplicemente e immediatamente sostituito tutto ciò che la civiltà aveva impiegato secoli a produrre, perfezionare, far maturare (anche la civiltà, dimenticata).
Abbiamo raggiunto un tale grado di finzione e di gioia che persino la prospettiva di un disastro ci divenne estranea.
Simon de Dreuille
29
marzo 2026
Fontane
Dal 29 marzo al 07 giugno 2026
arte contemporanea
Location
Garage Fontana
Modica, Via Fontana, 199, (RG)
Modica, Via Fontana, 199, (RG)
Orario di apertura
VENERDÌ 15H - 19H
SABATO E DOMENICA
10H - 13H E 15H - 19H
Autore
Curatore
Progetto grafico




