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Forma Fluens
Forma Fluens è un’esposizione collettiva che riunisce artisti attivi tra Roma, Torino e la Toscana. La mostra costruisce una riflessione sul concetto di metamorfosi e di cambiamento, declinato nei suoi aspetti biologici, simbolici e immaginativi.
Comunicato stampa
Segnala l'evento
Forma Fluens
a cura di Valeria Contarino
Opening: 15 maggio 2026, ore 18:00
Periodo: 15 maggio – 10 giugno 2026
Sede: AAIE Center for Contemporary Art
Via Sermide 7, 00182 Roma
________________________________________
Sintesi
Forma Fluens è un’esposizione collettiva che riunisce artisti attivi tra Roma, Torino e la Toscana. La mostra costruisce una riflessione sul concetto di metamorfosi e di cambiamento, declinato nei suoi aspetti biologici, simbolici e immaginativi.
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Cambiare è un processo inevitabile. Tutto si trasforma, muta instancabilmente, in un movimento continuo e senza fine. La riflessione sulla metamorfosi attraversa da secoli la storia del pensiero occidentale: dalle narrazioni classiche di Ovidio, in cui il mutamento si configura come principio ordinatore del cosmo e destino dell’umano, fino alle visioni moderne di Franz Kafka, dove la trasformazione diviene cifra dell’alienazione e della frattura identitaria.
Forma Fluens, a cura di Valeria Contarino, si configura come un’indagine analitica e riflessiva sul concetto di metamorfosi. Osservare il mondo implica riconoscerne la natura fluida e instabile, segnata da un continuo divenire. Le opere in mostra esplorano il cambiamento attraverso diversi livelli: biologico e naturale, simbolico e culturale, fino alla dimensione mitopoietica e immaginativa.
La mostra riunisce artisti che vivono e operano tra Torino, Roma e la Toscana, restituendo una pluralità di sguardi sulla trasformazione come principio condiviso e trasversale.
Cristiano Carotti affronta la metamorfosi come passaggio radicale tra vita e morte. Attraverso una pratica che richiama il rito, realizza sculture di animali segnate dalla distruzione e trasfigurate in totem argentei, dove la fragilità organica si converte in una forma solenne e durevole.
Pamela Pintus indaga l’elemento acquatico attraverso il disegno subacqueo, affidandosi alla fluidità e al caso per generare tracce visive su carta di pietra, dove il gesto diventa un equilibrio tra corpo e ambiente.
Mattia Cleri Polidori esplora i processi della morfogenesi, rivelando l’organizzazione autonoma della materia e mostrando come le forme naturali emergano da sistemi complessi, sospesi tra ordine e caos.
Marco Mandorlini costruisce un dialogo tra umano e natura attraverso la sovrapposizione di immagini e materiali organici, dissolvendo il confine biologico e suggerendo una continuità tra corpo e paesaggio.
Huang Yibai sviluppa una pittura stratificata in cui la metamorfosi si manifesta come trasformazione e disfacimento dell’identità, in una dimensione sospesa tra visione e inquietudine.
Chiara Ressetta costruisce ambienti atemporali in cui le figure emergono e si dissolvono, abitando uno spazio liminale tra presenza e assenza.
Jonathan Soliman Awadalla riflette sulla precarietà del presente e sull’instabilità dei territori contemporanei, interpretando il cambiamento come una condizione fragile e in continua ridefinizione.
La mostra invita a considerare la metamorfosi come una condizione conoscitiva oltre che ontologica: ogni trasformazione implica simultaneamente perdita e generazione, dissoluzione e creazione.
________________________________________
Artisti
Jonathan Soliman Awadalla (Fiesole, 1995) vive e lavora a Firenze. Si è formato in cinema e arti visive presso l’ESRA International Film School di Parigi e le Accademie di Belle Arti di Firenze e Bologna. Lavora con pittura, fotografia, video e installazione, strumenti utilizzati per indagare e decostruire la memoria recente. La sua pratica interroga la natura delle immagini e il loro ruolo nel plasmare narrazioni personali e collettive, con particolare attenzione a come i simboli visivi contribuiscono a definire l’identità culturale.
Tra le mostre recenti: Something Else (Bayt Al Sinnary, Il Cairo, 2026) Come chi si abitua alla notte (Cripta della Chiesa di S. Lucia, Ferentino, 2025) Cambiamento é Resistenza (La Portineria, Firenze, 2022) e la bipersonale Enduring Freedom (Volterra + RFK House, Firenze, 2022-23). È membro dell'associazione culturale fiorentina Eterotopie e partecipa alla gestione del progetto espositivo Spazio Marameo. Nel 2026 è stato selezionato come finalista del concorso Artefici del nostro tempo, promosso dal Comune di Venezia, nell’ambito della 61ª Biennale Arte.
Cristiano Carotti (Terni, 1981) vive e lavora a Roma, dove dal 2020 è membro del collettivo
artistico e artist-run space Post Ex. Muovendosi tra pittura, scultura, installazione e video, Carotti esplora le dinamiche sociali attraverso lo studio del potere archetipico dei simboli. La sua ricerca indaga la dicotomia tra Homo Naturalis e Homo Mechanicus attraverso una pratica che rivolge lo sguardo alla Natura e al potenziale ristabilimento di un ruolo attivo con essa da parte dell’umanità. L’artista adotta un approccio alchemico per esplorare, da una prospettiva non convenzionale, i processi di decentramento propri degli ecosistemi universali e umani.
Il suo lavoro è stato presentato in numerose realtà, istituzionali e non profit, sia in ambito nazionale che internazionale, tra cui: Palazzo Collicola, Spoleto; Spinnerai Contemporary Art Center, Lipsia; Palazzo Riso, Palermo; Fondazione Mannajiuolo, Napoli; Cineteca Internazionale, Bologna; Battistero del Duomo di Pietrasanta (LU), Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Afghanistan; Ambasciata Italiana presso la Santa Sede; FAO Roma; Kommagene Biennial, Kâhta Adıyaman, Turchia; Galleria Nazionale Arte Moderna, Roma; Museo C.a.o.s., Terni; MARec San Severino Marche (MC); Crea – Cantieri Culturali del Contemporaneo (Venezia). Le sue sculture fanno parte delle collezioni permanenti di Museo M.A.C.I.S.T. Biella, Museo C.a.o.s. Terni, Mole Vanvitelliana Ancona, Parco della Serpara, Giardino di Sculture di Paul Wiedmer, Civitella d’Agliano.
Le sue opere sono state esposte in numerose mostre personali e collettive, in collaborazione con gallerie d’arte italiane e internazionali, tra cui White Noise Gallery (Roma), 1/9 Unosunove (Roma), Art in Space (Dubai), Al Blu di Prussia (Napoli), Sconci Gallery (Dubai), e Miomao (Perugia). Dal 2022 condivide la direzione artistica del Festival internazionale di musica, teatro, arti visive e performative Godai Fest, a Milano, presso il Parco Ex Paolo Pini, insieme al musicista polistrumentista Rodrigo D’Erasmo e al produttore musicale Daniele Tortora.
Mattia Cleri Polidori (Roma, 1987) vive e lavora a Roma. Si diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma nel 2015 e nel 2016 al Wimbledon College of Arts di Londra. Da dicembre 2024 è dottorando presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. È uno dei fondatori dell’artist-run space Rione Placido, inaugurato nel gennaio 2023 a Roma.
La ricerca di Cleri Polidori esplora l’emergenza dei pattern nella morfogenesi. L’organizzazione autonoma della materia rivela qualcosa dell’architettura profonda del tessuto spaziotemporale. L’emergenza dei pattern aperiodici tradisce la presenza di un ordine che ammette la possibilità del caos. Le sue opere manifestano la tensione tra forma e materia. Isolano e collezionano pattern naturali, e li restituiscono fossilizzati nella pittura. Le forme si espandono dalla superficie e diventano oggetti e spazio, attraverso linguaggi ibridi,
intrecciando le metodologie tradizionali a tecniche e materiali sperimentali e ai time-based
media analogici e digitali; innescano una sinestesia tattile e visiva, in cui la tassonomia
familiare degli oggetti si scioglie in dinamiche sensoriali inaspettate, in rivoluzione costante.
Le opere di Cleri Polidori sono state esposte in Italia e all’estero in mostre personali e collettive, fiere e residenze d’artista. Fra i suoi progetti recenti emergono le personali a Curva Pura (Roma) e Mancaspazio (Nuoro) nel 2025, a Cartavetra (Firenze) nel 2024 e 2021, a Blocco 13 (Roma) nel 2023, la sua collaborazione con la compagnia DOM nello spettacolo CAMPFIRE – dove comincia l'incendio, al Teatro India (Roma), e le residenze d’artista in Estonia nel 2020 e 2022.
Marco Mandorlini (Pontedera, Pisa, 1998) vive e lavora in Toscana. Si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna nel dipartimento di Arti Visive. La sua ricerca indaga quegli aspetti storici e culturali che raccontano un luogo tramite una visione ideologica e stereotipata. Interessato al mondo rurale e alle pratiche folkloristiche, realizza installazioni, sculture e fotografie in cui rielabora oggetti-reperti che rimandano, per identità e forma, a un paesaggio.
Ha esposto presso Galleria Studio G7, Bologna (2025) e Torrso, Pesaro (2024). Ha inoltre vinto il premio al Talento della Fondazione Zucchelli (2024) e il premio Combat Prize nella sezione grafica (2023). Ha partecipato al progetto di residenza Nuovo Forno del Pane, San Marino di Bentivoglio presso Villa Smeraldi - Museo della Civiltà Contadina (2024), Falia, comune di Lozio (2023).
Pamela Pintus (Roma, 1981) vive e lavora a Roma. È un’artista visiva e docente di discipline grafiche e pittoriche. Si forma all’Accademia di Belle Arti di Roma dove si laurea con lode in Pittura nel 2008 ed in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo nel 2011.
Interessata ad analizzare il paesaggio nel suo noema, assume l’esperienza sensibile e la memoria come fondanti, incentrando il suo lavoro principalmente sulle forme della traccia che si fa segno e si fa linguaggio in molti suoi lavori. Le sue opere spaziano dalla pittura al disegno, dalla sperimentazione con materiali ricercati come la carta fatta a mano, fino al video e all’installazione.
Ha partecipato a residenze artistiche sia in Italia che all’estero e le sue opere sono state esposte in Istituzioni pubbliche e private, sia in Italia che all’estero tra cui il Padiglione Italia di EXPO 2025 ad Osaka, Giappone; la Yanzi Academy di Shanghai, Cina; il Museo Site Oud Sint-Jan di Bruges, Belgio; la Galleria Verein Berliner Künstler di Berlino, Germania; il Parque Cultural di Valparaiso, Cile; la Galéria Slovenského Rozhlasu di Bratislava, Slovacchia; l’IIC di Santiago, Cile; il Museo Opera Duomo di Milano, Italia; l’Arsenale di Venezia, Italia; il Museo Macro Testaccio di Roma, Italia; l’Ambasciata Cilena a Roma, Italia.
Nel 2018 fonda con Lulù Nuti il duo LU.PA, un’identità artistica che opera principalmente attraverso la performance e la multimedialità.
Chiara Ressetta (1996, Trieste) vive e lavora a Torino. Si forma all’Accademia di Belle Arti di Firenze e all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino.
L’artista indaga lo spazio fisico e mentale di intersezione tra interno ed esterno, tra dimensione antica e sacra, contemporanea e quotidiana. Le ambientazioni si configurano come luoghi di passaggio, spazi sospesi in cui tempi differenti coesistono senza gerarchie. In questi spazi mentali, gli oggetti — etruschi, archeologici, di ricordi personali — condividono la stessa condizione degli arredi domestici: sono esposti, inattivi, sottratti
all’uso. Assumono così una funzione museale e diventano protagonisti quanto le figure, vivendo una presenza autonoma.
Partecipa a numerose mostre, tra cui nel 2024 Punteggiato di luce, giaceva lì, scintillante, curata da Milena Zanetti presso Mimmo Scognamiglio Arte Contemporanea a Milano; Salon Artbite, curata da Nicoletta Rusconi al Palazzo Lombardia di Milano; e Drive me acid, curata da Niccolò Giacomazzi al Museo d’Arte Contemporanea della Sapienza a Roma. Nel 2023 ha preso parte a Fantasmagorie, curata da Benedetta Monti e organizzata da Andrea Festa Fine Art.
Huang Yibai (2005, Zhejiang) vive e lavora a Milano. L’artista frequenta l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Nel 2025 ha tenuto una mostra personale presso la Pin Gallery di Pechino. Nel maggio 2026 ha partecipato alla Beijing Art Week, sempre a Pechino, e nello stesso anno è stata inclusa in una mostra collettiva presso la Petitree Gallery di Shenzhen.
Valeria Contarino (1997, Roma) è una storica dell’arte e curatrice italiana, formata presso l’Università La Sapienza di Roma e l’Istituto Cattolico di Parigi. Ha curato mostre in Italia e all’estero, collaborando con gallerie e Istituzioni museali. Ha inoltre lavorato come assistente curatoriale presso diverse istituzioni italiane, tra cui il Museo d’Arte Moderna della Galleria degli Uffizi di Firenze e la Galleria Spada di Roma.Nel 2022 è stata direttrice di 193 Gallery a Venezia in occasione della 59ª Biennale di Venezia. Successivamente si è trasferita a Parigi, dove ha lavorato per la casa editrice Beaux Arts, contribuendo allo sviluppo di progetti editoriali in ambito artistico in collaborazione con le maggiori istituzioni francesi come il Centre Pompidou, Villa Medici e molte altre.
a cura di Valeria Contarino
Opening: 15 maggio 2026, ore 18:00
Periodo: 15 maggio – 10 giugno 2026
Sede: AAIE Center for Contemporary Art
Via Sermide 7, 00182 Roma
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Sintesi
Forma Fluens è un’esposizione collettiva che riunisce artisti attivi tra Roma, Torino e la Toscana. La mostra costruisce una riflessione sul concetto di metamorfosi e di cambiamento, declinato nei suoi aspetti biologici, simbolici e immaginativi.
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Cambiare è un processo inevitabile. Tutto si trasforma, muta instancabilmente, in un movimento continuo e senza fine. La riflessione sulla metamorfosi attraversa da secoli la storia del pensiero occidentale: dalle narrazioni classiche di Ovidio, in cui il mutamento si configura come principio ordinatore del cosmo e destino dell’umano, fino alle visioni moderne di Franz Kafka, dove la trasformazione diviene cifra dell’alienazione e della frattura identitaria.
Forma Fluens, a cura di Valeria Contarino, si configura come un’indagine analitica e riflessiva sul concetto di metamorfosi. Osservare il mondo implica riconoscerne la natura fluida e instabile, segnata da un continuo divenire. Le opere in mostra esplorano il cambiamento attraverso diversi livelli: biologico e naturale, simbolico e culturale, fino alla dimensione mitopoietica e immaginativa.
La mostra riunisce artisti che vivono e operano tra Torino, Roma e la Toscana, restituendo una pluralità di sguardi sulla trasformazione come principio condiviso e trasversale.
Cristiano Carotti affronta la metamorfosi come passaggio radicale tra vita e morte. Attraverso una pratica che richiama il rito, realizza sculture di animali segnate dalla distruzione e trasfigurate in totem argentei, dove la fragilità organica si converte in una forma solenne e durevole.
Pamela Pintus indaga l’elemento acquatico attraverso il disegno subacqueo, affidandosi alla fluidità e al caso per generare tracce visive su carta di pietra, dove il gesto diventa un equilibrio tra corpo e ambiente.
Mattia Cleri Polidori esplora i processi della morfogenesi, rivelando l’organizzazione autonoma della materia e mostrando come le forme naturali emergano da sistemi complessi, sospesi tra ordine e caos.
Marco Mandorlini costruisce un dialogo tra umano e natura attraverso la sovrapposizione di immagini e materiali organici, dissolvendo il confine biologico e suggerendo una continuità tra corpo e paesaggio.
Huang Yibai sviluppa una pittura stratificata in cui la metamorfosi si manifesta come trasformazione e disfacimento dell’identità, in una dimensione sospesa tra visione e inquietudine.
Chiara Ressetta costruisce ambienti atemporali in cui le figure emergono e si dissolvono, abitando uno spazio liminale tra presenza e assenza.
Jonathan Soliman Awadalla riflette sulla precarietà del presente e sull’instabilità dei territori contemporanei, interpretando il cambiamento come una condizione fragile e in continua ridefinizione.
La mostra invita a considerare la metamorfosi come una condizione conoscitiva oltre che ontologica: ogni trasformazione implica simultaneamente perdita e generazione, dissoluzione e creazione.
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Artisti
Jonathan Soliman Awadalla (Fiesole, 1995) vive e lavora a Firenze. Si è formato in cinema e arti visive presso l’ESRA International Film School di Parigi e le Accademie di Belle Arti di Firenze e Bologna. Lavora con pittura, fotografia, video e installazione, strumenti utilizzati per indagare e decostruire la memoria recente. La sua pratica interroga la natura delle immagini e il loro ruolo nel plasmare narrazioni personali e collettive, con particolare attenzione a come i simboli visivi contribuiscono a definire l’identità culturale.
Tra le mostre recenti: Something Else (Bayt Al Sinnary, Il Cairo, 2026) Come chi si abitua alla notte (Cripta della Chiesa di S. Lucia, Ferentino, 2025) Cambiamento é Resistenza (La Portineria, Firenze, 2022) e la bipersonale Enduring Freedom (Volterra + RFK House, Firenze, 2022-23). È membro dell'associazione culturale fiorentina Eterotopie e partecipa alla gestione del progetto espositivo Spazio Marameo. Nel 2026 è stato selezionato come finalista del concorso Artefici del nostro tempo, promosso dal Comune di Venezia, nell’ambito della 61ª Biennale Arte.
Cristiano Carotti (Terni, 1981) vive e lavora a Roma, dove dal 2020 è membro del collettivo
artistico e artist-run space Post Ex. Muovendosi tra pittura, scultura, installazione e video, Carotti esplora le dinamiche sociali attraverso lo studio del potere archetipico dei simboli. La sua ricerca indaga la dicotomia tra Homo Naturalis e Homo Mechanicus attraverso una pratica che rivolge lo sguardo alla Natura e al potenziale ristabilimento di un ruolo attivo con essa da parte dell’umanità. L’artista adotta un approccio alchemico per esplorare, da una prospettiva non convenzionale, i processi di decentramento propri degli ecosistemi universali e umani.
Il suo lavoro è stato presentato in numerose realtà, istituzionali e non profit, sia in ambito nazionale che internazionale, tra cui: Palazzo Collicola, Spoleto; Spinnerai Contemporary Art Center, Lipsia; Palazzo Riso, Palermo; Fondazione Mannajiuolo, Napoli; Cineteca Internazionale, Bologna; Battistero del Duomo di Pietrasanta (LU), Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Afghanistan; Ambasciata Italiana presso la Santa Sede; FAO Roma; Kommagene Biennial, Kâhta Adıyaman, Turchia; Galleria Nazionale Arte Moderna, Roma; Museo C.a.o.s., Terni; MARec San Severino Marche (MC); Crea – Cantieri Culturali del Contemporaneo (Venezia). Le sue sculture fanno parte delle collezioni permanenti di Museo M.A.C.I.S.T. Biella, Museo C.a.o.s. Terni, Mole Vanvitelliana Ancona, Parco della Serpara, Giardino di Sculture di Paul Wiedmer, Civitella d’Agliano.
Le sue opere sono state esposte in numerose mostre personali e collettive, in collaborazione con gallerie d’arte italiane e internazionali, tra cui White Noise Gallery (Roma), 1/9 Unosunove (Roma), Art in Space (Dubai), Al Blu di Prussia (Napoli), Sconci Gallery (Dubai), e Miomao (Perugia). Dal 2022 condivide la direzione artistica del Festival internazionale di musica, teatro, arti visive e performative Godai Fest, a Milano, presso il Parco Ex Paolo Pini, insieme al musicista polistrumentista Rodrigo D’Erasmo e al produttore musicale Daniele Tortora.
Mattia Cleri Polidori (Roma, 1987) vive e lavora a Roma. Si diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma nel 2015 e nel 2016 al Wimbledon College of Arts di Londra. Da dicembre 2024 è dottorando presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. È uno dei fondatori dell’artist-run space Rione Placido, inaugurato nel gennaio 2023 a Roma.
La ricerca di Cleri Polidori esplora l’emergenza dei pattern nella morfogenesi. L’organizzazione autonoma della materia rivela qualcosa dell’architettura profonda del tessuto spaziotemporale. L’emergenza dei pattern aperiodici tradisce la presenza di un ordine che ammette la possibilità del caos. Le sue opere manifestano la tensione tra forma e materia. Isolano e collezionano pattern naturali, e li restituiscono fossilizzati nella pittura. Le forme si espandono dalla superficie e diventano oggetti e spazio, attraverso linguaggi ibridi,
intrecciando le metodologie tradizionali a tecniche e materiali sperimentali e ai time-based
media analogici e digitali; innescano una sinestesia tattile e visiva, in cui la tassonomia
familiare degli oggetti si scioglie in dinamiche sensoriali inaspettate, in rivoluzione costante.
Le opere di Cleri Polidori sono state esposte in Italia e all’estero in mostre personali e collettive, fiere e residenze d’artista. Fra i suoi progetti recenti emergono le personali a Curva Pura (Roma) e Mancaspazio (Nuoro) nel 2025, a Cartavetra (Firenze) nel 2024 e 2021, a Blocco 13 (Roma) nel 2023, la sua collaborazione con la compagnia DOM nello spettacolo CAMPFIRE – dove comincia l'incendio, al Teatro India (Roma), e le residenze d’artista in Estonia nel 2020 e 2022.
Marco Mandorlini (Pontedera, Pisa, 1998) vive e lavora in Toscana. Si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna nel dipartimento di Arti Visive. La sua ricerca indaga quegli aspetti storici e culturali che raccontano un luogo tramite una visione ideologica e stereotipata. Interessato al mondo rurale e alle pratiche folkloristiche, realizza installazioni, sculture e fotografie in cui rielabora oggetti-reperti che rimandano, per identità e forma, a un paesaggio.
Ha esposto presso Galleria Studio G7, Bologna (2025) e Torrso, Pesaro (2024). Ha inoltre vinto il premio al Talento della Fondazione Zucchelli (2024) e il premio Combat Prize nella sezione grafica (2023). Ha partecipato al progetto di residenza Nuovo Forno del Pane, San Marino di Bentivoglio presso Villa Smeraldi - Museo della Civiltà Contadina (2024), Falia, comune di Lozio (2023).
Pamela Pintus (Roma, 1981) vive e lavora a Roma. È un’artista visiva e docente di discipline grafiche e pittoriche. Si forma all’Accademia di Belle Arti di Roma dove si laurea con lode in Pittura nel 2008 ed in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo nel 2011.
Interessata ad analizzare il paesaggio nel suo noema, assume l’esperienza sensibile e la memoria come fondanti, incentrando il suo lavoro principalmente sulle forme della traccia che si fa segno e si fa linguaggio in molti suoi lavori. Le sue opere spaziano dalla pittura al disegno, dalla sperimentazione con materiali ricercati come la carta fatta a mano, fino al video e all’installazione.
Ha partecipato a residenze artistiche sia in Italia che all’estero e le sue opere sono state esposte in Istituzioni pubbliche e private, sia in Italia che all’estero tra cui il Padiglione Italia di EXPO 2025 ad Osaka, Giappone; la Yanzi Academy di Shanghai, Cina; il Museo Site Oud Sint-Jan di Bruges, Belgio; la Galleria Verein Berliner Künstler di Berlino, Germania; il Parque Cultural di Valparaiso, Cile; la Galéria Slovenského Rozhlasu di Bratislava, Slovacchia; l’IIC di Santiago, Cile; il Museo Opera Duomo di Milano, Italia; l’Arsenale di Venezia, Italia; il Museo Macro Testaccio di Roma, Italia; l’Ambasciata Cilena a Roma, Italia.
Nel 2018 fonda con Lulù Nuti il duo LU.PA, un’identità artistica che opera principalmente attraverso la performance e la multimedialità.
Chiara Ressetta (1996, Trieste) vive e lavora a Torino. Si forma all’Accademia di Belle Arti di Firenze e all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino.
L’artista indaga lo spazio fisico e mentale di intersezione tra interno ed esterno, tra dimensione antica e sacra, contemporanea e quotidiana. Le ambientazioni si configurano come luoghi di passaggio, spazi sospesi in cui tempi differenti coesistono senza gerarchie. In questi spazi mentali, gli oggetti — etruschi, archeologici, di ricordi personali — condividono la stessa condizione degli arredi domestici: sono esposti, inattivi, sottratti
all’uso. Assumono così una funzione museale e diventano protagonisti quanto le figure, vivendo una presenza autonoma.
Partecipa a numerose mostre, tra cui nel 2024 Punteggiato di luce, giaceva lì, scintillante, curata da Milena Zanetti presso Mimmo Scognamiglio Arte Contemporanea a Milano; Salon Artbite, curata da Nicoletta Rusconi al Palazzo Lombardia di Milano; e Drive me acid, curata da Niccolò Giacomazzi al Museo d’Arte Contemporanea della Sapienza a Roma. Nel 2023 ha preso parte a Fantasmagorie, curata da Benedetta Monti e organizzata da Andrea Festa Fine Art.
Huang Yibai (2005, Zhejiang) vive e lavora a Milano. L’artista frequenta l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Nel 2025 ha tenuto una mostra personale presso la Pin Gallery di Pechino. Nel maggio 2026 ha partecipato alla Beijing Art Week, sempre a Pechino, e nello stesso anno è stata inclusa in una mostra collettiva presso la Petitree Gallery di Shenzhen.
Valeria Contarino (1997, Roma) è una storica dell’arte e curatrice italiana, formata presso l’Università La Sapienza di Roma e l’Istituto Cattolico di Parigi. Ha curato mostre in Italia e all’estero, collaborando con gallerie e Istituzioni museali. Ha inoltre lavorato come assistente curatoriale presso diverse istituzioni italiane, tra cui il Museo d’Arte Moderna della Galleria degli Uffizi di Firenze e la Galleria Spada di Roma.Nel 2022 è stata direttrice di 193 Gallery a Venezia in occasione della 59ª Biennale di Venezia. Successivamente si è trasferita a Parigi, dove ha lavorato per la casa editrice Beaux Arts, contribuendo allo sviluppo di progetti editoriali in ambito artistico in collaborazione con le maggiori istituzioni francesi come il Centre Pompidou, Villa Medici e molte altre.
15
maggio 2026
Forma Fluens
Dal 15 maggio al 10 giugno 2026
arte contemporanea
Location
AAIE Center For Contemporary Art
Roma, Via Sermide, 7, (RM)
Roma, Via Sermide, 7, (RM)
Orario di apertura
da martedì a sabato ore 14-19
Vernissage
10 Maggio 2026, ore 18, su invito
Sito web
Autore
Curatore
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