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Francesco Arduini – Viaggio in una stanza: isole
Questa attività del traguardare, dell’inseguire particolari anche trascurabili… del fissare il gioco mutevole delle ombre, ovvia in un pittore – ed esercitata per secoli dai raccoglitori e dai cacciatori: vedi Lascaux – si è accompagnata da sempre alla facoltà selettiva secondo criteri empirici e…
Comunicato stampa
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VIAGGIARE DENTRO UNA STANZA: ISOLE
“Non ‘vedere è credere’ sciocchino!”
………………………………………
“Teorie? Ma erano più che teorie, erano delle autentiche costruzioni intellettuali, anzi, qualcosa di più… erano dei veri e propri edifici co-struiti dietro alla retina dell’occhio, dei castelli che s’ergevano nella parte interna della corteccia cerebrale… lucenti come cristalli, assimilabili, nella loro raffinata bizzarria, alla Scolastica medievale…”
TOM WOLFE, The Peinted World
Non si sa cosa Wolfe abbia detto o pensato, dopo aver letto “La trasfigurazione del banale” di Arthur C. Danto e gli scritti che lo precedono. Come è accaduto a partire dagli anni Trenta del Novecento con Greenberg e Rosemberg, quindi con Steinberg, teorici autorevoli dell’espressionismo astratto e della Pop… Ciò è andato nondimeno a vantaggio tra gli altri, dei famosi “Brillo box” di Warhol e del loro mercato… Le teorie filosofiche di Danto rispetto a quelle dell’action painting o della flatness, hanno rappresentato per Culturlandia un valido ricostituente per l’“Istituzione Arte” e per tutto quanto ruota intorno ad essa… Ciò è dovuto al fatto che oggi tutto può essere arte… basta indicare qualcosa con un dito; …ma occorre anche che gli agenti del sistema decidano di supportarlo con la teoria e gli strumenti della persuasione… Non per nulla la propaganda e la manipolazione di massa con le tecniche più sofisticate, sono state ampiamente impiegate dalle dittature… Le merci se ne sono avvantaggiate… non meno delle opere d’arte, sotto il segno della “novità come necessità”… Per converso l’estetica pare a Danto definitivamente scaduta e fuori dal concerto, come peraltro la bellezza… e il sublime, affiancate alla categoria del brutto… L’estetica risulterebbe perciò relegata ai consumi del sistema moda, della chirurgia plastica… degli istituti di bellezza, ecc… A sua volta il valore è stato man mano conquistato dalla sola moneta…
Non voglio soffermarmi oltre… sono trent’anni che ci rimugino; …in questo momento di grave crisi dell’Occidente, accompagnato dall’eclisse del politico come della vagheggiata leggerezza, qualche economista dubbioso, ha osato persino accennare al mercato come a un convitato di pietra…
Quanto alla retina… alla mia in particolare, dopo un anno di colliri per la rimozione delle cateratte e l’impianto di due lenti diverse… da lontano e da vicino… l’esperienza non è stata indifferente… La vista è tornata a dieci decimi… non esattamente come prima però… Altrettanta la voglia di tornare a misurarmi con la registrazione dei fenomeni, delle cose… con la definizione dei particolari, delle strutture… delle proporzioni, delle relazioni, senza dire della sostanza e del loro sfuggente gradiente cromatico: …quello che un tempo si diceva la realtà…
Questa attività del traguardare, dell’inseguire particolari anche trascurabili… del fissare il gioco mutevole delle ombre, ovvia in un pittore – ed esercitata per secoli dai raccoglitori e dai cacciatori: vedi Lascaux – si è accompagnata da sempre alla facoltà selettiva… secondo criteri empirici e soggettivi… non meno necessari, sia che riguardino una immagine di paese, un volto o un gruppo di oggetti… Altrettanto ovvio che il pittore sino a ieri, come il fotografo oggi, impieghi i dati ottici dell’esperienza visiva; ma nel contempo… ricorra inconsciamente, a una serie di modelli sedimentati, selezionati, …di canoni… tramitati dal passato e dal presente… che interferiscono con i dati del rilevamento oggettivo… Resta infine il momento non trascurabile della ricezione, che pur se liberata dalla più costrittiva coazione a ripetere… si rapporta comunque e tenacemente a convenzioni e alla tirannia del gusto…
Nel caso del paesaggio, con la scelta della postazione, dell’avvicinare e dell’allontanare l’inquadratura… dell’isolare un motivo… è inevitabile intervenga qualche non oziosa riflessione ecologica: …la constatazione di sopravvenute difformità… di sfregi… di erosioni… come il degrado dovuto alla crisi agricola nelle campagne o la massiccia occupazione della nuova edilizia: …un cancro diffuso… di capannoni, villette, strade, ecc… Scomparsi, salvo qualche rara eccezione, i vecchi casolari con i loro semplici volumi… per non dire dei loro colori intonati… Gli edifici nuovi o rinnovati sono stati nel frattempo dipinti con tinte strazianti: rosso vinaccia, viola intenso, zafferano, limone acido: …una gamma stravolgente, da paese dei balocchi, contaminata dal fumetto… o dai modelli equivoci e celebrati dei luoghi di divertimento e svago… Purtroppo la copia e il calco, con la loro sinistra doppiezza sembrano avere definitivamente soppiantato l’originale: …vedi in particolare i centri urbani antichi… piccoli e grandi… Di fatto le costruzioni storiche, i monumenti vecchi di secoli, le chiese… lavati e sabbiati senza remissione, hanno assunto una immagine improbabile e senza tempo… mentre i segni tangibili del passato, stanno per essere definitivamente rimossi… a differenza che io sappia, del territorio tedesco…
Tralascio anche quanto sia mutato localmente il tessuto sociale di relazione degli operatori artistici… oggi pressoché inesistente… In un tempo non lontano esso era animato di scambi, polemiche, iniziative… finché è venuta a pesare la condizione provinciale: …un ostacolo per il globalismo… Senza dire delle vecchie istituzioni, sempre più distaccate dal contesto e… calamitate dai riti dell’Art World, dalla politica turistica… dagli assessorati alla cultura, per fare cassa…
Fino a tutti gli anni ’90 avevo sperimentato alcuni margini della ricerca contemporanea, cercando di evitare la palude del postmoderno… il ricorso preterintenzionale al concetto… allo schema neoavanguardistico… Nelle mie intenzioni cercavo di preservare qualcosa che da sempre mi intrigava; la tattilità, il rapporto fisico con gli oggetti… la sostanza delle superfici dipinte… la loro tensione…
Poi con il montare delle teorizzazioni, delle trite formule promozionali, del vieto cabotaggio pubblicitario… flatus vocis …che pensavo servissero all’orientamento… nel percorso sempre più ingombro di mappe contraddittorie… Alla fine è subentrata la sazietà, la noia… Tutte le rotte in un ingolfamento allarmante, presentavano contemporaneamente… arte, antiarte, bello, brutto, naturale, artificiale, concetto, messaggio, ecc… Tutto sullo stesso piano… con lo stesso sapore… ridotto al vieto modello del supermercato…
Non avevo mai smesso negli anni di riempire taccuini con immagini rubate alla corrente pratica fotografica… Nei miei viaggi cercavo di misurarmi senza filtri con le cose… con le sensazioni… con la loro concretezza… spesso negate per altri sofisticati traguardi…
In una mia nota sparsa dell’’88 riflettevo su quello che allora veniva chiamato il tramonto delle “bellezze meteorologiche” e l’emergere, come scriveva Lea Vergine, delle “mitologie individuali”… e del parallelo “dilagare di una componente diaristica”: …segno non equivocabile della avvenuta emarginazione dell’artista… dopo la breve parentesi di dipendenza dal politico… Adesso si trattava piuttosto del conclamato potere del mercato… Con qualche sussulto idealistico Raboni rimarcava senza illusioni che “il recensore non è [o non dovrebbe essere] il manutengolo dell’autore, del gallerista” …poi sottolineando l’impotenza della critica del momento, ribadiva che essa “è secondaria e fuori gioco rispetto allo strapotere dell’imbonimento pubblicitario”… Il fenomeno che Wolfe aveva evocato oltreoceano, stava irrimediabilmente dilagando anche da noi…
Per quanto mi riguardava ero cosciente di quanto stava accadendo… La mia però era una posizione marginalizzata; …la gran parte dei colleghi e del collezionismo locali avevano invece aderito senza remore il nuovo sistema globalizzato: …una rivoluzionaria quanto inattesa palingenesi… Ora con il crac incombente e il decremento allarmante delle aste, un autorevole organo di stampa dell’Art World si è interrogato ansiosamente, se ciò rappresenti “Per l’arte occasione o batosta”… Nel contempo prefigurando scenari alternativi, si è affrettato ad ospitare la dichiarazione di una autorevole esponente dell’istituzione: “Io credo nella funzione pubblica della tutela”, con l’auspicio che anche il privato concorra “a sostenere, a costruire e ampliare il museo della comunità in cui opera”…
Prima che ciò accadesse ho cercato alternative possibili… punti di riferimento critico all’andazzo… col mio modo di sentire e di valutare… in barba all’anacronismo… alla “dittatura del nuovo”… ecc.
Mi sono da sempre tenuto lontano dagli espressionismi come dalle tentazioni di filosofeggiare con la pittura… o di ricorrere alla retorica: …quella ad esempio, del grande formato… mimando i pochi destinati agli spazi sacri del nuovo tempio moderno: il museo…
Fin dai miei primi passi ho guardato a territori velocemente tralasciati come quelli di Corot, Cezanne, i Macchiaioli, Morandi, Freud… quest’ultimo accolto come una anomalia nell’agone contemporaneo in virtù del successo… Non vorrei dimenticare precedenti incommensurabili e per la gran parte inattingibili come Velasquez o Vermeer… in cui l’immagine vitalizzata dalla macchia ha toccato vertici impensabili…
In queste miei righe che accennano a diversi problemi non superflui… vorrei motivare quanto vengo presentando in questa rassegna d’occasione… Si tratta in sostanza di due poli di un medesimo interesse operativo… con l’inevitabile ripiegamento diaristico di cui sopra… non disdicevole e non equivocabile credo, con il vieto passatismo…
Sono alcune pagine dedicate alle isole greche, visitate in questi ultimi anni… e insieme alcune riflessioni visive sugli spazi privati di lavoro: …in definitiva il viaggio in una stanza… di letteraria memoria…
Penso infine con qualche presunzione residua, che questa mia ultima fatica, sgranata in un decennio… troverà ascolto presso la piccola cerchia dei miei estimatori ed amici… spinti a soddisfare soltanto quello che è stato definito un “disinteresse interessato”… che non si è smarrito del tutto… e che spero alimenti per il futuro la mia voglia di rappresentare… con i mezzi che mi ritrovo, …nella convinzione che tutt’ora abbiano un loro corso.
Francesco Arduini
Verona, estate 2011
“Non ‘vedere è credere’ sciocchino!”
………………………………………
“Teorie? Ma erano più che teorie, erano delle autentiche costruzioni intellettuali, anzi, qualcosa di più… erano dei veri e propri edifici co-struiti dietro alla retina dell’occhio, dei castelli che s’ergevano nella parte interna della corteccia cerebrale… lucenti come cristalli, assimilabili, nella loro raffinata bizzarria, alla Scolastica medievale…”
TOM WOLFE, The Peinted World
Non si sa cosa Wolfe abbia detto o pensato, dopo aver letto “La trasfigurazione del banale” di Arthur C. Danto e gli scritti che lo precedono. Come è accaduto a partire dagli anni Trenta del Novecento con Greenberg e Rosemberg, quindi con Steinberg, teorici autorevoli dell’espressionismo astratto e della Pop… Ciò è andato nondimeno a vantaggio tra gli altri, dei famosi “Brillo box” di Warhol e del loro mercato… Le teorie filosofiche di Danto rispetto a quelle dell’action painting o della flatness, hanno rappresentato per Culturlandia un valido ricostituente per l’“Istituzione Arte” e per tutto quanto ruota intorno ad essa… Ciò è dovuto al fatto che oggi tutto può essere arte… basta indicare qualcosa con un dito; …ma occorre anche che gli agenti del sistema decidano di supportarlo con la teoria e gli strumenti della persuasione… Non per nulla la propaganda e la manipolazione di massa con le tecniche più sofisticate, sono state ampiamente impiegate dalle dittature… Le merci se ne sono avvantaggiate… non meno delle opere d’arte, sotto il segno della “novità come necessità”… Per converso l’estetica pare a Danto definitivamente scaduta e fuori dal concerto, come peraltro la bellezza… e il sublime, affiancate alla categoria del brutto… L’estetica risulterebbe perciò relegata ai consumi del sistema moda, della chirurgia plastica… degli istituti di bellezza, ecc… A sua volta il valore è stato man mano conquistato dalla sola moneta…
Non voglio soffermarmi oltre… sono trent’anni che ci rimugino; …in questo momento di grave crisi dell’Occidente, accompagnato dall’eclisse del politico come della vagheggiata leggerezza, qualche economista dubbioso, ha osato persino accennare al mercato come a un convitato di pietra…
Quanto alla retina… alla mia in particolare, dopo un anno di colliri per la rimozione delle cateratte e l’impianto di due lenti diverse… da lontano e da vicino… l’esperienza non è stata indifferente… La vista è tornata a dieci decimi… non esattamente come prima però… Altrettanta la voglia di tornare a misurarmi con la registrazione dei fenomeni, delle cose… con la definizione dei particolari, delle strutture… delle proporzioni, delle relazioni, senza dire della sostanza e del loro sfuggente gradiente cromatico: …quello che un tempo si diceva la realtà…
Questa attività del traguardare, dell’inseguire particolari anche trascurabili… del fissare il gioco mutevole delle ombre, ovvia in un pittore – ed esercitata per secoli dai raccoglitori e dai cacciatori: vedi Lascaux – si è accompagnata da sempre alla facoltà selettiva… secondo criteri empirici e soggettivi… non meno necessari, sia che riguardino una immagine di paese, un volto o un gruppo di oggetti… Altrettanto ovvio che il pittore sino a ieri, come il fotografo oggi, impieghi i dati ottici dell’esperienza visiva; ma nel contempo… ricorra inconsciamente, a una serie di modelli sedimentati, selezionati, …di canoni… tramitati dal passato e dal presente… che interferiscono con i dati del rilevamento oggettivo… Resta infine il momento non trascurabile della ricezione, che pur se liberata dalla più costrittiva coazione a ripetere… si rapporta comunque e tenacemente a convenzioni e alla tirannia del gusto…
Nel caso del paesaggio, con la scelta della postazione, dell’avvicinare e dell’allontanare l’inquadratura… dell’isolare un motivo… è inevitabile intervenga qualche non oziosa riflessione ecologica: …la constatazione di sopravvenute difformità… di sfregi… di erosioni… come il degrado dovuto alla crisi agricola nelle campagne o la massiccia occupazione della nuova edilizia: …un cancro diffuso… di capannoni, villette, strade, ecc… Scomparsi, salvo qualche rara eccezione, i vecchi casolari con i loro semplici volumi… per non dire dei loro colori intonati… Gli edifici nuovi o rinnovati sono stati nel frattempo dipinti con tinte strazianti: rosso vinaccia, viola intenso, zafferano, limone acido: …una gamma stravolgente, da paese dei balocchi, contaminata dal fumetto… o dai modelli equivoci e celebrati dei luoghi di divertimento e svago… Purtroppo la copia e il calco, con la loro sinistra doppiezza sembrano avere definitivamente soppiantato l’originale: …vedi in particolare i centri urbani antichi… piccoli e grandi… Di fatto le costruzioni storiche, i monumenti vecchi di secoli, le chiese… lavati e sabbiati senza remissione, hanno assunto una immagine improbabile e senza tempo… mentre i segni tangibili del passato, stanno per essere definitivamente rimossi… a differenza che io sappia, del territorio tedesco…
Tralascio anche quanto sia mutato localmente il tessuto sociale di relazione degli operatori artistici… oggi pressoché inesistente… In un tempo non lontano esso era animato di scambi, polemiche, iniziative… finché è venuta a pesare la condizione provinciale: …un ostacolo per il globalismo… Senza dire delle vecchie istituzioni, sempre più distaccate dal contesto e… calamitate dai riti dell’Art World, dalla politica turistica… dagli assessorati alla cultura, per fare cassa…
Fino a tutti gli anni ’90 avevo sperimentato alcuni margini della ricerca contemporanea, cercando di evitare la palude del postmoderno… il ricorso preterintenzionale al concetto… allo schema neoavanguardistico… Nelle mie intenzioni cercavo di preservare qualcosa che da sempre mi intrigava; la tattilità, il rapporto fisico con gli oggetti… la sostanza delle superfici dipinte… la loro tensione…
Poi con il montare delle teorizzazioni, delle trite formule promozionali, del vieto cabotaggio pubblicitario… flatus vocis …che pensavo servissero all’orientamento… nel percorso sempre più ingombro di mappe contraddittorie… Alla fine è subentrata la sazietà, la noia… Tutte le rotte in un ingolfamento allarmante, presentavano contemporaneamente… arte, antiarte, bello, brutto, naturale, artificiale, concetto, messaggio, ecc… Tutto sullo stesso piano… con lo stesso sapore… ridotto al vieto modello del supermercato…
Non avevo mai smesso negli anni di riempire taccuini con immagini rubate alla corrente pratica fotografica… Nei miei viaggi cercavo di misurarmi senza filtri con le cose… con le sensazioni… con la loro concretezza… spesso negate per altri sofisticati traguardi…
In una mia nota sparsa dell’’88 riflettevo su quello che allora veniva chiamato il tramonto delle “bellezze meteorologiche” e l’emergere, come scriveva Lea Vergine, delle “mitologie individuali”… e del parallelo “dilagare di una componente diaristica”: …segno non equivocabile della avvenuta emarginazione dell’artista… dopo la breve parentesi di dipendenza dal politico… Adesso si trattava piuttosto del conclamato potere del mercato… Con qualche sussulto idealistico Raboni rimarcava senza illusioni che “il recensore non è [o non dovrebbe essere] il manutengolo dell’autore, del gallerista” …poi sottolineando l’impotenza della critica del momento, ribadiva che essa “è secondaria e fuori gioco rispetto allo strapotere dell’imbonimento pubblicitario”… Il fenomeno che Wolfe aveva evocato oltreoceano, stava irrimediabilmente dilagando anche da noi…
Per quanto mi riguardava ero cosciente di quanto stava accadendo… La mia però era una posizione marginalizzata; …la gran parte dei colleghi e del collezionismo locali avevano invece aderito senza remore il nuovo sistema globalizzato: …una rivoluzionaria quanto inattesa palingenesi… Ora con il crac incombente e il decremento allarmante delle aste, un autorevole organo di stampa dell’Art World si è interrogato ansiosamente, se ciò rappresenti “Per l’arte occasione o batosta”… Nel contempo prefigurando scenari alternativi, si è affrettato ad ospitare la dichiarazione di una autorevole esponente dell’istituzione: “Io credo nella funzione pubblica della tutela”, con l’auspicio che anche il privato concorra “a sostenere, a costruire e ampliare il museo della comunità in cui opera”…
Prima che ciò accadesse ho cercato alternative possibili… punti di riferimento critico all’andazzo… col mio modo di sentire e di valutare… in barba all’anacronismo… alla “dittatura del nuovo”… ecc.
Mi sono da sempre tenuto lontano dagli espressionismi come dalle tentazioni di filosofeggiare con la pittura… o di ricorrere alla retorica: …quella ad esempio, del grande formato… mimando i pochi destinati agli spazi sacri del nuovo tempio moderno: il museo…
Fin dai miei primi passi ho guardato a territori velocemente tralasciati come quelli di Corot, Cezanne, i Macchiaioli, Morandi, Freud… quest’ultimo accolto come una anomalia nell’agone contemporaneo in virtù del successo… Non vorrei dimenticare precedenti incommensurabili e per la gran parte inattingibili come Velasquez o Vermeer… in cui l’immagine vitalizzata dalla macchia ha toccato vertici impensabili…
In queste miei righe che accennano a diversi problemi non superflui… vorrei motivare quanto vengo presentando in questa rassegna d’occasione… Si tratta in sostanza di due poli di un medesimo interesse operativo… con l’inevitabile ripiegamento diaristico di cui sopra… non disdicevole e non equivocabile credo, con il vieto passatismo…
Sono alcune pagine dedicate alle isole greche, visitate in questi ultimi anni… e insieme alcune riflessioni visive sugli spazi privati di lavoro: …in definitiva il viaggio in una stanza… di letteraria memoria…
Penso infine con qualche presunzione residua, che questa mia ultima fatica, sgranata in un decennio… troverà ascolto presso la piccola cerchia dei miei estimatori ed amici… spinti a soddisfare soltanto quello che è stato definito un “disinteresse interessato”… che non si è smarrito del tutto… e che spero alimenti per il futuro la mia voglia di rappresentare… con i mezzi che mi ritrovo, …nella convinzione che tutt’ora abbiano un loro corso.
Francesco Arduini
Verona, estate 2011
29
ottobre 2011
Francesco Arduini – Viaggio in una stanza: isole
Dal 29 ottobre al 15 novembre 2011
arte contemporanea
Location
SPAZIO 6
Verona, Via Santa Maria In Organo, 6, (Verona)
Verona, Via Santa Maria In Organo, 6, (Verona)
Orario di apertura
da martedì a sabato 16,30-19,30
Vernissage
29 Ottobre 2011, ore 18.00
Autore
Curatore




