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Franco Marrocco – Corpi della pittura
L’esposizione, ordinata da Massimo Bignardi, direttore del Museo-Frac, è stata realizzata in collaborazione con la Fondazione Sartirana Arte e il MAC Terra di Lavoro di Capua.
In mostra trenta dipinti che documentano le esperienze di quest’ultimo decennio.
Comunicato stampa
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Comunicato stampa
Venerdì 16 marzo alle ore 18,30 sarà inaugurata presso la sala delle conferenze del Museo-Frac di Baronissi la mostra dell’artista FRANCO MARROCCO dal titolo Il corpo della pittura.
L’esposizione, ordinata da Massimo Bignardi direttore del Museo-Frac, è stata realizzata in collaborazione con la Fondazione Sartirana Arte e il MAC Terra di Lavoro di Capua.
In mostra trenta dipinti documentano le esperienze di quest’ultimo decennio, testimoniando un momento di grande attenzione dell’artista ai temi delle spiritualità: un percorso espositivo che dal dipinto Brace parole mute, del 2004 va all’ampia serie delle Tracce, realizzata tra il 2009 e il 2011, ad Alito e Costato trittico esposto lo scorso anno nella mostra allestita al Museo Diocesano di Milano.
“È con slancio che abbiamo aderito – rileva Giovanni Moscatiello sindaco di Baronissi – al progetto di realizzare una grande esposizione dedicata all’artista campano Franco Marrocco e di far si che essa viaggiasse in più centri della nostra penisola. Oggi la mostra e l’esaustivo catalogo che l’accompagna sono una realtà: dal Castello di Sartirana Lomellinale opere giungono al Frac, per poi proseguire il loro viaggio verso Capua, Siena e, in fine, Milano. Un’occasione particolare che oltre a offrire la possibilità di ammirare le tele di questo straordinario artista, sottolinea maggiormente il ruolo che il Frac-Baronissi ha svolto e sta svolgendo in questi anni per la promozione della cultura artisti della nostra regione e dell’intero Meridione d’Italia.”
Al centro della poetica che accende i registri dell’esperienza pittorica di Franco Marrocco vi è una sensazione percettiva che, di recente, ha chiamato in causa direttamente la dimensione intima e spirituale. Sensazione – è quanto evidenzia Massimo Bignardi nel saggio al volume monografico – che accompagna e connota la quotidiana pratica della pittura, mettendo in essere una varietà luminosa del colore che s’impone ai nostri occhi in modo puramente istintivo. Questo è quanto si può riscontrare, oramai da un decennio, nelle grandi tele che l’artista realizza nello studio di Saronno, dalle quali appare evidente il tendere verso una maggiore definizione degli elementi del colore e del segno, proposti come processi in atto, ovvero quali ‘sensazioni immaginarie’ capaci di far transitare nel corpo terreno della superficie pittorica, il pensiero, tale da far si che esso si sveli ai nostri occhi nella sua entità, nella sua vita. È uno spostamento che se per gli aspetti dell’esercizio figurativo può apparire chiaro, diversamente sarà per le esperienze astratte e in particolare per quelle che si richiamano ad una astrazione lirica entro il cui ambito si pone la vicenda di Marrocco. Inclinazione che, se affidata alla induzione persuasiva dell’immagine, potrebbe farci scivolare verso i territori dello ‘spirituale’, con il rischio di disconoscere l’esistenza della pittura nella sua dimensione terrena di liberazione, cioè, rinuncia delle convenzioni e apertura dello sguardo interiore al proprio tempo.”
Marrocco nelle opere recenti, come testimoniano le grandi tele proposte in mostra, “condensa nell’impasto della sua pittura – rileva ancora Bignardi – un’esperienza che lo accosta per sfiorare, appena, la realtà delle cose, degli oggetti e si fa, per prima sotto gli occhi dello stesso artista, eccellenza del pensiero.” Concludendo che sono lavori che traducono “ nuove sollecitazioni emotive, incontri casuali originati da segni, da colori o, semplicemente, da luminosità cosmiche, com’è per Dialogo, appena avvertibili sulla nostra retina. Di contro […]v’è lo scivolare nel corpo di un magma terreno incandescente, infuocato da continue lingue di rosso e di nero che l’artista controlla attraverso una tecnica, di memoria rothkiana che insiste sulla trasparenza di un colore diluito nell’infinita scala dei toni, tale da acquisire la forza di una vibrante spazialità.
Sono due traiettorie immaginative che animano il presente della pittura di Franco Marrocco suggerendone l’unità del tempo, come diceva Borges, dell’È, del Fu, del Sarà, traducendo il timore e la speranza che sono, aggiunge lo scrittore argentino, «due volti del dubbio futuro».”
FRANCO MARROCCO è nato a Rocca D’Evandro (CE), il 7 dicembre 1956 è Docente di prima fascia di Pittura all’ Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove è Preside del Dipartimento di Arti Visive.
Negli anni della formazione, presso l’Accademia di Belle Arti, rivolge la propria ricerca espressiva allo studio della pittura ponendo attenzione alla tradizione realistica, riprendendo temi che poi documenterà nella prima mostra personale tenuta a Cassino, nel 1978.
Nel 1986 è invitato alla XI Quadriennale di Roma, ove espone il trittico Sul mio cielo volano anche gli angeli (1986), che testimonia un uso espressivo unito ad una gestualità che dialoga con la strutturazione schematica dell’immagine. Della seconda metà del decennio è la personale allestita alla Chambre de Commerce Italienne pour la France di Parigi nel 1989 e la partecipazione a rassegne, tra queste, nel 1986, al XXXV Premio San Fedele organizzato presso il Centro Culturale San Fedele, Milano. La tendenza verso l’astrazione introduce una pittura dai toni lirici in cui il colore diluisce la rappresentazione e la costrizione del racconto, per accogliere gli inquieti registri dell’emozione. Gli anni Novanta vengono inaugurati dalla personale allo OCDE, Parigi alla quale segue quella tenuta a Palazzo dei Priori, Perugia, nel 1991 e la presenza alla mostra “The Modernity of Lyrism”, promossa dall’Istituto Italiano di Cultura presso la Gummensons Kontgallery di Stoccolma nel 1991 e poi al Joensouu’s Art Museum in Finlandia. Nelle opere esposte in quest’ultima occasione la pittura di Franco Marrocco, dalla narrazione figurativa muove verso evocazioni emotive, ove il colore si dispone in un dialogo frontale con la memoria e i sensi.
La seconda metà degli anni Novanta vede l’artista rapportarsi in modo nuovo al supporto che viene ora velato attraverso la sovrapposizione di trasparenze cromatiche: a questa traccia operativa si rapportano le opere esposte nelle personale tenuta presso il Palais d’Europe, Strasburgo (1994); Sala Polivalente del Parlamento Europeo, Bruxelles, (1998); Museo Butti, Viggiù, (1998); Palazzetto dell’arte, Foggia, (1998); Chiostro di Voltorre, Varese, (1999), nonché in occasione della XIII Quadriennale di Roma. Del 1997 sono gli inviti alla mostra “Artinceramica”, Palazzo Reale di Napoli trasferita poi, nel 1998, al Medelhavsmuseet di Stoccolma e al “49° Premio Michetti”, Francavilla al Mare, Pescara.
Tra le principali esposizioni personali di questi anni si segnalano quella ospitata a Villa Rufolo a Ravello e poi alla Reggia di Caserta, (2000); Contemporanea Como 5, (2000); Galleria Romberg, Latina, (2003); Galleria Il Chiostro, Saronno, (2004); Museo Archeologico, Biblioteca Comunale, Palazzo Comunale di Cassino FR, (2005); Villa Comunale Frosinone, (2005); Museo Civico, Sora, (2006); Galleria Memoli Artecontemporanea di Matera, Potenza e Busto Arsizio, (2008); Istituto italiano di Cultura, Vienna, (2009); Castello di Vigoleno (2009); Abbazia di Fossanova, (2009); Oratorio di Santa Cita, Palermo, (2009); Complesso Abbaziale di san Sisto e Palazzo Vescovile, Piacenza, (2009); Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, Milano, (2010); Chiesa di san Cristoforo, Milano, (2010); Museo della Scrittura Manuzio, Bassiano LT, (2010). Museo Diocesano, Milano (2011). In questi stessi anni è invitato a diverse mostre collettive e rassegne, tra queste “La pittura come metafora dell’essere” ospitata dall’Istituto Italiano di Cultura, Stoccarda 2005; al 56° e 60° Premio Michetti, Francavilla a Mare; “Il Gioco del Tessile”, Royal Museum, Pechino e Ve Pat Nedim Tor Muzesi, Istanbul (2007); “In contrattempo - la pittura malgrado tutto”, Galleria d’Arte Moderna, Cento; “Un mare d’arte – mediterraneo specchio del cielo”, Palazzo Sant’Elia, Palermo 2007; “Segni del Novecento. Disegni italiani dal secondo futurismo agli anni novanta”, Museo dell’Alto Tavoliere, San Severo di Foggia (2010); 54ª Biennale di Venezia (2011); “Carte contemporanee. Esperienze del disegno italiano dal 1943 agli anni novanta”, Museo-Frac, Baronissi (2011).
In occasione della mostra è stato pubblicato, dalle Edizioni Nomos di Busto Arsizio, un ampio volume monografico introdotto da un saggio di Massimo Bignardi, con un’antologia della critica con testi, tra gli altri, di Giovanni Maria Accame, Berenice, Paolo Bischottini, Roberto Borghi, Luciano Caramel, Claudio Cerritelli, Enrico Crispolti, Andrea B. Del Guercio, Marina De Stasio, Ada Patrizia Fiorillo, Flaminio Gualdoni, Giovanni Iovine, Gérard-Georges Lemaire, Pierluigi Lia, Marco Meneguzzo, Antonello Negri, Francesco Tedeschi, apparati biografici e bibliografici curati da Veronica Zanardi ed un ampio corredo illustrativo a colori e in bianco e nero.
Ufficio stampa: Giuseppe Napoli
ORARIO DI APERTURA: lunedì - sabato ore 9.00/12.00 - lunedì e giovedì anche ore 16.00/19.00
sabato, domenica e festivi: previste aperture straordinarie (Infoline: 089 828210 – 328 8605476)
Convento Francescano SS. Trinità, 84081 - Baronissi
Servizio Cultura – Sport, Comune di Baronissi - tel. 089 828210 – fax 828217
E-mail: cultura@comune.baronissi.sa.it - Sito Web: www.comune.baronissi.sa.it
Venerdì 16 marzo alle ore 18,30 sarà inaugurata presso la sala delle conferenze del Museo-Frac di Baronissi la mostra dell’artista FRANCO MARROCCO dal titolo Il corpo della pittura.
L’esposizione, ordinata da Massimo Bignardi direttore del Museo-Frac, è stata realizzata in collaborazione con la Fondazione Sartirana Arte e il MAC Terra di Lavoro di Capua.
In mostra trenta dipinti documentano le esperienze di quest’ultimo decennio, testimoniando un momento di grande attenzione dell’artista ai temi delle spiritualità: un percorso espositivo che dal dipinto Brace parole mute, del 2004 va all’ampia serie delle Tracce, realizzata tra il 2009 e il 2011, ad Alito e Costato trittico esposto lo scorso anno nella mostra allestita al Museo Diocesano di Milano.
“È con slancio che abbiamo aderito – rileva Giovanni Moscatiello sindaco di Baronissi – al progetto di realizzare una grande esposizione dedicata all’artista campano Franco Marrocco e di far si che essa viaggiasse in più centri della nostra penisola. Oggi la mostra e l’esaustivo catalogo che l’accompagna sono una realtà: dal Castello di Sartirana Lomellinale opere giungono al Frac, per poi proseguire il loro viaggio verso Capua, Siena e, in fine, Milano. Un’occasione particolare che oltre a offrire la possibilità di ammirare le tele di questo straordinario artista, sottolinea maggiormente il ruolo che il Frac-Baronissi ha svolto e sta svolgendo in questi anni per la promozione della cultura artisti della nostra regione e dell’intero Meridione d’Italia.”
Al centro della poetica che accende i registri dell’esperienza pittorica di Franco Marrocco vi è una sensazione percettiva che, di recente, ha chiamato in causa direttamente la dimensione intima e spirituale. Sensazione – è quanto evidenzia Massimo Bignardi nel saggio al volume monografico – che accompagna e connota la quotidiana pratica della pittura, mettendo in essere una varietà luminosa del colore che s’impone ai nostri occhi in modo puramente istintivo. Questo è quanto si può riscontrare, oramai da un decennio, nelle grandi tele che l’artista realizza nello studio di Saronno, dalle quali appare evidente il tendere verso una maggiore definizione degli elementi del colore e del segno, proposti come processi in atto, ovvero quali ‘sensazioni immaginarie’ capaci di far transitare nel corpo terreno della superficie pittorica, il pensiero, tale da far si che esso si sveli ai nostri occhi nella sua entità, nella sua vita. È uno spostamento che se per gli aspetti dell’esercizio figurativo può apparire chiaro, diversamente sarà per le esperienze astratte e in particolare per quelle che si richiamano ad una astrazione lirica entro il cui ambito si pone la vicenda di Marrocco. Inclinazione che, se affidata alla induzione persuasiva dell’immagine, potrebbe farci scivolare verso i territori dello ‘spirituale’, con il rischio di disconoscere l’esistenza della pittura nella sua dimensione terrena di liberazione, cioè, rinuncia delle convenzioni e apertura dello sguardo interiore al proprio tempo.”
Marrocco nelle opere recenti, come testimoniano le grandi tele proposte in mostra, “condensa nell’impasto della sua pittura – rileva ancora Bignardi – un’esperienza che lo accosta per sfiorare, appena, la realtà delle cose, degli oggetti e si fa, per prima sotto gli occhi dello stesso artista, eccellenza del pensiero.” Concludendo che sono lavori che traducono “ nuove sollecitazioni emotive, incontri casuali originati da segni, da colori o, semplicemente, da luminosità cosmiche, com’è per Dialogo, appena avvertibili sulla nostra retina. Di contro […]v’è lo scivolare nel corpo di un magma terreno incandescente, infuocato da continue lingue di rosso e di nero che l’artista controlla attraverso una tecnica, di memoria rothkiana che insiste sulla trasparenza di un colore diluito nell’infinita scala dei toni, tale da acquisire la forza di una vibrante spazialità.
Sono due traiettorie immaginative che animano il presente della pittura di Franco Marrocco suggerendone l’unità del tempo, come diceva Borges, dell’È, del Fu, del Sarà, traducendo il timore e la speranza che sono, aggiunge lo scrittore argentino, «due volti del dubbio futuro».”
FRANCO MARROCCO è nato a Rocca D’Evandro (CE), il 7 dicembre 1956 è Docente di prima fascia di Pittura all’ Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove è Preside del Dipartimento di Arti Visive.
Negli anni della formazione, presso l’Accademia di Belle Arti, rivolge la propria ricerca espressiva allo studio della pittura ponendo attenzione alla tradizione realistica, riprendendo temi che poi documenterà nella prima mostra personale tenuta a Cassino, nel 1978.
Nel 1986 è invitato alla XI Quadriennale di Roma, ove espone il trittico Sul mio cielo volano anche gli angeli (1986), che testimonia un uso espressivo unito ad una gestualità che dialoga con la strutturazione schematica dell’immagine. Della seconda metà del decennio è la personale allestita alla Chambre de Commerce Italienne pour la France di Parigi nel 1989 e la partecipazione a rassegne, tra queste, nel 1986, al XXXV Premio San Fedele organizzato presso il Centro Culturale San Fedele, Milano. La tendenza verso l’astrazione introduce una pittura dai toni lirici in cui il colore diluisce la rappresentazione e la costrizione del racconto, per accogliere gli inquieti registri dell’emozione. Gli anni Novanta vengono inaugurati dalla personale allo OCDE, Parigi alla quale segue quella tenuta a Palazzo dei Priori, Perugia, nel 1991 e la presenza alla mostra “The Modernity of Lyrism”, promossa dall’Istituto Italiano di Cultura presso la Gummensons Kontgallery di Stoccolma nel 1991 e poi al Joensouu’s Art Museum in Finlandia. Nelle opere esposte in quest’ultima occasione la pittura di Franco Marrocco, dalla narrazione figurativa muove verso evocazioni emotive, ove il colore si dispone in un dialogo frontale con la memoria e i sensi.
La seconda metà degli anni Novanta vede l’artista rapportarsi in modo nuovo al supporto che viene ora velato attraverso la sovrapposizione di trasparenze cromatiche: a questa traccia operativa si rapportano le opere esposte nelle personale tenuta presso il Palais d’Europe, Strasburgo (1994); Sala Polivalente del Parlamento Europeo, Bruxelles, (1998); Museo Butti, Viggiù, (1998); Palazzetto dell’arte, Foggia, (1998); Chiostro di Voltorre, Varese, (1999), nonché in occasione della XIII Quadriennale di Roma. Del 1997 sono gli inviti alla mostra “Artinceramica”, Palazzo Reale di Napoli trasferita poi, nel 1998, al Medelhavsmuseet di Stoccolma e al “49° Premio Michetti”, Francavilla al Mare, Pescara.
Tra le principali esposizioni personali di questi anni si segnalano quella ospitata a Villa Rufolo a Ravello e poi alla Reggia di Caserta, (2000); Contemporanea Como 5, (2000); Galleria Romberg, Latina, (2003); Galleria Il Chiostro, Saronno, (2004); Museo Archeologico, Biblioteca Comunale, Palazzo Comunale di Cassino FR, (2005); Villa Comunale Frosinone, (2005); Museo Civico, Sora, (2006); Galleria Memoli Artecontemporanea di Matera, Potenza e Busto Arsizio, (2008); Istituto italiano di Cultura, Vienna, (2009); Castello di Vigoleno (2009); Abbazia di Fossanova, (2009); Oratorio di Santa Cita, Palermo, (2009); Complesso Abbaziale di san Sisto e Palazzo Vescovile, Piacenza, (2009); Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, Milano, (2010); Chiesa di san Cristoforo, Milano, (2010); Museo della Scrittura Manuzio, Bassiano LT, (2010). Museo Diocesano, Milano (2011). In questi stessi anni è invitato a diverse mostre collettive e rassegne, tra queste “La pittura come metafora dell’essere” ospitata dall’Istituto Italiano di Cultura, Stoccarda 2005; al 56° e 60° Premio Michetti, Francavilla a Mare; “Il Gioco del Tessile”, Royal Museum, Pechino e Ve Pat Nedim Tor Muzesi, Istanbul (2007); “In contrattempo - la pittura malgrado tutto”, Galleria d’Arte Moderna, Cento; “Un mare d’arte – mediterraneo specchio del cielo”, Palazzo Sant’Elia, Palermo 2007; “Segni del Novecento. Disegni italiani dal secondo futurismo agli anni novanta”, Museo dell’Alto Tavoliere, San Severo di Foggia (2010); 54ª Biennale di Venezia (2011); “Carte contemporanee. Esperienze del disegno italiano dal 1943 agli anni novanta”, Museo-Frac, Baronissi (2011).
In occasione della mostra è stato pubblicato, dalle Edizioni Nomos di Busto Arsizio, un ampio volume monografico introdotto da un saggio di Massimo Bignardi, con un’antologia della critica con testi, tra gli altri, di Giovanni Maria Accame, Berenice, Paolo Bischottini, Roberto Borghi, Luciano Caramel, Claudio Cerritelli, Enrico Crispolti, Andrea B. Del Guercio, Marina De Stasio, Ada Patrizia Fiorillo, Flaminio Gualdoni, Giovanni Iovine, Gérard-Georges Lemaire, Pierluigi Lia, Marco Meneguzzo, Antonello Negri, Francesco Tedeschi, apparati biografici e bibliografici curati da Veronica Zanardi ed un ampio corredo illustrativo a colori e in bianco e nero.
Ufficio stampa: Giuseppe Napoli
ORARIO DI APERTURA: lunedì - sabato ore 9.00/12.00 - lunedì e giovedì anche ore 16.00/19.00
sabato, domenica e festivi: previste aperture straordinarie (Infoline: 089 828210 – 328 8605476)
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E-mail: cultura@comune.baronissi.sa.it - Sito Web: www.comune.baronissi.sa.it
16
marzo 2012
Franco Marrocco – Corpi della pittura
Dal 16 marzo al 22 aprile 2012
arte contemporanea
Location
FRAC – CONVENTO FRANCESCANO DELLA SANTISSIMA TRINITÀ
Baronissi, Via Convento, (Salerno)
Baronissi, Via Convento, (Salerno)
Orario di apertura
lun-ven ore 9-12; lun e gio anche ore 16-19
Vernissage
16 Marzo 2012, ore 18.30
Autore
Curatore




