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Gabriele Garbolino Rù – Visage
Le opere esposte di Grbolino partono da una riflessione sulla tradizione, basandosi sulla profonda conoscenza della scultura antica, fino ai lavori più recenti, dove tagli compositivi insoliti, uniti a forti espressioni dell’introspezione, esprimono la consapevolezza della profonda crisi contempora
Comunicato stampa
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Dal 19 novembre all’8 gennaio 2012 la Galleria Losano Associazione Arte e Cultura in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Vigone, presenta “Visage”, una mostra di sculture dell’artista Garbolino Ru’ Gabriele.
L’evento si inserisce nel progetto “Alfabetomorso”, organizzato dall’Associazione Culturale En Plein Air Arte Contemporanea, gode dei patrocini della Regione Piemonte, Provincia di Torino, Comune di Pinerolo e Fondazione CRT.
Due sono le sedi espositive: la Galleria Losano di Pinerolo e il Teatro Selve di Vigone, con due differenti inaugurazioni per valorizzare l’intero ciclo scultoreo, nonché i disegni preparatori, che Garbolino Rù ha dedicato alla singolare ricerca sull’aspetto dei volti.
Le opere esposte rivelano l’evoluzione artistica compiuta da Garbolino sul tema Visage, che partono da una riflessione sulla tradizione, basandosi sulla profonda conoscenza della scultura antica, fino ai lavori più recenti, dove tagli compositivi insoliti, uniti a forti espressioni dell’introspezione psicologica, esprimono la consapevolezza della profonda crisi contemporanea.
In mostra le sue caratteristiche sculture talvolta frammentate, talvolta ingigantite in scala monumentale, realizzate in marmo, bronzo e alluminio.
Alcune Riflessioni per Gabriele:
La fisionomia artistica del nostro tempo è certamente caratterizzata da una singolare riscoperta dell’iconicità, una sorta di novello “ritorno all’ordine”, un “figurazionismo” inedito ed originale che nulla ha a che fare con le precedenti ricerche figurative degli anni Venti e Cinquanta del Novecento, ma che conserva in sé il senso delle più originali ricerche condotte nell’ultimo trentennio del secolo, dall’Arte Povera alla Concettuale. A questo proposito torna prepotentemente attuale il pensiero di Vincenzo Gemito secondo il quale la cognizione del passato – ma direi anche la riflessione sulla tradizione – è condizione imprescindibile per creare un capolavoro, inteso come qualche cosa di potentemente nuovo ed attuale. Gabriele Garbolino esprime al meglio tale concetto. Grande e sicuro modellatore, colto e fascinoso compositore di immagini, il giovane scultore ha radicato la sua ineccepibile contemporaneità con la conoscenza della scultura antica e con la sua profonda comprensione, dimostrando nei fatti che in questo torno d’anni, dopo lunghi decenni di installazioni ed assemblaggi aniconici, per i quali persino la definizione di “scultura” era negata o preclusa, il ritorno alla figura permette di avviare fondamentali riflessioni su quelli che per tradizione sono i “generi” espressivi di quest’arte nobile; dal monumento celebrativo a quello funerario, dall’opera di soggetto religioso sino al ritratto. Generi che Garbolino ha già affrontato e praticato con esiti inattesi e dirompenti, squadernando capacità manuali – da tempo desuete – impiegate sulla via che porta alla contemporaneità anche per tramite di tagli compositivi insoliti, materiali non tradizionali e suggestioni neo-concettuali.
Il contemporaneo ritorno all’immagine dell’uomo, ai suoi valori positivi, ma anche agli aspetti negativi, evidente nei più accorti esponenti di questa generazione di scultori, possiede, a mio avviso, uno speciale significato simbolico che affonda le proprie radici nel tempo in cui viviamo. E’ un’introspezione certamente psicologica dettata dal fatto che, forse, nessun’epoca è più consapevole della nostra delle contraddizioni esistenti e delle profonde crisi in atto. Del resto, come sosteneva Costantin Brancusi, lo scultore non deve essere un semplice riproduttore delle apparenze, ma un pensatore, quasi un filosofo che esprime il suo tempo con pensieri plastici, tridimensionali. Anche in questo Gabriele Garbolino è certamente esemplare, la sua singolare ricerca sul volto e sulla figura, tendenzialmente frammentate o ingigantite in scala monumentale, realizzate in marmo, bronzo, ma sempre più spesso in algido alluminio, in ghisa pesante o in ferro acidato, tendono a trasfigurare i soggetti in una dimensione “altra”, parallela e simbolica fortemente suggestiva, ma allo stesso tempo elegantemente destabilizzante.
La scultura, scatena le parole e la fantasia, e per chiudere con un aforisma di Arturo Martini: Il mito è un fenomeno plastico: prima la scultura e poi la poesia.
Alfonso Panzetta
L’evento si inserisce nel progetto “Alfabetomorso”, organizzato dall’Associazione Culturale En Plein Air Arte Contemporanea, gode dei patrocini della Regione Piemonte, Provincia di Torino, Comune di Pinerolo e Fondazione CRT.
Due sono le sedi espositive: la Galleria Losano di Pinerolo e il Teatro Selve di Vigone, con due differenti inaugurazioni per valorizzare l’intero ciclo scultoreo, nonché i disegni preparatori, che Garbolino Rù ha dedicato alla singolare ricerca sull’aspetto dei volti.
Le opere esposte rivelano l’evoluzione artistica compiuta da Garbolino sul tema Visage, che partono da una riflessione sulla tradizione, basandosi sulla profonda conoscenza della scultura antica, fino ai lavori più recenti, dove tagli compositivi insoliti, uniti a forti espressioni dell’introspezione psicologica, esprimono la consapevolezza della profonda crisi contemporanea.
In mostra le sue caratteristiche sculture talvolta frammentate, talvolta ingigantite in scala monumentale, realizzate in marmo, bronzo e alluminio.
Alcune Riflessioni per Gabriele:
La fisionomia artistica del nostro tempo è certamente caratterizzata da una singolare riscoperta dell’iconicità, una sorta di novello “ritorno all’ordine”, un “figurazionismo” inedito ed originale che nulla ha a che fare con le precedenti ricerche figurative degli anni Venti e Cinquanta del Novecento, ma che conserva in sé il senso delle più originali ricerche condotte nell’ultimo trentennio del secolo, dall’Arte Povera alla Concettuale. A questo proposito torna prepotentemente attuale il pensiero di Vincenzo Gemito secondo il quale la cognizione del passato – ma direi anche la riflessione sulla tradizione – è condizione imprescindibile per creare un capolavoro, inteso come qualche cosa di potentemente nuovo ed attuale. Gabriele Garbolino esprime al meglio tale concetto. Grande e sicuro modellatore, colto e fascinoso compositore di immagini, il giovane scultore ha radicato la sua ineccepibile contemporaneità con la conoscenza della scultura antica e con la sua profonda comprensione, dimostrando nei fatti che in questo torno d’anni, dopo lunghi decenni di installazioni ed assemblaggi aniconici, per i quali persino la definizione di “scultura” era negata o preclusa, il ritorno alla figura permette di avviare fondamentali riflessioni su quelli che per tradizione sono i “generi” espressivi di quest’arte nobile; dal monumento celebrativo a quello funerario, dall’opera di soggetto religioso sino al ritratto. Generi che Garbolino ha già affrontato e praticato con esiti inattesi e dirompenti, squadernando capacità manuali – da tempo desuete – impiegate sulla via che porta alla contemporaneità anche per tramite di tagli compositivi insoliti, materiali non tradizionali e suggestioni neo-concettuali.
Il contemporaneo ritorno all’immagine dell’uomo, ai suoi valori positivi, ma anche agli aspetti negativi, evidente nei più accorti esponenti di questa generazione di scultori, possiede, a mio avviso, uno speciale significato simbolico che affonda le proprie radici nel tempo in cui viviamo. E’ un’introspezione certamente psicologica dettata dal fatto che, forse, nessun’epoca è più consapevole della nostra delle contraddizioni esistenti e delle profonde crisi in atto. Del resto, come sosteneva Costantin Brancusi, lo scultore non deve essere un semplice riproduttore delle apparenze, ma un pensatore, quasi un filosofo che esprime il suo tempo con pensieri plastici, tridimensionali. Anche in questo Gabriele Garbolino è certamente esemplare, la sua singolare ricerca sul volto e sulla figura, tendenzialmente frammentate o ingigantite in scala monumentale, realizzate in marmo, bronzo, ma sempre più spesso in algido alluminio, in ghisa pesante o in ferro acidato, tendono a trasfigurare i soggetti in una dimensione “altra”, parallela e simbolica fortemente suggestiva, ma allo stesso tempo elegantemente destabilizzante.
La scultura, scatena le parole e la fantasia, e per chiudere con un aforisma di Arturo Martini: Il mito è un fenomeno plastico: prima la scultura e poi la poesia.
Alfonso Panzetta
19
novembre 2011
Gabriele Garbolino Rù – Visage
Dal 19 novembre al 18 dicembre 2011
arte contemporanea
Location
GALLERIA LOSANO ASSOCIAZIONE ARTE E CULTURA
Pinerolo, Via Savoia, 33, (Torino)
Pinerolo, Via Savoia, 33, (Torino)
Orario di apertura
Feriali: 16-19
Sabato e Festivi: 10-12 e 16-19
Lunedì chiuso
Vernissage
19 Novembre 2011, ore 17.00
Autore




