Create an account
Welcome! Register for an account
La password verrà inviata via email.
Recupero della password
Recupera la tua password
La password verrà inviata via email.
-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Gabriele La Torre
Mostra personale di Gabriele La Torre con la singola opera dal titolo “I secondi soldati”.
Comunicato stampa
Segnala l'evento
Gabriele La Torre, I secondi soldati, olio su tela, 100x85 cm, 2026
L’opera lavora su uno scarto percettivo estremamente efficace: ciò che riconosciamo immediatamente come gioco - le figurine di plastica, le pose stereotipate, la scala ridotta - viene trasposto in una dimensione pittorica che ne altera radicalmente il senso.
La scena non è propriamente ludica, ma satura di una violenza sospesa, quasi sedimentata nella superficie stessa del colore. Il fondo arancione, caldo e apparentemente innaturale, non restituisce un paesaggio ma uno stato: è terra, fuoco, memoria compressa. Su questo campo si dispongono i soldatini, alcuni ancora in posizione d’azione, altri già caduti, come in una coreografia congelata. I contorni non sono mai del tutto fissati, alcune sembrano dissolversi o emergere appena, come se fossero ricordi inafferrabili. La ripetizione seriale tipica del giocattolo si trasforma qui in una riflessione sulla standardizzazione della guerra, sulla sua riproducibilità e banalizzazione, ovvero il modo in cui viene appresa, miniaturizzata, resa innocua.
Il lavoro si carica di una tensione autobiografica che ne amplifica la portata. Il passaggio dalla conoscenza mediata al gioco infantile, e poi di nuovo alla pittura, costruisce un cortocircuito: ciò che educa simbolicamente alla violenza viene interiorizzato e restituito come immagine. L’opera mantiene una qualità volutamente instabile, il confine tra finzione e realtà indaga storia, cultura e politica, sia passata che contemporanea. Le figure non sono più oggetti, ma doppi, residui, fantasmi di un’esperienza che non può essere completamente elaborata, una memoria che oscilla tra gioco e trauma.
-
Gabriele La Torre è nato a Palermo nel 2003, dove vive, lavora e frequenta l’Accademia di Belle Arti, con specializzazione in arti visive, prediligendo la pittura, il disegno e la fotografia. Ha partecipato a mostre collettive nella sua città e nel territorio siculo, con collaborazioni anche tra Milano e Torino.
La sua ricerca pittorica si fonda sull'idea di gioco come atto originario e necessario alla rappresentazione artistica. Il gioco inteso come spazio di libertà assoluta, in cui le regole non vengono negate bensì reinventate. L’artista riconosce la possibilità più autentica del fare pittorico: un luogo in cui l'immaginazione opera senza costrizioni e l’opera nasce da un equilibrio fragile tra intenzione e abbandono.
Nel disegno emerge il valore del gesto incontrollato, quello che la mano conserva come memoria profonda. Legato alla tradizione e cultura siciliana, a cui romanticizza e sottintende visioni globali e contemporanee, l’immaginario del pittore si immola nel colore acceso e brillante, che vive nel contrasto, tra armonie pacificate e tensioni vitali. Tale croma - in cui il tratto accade - diventa così espressione di una energia pittorica che non vuole spiegare ma evocare.
Il tratto per La Torre è la chiave che unisce gesto, colore e forma, restituendo all'arte il suo carattere più profondo: quello di un atto necessario, libero e radicalmente umano, in cui la figura emerge in speculazione e paradosso, controllo e provocazione, incertezze e libertà, gioco e serietà.
L’opera lavora su uno scarto percettivo estremamente efficace: ciò che riconosciamo immediatamente come gioco - le figurine di plastica, le pose stereotipate, la scala ridotta - viene trasposto in una dimensione pittorica che ne altera radicalmente il senso.
La scena non è propriamente ludica, ma satura di una violenza sospesa, quasi sedimentata nella superficie stessa del colore. Il fondo arancione, caldo e apparentemente innaturale, non restituisce un paesaggio ma uno stato: è terra, fuoco, memoria compressa. Su questo campo si dispongono i soldatini, alcuni ancora in posizione d’azione, altri già caduti, come in una coreografia congelata. I contorni non sono mai del tutto fissati, alcune sembrano dissolversi o emergere appena, come se fossero ricordi inafferrabili. La ripetizione seriale tipica del giocattolo si trasforma qui in una riflessione sulla standardizzazione della guerra, sulla sua riproducibilità e banalizzazione, ovvero il modo in cui viene appresa, miniaturizzata, resa innocua.
Il lavoro si carica di una tensione autobiografica che ne amplifica la portata. Il passaggio dalla conoscenza mediata al gioco infantile, e poi di nuovo alla pittura, costruisce un cortocircuito: ciò che educa simbolicamente alla violenza viene interiorizzato e restituito come immagine. L’opera mantiene una qualità volutamente instabile, il confine tra finzione e realtà indaga storia, cultura e politica, sia passata che contemporanea. Le figure non sono più oggetti, ma doppi, residui, fantasmi di un’esperienza che non può essere completamente elaborata, una memoria che oscilla tra gioco e trauma.
-
Gabriele La Torre è nato a Palermo nel 2003, dove vive, lavora e frequenta l’Accademia di Belle Arti, con specializzazione in arti visive, prediligendo la pittura, il disegno e la fotografia. Ha partecipato a mostre collettive nella sua città e nel territorio siculo, con collaborazioni anche tra Milano e Torino.
La sua ricerca pittorica si fonda sull'idea di gioco come atto originario e necessario alla rappresentazione artistica. Il gioco inteso come spazio di libertà assoluta, in cui le regole non vengono negate bensì reinventate. L’artista riconosce la possibilità più autentica del fare pittorico: un luogo in cui l'immaginazione opera senza costrizioni e l’opera nasce da un equilibrio fragile tra intenzione e abbandono.
Nel disegno emerge il valore del gesto incontrollato, quello che la mano conserva come memoria profonda. Legato alla tradizione e cultura siciliana, a cui romanticizza e sottintende visioni globali e contemporanee, l’immaginario del pittore si immola nel colore acceso e brillante, che vive nel contrasto, tra armonie pacificate e tensioni vitali. Tale croma - in cui il tratto accade - diventa così espressione di una energia pittorica che non vuole spiegare ma evocare.
Il tratto per La Torre è la chiave che unisce gesto, colore e forma, restituendo all'arte il suo carattere più profondo: quello di un atto necessario, libero e radicalmente umano, in cui la figura emerge in speculazione e paradosso, controllo e provocazione, incertezze e libertà, gioco e serietà.
24
aprile 2026
Gabriele La Torre
Dal 24 aprile al 14 giugno 2026
arte contemporanea
Location
EDICOLA480
Napoli, Via San Pasquale, 61, (NA)
Napoli, Via San Pasquale, 61, (NA)
Orario di apertura
24/7
Vernissage
24 Aprile 2026, 18
Sito web
Autore
Curatore
Autore testo critico





