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Gillo Dorfles – Contorsioni
L’opera entrerà ufficialmente nella collezione permanente del Museo, accanto alle già presenti 174 opere dei più celebri artisti moderni e contemporanei internazionali
Comunicato stampa
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il Museo del Parco di Portofino, Centro Internazionale di Scultura all’Aperto presieduto da Daniele Crippa, e curato da Serena Mormino, in collaborazione con Amarte, si arricchirà di un’altra importante opera del celebre Maestro, Porf. Gillo Dorfles, “Contorsione” 2013 (vetroresina h cm 192)In questi pochi ma intensi anni di attività di curatrice e critica ho avuto la fortuna di conoscere, intervistare ed entrare nelle case studio di molti grandi artisti, ma mai come prima avevo provato simili sensazioni. Essere accolti da colui che sta vivendo il cambiamento del mondo da oltre 104 anni, da colui che studenti, specialisti del settore e artisti di ogni nazionalità conoscono come “il” critico, “lo” storico d’arte, “il” fondatore di movimenti artistici in primis del MAC, è ogni volta come entrare nella storia dell’arte dell’ultimo secolo, come essere protagonisti anche se solo per qualche ora, di momenti e accadimenti che solo i libri di storia dell’arte ci possono raccontare. Dietro una normalissima porta di un palazzo milanese, colui che a 104 anni vive in modo totalmente indipendente e fiero, ma al contempo talvolta quasi spaventato e curioso come un bambino che sta scoprendo la vita, ci accoglie con un grande sorriso e infinità umiltà, in un appartamento casa/studio contenitore di decenni di cultura; sembra quasi di entrare in un volume di storia dell’Arte scritto con intensità, grande sapienza e passione dallo stesso Professore.
Tra le mille pubblicazioni edite in svariate lingue che portano il suo nome, compare un pianoforte che a colui che è in grado di lasciare ogni problema, pensiero, impegno di lavoro al di fuori di quella porta, suona melodie che accompagnano magicamente le opere d’arte che danzano nell’appartamento. Tagli e concetti spaziali di Fontana nei colori più rari e azzardati, estroflessioni di Bonalumi, cromie sapientemente accolte da fortunate pareti di opere della Accardi, Capogrossi, Fioroni. Leggere sculture Melottiane e ancora una grande tela di Scajola come quinta della zona conversazione, ove non mancano mai piccoli dolcetti, tazzè di caffè per mettere a proprio agio l’ospite che sicuramente ogni volta prova forti e piacevoli turbamenti nel reincontrare il Professor Dorfles tra quelle mura di arte. Dalle finestre non filtra mai troppa luce, perché la vera luce sono le opere e ovviamente il padrone di casa.
Si perché quelle stesse opere sono vive nella sua collezione, come nei musei del mondo, grazie a lui, ai suoi scritti. Un secolo di testi critici, di volumi che portano la sua firma, un secolo di letio magistralis sull’Arte e sui grandissimi nomi, ma anche un secolo di produzione artistica di suo pugno. Gillo Dorlfes ha testimoniato l’evoluzione dei canoni artistici classici raccontando degli stessi a parole e con il linguaggio della pittura.
Laureato in medicina con specializzazione in psichiatria, ma con la passione e predisposizione per l’arte sin da bambino, nel 1948 fonda il MAC, Movimento di Arte Concreta, affiancando gli amici Dorazio, Fontana, Guerrini, Munari, Perilli, Soldati e Sottsass. A soli quattro anni di distanza pubblica il suo primo libro “Discorso tecnico delle arti”, momenti che lo condurranno a dedicare la sua intera vita al mondo della cultura come critico, filosofo dell’arte, docente ed artista. Una vita intensa, unica, mai “sufficiente” per poter decidere di fermarsi, di rallentare o di perdere quella passione e fermezza che ancora oggi lo contraddistingue.
In una delle visite turbamento di emozioni, per definire una intervista che avremmo realizzato di lì a pochi giorni sul tema a me molto caro “Design come forma d’Arte”, chiacchierando d’Arte, ci soffermiamo sulla scultura… ed ecco che dopo qualche minuto di congedo, mostra a me e Daniele Crippa (tra i mille progetti anche quello della Chiesa degli Angeli in Argentina e una sua letio magistralis al Museo del Parco) ricordi di giovinezza, di periodi difficili della prima Guerra Mondiale. Avvolte da pagine di giornale, perché le parole non possono mai mancare, con grande emozione e abbassando il tono di voce, come a mostrarci un segreto, emergono tre piccole sculture in terra cotta, informi e morbide come le sue pitture, come se tutto fosse nato da lì, anche la produzione più recente.
Immediata e comune l’idea di una nuova sfida, ingigantire una di quelle forme, quella che mi apparve subito la più “fortunata”, in una scultura di grandi dimensioni. Tra il timore e la voglia di intraprendere nuove sfide, di realizzare un sogno di quel ragazzo che volto alla medicina si è poi scoperto punto di riferimento per generazioni di artisti e storici, decidiamo di sfidare tempo e dimensioni, raggiugendo come era prevedibile qualcosa di unico e prezioso.
Pochi mesi dopo Gillo inizia a dipingere la sua scultura, quasi il suo monumento.
Serena Mormino
Tra le mille pubblicazioni edite in svariate lingue che portano il suo nome, compare un pianoforte che a colui che è in grado di lasciare ogni problema, pensiero, impegno di lavoro al di fuori di quella porta, suona melodie che accompagnano magicamente le opere d’arte che danzano nell’appartamento. Tagli e concetti spaziali di Fontana nei colori più rari e azzardati, estroflessioni di Bonalumi, cromie sapientemente accolte da fortunate pareti di opere della Accardi, Capogrossi, Fioroni. Leggere sculture Melottiane e ancora una grande tela di Scajola come quinta della zona conversazione, ove non mancano mai piccoli dolcetti, tazzè di caffè per mettere a proprio agio l’ospite che sicuramente ogni volta prova forti e piacevoli turbamenti nel reincontrare il Professor Dorfles tra quelle mura di arte. Dalle finestre non filtra mai troppa luce, perché la vera luce sono le opere e ovviamente il padrone di casa.
Si perché quelle stesse opere sono vive nella sua collezione, come nei musei del mondo, grazie a lui, ai suoi scritti. Un secolo di testi critici, di volumi che portano la sua firma, un secolo di letio magistralis sull’Arte e sui grandissimi nomi, ma anche un secolo di produzione artistica di suo pugno. Gillo Dorlfes ha testimoniato l’evoluzione dei canoni artistici classici raccontando degli stessi a parole e con il linguaggio della pittura.
Laureato in medicina con specializzazione in psichiatria, ma con la passione e predisposizione per l’arte sin da bambino, nel 1948 fonda il MAC, Movimento di Arte Concreta, affiancando gli amici Dorazio, Fontana, Guerrini, Munari, Perilli, Soldati e Sottsass. A soli quattro anni di distanza pubblica il suo primo libro “Discorso tecnico delle arti”, momenti che lo condurranno a dedicare la sua intera vita al mondo della cultura come critico, filosofo dell’arte, docente ed artista. Una vita intensa, unica, mai “sufficiente” per poter decidere di fermarsi, di rallentare o di perdere quella passione e fermezza che ancora oggi lo contraddistingue.
In una delle visite turbamento di emozioni, per definire una intervista che avremmo realizzato di lì a pochi giorni sul tema a me molto caro “Design come forma d’Arte”, chiacchierando d’Arte, ci soffermiamo sulla scultura… ed ecco che dopo qualche minuto di congedo, mostra a me e Daniele Crippa (tra i mille progetti anche quello della Chiesa degli Angeli in Argentina e una sua letio magistralis al Museo del Parco) ricordi di giovinezza, di periodi difficili della prima Guerra Mondiale. Avvolte da pagine di giornale, perché le parole non possono mai mancare, con grande emozione e abbassando il tono di voce, come a mostrarci un segreto, emergono tre piccole sculture in terra cotta, informi e morbide come le sue pitture, come se tutto fosse nato da lì, anche la produzione più recente.
Immediata e comune l’idea di una nuova sfida, ingigantire una di quelle forme, quella che mi apparve subito la più “fortunata”, in una scultura di grandi dimensioni. Tra il timore e la voglia di intraprendere nuove sfide, di realizzare un sogno di quel ragazzo che volto alla medicina si è poi scoperto punto di riferimento per generazioni di artisti e storici, decidiamo di sfidare tempo e dimensioni, raggiugendo come era prevedibile qualcosa di unico e prezioso.
Pochi mesi dopo Gillo inizia a dipingere la sua scultura, quasi il suo monumento.
Serena Mormino
12
settembre 2014
Gillo Dorfles – Contorsioni
Dal 12 settembre al 30 novembre 2014
arte contemporanea
presentazione
presentazione
Location
MUSEO DEL PARCO
Portofino, Molo Umberto I, (Genova)
Portofino, Molo Umberto I, (Genova)
Orario di apertura
da martedì a domenica ore 10-13 e 15-19
Vernissage
12 Settembre 2014, ore 12.00
Autore
Curatore




