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Gino Gini – Visual Poetry
Una selezione di opere eseguite da artisti aderenti ad una delle correnti più originali della seconda metà del Novecento: la Poesia Visiva.
Comunicato stampa
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La poesia è parola...
In questo inizio d'autunno 2012 sono ordinate le tavole
che gli autori (nomi importanti e rappresentativi della
storia della Poesia Visiva) hanno inviato a partire dalla
primavera scorsa.
Ed ecco che, su improbabili leggii, sfilano le immagini e
interagiscono con parole, frammenti, lacerti, abbecedari,
citazioni, nonsensi, enigmi, come pagine archeologiche
nelle quali va scoperto un codice e laddove la
varietà non serve a chiarire, ma a moltiplicare le possibilità
di senso.
La poesia visiva non ricerca una preminenza della parola
sull'immagine, né il contrario, essa porta lo sguardo e
l'ascolto a fluttuare, come un'onda dal testo visivo a
quello scritto, convalidandone l'inscindibilità. L'intento
sotteso pare sia dare indizi sempre nuovi per possibili
soluzioni dell'incognita, e tuttavia sulla pagina le scritture
si offrono precise come "parole d'ordine". Non lasciamoci
trarre in inganno dal testo che si compone, e finisce,
dentro i confini della pagina o della tavola che per lo
più è tutta racchiusa nella piccola dimensione canonica
di un foglio A4 o pressappoco. E non tragga in
inganno neppure la forma criptica, a volte, ruvida, pungente,
ispida, che porterebbe a distanziarla dal concetto
di poesia, che nell'accezione popolare è sinonimo di
intenzione dolce (dolcificata, sdolcinata).
La poesia è parola che apre, non parola che denota,
contorna, circoscrive e ferma le cose. La parola poetica
è chiave, l'opposizione di positivo e negativo, ambedue
necessari per far scattare la serratura. Chiave per
accedere a un mondo. Le sue stesse sonorità, i fonemi,
separati l'uno dall'altro, aprono a nuovi significati ed
apportano senso altro, tracciabile nell'aria quasi come
corpo fisico.
E non lasciamoci ingannare neppure dalla forma grafica
delle tracce sul foglio. A volte sono fili che dipanano
una scrittura corsiva, a volte sono rigide forme stampate
concluse in se stesse. Anche di queste forme possiamo
far uso per entrare nel senso della parola. La parola è
cosa da guardare, tastare, percepire a più livelli, ha
spazio dentro e si concede al fuori. Tanto più la parola
è ambigua e si apre insatura, crea nuovi legami quasi
chimici, tanto più contiene significato. In questo senso è
poesia.
La poesia visiva è parola da guardare ed indagare. Nel
confine della pagina restano imprigionati dei segnali,
che sono tracce impastate in coaguli cromatici o forme
riconoscibili, per suggerire possibili percorsi.
Lì dentro non è sigillato un singolo significato, sono energie
che si diramano, si incrociano, dilagano in nuovi
liquidi pensieri.
Lucia Boni
In questo inizio d'autunno 2012 sono ordinate le tavole
che gli autori (nomi importanti e rappresentativi della
storia della Poesia Visiva) hanno inviato a partire dalla
primavera scorsa.
Ed ecco che, su improbabili leggii, sfilano le immagini e
interagiscono con parole, frammenti, lacerti, abbecedari,
citazioni, nonsensi, enigmi, come pagine archeologiche
nelle quali va scoperto un codice e laddove la
varietà non serve a chiarire, ma a moltiplicare le possibilità
di senso.
La poesia visiva non ricerca una preminenza della parola
sull'immagine, né il contrario, essa porta lo sguardo e
l'ascolto a fluttuare, come un'onda dal testo visivo a
quello scritto, convalidandone l'inscindibilità. L'intento
sotteso pare sia dare indizi sempre nuovi per possibili
soluzioni dell'incognita, e tuttavia sulla pagina le scritture
si offrono precise come "parole d'ordine". Non lasciamoci
trarre in inganno dal testo che si compone, e finisce,
dentro i confini della pagina o della tavola che per lo
più è tutta racchiusa nella piccola dimensione canonica
di un foglio A4 o pressappoco. E non tragga in
inganno neppure la forma criptica, a volte, ruvida, pungente,
ispida, che porterebbe a distanziarla dal concetto
di poesia, che nell'accezione popolare è sinonimo di
intenzione dolce (dolcificata, sdolcinata).
La poesia è parola che apre, non parola che denota,
contorna, circoscrive e ferma le cose. La parola poetica
è chiave, l'opposizione di positivo e negativo, ambedue
necessari per far scattare la serratura. Chiave per
accedere a un mondo. Le sue stesse sonorità, i fonemi,
separati l'uno dall'altro, aprono a nuovi significati ed
apportano senso altro, tracciabile nell'aria quasi come
corpo fisico.
E non lasciamoci ingannare neppure dalla forma grafica
delle tracce sul foglio. A volte sono fili che dipanano
una scrittura corsiva, a volte sono rigide forme stampate
concluse in se stesse. Anche di queste forme possiamo
far uso per entrare nel senso della parola. La parola è
cosa da guardare, tastare, percepire a più livelli, ha
spazio dentro e si concede al fuori. Tanto più la parola
è ambigua e si apre insatura, crea nuovi legami quasi
chimici, tanto più contiene significato. In questo senso è
poesia.
La poesia visiva è parola da guardare ed indagare. Nel
confine della pagina restano imprigionati dei segnali,
che sono tracce impastate in coaguli cromatici o forme
riconoscibili, per suggerire possibili percorsi.
Lì dentro non è sigillato un singolo significato, sono energie
che si diramano, si incrociano, dilagano in nuovi
liquidi pensieri.
Lucia Boni
18
novembre 2012
Gino Gini – Visual Poetry
Dal 18 al 25 novembre 2012
arte contemporanea
Location
CA’ CORNERA
Porto Viro, Località Ca' Cornera, 3, (Rovigo)
Porto Viro, Località Ca' Cornera, 3, (Rovigo)
Orario di apertura
tutti i giorni escluso il mercoledì dalle 16:;30 alle 19:30
Vernissage
18 Novembre 2012, ore 18:00
Autore
Curatore




