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Giulia Mangoni – Stratigrafie del Vivente
La mostra si sviluppa come un percorso stratificato che attraversa pratiche, immaginari e ontologie del vivente, mettendo in relazione sistemi artigianali, simbolici e industriali come parti interdipendenti di un’unica realtà complessa, in cui immagini e materiali si depositano e si trasformano.
Comunicato stampa
Segnala l'evento
Dal 23 maggio al 27 settembre 2026, il MAC - Museo d’Arte Contemporanea di Lissone (MB) presenta la prima mostra monografica museale dedicata all’artista italo-brasiliana Giulia Mangoni (Isola del Liri, 1991), dal titolo Stratigrafie del Vivente, a cura di Stefano Raimondi.
L’artista, già vincitrice del Premio Lissone 2021, sviluppa una ricerca che interseca pittura, memoria e appartenenza territoriale. Concepita come un percorso stratificato che attraversa pratiche, immaginari e ontologie del vivente, si articola sull’intero museo come una sequenza di ambienti in cui sistemi differenti - artigianali, simbolici, naturali e industriali - emergono come strati interdipendenti di un’unica realtà complessa. Più che organizzare temi, il progetto costruisce un dispositivo in cui immagini, materiali e relazioni si depositano e si trasformano nel tempo, attivando una lettura del presente come campo attraversato da tensioni e continuità.
Sottolinea Stefano Raimondi, Direttore Artistico del MAC e curatore della mostra –
“il MAC di Lissone continua a investire nella valorizzazione degli artisti italiani contemporanei, accompagnandone i percorsi di ricerca con progetti espositivi che offrono uno sguardo approfondito e museale sul loro lavoro. La mostra di Giulia Mangoni rappresenta perfettamente questa visione: un’artista capace di intrecciare dimensione territoriale e respiro internazionale, memoria e immaginazione, costruendo una riflessione estremamente attuale sul nostro rapporto con il vivente”.
Stratigrafie del Vivente adotta una concezione “geologica” dell’esperienza, in cui livelli temporali differenti coesistono e si influenzano reciprocamente, evocando una visione del mondo come processo in continuo divenire. La mostra restituisce così una riflessione sul vivente inteso non come insieme di elementi separati, ma come rete complessa di relazioni attraversata da memorie, sopravvivenze e trasformazioni.
La pratica di Mangoni nasce da un coinvolgimento diretto con i territori e le comunità. L’artista collabora con artigiani, allevatori e opera in contesti locali, in particolare nella Ciociaria, territorio che l’artista ha eletto come luogo centrale della propria ricerca. A partire dagli archivi locali, dalle storie orali, da documenti e testimonianze, Mangoni costruisce composizioni pittoriche dense e stratificate, in cui paesaggi e figure emergono come elementi attivi di scenografie immaginate.
La pittura diventa così una superficie attiva di traduzione: un luogo in cui gesti, saperi e narrazioni vengono rielaborati, trasposti e talvolta disallineati, dando forma a nuove configurazioni visive. Più che rappresentare il mondo, il lavoro di Mangoni ne interroga le condizioni di possibilità, insistendo sulla necessità di ripensare il rapporto tra umano, animale, vegetale e simbolico.
Le iconografie religiose, rilette attraverso una sensibilità contemporanea, si intrecciano con la cultura materiale e con la dimensione rituale del paesaggio, generando un lessico ibrido in cui il sacro emerge come forma latente e persistente. In questo slittamento, l’immagine diventa luogo di sopravvivenza e metamorfosi, dove passato e presente convivono in una simultaneità senza gerarchie.
“Il mio lavoro nasce dall’osservazione del paesaggio e di chi lo abita; non come qualcosa da guardare a distanza, ma mediante un ascolto partecipe” – dichiara l’artista. “Un paesaggio colto nel suo movimento di autorappresentazione, mentre racconta sé stesso al mondo. Il disegno è la prima iscrizione di questo racconto; la pittura arriva dopo, come qualcosa che si deposita. Attraverso la pittura, la narrazione originaria e territoriale si trasforma, si allontana dal luogo da cui nasce e diventa più ampia, quasi archetipica. I quadri parlano di un paesaggio sognante, attraversato da dimensioni diverse. Dipingere, per me, è un modo per tenere insieme questi strati e provare ad andare oltre.”
La mostra sarà accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale che verrà presentato durante il periodo espositivo.
Con Stratigrafie del Vivente, il MAC di Lissone prosegue il proprio impegno nella valorizzazione delle più significative ricerche artistiche contemporanee, dedicando uno sguardo approfondito a una delle voci più interessanti della pittura italiana emergente.
L’artista, già vincitrice del Premio Lissone 2021, sviluppa una ricerca che interseca pittura, memoria e appartenenza territoriale. Concepita come un percorso stratificato che attraversa pratiche, immaginari e ontologie del vivente, si articola sull’intero museo come una sequenza di ambienti in cui sistemi differenti - artigianali, simbolici, naturali e industriali - emergono come strati interdipendenti di un’unica realtà complessa. Più che organizzare temi, il progetto costruisce un dispositivo in cui immagini, materiali e relazioni si depositano e si trasformano nel tempo, attivando una lettura del presente come campo attraversato da tensioni e continuità.
Sottolinea Stefano Raimondi, Direttore Artistico del MAC e curatore della mostra –
“il MAC di Lissone continua a investire nella valorizzazione degli artisti italiani contemporanei, accompagnandone i percorsi di ricerca con progetti espositivi che offrono uno sguardo approfondito e museale sul loro lavoro. La mostra di Giulia Mangoni rappresenta perfettamente questa visione: un’artista capace di intrecciare dimensione territoriale e respiro internazionale, memoria e immaginazione, costruendo una riflessione estremamente attuale sul nostro rapporto con il vivente”.
Stratigrafie del Vivente adotta una concezione “geologica” dell’esperienza, in cui livelli temporali differenti coesistono e si influenzano reciprocamente, evocando una visione del mondo come processo in continuo divenire. La mostra restituisce così una riflessione sul vivente inteso non come insieme di elementi separati, ma come rete complessa di relazioni attraversata da memorie, sopravvivenze e trasformazioni.
La pratica di Mangoni nasce da un coinvolgimento diretto con i territori e le comunità. L’artista collabora con artigiani, allevatori e opera in contesti locali, in particolare nella Ciociaria, territorio che l’artista ha eletto come luogo centrale della propria ricerca. A partire dagli archivi locali, dalle storie orali, da documenti e testimonianze, Mangoni costruisce composizioni pittoriche dense e stratificate, in cui paesaggi e figure emergono come elementi attivi di scenografie immaginate.
La pittura diventa così una superficie attiva di traduzione: un luogo in cui gesti, saperi e narrazioni vengono rielaborati, trasposti e talvolta disallineati, dando forma a nuove configurazioni visive. Più che rappresentare il mondo, il lavoro di Mangoni ne interroga le condizioni di possibilità, insistendo sulla necessità di ripensare il rapporto tra umano, animale, vegetale e simbolico.
Le iconografie religiose, rilette attraverso una sensibilità contemporanea, si intrecciano con la cultura materiale e con la dimensione rituale del paesaggio, generando un lessico ibrido in cui il sacro emerge come forma latente e persistente. In questo slittamento, l’immagine diventa luogo di sopravvivenza e metamorfosi, dove passato e presente convivono in una simultaneità senza gerarchie.
“Il mio lavoro nasce dall’osservazione del paesaggio e di chi lo abita; non come qualcosa da guardare a distanza, ma mediante un ascolto partecipe” – dichiara l’artista. “Un paesaggio colto nel suo movimento di autorappresentazione, mentre racconta sé stesso al mondo. Il disegno è la prima iscrizione di questo racconto; la pittura arriva dopo, come qualcosa che si deposita. Attraverso la pittura, la narrazione originaria e territoriale si trasforma, si allontana dal luogo da cui nasce e diventa più ampia, quasi archetipica. I quadri parlano di un paesaggio sognante, attraversato da dimensioni diverse. Dipingere, per me, è un modo per tenere insieme questi strati e provare ad andare oltre.”
La mostra sarà accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale che verrà presentato durante il periodo espositivo.
Con Stratigrafie del Vivente, il MAC di Lissone prosegue il proprio impegno nella valorizzazione delle più significative ricerche artistiche contemporanee, dedicando uno sguardo approfondito a una delle voci più interessanti della pittura italiana emergente.
23
maggio 2026
Giulia Mangoni – Stratigrafie del Vivente
Dal 23 maggio al 27 settembre 2026
arte contemporanea
Location
MAC – MUSEO D’ARTE CONTEMPORANEA DI LISSONE
Lissone, Viale Elisa Ancona, 6, (Monza E Brianza)
Lissone, Viale Elisa Ancona, 6, (Monza E Brianza)
Orario di apertura
mercoledì, giovedì, venerdì: 16.00-19.00
sabato e domenica: 11.00-19.00
Vernissage
23 Maggio 2026, ore 18
Ufficio stampa
Sara Zolla | Ufficio stampa e comunicazione
Autore
Curatore




