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Gli Ori degli Akan
circa 200 opere degli Akan
Comunicato stampa
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Si tratta di collane, maschere, figure animali, ornamenti del re e della corte create con la tecnica a cera persa e indossate durante le principali cerimonie di questi popoli stanziati tra Ghana a Costa d’Avorio in una regione ricca di giacimenti auriferi.
L’arte orafa ha raggiunto grande raffinatezza tra gli Akan e l’ornamentazione del corpo, particolarmente sfarzosa e spettacolare, ha un legame molto stretto con il potere politico: il principale oggetto di culto degli antenati presso gli Akan è il seggio sacro, su cui si offrono bevande, cibo, sacrifici e una pepita d’oro ai suoi piedi, per questo cavi e traforati. Talvolta questo seggio-altare è in oro massiccio, evocando così la leggendaria credenza che vuole che un seggio d’oro sarebbe disceso dal cielo legittimando il potere di Osei Tutu, a cui risalgono le origini dello stato ashanti alla fine del secolo XVII, che sconfisse, insieme ad altri capi suoi confederati, l’allora potente regno di Denkyira.
Quale simbolo vivente del regno e intermediario tra il sacro e il profano, il re, personaggio forte e vulnerabile allo stesso tempo, appare ricoperto di gioielli d’oro, secondo rigide regole protocollari, nelle cerimonie che presiedono i matrimoni, le feste religiose, l’intronizzazione dei capi, i funerali, le feste degli ignami e le feste delle generazioni, che hanno lo scopo, tra l’altro, di rinvigorire e preservare la forza del re, garantendo la sua sopravvivenza e quella del regno.
La mostra racconta questa e altre storie, senza dimenticare la complessa rete di simboli che si cela dietro ad ogni oggetto, come la loro relazione con il mondo della parola e l’associazione ad uno o più proverbi il cui significato variabile va interpretato secondo le circostanze.
Bilancia e pesi per l’oro avranno il loro spazio in mostra, a testimonianza del fiorente commercio attivo in questa regione, peraltro nota già all’epoca dei primi viaggiatori come Costa d’Oro.
A corredo dell'esposizione, sono proposti filmati ed installazioni audio-video, che apriranno finestre di narrazione, cercando di unire alla bellezza ed allo stimolo visivo, la densità di un dialogo possibile nel presente con altri popoli.
Incontri collaterali alla mostra, laboratori didattici e concerti ci accompagneranno alle Giornate per l’Africa verso una comprensione più equilibrata e approfondita della complessità di questa regione, protagonista di un capitolo della nostra storia come Costa degli Schiavi.
Inoltre nel trimestre aprile-giugno sono previsti incontri con studiosi, organismi di cooperazione, missionari e comunità africane genovesi per una comprensione più equilibrata e approfondita della complessità delle realtà africane.
L’arte orafa ha raggiunto grande raffinatezza tra gli Akan e l’ornamentazione del corpo, particolarmente sfarzosa e spettacolare, ha un legame molto stretto con il potere politico: il principale oggetto di culto degli antenati presso gli Akan è il seggio sacro, su cui si offrono bevande, cibo, sacrifici e una pepita d’oro ai suoi piedi, per questo cavi e traforati. Talvolta questo seggio-altare è in oro massiccio, evocando così la leggendaria credenza che vuole che un seggio d’oro sarebbe disceso dal cielo legittimando il potere di Osei Tutu, a cui risalgono le origini dello stato ashanti alla fine del secolo XVII, che sconfisse, insieme ad altri capi suoi confederati, l’allora potente regno di Denkyira.
Quale simbolo vivente del regno e intermediario tra il sacro e il profano, il re, personaggio forte e vulnerabile allo stesso tempo, appare ricoperto di gioielli d’oro, secondo rigide regole protocollari, nelle cerimonie che presiedono i matrimoni, le feste religiose, l’intronizzazione dei capi, i funerali, le feste degli ignami e le feste delle generazioni, che hanno lo scopo, tra l’altro, di rinvigorire e preservare la forza del re, garantendo la sua sopravvivenza e quella del regno.
La mostra racconta questa e altre storie, senza dimenticare la complessa rete di simboli che si cela dietro ad ogni oggetto, come la loro relazione con il mondo della parola e l’associazione ad uno o più proverbi il cui significato variabile va interpretato secondo le circostanze.
Bilancia e pesi per l’oro avranno il loro spazio in mostra, a testimonianza del fiorente commercio attivo in questa regione, peraltro nota già all’epoca dei primi viaggiatori come Costa d’Oro.
A corredo dell'esposizione, sono proposti filmati ed installazioni audio-video, che apriranno finestre di narrazione, cercando di unire alla bellezza ed allo stimolo visivo, la densità di un dialogo possibile nel presente con altri popoli.
Incontri collaterali alla mostra, laboratori didattici e concerti ci accompagneranno alle Giornate per l’Africa verso una comprensione più equilibrata e approfondita della complessità di questa regione, protagonista di un capitolo della nostra storia come Costa degli Schiavi.
Inoltre nel trimestre aprile-giugno sono previsti incontri con studiosi, organismi di cooperazione, missionari e comunità africane genovesi per una comprensione più equilibrata e approfondita della complessità delle realtà africane.
06
aprile 2006
Gli Ori degli Akan
Dal 06 aprile al 02 luglio 2006
arte etnica
Location
CASTELLO D’ALBERTIS – MUSEO DELLE CULTURE DEL MONDO
Genova, Corso Dogali, 18, (Genova)
Genova, Corso Dogali, 18, (Genova)
Orario di apertura
Martedì-venerdì: 10-17; sabato e domenica 10-18; lunedì chiuso
Vernissage
6 Aprile 2006, ore 17.30




