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Grita – Comunque io
Si inaugura la mostra personale dell’artista galatinese Grita a cura di Valentina Primiceri.
Sperimentazione tecnica e introspezione sono le tematiche portanti della sua ultima produzione soprattutto nell’ultima serie “gli acetati – sguardi al vetro” in cui assemblage di foglie secche, fili di ferro e fogli di acetato, creano una memoria stratificata dal tempo, divenendo finestre di plastica aperte sul ricordo deformato dallo scorrere della vita.
Nel corso dell’inaugurazione una performance teatrale curata dagli attori Francesco Del Sole e Tiziana Renni mediterà sulle fasi della presa di coscienza dell’Io e le sue rappresentazioni mutevoli, attraverso le parole di alcuni grandi poeti e cantautori italiani.
Comunicato stampa
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Sin dalla prima infanzia, Grita opera nella sua casa-studio a Galatina (Le).
Il suo percorso, quasi del tutto da autodidatta, parte dallo studio della pittura moderna e in particolare di quella seicentesca italiana e fiamminga, della quale apprezza l'uso del colore a olio con le sue tonalità profonde e brillanti, caratteristica che rimarrà invariata anche nelle opere più recenti. Si avvicina ad un concetto più teorico di colore, disegno e design, durante il periodo di frequenza presso l'ISA di Galatina dove consegue la Maturità d'Arte Applicata.
Con il tempo si allontana dalla struttura e dalla forma tipicamente figurative e descrittive del periodo che più ha studiato ed amato, per abbracciare una graduale scomposizione che via via colpisce e smaterializza gli sfondi, sino a chiudere il cerchio sempre più intorno al soggetto principale, del quale spesso conserva solo un connotato (di norma occhio o labbra), lasciando che il superfluo si dissolva e si semplifichi in texture e supporti di totale recupero come T.N.T, latta, plastica e cellophane che “catturati” dalla quotidianità, diventano riferimento concreto di un racconto vissuto personalmente. La rete, appesantita da coperchi di latta, rimanda a vissute prigioni sociali e “trappole” esistenziali dalle quali sempre si scorge l'idea del sogno nella sua condizione primordiale, umanizzato e denudato ancor prima di essere ammantato da collettive convenzioni. Un'immagine sacra viene oppressa dal peso di un'etica moralizzante e relegata a prodotto da pronto consumo nel mercato imperante della spiritualità.
Sperimentazione tecnica e introspezione, quindi, sono le tematiche portanti della sua produzione, soprattutto nell'ultima serie “gli acetati – sguardi al vetro” in cui assemblage di foglie secche, fili di ferro e fogli di acetato, creano una memoria stratificata dal tempo, divenendo finestre di plastica aperte sul ricordo deformato dallo scorrere della vita. Attraverso questi varchi, gli sguardi evanescenti di un Io nostalgico, tenuto in piedi precariamente da puntine da disegno che si appoggiano delicatamente al supporto, restano in un equilibrio incerto e mai profondamente insediato, perdendo consistenza materica e dissolvendosi gradatamente nella trasparenza.
La gamma cromatica persegue il moto dell'umore, abbracciando i verdi più cupi per attraversare i giallo ocra, approdando allo shock cromatico di un fondo rosso contenuto a stento da sovrapposizioni di blu elettrico. L'impatto crea quasi una deflagrazione che si libera con lingue giallo oro in un impeto ascensionale. Forse un momento di gioia improvvisa o uno scontro acceso che genera frammenti tridimensionali attraverso i quali, come in un flashback, si può scorgere l'oggetto ancora integro nella bidimensionalità della reminiscenza.
Momentaneamente abbandonata la tematica sociale, si recupera la riflessione intimistica ed individuale, mentre un'era sempre più improntata alla globalizzazione e all'omologazione, trascina la soggettività in un piatto monocromatismo. Per un istante guadagna massima attenzione un piccolo piacere quotidiano che rievoca il sapore di dolcezze infantili, sacro rifugio nella fuga dal caos giornaliero.
Valentina Primiceri.
Il suo percorso, quasi del tutto da autodidatta, parte dallo studio della pittura moderna e in particolare di quella seicentesca italiana e fiamminga, della quale apprezza l'uso del colore a olio con le sue tonalità profonde e brillanti, caratteristica che rimarrà invariata anche nelle opere più recenti. Si avvicina ad un concetto più teorico di colore, disegno e design, durante il periodo di frequenza presso l'ISA di Galatina dove consegue la Maturità d'Arte Applicata.
Con il tempo si allontana dalla struttura e dalla forma tipicamente figurative e descrittive del periodo che più ha studiato ed amato, per abbracciare una graduale scomposizione che via via colpisce e smaterializza gli sfondi, sino a chiudere il cerchio sempre più intorno al soggetto principale, del quale spesso conserva solo un connotato (di norma occhio o labbra), lasciando che il superfluo si dissolva e si semplifichi in texture e supporti di totale recupero come T.N.T, latta, plastica e cellophane che “catturati” dalla quotidianità, diventano riferimento concreto di un racconto vissuto personalmente. La rete, appesantita da coperchi di latta, rimanda a vissute prigioni sociali e “trappole” esistenziali dalle quali sempre si scorge l'idea del sogno nella sua condizione primordiale, umanizzato e denudato ancor prima di essere ammantato da collettive convenzioni. Un'immagine sacra viene oppressa dal peso di un'etica moralizzante e relegata a prodotto da pronto consumo nel mercato imperante della spiritualità.
Sperimentazione tecnica e introspezione, quindi, sono le tematiche portanti della sua produzione, soprattutto nell'ultima serie “gli acetati – sguardi al vetro” in cui assemblage di foglie secche, fili di ferro e fogli di acetato, creano una memoria stratificata dal tempo, divenendo finestre di plastica aperte sul ricordo deformato dallo scorrere della vita. Attraverso questi varchi, gli sguardi evanescenti di un Io nostalgico, tenuto in piedi precariamente da puntine da disegno che si appoggiano delicatamente al supporto, restano in un equilibrio incerto e mai profondamente insediato, perdendo consistenza materica e dissolvendosi gradatamente nella trasparenza.
La gamma cromatica persegue il moto dell'umore, abbracciando i verdi più cupi per attraversare i giallo ocra, approdando allo shock cromatico di un fondo rosso contenuto a stento da sovrapposizioni di blu elettrico. L'impatto crea quasi una deflagrazione che si libera con lingue giallo oro in un impeto ascensionale. Forse un momento di gioia improvvisa o uno scontro acceso che genera frammenti tridimensionali attraverso i quali, come in un flashback, si può scorgere l'oggetto ancora integro nella bidimensionalità della reminiscenza.
Momentaneamente abbandonata la tematica sociale, si recupera la riflessione intimistica ed individuale, mentre un'era sempre più improntata alla globalizzazione e all'omologazione, trascina la soggettività in un piatto monocromatismo. Per un istante guadagna massima attenzione un piccolo piacere quotidiano che rievoca il sapore di dolcezze infantili, sacro rifugio nella fuga dal caos giornaliero.
Valentina Primiceri.
04
novembre 2012
Grita – Comunque io
Dal 04 novembre 2012 al 06 gennaio 2013
arte contemporanea
Location
INGENIO
Galatina, Corso Umberto I, (Lecce)
Galatina, Corso Umberto I, (Lecce)
Orario di apertura
tutti i giorni dalle 17:00 alle 22:00
Vernissage
4 Novembre 2012, h 20.30
Autore
Curatore




