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Il cuscino non si può (rompere) solo strappare
Una ricerca pittorica viscerale incentrata sulla dimensione del dormiveglia, della rêverie e del rallentamento temporale, ospitata allo Spazio Kryptos di Milano
Comunicato stampa
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La pittura di Andrea Mirarchi si fa territorio di frontiera, un limen sospeso in cui la superficie della tela cessa di essere mero supporto per farsi corpo vivente. La ricerca in mostra raccoglie opere nate da una dimensione di dormiveglia e rêverie bachelardiana, intesa non come vuoto meditativo o automatismo cieco, ma come lucidità ipnotica e consapevolezza pensata: un sogno a occhi aperti che respira attraverso il colore. L’artista si apposta sulla soglia di un dialogo primordiale, affrontando il quadro come una persona sconosciuta. Un primo impatto non ragionato che si traduce in urgenza creativa, in una commozione vera e concreta. Il processo pittorico abbandona così la rapidità cronometrica per abbracciare la durata interiore teorizzata da Bergson. All’impeto e alla necessità delle prime impronte subentra il tempo biologico della materia: la tela richiede attese, respiri lunghi quanto la notte, assecondando l’asciugatura e la stratificazione pigmentaria. La superficie cessa di essere un semplice contenitore e si trasforma in epidermide sensibile, pronta a slabbrarsi sotto la pressione di stratificazioni delicate e sfumature accese, dove il confine tra il corpo dell'artista e la materia pittorica si fa fluido. In questa dimensione intermedia, Mirarchi definisce il proprio timbro: un viaggio visivo che si estende dall'interno della propria bile fino all’esterno di un manto universale, intessuto di simboli dell'inconscio collettivo.
«Perché miraggio? È qualcosa che non esiste, ma che tuttavia vivi. Mi espando tra le frontiere del generale e tra quelle di un sentimento “ago” che punzecchia la nostra realtà profonda.»
In un presente dominato dalla fruizione rapsodica e consumistica, l'opera impone un radicale rallentamento. All’osservatore non si offre una visione superficiale, bensì l'invito a una condivisione empatica del tempo. Attraverso la rappresentazione archetipica degli occhi, la pittura si fa specchio accogliente: un attivatore di fioriture interiori. L'incontro di questi elementi diventa così una celebrazione vitale, una risonanza gioiosa che permette di scoprirsi autentici e profondamente connessi, ridefinendo i contorni dell'anima e del proprio riflesso.
«Perché miraggio? È qualcosa che non esiste, ma che tuttavia vivi. Mi espando tra le frontiere del generale e tra quelle di un sentimento “ago” che punzecchia la nostra realtà profonda.»
In un presente dominato dalla fruizione rapsodica e consumistica, l'opera impone un radicale rallentamento. All’osservatore non si offre una visione superficiale, bensì l'invito a una condivisione empatica del tempo. Attraverso la rappresentazione archetipica degli occhi, la pittura si fa specchio accogliente: un attivatore di fioriture interiori. L'incontro di questi elementi diventa così una celebrazione vitale, una risonanza gioiosa che permette di scoprirsi autentici e profondamente connessi, ridefinendo i contorni dell'anima e del proprio riflesso.
23
giugno 2026
Il cuscino non si può (rompere) solo strappare
Dal 23 al 30 giugno 2026
arte contemporanea
Location
SPAZIO KRYPTOS
Milano, Via Panfilo Castaldi, 26, (Milano)
Milano, Via Panfilo Castaldi, 26, (Milano)
Orario di apertura
15:00 — 19:00
Vernissage
23 Giugno 2026, 18:00
Autore
Curatore
Autore testo critico




