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Italian Tatoo Artists 2010
Sulla scia di Roma, Milano e Firenze anche Torino si appresta a spalancare le proprie porte all’arrivo del più originale, discusso e atteso appuntamento del suo genere, l’Italian Tattoo Artists, la grande kermesse dedicata alla creatività sulla pelle.
Comunicato stampa
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TORINO, 4-5 settembre, PALARUFFINI
ITALIAN TATTOO ARTISTS IN TORINO
Il tatuaggio: da fenomeno sociale ad arte
“Sono convinto che il tatuaggio debba essere una decorazione del corpo, che ne segua la forma in armonia… è bello trovare il disegno adatto per una parte speciale del corpo… lunghe spirali o specie di fiamme sulle gambe, linee forti che scendono da una spalla maschile, linee delicate su un collo femminile…”
Alex Nardini
Sulla scia di Roma, Milano e Firenze anche Torino si appresta a spalancare le proprie porte all’arrivo del più originale, discusso e atteso appuntamento del suo genere, l’Italian Tattoo Artists, la grande kermesse dedicata alla creatività sulla pelle.
Il 4 e 5 Settembre 60 artisti provenienti da tutta Italia e numerosi espositori del settore si sono dati appuntamento al PalaRuffini per due giorni ricchi di spettacoli, musica, concorsi, e, ovviamente, di tatuaggi.
Si potranno ammirare disegni, veri e propri capolavori, osservare i tatuatori all’opera, seguire passo passo un’idea, un semplice schizzo farsi segno indelebile sulla pelle.
Il parterre è ricco di nomi noti, maestri del loro genere, che spazia dal puro stile polinesiano e tribale a quello old e new school, una sorta di tributo in chiave moderna dei disegni che una volta portavano solo i marinai, fino ad artisti che trasformano la pelle in un telo su cui trasportare fermi immagine più veri del vero.
Un cast prestigioso, che vede la presenza di Alex Nardini, savonese d’origine ma oggi riconosciuto come uno dei più famosi tatuatori a livello europeo, e di Enrico Gambini, aostano di fama internazionale.
E poi ancora decine di stand di abbigliamento e gadget vintage unici ed originali, gioielli da piercing, un concorso di bodypainting, concerti rockabilly in perfetta sintonia con l’atmosfera e le esibizioni di arti marziali con Carlo Barbuto, campione mondiale di full contact, kick boxing e thai boxing, imbattuto per molti anni.
Il tatuaggio: è un forte legame spirituale con il corpo, un simbolo strettamente legato a chi lo porta e carico di valori e di valenze culturali ed emotive. Siamo lontani dai tempi in cui un certo Jean Baptiste Cabrì, bianco e disertore francese rifugiatosi presso i nativi delle isole Marchesi si esibì per la prima volta in pubblico, mostrando il suo corpo tatuato e il tatuaggio continua, nel tempo, ad affascinare e a rappresentare un elemento vivo e molto presente nel nostro quotidiano.
Non più fenomeni da baraccone - quelli che Mr. Phineas T. Barnum amava fare esibire come “misteriose deviazioni della natura” (i famosi Freaks) - ma personaggi dello spettacolo, vip così come la gente comune: tanti sono stati affascinati da questa arte antica, avvolta di mistero, indescrivibile quasi come un rituale, carica di significati evidenti e di messaggi nascosti.
Nei tempi antichi il tatuaggio serviva a identificare l’appartenenza a un gruppo, a esorcizzare le paure, o come semplice elemento ornamentale. In qualche modo anche oggi assume tali valenze, perché rappresenta un segno, un simbolo, a volte molto di più, anche un sogno. Difficile però non notare come la percezione che si ha di esso si sia evoluta: il tatuaggio è ora una vera e propria arte. Di più, una nuova forma di comunicazione, massima espressione dell’era contemporanea.
Basta pensare a quante persone hanno deciso di affidare a un disegno il loro messaggio e fra queste la percentuale cresce di più fra le donne. Chi ama questa forma di espressione artistica difficilmente di accontenta di portare un unico segno sulla pelle. Il tatuaggio è un segno multiplo, una “citazione epidermica”, un simbolo scolpito sul nostro involucro che si fa mediatore con il mondo esterno, un’esigenza che si moltiplica perché è come se, dopo un primo incontro tra la pelle e il disegno, si aprisse un varco e il desiderio di comunicare attraverso il proprio corpo, il farsi messaggero e messaggio si amplificasse.
IL TATUAGGIO NELLA STORIA
Il vocabolo “tatau”, trascritto da capitano James Cook, già a partire dal lontano 1760 con il vocabolo di lingua inglese “tattow”, trasformato successivamente in “tattoo”, si è poi diffuso in Europa. Con il termine odierno di tatuaggio si indicano tutti quegli ornamenti e disegni impressi indelebilmente sulla pelle.
La pratica di disegnare indelebilmente sul corpo è diffusa presso tutti i popoli. La zona ritenuta più ricca di tatuaggi è l’Oceania, dove l’uso è sopravvissuto fino ai giorni nostri: si va dalla Nuova Zelanda a Samoa, dove è molto diffuso il tatuaggio su tutto il corpo, denominato “pe’a”, per eseguire il quale sono richiesti cinque giorni di sofferenza. Alla fine, viene data una grande festa in onore di chi è riuscito a portare a termine l’impresa. In Africa si ritrova una stretta connessione tra tatuaggio, magia e medicina. In Asia invece il tatuaggio ha origini lontane ma la pratica si è evoluta con tempi e ritmi diversi nelle diverse zone. Nel Sud-Est asiatico il suo uso è limitato alle fasce povere della popolazione, mentre in Giappone assume un valore ornamentale e di connotazione sociale. Il tatuaggio era conosciuto anche presso tutte le popolazioni dell’America precolombiana: valgano come esempio gli indiani della costa nord del Pacifico ed i Maia. In Europa quest’arte era diffusa già in epoca preistorica e sembra che la sua funzione fosse principalmente terapeutica e curativa. Fu utilizzato anche dai Greci e dai Romani per indicare l’appartenenza ad una classe bassa o ad alcune categorie sociali: schiavi, prigionieri, disertori e stranieri.
Particolare è il rapporto tra la religione cristiana ed il tatuaggio: inizialmente esso costituiva per i primi fedeli perseguitati un simbolo religioso e l’espressione di una fede osteggiata. Un cambiamento si ebbe nel 787 d.C., quando papa Adriano ne proibì l’uso. Quel divieto, poi, rimase a lungo. Le condanne del tatuaggio lo fecero scomparire dall’Europa per molto tempo, tornando in uso solo tra il XV e il XVIII secolo, dopo l’avvio delle grandi esplorazioni geografiche. Furono proprio le scoperte di territori incontaminati, veri e propri paradisi terrestri (si pensi all’arcipelago polinesiano), a riportare in auge il tatuaggio e a far si che si riconoscesse ai tatuatori il ruolo di artisti. Si può ritenere che questo atteggiamento sia riconducibile al desiderio di un ritorno alle origini. Infatti, l’incontro con culture incontaminate e definite “primitive”, generò la rivalutazione di un certo stile di vita, di pratiche, riti e abitudini ad esso connesse, atteggiamento che confluì e si espresse nel mito del “buon selvaggio”.
Questa visione esotica viene meno con il ‘900, epoca in cui si ha un’inversione di tendenza: il tatuaggio non è più’ considerato espressione di libertà ed arte, ma di anti-socialità, arretratezza e disordine morale. Perché questa opposizione? Si può ritenere che essa sia stata suscitata dalla diffusione del tatuaggio all’interno di ceti bassi: esso, infatti, si era propagato tra marinai, soldati, malavitosi e carcerati, tanto da diventare un vero e proprio proclama di appartenenza alla criminalità. Il ritorno del tatuaggio, in anni più vicini, richiama alla mente la ribellione e la trasgressione. Ne sono un esempio gli anni ‘60, in cui chi sceglieva di tatuarsi apparteneva al ceto medio-alto ed era, per lo più, mosso dalla voglia di stupire e porsi in alternativa alla mentalità comune.
Con i “punk” ed i “bikers”, negli anni ‘70 e ‘80, il tatuaggio diventa uno degli elementi cosiddetti “contro”, cioè simbolo di contrapposizione. Al tempo stesso, si pone anche come segno di riconoscimento ed appartenenza.
Il desiderio di tatuaggio, esploso negli anni ‘90 insieme con il diffondersi di riviste e centri specializzati, non sembra portare con sé ribellione e rabbia, ma si pone piuttosto come una scelta di stile di vita personale.
www.italiantattooartists2010.com
ITALIAN TATTOO ARTISTS IN TORINO
Il tatuaggio: da fenomeno sociale ad arte
“Sono convinto che il tatuaggio debba essere una decorazione del corpo, che ne segua la forma in armonia… è bello trovare il disegno adatto per una parte speciale del corpo… lunghe spirali o specie di fiamme sulle gambe, linee forti che scendono da una spalla maschile, linee delicate su un collo femminile…”
Alex Nardini
Sulla scia di Roma, Milano e Firenze anche Torino si appresta a spalancare le proprie porte all’arrivo del più originale, discusso e atteso appuntamento del suo genere, l’Italian Tattoo Artists, la grande kermesse dedicata alla creatività sulla pelle.
Il 4 e 5 Settembre 60 artisti provenienti da tutta Italia e numerosi espositori del settore si sono dati appuntamento al PalaRuffini per due giorni ricchi di spettacoli, musica, concorsi, e, ovviamente, di tatuaggi.
Si potranno ammirare disegni, veri e propri capolavori, osservare i tatuatori all’opera, seguire passo passo un’idea, un semplice schizzo farsi segno indelebile sulla pelle.
Il parterre è ricco di nomi noti, maestri del loro genere, che spazia dal puro stile polinesiano e tribale a quello old e new school, una sorta di tributo in chiave moderna dei disegni che una volta portavano solo i marinai, fino ad artisti che trasformano la pelle in un telo su cui trasportare fermi immagine più veri del vero.
Un cast prestigioso, che vede la presenza di Alex Nardini, savonese d’origine ma oggi riconosciuto come uno dei più famosi tatuatori a livello europeo, e di Enrico Gambini, aostano di fama internazionale.
E poi ancora decine di stand di abbigliamento e gadget vintage unici ed originali, gioielli da piercing, un concorso di bodypainting, concerti rockabilly in perfetta sintonia con l’atmosfera e le esibizioni di arti marziali con Carlo Barbuto, campione mondiale di full contact, kick boxing e thai boxing, imbattuto per molti anni.
Il tatuaggio: è un forte legame spirituale con il corpo, un simbolo strettamente legato a chi lo porta e carico di valori e di valenze culturali ed emotive. Siamo lontani dai tempi in cui un certo Jean Baptiste Cabrì, bianco e disertore francese rifugiatosi presso i nativi delle isole Marchesi si esibì per la prima volta in pubblico, mostrando il suo corpo tatuato e il tatuaggio continua, nel tempo, ad affascinare e a rappresentare un elemento vivo e molto presente nel nostro quotidiano.
Non più fenomeni da baraccone - quelli che Mr. Phineas T. Barnum amava fare esibire come “misteriose deviazioni della natura” (i famosi Freaks) - ma personaggi dello spettacolo, vip così come la gente comune: tanti sono stati affascinati da questa arte antica, avvolta di mistero, indescrivibile quasi come un rituale, carica di significati evidenti e di messaggi nascosti.
Nei tempi antichi il tatuaggio serviva a identificare l’appartenenza a un gruppo, a esorcizzare le paure, o come semplice elemento ornamentale. In qualche modo anche oggi assume tali valenze, perché rappresenta un segno, un simbolo, a volte molto di più, anche un sogno. Difficile però non notare come la percezione che si ha di esso si sia evoluta: il tatuaggio è ora una vera e propria arte. Di più, una nuova forma di comunicazione, massima espressione dell’era contemporanea.
Basta pensare a quante persone hanno deciso di affidare a un disegno il loro messaggio e fra queste la percentuale cresce di più fra le donne. Chi ama questa forma di espressione artistica difficilmente di accontenta di portare un unico segno sulla pelle. Il tatuaggio è un segno multiplo, una “citazione epidermica”, un simbolo scolpito sul nostro involucro che si fa mediatore con il mondo esterno, un’esigenza che si moltiplica perché è come se, dopo un primo incontro tra la pelle e il disegno, si aprisse un varco e il desiderio di comunicare attraverso il proprio corpo, il farsi messaggero e messaggio si amplificasse.
IL TATUAGGIO NELLA STORIA
Il vocabolo “tatau”, trascritto da capitano James Cook, già a partire dal lontano 1760 con il vocabolo di lingua inglese “tattow”, trasformato successivamente in “tattoo”, si è poi diffuso in Europa. Con il termine odierno di tatuaggio si indicano tutti quegli ornamenti e disegni impressi indelebilmente sulla pelle.
La pratica di disegnare indelebilmente sul corpo è diffusa presso tutti i popoli. La zona ritenuta più ricca di tatuaggi è l’Oceania, dove l’uso è sopravvissuto fino ai giorni nostri: si va dalla Nuova Zelanda a Samoa, dove è molto diffuso il tatuaggio su tutto il corpo, denominato “pe’a”, per eseguire il quale sono richiesti cinque giorni di sofferenza. Alla fine, viene data una grande festa in onore di chi è riuscito a portare a termine l’impresa. In Africa si ritrova una stretta connessione tra tatuaggio, magia e medicina. In Asia invece il tatuaggio ha origini lontane ma la pratica si è evoluta con tempi e ritmi diversi nelle diverse zone. Nel Sud-Est asiatico il suo uso è limitato alle fasce povere della popolazione, mentre in Giappone assume un valore ornamentale e di connotazione sociale. Il tatuaggio era conosciuto anche presso tutte le popolazioni dell’America precolombiana: valgano come esempio gli indiani della costa nord del Pacifico ed i Maia. In Europa quest’arte era diffusa già in epoca preistorica e sembra che la sua funzione fosse principalmente terapeutica e curativa. Fu utilizzato anche dai Greci e dai Romani per indicare l’appartenenza ad una classe bassa o ad alcune categorie sociali: schiavi, prigionieri, disertori e stranieri.
Particolare è il rapporto tra la religione cristiana ed il tatuaggio: inizialmente esso costituiva per i primi fedeli perseguitati un simbolo religioso e l’espressione di una fede osteggiata. Un cambiamento si ebbe nel 787 d.C., quando papa Adriano ne proibì l’uso. Quel divieto, poi, rimase a lungo. Le condanne del tatuaggio lo fecero scomparire dall’Europa per molto tempo, tornando in uso solo tra il XV e il XVIII secolo, dopo l’avvio delle grandi esplorazioni geografiche. Furono proprio le scoperte di territori incontaminati, veri e propri paradisi terrestri (si pensi all’arcipelago polinesiano), a riportare in auge il tatuaggio e a far si che si riconoscesse ai tatuatori il ruolo di artisti. Si può ritenere che questo atteggiamento sia riconducibile al desiderio di un ritorno alle origini. Infatti, l’incontro con culture incontaminate e definite “primitive”, generò la rivalutazione di un certo stile di vita, di pratiche, riti e abitudini ad esso connesse, atteggiamento che confluì e si espresse nel mito del “buon selvaggio”.
Questa visione esotica viene meno con il ‘900, epoca in cui si ha un’inversione di tendenza: il tatuaggio non è più’ considerato espressione di libertà ed arte, ma di anti-socialità, arretratezza e disordine morale. Perché questa opposizione? Si può ritenere che essa sia stata suscitata dalla diffusione del tatuaggio all’interno di ceti bassi: esso, infatti, si era propagato tra marinai, soldati, malavitosi e carcerati, tanto da diventare un vero e proprio proclama di appartenenza alla criminalità. Il ritorno del tatuaggio, in anni più vicini, richiama alla mente la ribellione e la trasgressione. Ne sono un esempio gli anni ‘60, in cui chi sceglieva di tatuarsi apparteneva al ceto medio-alto ed era, per lo più, mosso dalla voglia di stupire e porsi in alternativa alla mentalità comune.
Con i “punk” ed i “bikers”, negli anni ‘70 e ‘80, il tatuaggio diventa uno degli elementi cosiddetti “contro”, cioè simbolo di contrapposizione. Al tempo stesso, si pone anche come segno di riconoscimento ed appartenenza.
Il desiderio di tatuaggio, esploso negli anni ‘90 insieme con il diffondersi di riviste e centri specializzati, non sembra portare con sé ribellione e rabbia, ma si pone piuttosto come una scelta di stile di vita personale.
www.italiantattooartists2010.com
04
settembre 2010
Italian Tatoo Artists 2010
Dal 04 al 05 settembre 2010
serata - evento
Location
PALARUFFINI
Torino, Viale Burdin, 10, (Torino)
Torino, Viale Burdin, 10, (Torino)
Sito web
www.italiantattooartists2010.com
Ufficio stampa
MAYBE




