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Judy Chicago – The Materiality of Judy Chicago
‘The Materiality of Judy Chicago’, a cura di Allison Raddock, costituisce la prima mostra personale in una galleria europea dell’artista americana Judy Chicago. Mediante un focus sulla materialità, l’esposizione mette in dialogo opere storiche con un corpus di lavori inedito.
Comunicato stampa
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In concomitanza con La Biennale di Venezia 2026, Alberta Pane è lieta di ospitare presso la sua galleria veneziana 'The Materiality of Judy Chicago', un’esposizione personale della celebre artista americana Judy Chicago (Stati Uniti, 1939). La mostra, a cura di Allison Raddock, aprirà al pubblico venerdì 8 maggio e sarà visitabile fino al 22 novembre 2026.
Mediante un focus su materiali e tecniche, 'The Materiality of Judy Chicago' permette d’immergersi nell’universo dell’artista, in un dialogo tra opere storiche degli ultimi sessant’anni e un nuovo corpus di lavori, che verrà mostrato per la prima volta al pubblico in questa occasione.
Figura pionieristica dell’arte femminista, Judy Chicago è stata per lungo tempo principalmente associata al suo iconico progetto The Dinner Party (1974-1979). Visto da milioni di persone, dal 2007 questo lavoro è parte della collezione permanente del Brooklyn Museum quale fulcro dell’Elizabeth A. Sackler Center for Feminist Art. Il successo di quest’opera fu tale che l’artista arrivò a chiedersi: « La mia opera riuscirà mai a emergere dall’ombra di The Dinner Party? ».
Il lavoro di Judy Chicago si estende tuttavia ben al di là di questo celebre progetto. Negli ultimi decenni la percezione e la ricezione critica dell’opera dell’artista hanno attraversato una profonda trasformazione, culminando nel pieno riconoscimento della complessità e della ricca stratificazione che caratterizzano la sua produzione, anche grazie a rilevanti mostre istituzionali, che hanno contribuito in modo determinante a mettere in luce l’importanza del suo apporto alla storia dell’arte. In questo senso, la sua prima retrospettiva, tenutasi nel 2021 al de Young Museum di San Francisco e curata da Claudia Schmuckli, ha rappresentato un momento decisivo che ha posto in evidenza la complessa varietà di temi e tecniche che l’artista utilizza.
Attraverso un uso consapevole e sperimentale di un’ampia gamma di materiali (tra cui cofani di automobili dipinti con bombolette spray, piatti di porcellana, tessuti ricamati, vetro...), Judy Chicago ha infatti costantemente messo in discussione le gerarchie artistiche tradizionali, utilizzando tecniche storicamente marginalizzate in quanto artigianali per riconfigurarle invece quali dispositivi concettuali centrali di un’arte femminista e contemporanea.
Per questa esposizione la curatrice Allison Raddock ha ideato un percorso che, attraversando alcune delle serie più importanti della carriera dell’artista, arriva a includere un nuovo corpus di opere. Dal titolo 'Judy Chicago: Lilies/Goddesses', questo inedito insieme di lavori include nuove sculture in vetro, bronzo e alluminio, realizzate grazie a collaborazioni con lo Studio Berengo di Venezia, JRP|Editions di Zurigo e il Corning Museum of Glass di New York. Queste opere saranno presentate per la prima volta, a livello mondiale, presso la Galleria Alberta Pane di Venezia.
'Judy Chicago: Lilies/Goddesses' è una serie che si è sviluppata a partire dal progetto 'An Homage to Arles' (2024), commissionato da LUMA Arles in occasione della rilettura della retrospettiva 'Herstory' del New Museum di New York (2023), curata da Massimiliano Gioni. Insieme all’importante mostra 'Revelations' (2024), presentata alla Serpentine North di Londra e curata da Hans Ulrich Obrist, ispirata all’omonimo manoscritto miniato di Judy Chicago (ideato originariamente nei primi anni Settanta), questi progetti hanno profondamente trasformato la comprensione e ricezione dell’opera dell’artista.
È emersa, in modo particolare, la coerenza concettuale della pratica di Chicago lungo tutto l’arco della sua carriera, nonostante l’impiego di diversi media, dimensioni e immaginari.
'An Homage to Arles', culminato in uno spettacolo pirotecnico che si irradiava da una serie di ninfee metalliche galleggianti su uno stagno, evidenziò un chiaro richiamo alle ninfee di Monet e al lavoro degli Impressionisti, che Judy Chicago vide per la prima volta, rimanendone profondamente influenzata, mentre studiava all’Art Institute of Chicago. A partire da queste istanze sono nate le sculture della serie 'Lilies/Goddesses' esposte in 'The Materiality of Judy Chicago', che variano in termini di dimensioni per adattarsi a una pluralità di contesti: da tavoli o basamenti scultorei in spazi interni, a prati e specchi d’acqua per contesti esterni, fino a raggiungere grandi dimensioni.
Questo nuovo corpus di opere permette al visitatore di scoprire tratti della ricerca dell’artista che sollevano riflessioni su urgenti questioni della contemporaneità. Un elemento infatti di cui si è parlato poco è l’aspetto apocalittico dei suoi lavori con ghiaccio secco, fumo colorato e fuochi d’artificio, ripreso semanticamente nel titolo della mostra londinese 'Revelations'. In un primo momento, queste opere (di dimensioni molto più contenute rispetto ai lavori monumentali più recenti, anche se non meno ambiziose sul piano concettuale) nascevano con l’intento di “femminilizzare” o “addolcire” ambienti spesso percepiti come duri e artificiali. Con il tempo, e con l’aumentare della scala degli interventi, l’artista ha iniziato a porre l’accento sulla fragilità del nostro pianeta e sulle conseguenze sempre più drammatiche del cambiamento climatico, che oggi minacciano la Terra e i suoi abitanti, umani e non umani.
Attraverso queste opere, intrinsecamente legate alla nuova serie esposta, Judy Chicago mira a mettere in discussione il paradigma patriarcale che ha contribuito a plasmare la condizione contemporanea e desidera sottolineare quanto sia fondamentale includere le voci femminili nella costruzione di un futuro realmente pluralista, sicuro ed equo.
'Judy Chicago: Lillies/Goddess' è presentata in un percorso che comprende materialità e temporalità differenti atte a far immergere lo spettatore nell’universo dell’artista. La mostra comprende infatti, tra gli altri, disegni e sculture minimaliste della fine degli anni Sessanta, piatti e disegni tratti da 'The Dinner Party' (anni Settanta), tessuti ricamati e disegni del 'Birth Project' (anni Ottanta), dipinti acrilici e a olio della serie 'PowerPlay' (anni Ottanta).
'The Materiality of Judy Chicago' propone un percorso visivo e di pensiero, che ripercorre la sua ricerca artistica e riafferma la sua convinzione di come l’arte sia un potente strumento di trasformazione intellettuale e cambiamento sociale. Artista, scrittrice e docente, nonché figura di primo piano del femminismo, Judy Chicago ha infatti dedicato decenni della sua attività alla promozione di una concezione più inclusiva dell’arte, alla ridefinizione del ruolo dell’artista e alla difesa del diritto fondamentale delle donne alla libertà di espressione, affermandosi come punto di riferimento internazionale per queste istanze.
La mostra è accompagnata da una pubblicazione, edita da Alberta Pane e ideata dallo studio grafico Multiplo, che include, tra i vari contributi, un’esclusiva intervista tra Judy Chicago e Massimiliano Gioni.
Mediante un focus su materiali e tecniche, 'The Materiality of Judy Chicago' permette d’immergersi nell’universo dell’artista, in un dialogo tra opere storiche degli ultimi sessant’anni e un nuovo corpus di lavori, che verrà mostrato per la prima volta al pubblico in questa occasione.
Figura pionieristica dell’arte femminista, Judy Chicago è stata per lungo tempo principalmente associata al suo iconico progetto The Dinner Party (1974-1979). Visto da milioni di persone, dal 2007 questo lavoro è parte della collezione permanente del Brooklyn Museum quale fulcro dell’Elizabeth A. Sackler Center for Feminist Art. Il successo di quest’opera fu tale che l’artista arrivò a chiedersi: « La mia opera riuscirà mai a emergere dall’ombra di The Dinner Party? ».
Il lavoro di Judy Chicago si estende tuttavia ben al di là di questo celebre progetto. Negli ultimi decenni la percezione e la ricezione critica dell’opera dell’artista hanno attraversato una profonda trasformazione, culminando nel pieno riconoscimento della complessità e della ricca stratificazione che caratterizzano la sua produzione, anche grazie a rilevanti mostre istituzionali, che hanno contribuito in modo determinante a mettere in luce l’importanza del suo apporto alla storia dell’arte. In questo senso, la sua prima retrospettiva, tenutasi nel 2021 al de Young Museum di San Francisco e curata da Claudia Schmuckli, ha rappresentato un momento decisivo che ha posto in evidenza la complessa varietà di temi e tecniche che l’artista utilizza.
Attraverso un uso consapevole e sperimentale di un’ampia gamma di materiali (tra cui cofani di automobili dipinti con bombolette spray, piatti di porcellana, tessuti ricamati, vetro...), Judy Chicago ha infatti costantemente messo in discussione le gerarchie artistiche tradizionali, utilizzando tecniche storicamente marginalizzate in quanto artigianali per riconfigurarle invece quali dispositivi concettuali centrali di un’arte femminista e contemporanea.
Per questa esposizione la curatrice Allison Raddock ha ideato un percorso che, attraversando alcune delle serie più importanti della carriera dell’artista, arriva a includere un nuovo corpus di opere. Dal titolo 'Judy Chicago: Lilies/Goddesses', questo inedito insieme di lavori include nuove sculture in vetro, bronzo e alluminio, realizzate grazie a collaborazioni con lo Studio Berengo di Venezia, JRP|Editions di Zurigo e il Corning Museum of Glass di New York. Queste opere saranno presentate per la prima volta, a livello mondiale, presso la Galleria Alberta Pane di Venezia.
'Judy Chicago: Lilies/Goddesses' è una serie che si è sviluppata a partire dal progetto 'An Homage to Arles' (2024), commissionato da LUMA Arles in occasione della rilettura della retrospettiva 'Herstory' del New Museum di New York (2023), curata da Massimiliano Gioni. Insieme all’importante mostra 'Revelations' (2024), presentata alla Serpentine North di Londra e curata da Hans Ulrich Obrist, ispirata all’omonimo manoscritto miniato di Judy Chicago (ideato originariamente nei primi anni Settanta), questi progetti hanno profondamente trasformato la comprensione e ricezione dell’opera dell’artista.
È emersa, in modo particolare, la coerenza concettuale della pratica di Chicago lungo tutto l’arco della sua carriera, nonostante l’impiego di diversi media, dimensioni e immaginari.
'An Homage to Arles', culminato in uno spettacolo pirotecnico che si irradiava da una serie di ninfee metalliche galleggianti su uno stagno, evidenziò un chiaro richiamo alle ninfee di Monet e al lavoro degli Impressionisti, che Judy Chicago vide per la prima volta, rimanendone profondamente influenzata, mentre studiava all’Art Institute of Chicago. A partire da queste istanze sono nate le sculture della serie 'Lilies/Goddesses' esposte in 'The Materiality of Judy Chicago', che variano in termini di dimensioni per adattarsi a una pluralità di contesti: da tavoli o basamenti scultorei in spazi interni, a prati e specchi d’acqua per contesti esterni, fino a raggiungere grandi dimensioni.
Questo nuovo corpus di opere permette al visitatore di scoprire tratti della ricerca dell’artista che sollevano riflessioni su urgenti questioni della contemporaneità. Un elemento infatti di cui si è parlato poco è l’aspetto apocalittico dei suoi lavori con ghiaccio secco, fumo colorato e fuochi d’artificio, ripreso semanticamente nel titolo della mostra londinese 'Revelations'. In un primo momento, queste opere (di dimensioni molto più contenute rispetto ai lavori monumentali più recenti, anche se non meno ambiziose sul piano concettuale) nascevano con l’intento di “femminilizzare” o “addolcire” ambienti spesso percepiti come duri e artificiali. Con il tempo, e con l’aumentare della scala degli interventi, l’artista ha iniziato a porre l’accento sulla fragilità del nostro pianeta e sulle conseguenze sempre più drammatiche del cambiamento climatico, che oggi minacciano la Terra e i suoi abitanti, umani e non umani.
Attraverso queste opere, intrinsecamente legate alla nuova serie esposta, Judy Chicago mira a mettere in discussione il paradigma patriarcale che ha contribuito a plasmare la condizione contemporanea e desidera sottolineare quanto sia fondamentale includere le voci femminili nella costruzione di un futuro realmente pluralista, sicuro ed equo.
'Judy Chicago: Lillies/Goddess' è presentata in un percorso che comprende materialità e temporalità differenti atte a far immergere lo spettatore nell’universo dell’artista. La mostra comprende infatti, tra gli altri, disegni e sculture minimaliste della fine degli anni Sessanta, piatti e disegni tratti da 'The Dinner Party' (anni Settanta), tessuti ricamati e disegni del 'Birth Project' (anni Ottanta), dipinti acrilici e a olio della serie 'PowerPlay' (anni Ottanta).
'The Materiality of Judy Chicago' propone un percorso visivo e di pensiero, che ripercorre la sua ricerca artistica e riafferma la sua convinzione di come l’arte sia un potente strumento di trasformazione intellettuale e cambiamento sociale. Artista, scrittrice e docente, nonché figura di primo piano del femminismo, Judy Chicago ha infatti dedicato decenni della sua attività alla promozione di una concezione più inclusiva dell’arte, alla ridefinizione del ruolo dell’artista e alla difesa del diritto fondamentale delle donne alla libertà di espressione, affermandosi come punto di riferimento internazionale per queste istanze.
La mostra è accompagnata da una pubblicazione, edita da Alberta Pane e ideata dallo studio grafico Multiplo, che include, tra i vari contributi, un’esclusiva intervista tra Judy Chicago e Massimiliano Gioni.
08
maggio 2026
Judy Chicago – The Materiality of Judy Chicago
Dall'otto maggio al 22 novembre 2026
arte contemporanea
Location
GALLERIA ALBERTA PANE
Venezia, Calle Dei Guardiani, 2403, (Venezia)
Venezia, Calle Dei Guardiani, 2403, (Venezia)
Orario di apertura
Da martedì a sabato, ore 10.30 - 18.30
Sito web
Autore
Curatore
Progetto grafico








