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La Natura Morta. Dipinti dal 1870 al 1970
L’esposizione ha l’obiettivo di ripercorrere lo sviluppo tematico e stilistico dell’arte che ha come soggetto la Natura morta, dagli ultimi anni dell’Ottocento agli anni ‘70 del Novecento.
Comunicato stampa
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Cronologicamente l’esposizione comincia con due opere rispettivamente di Amélie Lacazette, artista nata nel XIX secolo a Cuba da genitori francesi, trasferitasi poi a Parigi e di Ludwig Adam Kunz, artista austriaco del XIX secolo che lavorò prevalentemente in Germania. In entrambi si riscontra un’impostazione classica, caratterizzata da una rappresentazione ancora legata ai canoni tradizionali dell’arte antica, pur nell’utilizzo di tecniche pittoriche più moderne.
Ampio spazio viene dedicato, poi, ad artisti italiani e stranieri attivi nella prima metà del XX secolo, testimoni e protagonisti di un’epoca artistica straordinaria, nei cui dipinti si ritrovano le caratteristiche di creatività, innovazione e ricerca che hanno caratterizzato questo rigoglioso periodo. Tra di essi l’artista George D’Espagnat con un’interessante opera post-impressionista intitolata “Natura morta” del 1905 e Jacques-Emile Blanche che, con l’opera “Mazzo di fiori”, esalta la modernità pittorica e la vivacità cromatica recependo le innovazioni in corso, ma mantenendo uno sfondo scuro, caratteristica peculiare nelle opere classiche.
Jean Puy, artista francese che aderisce inizialmente al gruppo dei “fauves” ma che, successivamente, interpreta una pittura post-impressionista è presente in mostra con il dipinto “”Fruttiera e brocca su un tavolo” del 1914. Tramite il dipinto dell’artista ligure Alberto Salietti “Cesto di arance” del 1915 è possibile riscontrare che, in quegli anni, anche in Italia si stava compiendo un cambiamento importante nell’arte, dove risaltano le contaminazioni dei diversi movimenti artistici che a Parigi avevano il loro fulcro.
Del 1926 è invece il dipinto “Vaso di fiori e tazza sul tavolino”, del francese Roger Bissière, in cui si nota l’influenza cubista trasmessagli dall’amico George Braque unita ad una modernità di tecnica e composizione che caratterizzeranno, per questo artista, il passaggio successivo verso l’arte astratta. Dello stesso periodo è il dipinto “Natura morta con candelabro” di Pietro Marussig, artista triestino che frequenta l’ambiente artistico di Parigi all’inizio del XX secolo, dove resta affascinato dalle opere di Cezanne, la cui influenza sarà costante nella sua opera artistica.
L’artista francese Emile-Othon Friesz è presente in mostra con l’opera “Natura morta con caffettiera” del 1940, in cui si notano le vive tonalità della tavolozza, il tratto dinamico ed il gusto per una solida composizione, caratteristiche che hanno contraddistinto gli artisti del gruppo“fauves” all’inizio del secolo, di cui egli faceva parte.
Louis Latapie, con l’opera “Bon appetit” del 1950, testimonia l’inizio del passaggio artistico tra figurazione e astrattismo, che avrà il suo pieno compimento, in Francia, negli anni ’60. Nel 1957 l’artista Fiorenzo Tomea, importante esponente della pittura italiana della prima metà del ‘900, realizza il dipinto “Fiori alla finestra”, una splendida opera in cui si notano un primitivismo libero da ogni intellettualismo, un’immediata adesione istintiva e poetica ai valori primari dell'esistenza e un’esigenza di reazione e di rinnovamento rispetto al Novecento accademico e passivo.
L’artista Vittorio Bellini, bergamasco, rappresenta gli anni ’70 con un’interessante “Natura morta” ispirata al periodo della Poesia Visiva, anni di sperimentazione nei quali l’artista era alla costante ricerca di nuove fonti d’ispirazione.
Ampio spazio viene dedicato, poi, ad artisti italiani e stranieri attivi nella prima metà del XX secolo, testimoni e protagonisti di un’epoca artistica straordinaria, nei cui dipinti si ritrovano le caratteristiche di creatività, innovazione e ricerca che hanno caratterizzato questo rigoglioso periodo. Tra di essi l’artista George D’Espagnat con un’interessante opera post-impressionista intitolata “Natura morta” del 1905 e Jacques-Emile Blanche che, con l’opera “Mazzo di fiori”, esalta la modernità pittorica e la vivacità cromatica recependo le innovazioni in corso, ma mantenendo uno sfondo scuro, caratteristica peculiare nelle opere classiche.
Jean Puy, artista francese che aderisce inizialmente al gruppo dei “fauves” ma che, successivamente, interpreta una pittura post-impressionista è presente in mostra con il dipinto “”Fruttiera e brocca su un tavolo” del 1914. Tramite il dipinto dell’artista ligure Alberto Salietti “Cesto di arance” del 1915 è possibile riscontrare che, in quegli anni, anche in Italia si stava compiendo un cambiamento importante nell’arte, dove risaltano le contaminazioni dei diversi movimenti artistici che a Parigi avevano il loro fulcro.
Del 1926 è invece il dipinto “Vaso di fiori e tazza sul tavolino”, del francese Roger Bissière, in cui si nota l’influenza cubista trasmessagli dall’amico George Braque unita ad una modernità di tecnica e composizione che caratterizzeranno, per questo artista, il passaggio successivo verso l’arte astratta. Dello stesso periodo è il dipinto “Natura morta con candelabro” di Pietro Marussig, artista triestino che frequenta l’ambiente artistico di Parigi all’inizio del XX secolo, dove resta affascinato dalle opere di Cezanne, la cui influenza sarà costante nella sua opera artistica.
L’artista francese Emile-Othon Friesz è presente in mostra con l’opera “Natura morta con caffettiera” del 1940, in cui si notano le vive tonalità della tavolozza, il tratto dinamico ed il gusto per una solida composizione, caratteristiche che hanno contraddistinto gli artisti del gruppo“fauves” all’inizio del secolo, di cui egli faceva parte.
Louis Latapie, con l’opera “Bon appetit” del 1950, testimonia l’inizio del passaggio artistico tra figurazione e astrattismo, che avrà il suo pieno compimento, in Francia, negli anni ’60. Nel 1957 l’artista Fiorenzo Tomea, importante esponente della pittura italiana della prima metà del ‘900, realizza il dipinto “Fiori alla finestra”, una splendida opera in cui si notano un primitivismo libero da ogni intellettualismo, un’immediata adesione istintiva e poetica ai valori primari dell'esistenza e un’esigenza di reazione e di rinnovamento rispetto al Novecento accademico e passivo.
L’artista Vittorio Bellini, bergamasco, rappresenta gli anni ’70 con un’interessante “Natura morta” ispirata al periodo della Poesia Visiva, anni di sperimentazione nei quali l’artista era alla costante ricerca di nuove fonti d’ispirazione.
24
novembre 2012
La Natura Morta. Dipinti dal 1870 al 1970
Dal 24 novembre 2012 al 19 gennaio 2013
arte moderna
Location
GALLERIA MICHELANGELO
Bergamo, Via Broseta, 15, (Bergamo)
Bergamo, Via Broseta, 15, (Bergamo)
Orario di apertura
da martedì a sabato 9.30-12.30 / 15.30-19.30
Vernissage
24 Novembre 2012, ore 18.00



