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Labirinti
La Bibliothè Art Gallery inaugura mercoledì 24 giugno 2026 alle ore 18 la mostra Labirinti di Rafael Smet e Marek Starosta, a cura di Susanna Horvatovicova, in via Celsa 4/5 a Roma. La mostra Labirinti è dedicata a due grandi quadri degli artisti cechi Smet e Starosta.
Comunicato stampa
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La mostra Labirinti è dedicata a due grandi quadri degli artisti cechi Smet e Starosta. Il pittore di Praga Marek Starosta presenta il quadro di quasi due metri Ricerca e abbandono del presente concreto, e alcuni disegni preparatori, mentre il pittore di Nymburk Rafael Smet l'opera unica Rûq, un paesaggio dai colori pastello bianco-verde. In ambedue le tele compare il motivo del sepolcro immerso in un paesaggio fuori dal tempo e dallo spazio reale. I due giovani artisti cechi hanno terminato insieme gli studi all'Art & Design Institut di Praga (ADI). Seppure siano diversi per temperamento e stile, lavorano insieme nel loro atelier 'Tana' a Vinohrady di Praga.
Marek Starosta presenta un ciclo di disegni e un grande quadro nel 2025, dedicati al processo creativo del disegnare e dipingere. Nel ciclo si è concentrato sulla tecnica del pittore e sull'analisi dei rudimenti della composizione: sul foglio ha segnato con precisione le distanze tra i punti, poi i punti che separano una linea dall'altro e l'angolo in cui si intersecano due linee e formano il volume del solido geometrico da cui emerge una natura morta, un altare o un sepolcro. Dai suoi disegni preparatorio a matita, china e inchiostro si è formata l'idea del grande quadro, come facevano gli artisti fiorentini del rinascimento. Marek Starosta ha composto e scomposto più volte gli stessi oggetti in diverse varianti e in varie prospettive e angolazioni, e nel fare e disfare ha trovato una nuova visione di insieme meno realistica fino ad arrivare ad un 'presente concreto', più astratto, ma non freddo e programmato. Il processo del disegnare è divenuto col tempo una processualità pittorica più fisica, tanto che nella tela ha proiettato se stesso, ha inserito e poi cancellato la sua figura all'altezza dell'orizzonte del paesaggio. La gestualità del dipingere è divenuta così il tema della sua opera unica Ricerca e abbandono del presente concreto. Nel quadro compare un sepolcro bianco, coperto da un vortice di pennellate rosse e rosa senza tornare sui passi dell'espressionismo astratto o dell'Action painting di Jackson Pollock e del pittore praghese Vladimír Boudník. La sua opera tra astrazione e figurazione è piuttosto un processo mentale in cui la figura muta forma nella tela fino a scomparire nell'immagine in fieri. Nella tela l'azione del dipingere diventa un processo autoreferenziale non concettuale ma corporeo. L'artista rappresenta se stesso mentre dipinge al centro della tela in uno spazio claustrofobico davanti e sopra la lapide bianca della tomba. Il turbine di sciabolate di rosso e rosa intenso indicano qualcosa che si muove, si alza e si abbassa secondo i movimenti del pittore, come il ritmo accellerato delle macchine futuriste in corsa di Giacomo Balla ma espressi con una intensità drammatica che richiama la scenografia sensoriale e surreale del Teatro della Crudeltà di Antonin Artaud. Il vortice dinamico del colore rosso e rosato come il sangue ostruiscono la vista della lapide di marmo bianco sullo sfondo del quadro e delimitano lo spazio attorno, come le gabbie che racchiudono le figure di Francis Bacon. Nel quadro il gesto dell'artista perde la razionalità del disegno e presenta un campo energetico che ingloba ogni cosa come in una ragnatela. Le linee sanguigne e corpose comprimono e imprigionano lo spazio della tela e sembrano ingerire il sepolcro in un solo boccone, sembrano arrivare fino ai polmoni del corpo umano, in cui pulsa il sangue, circola l'ossigeno e la vita.
L'opera unica Rûq di Rafael Smet fa parte di un ciclo pittorico realizzato nel 2026, caratterizzato dall'uso di pigmenti naturali bianchi e verdi provenienti dalla Francia. Al centro del dipinto ad olio e acrilico si trova un sepolcro bianco rialzato che termina con una costruzione funzionalista verticale e illuminata dall'alto come l'altare di una chiesa. Sul blocco squadrato della lapide chiara al posto di un'iscrizione leggibile compaiono le lettere sovrapposte 'r', 'u' e 'p'. Il titolo Rûq risulta così indecifrabile, richiamano ideogrammi di una civiltà scomparsa dell'antica Mesopotamia. Forse le lettere sono un codice segreto ripreso da un film o serial di fantascienza, sull'onda di Odissea nello Spazio di Stanislav Kubrick o di Star Trek di Gene Roddenberry. Dal misterioso tumulo abbandonato si irradia una luce diafana che si rinfrange nel bianco candore del paesaggio roccioso attorno. L'immagine del sepolcro appare artificiale come la scena di un film ripresa dalla telecamera con i filtri acidi del verdastro e del gesso. Rafael Smet ama dipingere paesaggi innaturali, visioni lunari e surreali senza figure umane, mondi sconosciuti alieni e silenziosi, luoghi enigmatici senza drammi, ingrandimenti di fondi di acquari pieni di radici, pietre, origami e recentemente città futuristiche. Nella tela Rûq il 'memento mori' del quadro riprende il motivo del quadro Et in Arcadia Ego di Guercino in versione fantascientifica, in cui il ricordo di 'qualcuno che fu e giace qui' allude ad un possibile prossimo futuro. L'architettura razionale e funzionalista contrasta con le pietre irregolari e assimetriche della terra in cui si annida la luce. La composizione oscilla tra figurazione ed astrazione, i dettagli iperrealistici e i colori nitidi delle architetture futuriste distruggono il ritmo della narrazione e bloccano la storia in uno spazio temporale indefinito, come lo scatto della macchina fotografica che blocca la realtà e sfuoca i contorni della scena. I colori freddi, la linea precisa e la composizione geometrica sublimano l'emozione in una visione pacata ma inquietante di una umanità o civiltà di cui sono rimaste solo tracce. Rafael Smet non dipinge paradisi perduti, nè drammi, ma immagini sublimate e rarefatte, avvolte da una luce abbagliante senza eroi, in cui il suo tesoro perduto si rileva per enigmi nella temporalità circolare e ripetitiva del mondo virtuale e digitale. Nelle opere di Smet si trovano mondi paralleli immaginari sempre nuovi, in cui regna ordine, silenzio e una visione rassicurante di un futuro ancora da svelare.
Testo a cura di Susanna Horvatovicova
Marek Starosta (Praga, 1999) ha terminato il triennio nell'atelier di pittura dell'Art & Design Institut di Praga nel 2024. Sta concludendo ora gli studi magistrali presso la Facoltà di Design e Arte dell'Università Ladislav Sutnar a Plzeň. Partecipa periodicamente alle mostre collettive organizzate presso la Schola Humanitas a Litvínov. Tra il 2024 e il 2025 ha preso parte alle mostre collettive presso la Galleria Kritiků, IN Gallery e Rockopera di Praga.
Rafael Smet (Nymburk, 2000) ha concluso il corso di studi triennali nell'atelier di pittura dell'Art & Design Institut nel 2024 e sta seguendo corsi di arte, pittura e disegno presso il centro Scholastika e l'Accademia AVU di Praga. Ha partecipato a diverse mostre collettive presso la Schola Humanitas a Litvínov, la Galleria Kritiků, IN Gallery e Rockopera di Praga, e una in Belgio grazie ad una residenza artistica avuta a Brussels nel 2023. Nel 2025 ha inaugurato una mostra personale nello spazio Dimenze Výtoň a Praga e da poco ha vinto un'Open Call per una mostra a Tokyo.
Marek Starosta presenta un ciclo di disegni e un grande quadro nel 2025, dedicati al processo creativo del disegnare e dipingere. Nel ciclo si è concentrato sulla tecnica del pittore e sull'analisi dei rudimenti della composizione: sul foglio ha segnato con precisione le distanze tra i punti, poi i punti che separano una linea dall'altro e l'angolo in cui si intersecano due linee e formano il volume del solido geometrico da cui emerge una natura morta, un altare o un sepolcro. Dai suoi disegni preparatorio a matita, china e inchiostro si è formata l'idea del grande quadro, come facevano gli artisti fiorentini del rinascimento. Marek Starosta ha composto e scomposto più volte gli stessi oggetti in diverse varianti e in varie prospettive e angolazioni, e nel fare e disfare ha trovato una nuova visione di insieme meno realistica fino ad arrivare ad un 'presente concreto', più astratto, ma non freddo e programmato. Il processo del disegnare è divenuto col tempo una processualità pittorica più fisica, tanto che nella tela ha proiettato se stesso, ha inserito e poi cancellato la sua figura all'altezza dell'orizzonte del paesaggio. La gestualità del dipingere è divenuta così il tema della sua opera unica Ricerca e abbandono del presente concreto. Nel quadro compare un sepolcro bianco, coperto da un vortice di pennellate rosse e rosa senza tornare sui passi dell'espressionismo astratto o dell'Action painting di Jackson Pollock e del pittore praghese Vladimír Boudník. La sua opera tra astrazione e figurazione è piuttosto un processo mentale in cui la figura muta forma nella tela fino a scomparire nell'immagine in fieri. Nella tela l'azione del dipingere diventa un processo autoreferenziale non concettuale ma corporeo. L'artista rappresenta se stesso mentre dipinge al centro della tela in uno spazio claustrofobico davanti e sopra la lapide bianca della tomba. Il turbine di sciabolate di rosso e rosa intenso indicano qualcosa che si muove, si alza e si abbassa secondo i movimenti del pittore, come il ritmo accellerato delle macchine futuriste in corsa di Giacomo Balla ma espressi con una intensità drammatica che richiama la scenografia sensoriale e surreale del Teatro della Crudeltà di Antonin Artaud. Il vortice dinamico del colore rosso e rosato come il sangue ostruiscono la vista della lapide di marmo bianco sullo sfondo del quadro e delimitano lo spazio attorno, come le gabbie che racchiudono le figure di Francis Bacon. Nel quadro il gesto dell'artista perde la razionalità del disegno e presenta un campo energetico che ingloba ogni cosa come in una ragnatela. Le linee sanguigne e corpose comprimono e imprigionano lo spazio della tela e sembrano ingerire il sepolcro in un solo boccone, sembrano arrivare fino ai polmoni del corpo umano, in cui pulsa il sangue, circola l'ossigeno e la vita.
L'opera unica Rûq di Rafael Smet fa parte di un ciclo pittorico realizzato nel 2026, caratterizzato dall'uso di pigmenti naturali bianchi e verdi provenienti dalla Francia. Al centro del dipinto ad olio e acrilico si trova un sepolcro bianco rialzato che termina con una costruzione funzionalista verticale e illuminata dall'alto come l'altare di una chiesa. Sul blocco squadrato della lapide chiara al posto di un'iscrizione leggibile compaiono le lettere sovrapposte 'r', 'u' e 'p'. Il titolo Rûq risulta così indecifrabile, richiamano ideogrammi di una civiltà scomparsa dell'antica Mesopotamia. Forse le lettere sono un codice segreto ripreso da un film o serial di fantascienza, sull'onda di Odissea nello Spazio di Stanislav Kubrick o di Star Trek di Gene Roddenberry. Dal misterioso tumulo abbandonato si irradia una luce diafana che si rinfrange nel bianco candore del paesaggio roccioso attorno. L'immagine del sepolcro appare artificiale come la scena di un film ripresa dalla telecamera con i filtri acidi del verdastro e del gesso. Rafael Smet ama dipingere paesaggi innaturali, visioni lunari e surreali senza figure umane, mondi sconosciuti alieni e silenziosi, luoghi enigmatici senza drammi, ingrandimenti di fondi di acquari pieni di radici, pietre, origami e recentemente città futuristiche. Nella tela Rûq il 'memento mori' del quadro riprende il motivo del quadro Et in Arcadia Ego di Guercino in versione fantascientifica, in cui il ricordo di 'qualcuno che fu e giace qui' allude ad un possibile prossimo futuro. L'architettura razionale e funzionalista contrasta con le pietre irregolari e assimetriche della terra in cui si annida la luce. La composizione oscilla tra figurazione ed astrazione, i dettagli iperrealistici e i colori nitidi delle architetture futuriste distruggono il ritmo della narrazione e bloccano la storia in uno spazio temporale indefinito, come lo scatto della macchina fotografica che blocca la realtà e sfuoca i contorni della scena. I colori freddi, la linea precisa e la composizione geometrica sublimano l'emozione in una visione pacata ma inquietante di una umanità o civiltà di cui sono rimaste solo tracce. Rafael Smet non dipinge paradisi perduti, nè drammi, ma immagini sublimate e rarefatte, avvolte da una luce abbagliante senza eroi, in cui il suo tesoro perduto si rileva per enigmi nella temporalità circolare e ripetitiva del mondo virtuale e digitale. Nelle opere di Smet si trovano mondi paralleli immaginari sempre nuovi, in cui regna ordine, silenzio e una visione rassicurante di un futuro ancora da svelare.
Testo a cura di Susanna Horvatovicova
Marek Starosta (Praga, 1999) ha terminato il triennio nell'atelier di pittura dell'Art & Design Institut di Praga nel 2024. Sta concludendo ora gli studi magistrali presso la Facoltà di Design e Arte dell'Università Ladislav Sutnar a Plzeň. Partecipa periodicamente alle mostre collettive organizzate presso la Schola Humanitas a Litvínov. Tra il 2024 e il 2025 ha preso parte alle mostre collettive presso la Galleria Kritiků, IN Gallery e Rockopera di Praga.
Rafael Smet (Nymburk, 2000) ha concluso il corso di studi triennali nell'atelier di pittura dell'Art & Design Institut nel 2024 e sta seguendo corsi di arte, pittura e disegno presso il centro Scholastika e l'Accademia AVU di Praga. Ha partecipato a diverse mostre collettive presso la Schola Humanitas a Litvínov, la Galleria Kritiků, IN Gallery e Rockopera di Praga, e una in Belgio grazie ad una residenza artistica avuta a Brussels nel 2023. Nel 2025 ha inaugurato una mostra personale nello spazio Dimenze Výtoň a Praga e da poco ha vinto un'Open Call per una mostra a Tokyo.
24
giugno 2026
Labirinti
Dal 24 giugno al 20 luglio 2026
arte contemporanea
Location
BIBLIOTHE’ CONTEMPORARY ART GALLERY
Roma, Via Celsa, 4/5, (ROMA)
Roma, Via Celsa, 4/5, (ROMA)
Orario di apertura
13 - 22
Vernissage
24 Giugno 2026, ore 18:00
Autore
Curatore
Autore testo critico





