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Lori Lako – Rememory
Rememory, mostra personale dell’artista Lori Lako (Pogradec, Albania, 1991), indaga le complesse stratificazioni del potere contemporaneo, muovendosi tra l’archeologia tecnologica e la manipolazione dei simboli delle identità nazionali.
Comunicato stampa
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Rememory, mostra personale dell’artista Lori Lako (Pogradec, Albania, 1991), indaga le complesse stratificazioni del potere contemporaneo, muovendosi tra l’archeologia tecnologica e la manipolazione dei simboli delle identità nazionali. Accompagna la mostra un testo di Stefania Rispoli.
Il cuore dell’esposizione risiede in una serie di kilim tessuti a mano, dove le icone dei nazionalismi provenienti da alcune bandiere si fondono in chimere fantastiche, sfidando la rigidità dei simboli.
Attraverso l’installazione di schermi smartphone danneggiati che rivelano segreti satellitari della Guerra Fredda, l’artista traccia un parallelo tra la sorveglianza orbitale di ieri e l'auto-esposizione digitale di oggi.
La ricerca prosegue nel video generato tramite intelligenza artificiale, che rianima il viaggio di una famiglia italiana nell'Albania ideologica del 1978, un pellegrinaggio politico tra propaganda e vita privata, reso possibile solo dall'appartenenza al Partito Comunista.
Nelle serie grafiche in mostra, la cianotipia vira verso il seppia per raccontare le promesse tradite dell’utopia Y2K (Year 2000, corrente di pensiero che incarna la transizione epocale verso il digitale, divisa tra l'euforia tecnologica per il nuovo millennio e l'ansia apocalittica), mentre stampe anastatiche "svestono" i tessuti propagandistici della loro morbidezza. Trasformando indumenti bellici in reperti cartacei, il corpo rivela la sua vulnerabilità di fronte al controllo esterno. L’opera stessa si trasforma in un dispositivo di interrogazione costante del passato, dove la memoria viene processata attraverso la creazione di una frattura, di un glitch che scardina la linearità storica.
Rememory espone la fragilità delle narrazioni dominanti, dissolvendo le identità fisse nella trama del tessuto e nel vetro infranto della tecnologia.
"Rememory" è un neologismo coniato dalla scrittrice afro-americana Toni Morrison (Lorain, 18 febbraio 1931 – New York, 5 agosto 2019) nel suo capolavoro Amatissima (Beloved), romanzo vincitore del Premio Pulitzer nel 1988. Più di un semplice ricordo, il termine descrive l'idea che il passato non svanisca ma continui a fluttuare nello spazio.
“Parlavo del tempo. Mi è così difficile crederci. Certe cose passano, se ne vanno. Altre invece restano. Un tempo pensavo che fosse la mia rimemoria [rememory]. Sai, certe cose le dimentichi, altre non le dimentichi mai. Ma non è così. I luoghi, i luoghi sono ancora là. Se una casa brucia, non c'è più, ma il luogo — l'immagine di essa — resta, e non solo nella mia rimemoria, ma là fuori, nel mondo."
Il cuore dell’esposizione risiede in una serie di kilim tessuti a mano, dove le icone dei nazionalismi provenienti da alcune bandiere si fondono in chimere fantastiche, sfidando la rigidità dei simboli.
Attraverso l’installazione di schermi smartphone danneggiati che rivelano segreti satellitari della Guerra Fredda, l’artista traccia un parallelo tra la sorveglianza orbitale di ieri e l'auto-esposizione digitale di oggi.
La ricerca prosegue nel video generato tramite intelligenza artificiale, che rianima il viaggio di una famiglia italiana nell'Albania ideologica del 1978, un pellegrinaggio politico tra propaganda e vita privata, reso possibile solo dall'appartenenza al Partito Comunista.
Nelle serie grafiche in mostra, la cianotipia vira verso il seppia per raccontare le promesse tradite dell’utopia Y2K (Year 2000, corrente di pensiero che incarna la transizione epocale verso il digitale, divisa tra l'euforia tecnologica per il nuovo millennio e l'ansia apocalittica), mentre stampe anastatiche "svestono" i tessuti propagandistici della loro morbidezza. Trasformando indumenti bellici in reperti cartacei, il corpo rivela la sua vulnerabilità di fronte al controllo esterno. L’opera stessa si trasforma in un dispositivo di interrogazione costante del passato, dove la memoria viene processata attraverso la creazione di una frattura, di un glitch che scardina la linearità storica.
Rememory espone la fragilità delle narrazioni dominanti, dissolvendo le identità fisse nella trama del tessuto e nel vetro infranto della tecnologia.
"Rememory" è un neologismo coniato dalla scrittrice afro-americana Toni Morrison (Lorain, 18 febbraio 1931 – New York, 5 agosto 2019) nel suo capolavoro Amatissima (Beloved), romanzo vincitore del Premio Pulitzer nel 1988. Più di un semplice ricordo, il termine descrive l'idea che il passato non svanisca ma continui a fluttuare nello spazio.
“Parlavo del tempo. Mi è così difficile crederci. Certe cose passano, se ne vanno. Altre invece restano. Un tempo pensavo che fosse la mia rimemoria [rememory]. Sai, certe cose le dimentichi, altre non le dimentichi mai. Ma non è così. I luoghi, i luoghi sono ancora là. Se una casa brucia, non c'è più, ma il luogo — l'immagine di essa — resta, e non solo nella mia rimemoria, ma là fuori, nel mondo."
31
maggio 2026
Lori Lako – Rememory
Dal 31 maggio al 31 luglio 2026
arte contemporanea
Location
Galleria Vannucci
Pistoia, Via Gorizia, 122, (PT)
Pistoia, Via Gorizia, 122, (PT)
Orario di apertura
mercoledì - venerdì 17:00 -19:30 sabato 9:30 - 12:30 / 17:00 -19:30
o su appuntamento tel. +39 0573 20066 +39 335 6745185
Vernissage
31 Maggio 2026, 11-20
Autore
Autore testo critico






