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Luca Luciano – Armstrong il comunista
Personale del vincitore del premio della giuria di qualità IoEspongo 7° edizione
Comunicato stampa
Segnala l'evento
Armstrong il comunista
di Luca Luciano
A Luglio l’uomo andò sulla luna, io in Grecia, la maggior parte di noi sul litorale ad ammainare bandiere prima che salissero le onde.
Ho cominciato a pensare a Neil Armstrong lasciata Atene in una storia di eliche e piroscafi che scappavano dal Pireo nel tramonto.
Subito ho visto Neil Armstrong nell’Egeo, divenire un racconto immediato, un eco rimandato negli abissi della leggenda
storica umana ripulire le armi di Ulisse, vicino ai palazzi assediati di Troia e alle tende imperiali.
Come si potrebbe altrimenti pensare ad un eroe? Solo, senza visiere, con un respiro sferzato dall’ossigeno, riempito nell’armatura,
volante, restio al nemico e ai confini, lanciato nell’aria come una leggenda nella battaglia, generale della giustizia
e della secolarizzazione unilaterale e unilateralmente atteso. Nell’Egeo la luna era grande quanto ogni ispirazione
e Armstrong apparve maggiore di statura. Io credo che Armstrong sia atterrato in Grecia pensando di correre verso una scoperta,
pensando di realizzare un sogno notturno e illuminato, pensando di portare l’uomo intero sulla Luna, pensando di esportarne il regno.
Un regno di conquista, un regno ideale per il tempo eroico, un regno che portasse ogni uomo al suo posto nel ruolo eterno di conquistatore
e liberatore etico, eternamente greco per l’appunto. Un sogno di conquista che rincorreva ,e forse sfidava, il sogno sovietico di Gagarin,
di umanità concreta e unica rinchiusa in una lingua muraria che confondeva libertà con conformità ultraterrena.
Una libertà che cominciava a chiamarsi democrazia esportabile e irrinunciabile. Ma Armstrong atterrò in Grecia conscio di consacrare
un luogo già culla di coscienza, un luogo puramente libero e perciò vuoto di diritti e di doveri annunciabili al di fuori della naturale
propensione spirituale di ogni singolo individuo , libero di ogni confine fonico e verbale tracciabile.
Un luogo pronto per diversità individuale, pronto per divenire massa poiché illuminante e contaminante di vita.
Egli si fece ambasciatore di un regno superpotente che travalicava l’America e la sua politica competitiva,
l’Unione Sovietica e il suo desiderio autarchico, ma che voleva concretizzare insieme istanze ideologiche totalmente affini,
convergenti nel servizio umano alla libertà dimostrabile e universale, una libertà esterna all’istante umano ed esterna alla sua stessa
esistenza e al suo lavoro, ma profondamente radicato nella sua volontà leggendaria. Ma proprio dalla leggenda io voglio pensare
e testimoniare che egli cominciò ad imparare, durante il suo viaggio, la povera concretezza umana, la sua lontananza spirituale,
riuscendo quasi a tradurla, conciliandola al suo desiderio di ritorno, alla sua estraneità ai fatti che riporta Ulisse a casa,
alla casa di Ettore, una casa non eroica che non porta alcun nome potenziale se non il suo stesso significato
di affetto e di solitudine riconciliante. Una fuga amorevole che passa dai nomi vicini al nostro cammino,
dai particolari della nostra singolare vitalità che riconquistano, avventura dopo avventura,uno spazio nelle nostre voglie
fino ad un allontanamento totale dall’ideologia conquistatrice e dai suoi lumi.
Più odi Atene più non riesci a lasciarla uscire dallo sguardo tanto ti rappresenta. Più mi allontanavo dalla terra ferma più cominciai a non desiderar altro che fotografarla così come riempiva i miei occhi.
Così cominciai il mio viaggio al fianco di Neil Armstrong, ai suoi appunti precisi e alla sua vera e fantastica storia realizzata.
Ti ricordi da dove vieni?
di Luca Luciano
A Luglio l’uomo andò sulla luna, io in Grecia, la maggior parte di noi sul litorale ad ammainare bandiere prima che salissero le onde.
Ho cominciato a pensare a Neil Armstrong lasciata Atene in una storia di eliche e piroscafi che scappavano dal Pireo nel tramonto.
Subito ho visto Neil Armstrong nell’Egeo, divenire un racconto immediato, un eco rimandato negli abissi della leggenda
storica umana ripulire le armi di Ulisse, vicino ai palazzi assediati di Troia e alle tende imperiali.
Come si potrebbe altrimenti pensare ad un eroe? Solo, senza visiere, con un respiro sferzato dall’ossigeno, riempito nell’armatura,
volante, restio al nemico e ai confini, lanciato nell’aria come una leggenda nella battaglia, generale della giustizia
e della secolarizzazione unilaterale e unilateralmente atteso. Nell’Egeo la luna era grande quanto ogni ispirazione
e Armstrong apparve maggiore di statura. Io credo che Armstrong sia atterrato in Grecia pensando di correre verso una scoperta,
pensando di realizzare un sogno notturno e illuminato, pensando di portare l’uomo intero sulla Luna, pensando di esportarne il regno.
Un regno di conquista, un regno ideale per il tempo eroico, un regno che portasse ogni uomo al suo posto nel ruolo eterno di conquistatore
e liberatore etico, eternamente greco per l’appunto. Un sogno di conquista che rincorreva ,e forse sfidava, il sogno sovietico di Gagarin,
di umanità concreta e unica rinchiusa in una lingua muraria che confondeva libertà con conformità ultraterrena.
Una libertà che cominciava a chiamarsi democrazia esportabile e irrinunciabile. Ma Armstrong atterrò in Grecia conscio di consacrare
un luogo già culla di coscienza, un luogo puramente libero e perciò vuoto di diritti e di doveri annunciabili al di fuori della naturale
propensione spirituale di ogni singolo individuo , libero di ogni confine fonico e verbale tracciabile.
Un luogo pronto per diversità individuale, pronto per divenire massa poiché illuminante e contaminante di vita.
Egli si fece ambasciatore di un regno superpotente che travalicava l’America e la sua politica competitiva,
l’Unione Sovietica e il suo desiderio autarchico, ma che voleva concretizzare insieme istanze ideologiche totalmente affini,
convergenti nel servizio umano alla libertà dimostrabile e universale, una libertà esterna all’istante umano ed esterna alla sua stessa
esistenza e al suo lavoro, ma profondamente radicato nella sua volontà leggendaria. Ma proprio dalla leggenda io voglio pensare
e testimoniare che egli cominciò ad imparare, durante il suo viaggio, la povera concretezza umana, la sua lontananza spirituale,
riuscendo quasi a tradurla, conciliandola al suo desiderio di ritorno, alla sua estraneità ai fatti che riporta Ulisse a casa,
alla casa di Ettore, una casa non eroica che non porta alcun nome potenziale se non il suo stesso significato
di affetto e di solitudine riconciliante. Una fuga amorevole che passa dai nomi vicini al nostro cammino,
dai particolari della nostra singolare vitalità che riconquistano, avventura dopo avventura,uno spazio nelle nostre voglie
fino ad un allontanamento totale dall’ideologia conquistatrice e dai suoi lumi.
Più odi Atene più non riesci a lasciarla uscire dallo sguardo tanto ti rappresenta. Più mi allontanavo dalla terra ferma più cominciai a non desiderar altro che fotografarla così come riempiva i miei occhi.
Così cominciai il mio viaggio al fianco di Neil Armstrong, ai suoi appunti precisi e alla sua vera e fantastica storia realizzata.
Ti ricordi da dove vieni?
20
luglio 2005
Luca Luciano – Armstrong il comunista
Dal 20 luglio al 03 agosto 2005
giovane arte
Location
PASTIS
Torino, Piazza Emanuele Filiberto, 9b, (Torino)
Torino, Piazza Emanuele Filiberto, 9b, (Torino)
Orario di apertura
10-01
Vernissage
20 Luglio 2005, ore 20
Autore




