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Luca Lupi – Still. Progetto Vaccari
La Cardelli & Fontana si apre alla fotografia con “Still | Progetto Vaccari” di Luca Lupi, una mostra che è frutto di ripetute e prolungate visite dell’artista toscano all’interno degli spazi abbandonati della ex Ceramica Vaccari di Santo Stefano Magra.
Comunicato stampa
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La Cardelli & Fontana si apre alla fotografia ed è lieta di invitarvi, nella sede di Sarzana, sabato 30 aprile dalle ore 18 all'inaugurazione di Still | Progetto Vaccari di Luca Lupi, una mostra che è frutto di ripetute e prolungate visite dell'artista toscano all'interno degli spazi abbandonati della ex Ceramica Vaccari di Santo Stefano Magra.
La mostra è anche un occasione per presentare la "Cardelli e Fontana Opificio Vaccari" e il progetto NOVA (Nuovo Opificio Vaccari per le Arti), un esempio innovativo di recupero di un’area industriale dismessa per finalità culturali.
………………………………………………………………………………………………………………
Qualunque cosa la mente umana si trovi a dover comprendere, l’ordine ne è una indispensabile condizione
(…) L’ordine consente di concentrar l’attenzione su quanto si assomiglia e quanto, invece, è dissimile: su quanto vicendevolmente si corrisponde o è, invece, segregato in sé.
Rudolf Arnheim, Entropia e Arte
Il passaggio da una vita ad un'altra degli edifici talvolta sottende pause che aprono a possibilità di godere esteticamente forme pensate principalmente per l’attività umana: mancando questa, si riapre la possibilità di rinnovare il confronto con le forme, l’estetica, il disegno di spazi senza troppo interrogarsi su “cosa si faceva”, spostando l’attenzione sul “dove”.
Ed è una sorta di stato di grazia, quello che ci accompagna entrando in luoghi “in sospensione”, nella consapevolezza che quel momento non tornerà mai, che quella possibilità di godere del silenzio di luoghi una volta pieni di rumori (i rumori del lavoro), di materiali (i materiali del lavoro), cogliendo il senso del monumentale, il pensiero dell’uomo che si è esplicato attraverso la progettazioni di spazi produttivi (di lavoro, ancora una volta), non sarà poi così cristallino, così pieno di consapevolezza di godere di un tempo di bellezza.
Le fotografie che compongono questo ciclo di lavoro di Luca Lupi raccontano di un tempo e di un luogo. Il tempo è quello lungo, composto da tante ore, molteplici sedute di confronto con lo spazio, da tante prolungate soste in ascolto di azioni evaporate.
La ricerca di Luca Lupi si sviluppa, attraverso la fotografia, in un percorso costellato dal contrasto tra tempo convenzionale e tempo della memoria (o individuale). Ma il suo lavoro si snoda anche attraverso un’attenzione alle cose, alle “belle arti”, ai “beni culturali” prodotti dell’ingegno umano, per la loro vocazione alla testimonianza, al passaggio generazionale, al loro modo di poter essere documento - e espressione poetica – che riguarda il parlare degli uomini agli uomini.
È con questa duplice attenzione che il suo sguardo e la sua attenzione si posano su questi scheletri architettonici, su spazi che ricordano carcasse di balene, ventri ambigui, su luoghi sopraffatti da una natura che reclama il suo essere lì per diritto. Eppure luoghi che, ancor oggi, manifestano quell’ordine compositivo, quella tensione speciale propria delle cose pensate, progettate dall’uomo che stanno nel segno - pur nel disfacimento - del rigore, del progetto, del calcolo, della misura. Il cemento sembra pelle e, come la pelle umana, presenta pori, cicatrici, screpolature, rughe. Grandi occhi si spalancano nel cielo, l’architettura e i suoi materiali diventano espressivi, oltre che simbolici, come li si possono ritrovare, ad esempio, in quell’edificio straordinario che è la Sede del Parlamento a Dacca (Bangladesh, 1962 - 1973) progettata da Louis Kahn, sintesi di purezza e storia, minimalismo e tradizione.
Ed è con spirito quasi commosso (nel senso etimologico del termine), che lo sguardo parimenti si posa e inquadra particolari della disgregazione e del disordine: archivi sfasciati, faldoni abbandonati e illeggibili, macchinari, tubi, plastiche, metalli.
Nello scarto tra ordine e disordine si compie, in questa serie di immagini, un processo di contemplazione. Di un sublime, oggi, che sta nella purezza delle linee, nella bellezza delle coperture, nella partitura degli spazi in ampie campate di sontuosi luoghi archeologici, avanzi di civiltà remote che riguardano appena la generazione precedente e la nostra. Nel silenzio di certe giornate, nel segno del vento che solleva e fa sbattere le lastre di lamiera, nel flusso di energia che sembra abbandonare i luoghi, il generale, per riscaldare gli oggetti, il particolare, in un’epifania di un disordine entropico.
Ilaria Mariotti
………………………………………………………………………………………………………………
Luca Lupi, Pontedera (PI), 1970. Vive e lavora a Fucecchio (FI).
Premi:
2016 Il progetto “Landscapes” primo classificato al concorso “Italy in a frame – Comunità Italia” alla Triennale di Milano. 2015 “Premio Arte Laguna”, Arsenale di Venezia; “Premio Combat”, Museo Civico G. Fattori, Livorno. 2014 “CIRCULATION(S)”, Festival de la June Photographie Europeenne, Parigi.
Esposizioni selezionate:
2015 “Monotype // for design week”, Twenty 14 Contemporary, Milano; “The Wall (archives)#10” a cura Pietro Gaglianò, Assab One, Milano. 2014 “Landscapes”, Anne Clergue Galerie, Arles; “Spazi”, a cura di Ilaria Mariotti, Museo di Fucecchio (FI); “RATP invite”, esposizione in 12 stazioni della Metropolitana di Parigi. 2011 “Sei gradi di separazione”, a cura di Ilaria Mariotti, Centro Espositivo Villa Pacchiani, S. Croce sull’Arno (PI)
www.lucalupi.it
Con Carlo Vaccari, nei primissimi anni del ‘900, la fabbrica di ceramiche esistente a Ponzano Magra dalla fine dell’800, inizia a raggiungere la ribalta nazionale e mondiale, con una rete commerciale che distribuisce le ceramiche in ogni continente. All’inizio degli anni ‘50 la Vaccari diventa la più grande fabbrica di ceramica dell’intera Europa. Un presidio industriale che dà lavoro a migliaia di persone e che trasforma una zona di campagna in un vero e proprio “villaggio industriale”. All’inizio degli anni ‘70, l’affermarsi del distretto lapideo emiliano, porta però a un forte e progressivo ridimensionamento della produzione, che si conclude nella primavera del 2006, quando la fabbrica viene chiusa.
Dal primo giorno, dopo la chiusura della Vaccari, il Comune di Santo Stefano di Magra ha scelto di non far cadere la fabbrica nell’oblio ospitandovi numerose iniziative e facendosi promotore di un percorso di riconversione dell’area che, nel 2014, ha portato all’ideazione di NOVA, Nuovo Opificio Vaccari per le Arti. Il Progetto NOVA, voluto e sostenuto dal sindaco Juri Mazzanti, costituisce un esempio innovativo di recupero di un’area industriale dismessa per finalità culturali basato su una stretta sinergia tra pubblico e privato, con l’obiettivo di guidare il processo di riqualificazione dell’area preservando la storia e la memoria di un luogo del lavoro che fu tra i più importanti del nostro paese. NOVA vede l’adesione di diversi soggetti privati (tra i quali la Cardelli & Fontana) che hanno partecipato a bandi pubblici per l’assegnazione degli spazi in comodato d’uso gratuito, con l’impegno di attuare a loro carico la sistemazione e ristrutturazione dei capannoni, e di svolgere annualmente attività di vario genere che coinvolgano la comunità locale, a partire dalle scuole.
Cuore del progetto NOVA è l’edificio ex Calibratura, acquisito e ristrutturato dal Comune grazie ad un finanziamento regionale, che ha dotato la comunità di un auditorium pubblico multidisciplinare e, soprattutto, di un percorso espositivo e luogo per antonomasia della tutela, ovvero l’Archivio storico Ceramica Vaccari, che presenta testimonianze davvero uniche della storia operaia del territorio.
La mostra è anche un occasione per presentare la "Cardelli e Fontana Opificio Vaccari" e il progetto NOVA (Nuovo Opificio Vaccari per le Arti), un esempio innovativo di recupero di un’area industriale dismessa per finalità culturali.
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Qualunque cosa la mente umana si trovi a dover comprendere, l’ordine ne è una indispensabile condizione
(…) L’ordine consente di concentrar l’attenzione su quanto si assomiglia e quanto, invece, è dissimile: su quanto vicendevolmente si corrisponde o è, invece, segregato in sé.
Rudolf Arnheim, Entropia e Arte
Il passaggio da una vita ad un'altra degli edifici talvolta sottende pause che aprono a possibilità di godere esteticamente forme pensate principalmente per l’attività umana: mancando questa, si riapre la possibilità di rinnovare il confronto con le forme, l’estetica, il disegno di spazi senza troppo interrogarsi su “cosa si faceva”, spostando l’attenzione sul “dove”.
Ed è una sorta di stato di grazia, quello che ci accompagna entrando in luoghi “in sospensione”, nella consapevolezza che quel momento non tornerà mai, che quella possibilità di godere del silenzio di luoghi una volta pieni di rumori (i rumori del lavoro), di materiali (i materiali del lavoro), cogliendo il senso del monumentale, il pensiero dell’uomo che si è esplicato attraverso la progettazioni di spazi produttivi (di lavoro, ancora una volta), non sarà poi così cristallino, così pieno di consapevolezza di godere di un tempo di bellezza.
Le fotografie che compongono questo ciclo di lavoro di Luca Lupi raccontano di un tempo e di un luogo. Il tempo è quello lungo, composto da tante ore, molteplici sedute di confronto con lo spazio, da tante prolungate soste in ascolto di azioni evaporate.
La ricerca di Luca Lupi si sviluppa, attraverso la fotografia, in un percorso costellato dal contrasto tra tempo convenzionale e tempo della memoria (o individuale). Ma il suo lavoro si snoda anche attraverso un’attenzione alle cose, alle “belle arti”, ai “beni culturali” prodotti dell’ingegno umano, per la loro vocazione alla testimonianza, al passaggio generazionale, al loro modo di poter essere documento - e espressione poetica – che riguarda il parlare degli uomini agli uomini.
È con questa duplice attenzione che il suo sguardo e la sua attenzione si posano su questi scheletri architettonici, su spazi che ricordano carcasse di balene, ventri ambigui, su luoghi sopraffatti da una natura che reclama il suo essere lì per diritto. Eppure luoghi che, ancor oggi, manifestano quell’ordine compositivo, quella tensione speciale propria delle cose pensate, progettate dall’uomo che stanno nel segno - pur nel disfacimento - del rigore, del progetto, del calcolo, della misura. Il cemento sembra pelle e, come la pelle umana, presenta pori, cicatrici, screpolature, rughe. Grandi occhi si spalancano nel cielo, l’architettura e i suoi materiali diventano espressivi, oltre che simbolici, come li si possono ritrovare, ad esempio, in quell’edificio straordinario che è la Sede del Parlamento a Dacca (Bangladesh, 1962 - 1973) progettata da Louis Kahn, sintesi di purezza e storia, minimalismo e tradizione.
Ed è con spirito quasi commosso (nel senso etimologico del termine), che lo sguardo parimenti si posa e inquadra particolari della disgregazione e del disordine: archivi sfasciati, faldoni abbandonati e illeggibili, macchinari, tubi, plastiche, metalli.
Nello scarto tra ordine e disordine si compie, in questa serie di immagini, un processo di contemplazione. Di un sublime, oggi, che sta nella purezza delle linee, nella bellezza delle coperture, nella partitura degli spazi in ampie campate di sontuosi luoghi archeologici, avanzi di civiltà remote che riguardano appena la generazione precedente e la nostra. Nel silenzio di certe giornate, nel segno del vento che solleva e fa sbattere le lastre di lamiera, nel flusso di energia che sembra abbandonare i luoghi, il generale, per riscaldare gli oggetti, il particolare, in un’epifania di un disordine entropico.
Ilaria Mariotti
………………………………………………………………………………………………………………
Luca Lupi, Pontedera (PI), 1970. Vive e lavora a Fucecchio (FI).
Premi:
2016 Il progetto “Landscapes” primo classificato al concorso “Italy in a frame – Comunità Italia” alla Triennale di Milano. 2015 “Premio Arte Laguna”, Arsenale di Venezia; “Premio Combat”, Museo Civico G. Fattori, Livorno. 2014 “CIRCULATION(S)”, Festival de la June Photographie Europeenne, Parigi.
Esposizioni selezionate:
2015 “Monotype // for design week”, Twenty 14 Contemporary, Milano; “The Wall (archives)#10” a cura Pietro Gaglianò, Assab One, Milano. 2014 “Landscapes”, Anne Clergue Galerie, Arles; “Spazi”, a cura di Ilaria Mariotti, Museo di Fucecchio (FI); “RATP invite”, esposizione in 12 stazioni della Metropolitana di Parigi. 2011 “Sei gradi di separazione”, a cura di Ilaria Mariotti, Centro Espositivo Villa Pacchiani, S. Croce sull’Arno (PI)
www.lucalupi.it
Con Carlo Vaccari, nei primissimi anni del ‘900, la fabbrica di ceramiche esistente a Ponzano Magra dalla fine dell’800, inizia a raggiungere la ribalta nazionale e mondiale, con una rete commerciale che distribuisce le ceramiche in ogni continente. All’inizio degli anni ‘50 la Vaccari diventa la più grande fabbrica di ceramica dell’intera Europa. Un presidio industriale che dà lavoro a migliaia di persone e che trasforma una zona di campagna in un vero e proprio “villaggio industriale”. All’inizio degli anni ‘70, l’affermarsi del distretto lapideo emiliano, porta però a un forte e progressivo ridimensionamento della produzione, che si conclude nella primavera del 2006, quando la fabbrica viene chiusa.
Dal primo giorno, dopo la chiusura della Vaccari, il Comune di Santo Stefano di Magra ha scelto di non far cadere la fabbrica nell’oblio ospitandovi numerose iniziative e facendosi promotore di un percorso di riconversione dell’area che, nel 2014, ha portato all’ideazione di NOVA, Nuovo Opificio Vaccari per le Arti. Il Progetto NOVA, voluto e sostenuto dal sindaco Juri Mazzanti, costituisce un esempio innovativo di recupero di un’area industriale dismessa per finalità culturali basato su una stretta sinergia tra pubblico e privato, con l’obiettivo di guidare il processo di riqualificazione dell’area preservando la storia e la memoria di un luogo del lavoro che fu tra i più importanti del nostro paese. NOVA vede l’adesione di diversi soggetti privati (tra i quali la Cardelli & Fontana) che hanno partecipato a bandi pubblici per l’assegnazione degli spazi in comodato d’uso gratuito, con l’impegno di attuare a loro carico la sistemazione e ristrutturazione dei capannoni, e di svolgere annualmente attività di vario genere che coinvolgano la comunità locale, a partire dalle scuole.
Cuore del progetto NOVA è l’edificio ex Calibratura, acquisito e ristrutturato dal Comune grazie ad un finanziamento regionale, che ha dotato la comunità di un auditorium pubblico multidisciplinare e, soprattutto, di un percorso espositivo e luogo per antonomasia della tutela, ovvero l’Archivio storico Ceramica Vaccari, che presenta testimonianze davvero uniche della storia operaia del territorio.
30
aprile 2016
Luca Lupi – Still. Progetto Vaccari
Dal 30 aprile al 29 maggio 2016
fotografia
Location
CARDELLI & FONTANA ARTE CONTEMPORANEA
Sarzana, Via Torrione Stella Nord, 5, (La Spezia)
Sarzana, Via Torrione Stella Nord, 5, (La Spezia)
Orario di apertura
da martedì a sabato ore 9.30-12.30 e 16.30-19.30
lunedì ore 16.30-19.30
Vernissage
30 Aprile 2016, ore 18.00
Autore
Curatore




