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Luca Panucci – Demoni senza nome
Demoni senza nomi di Vittorio Raschetti
Semplici matite a colori impugnate come punte per disegnare sottili giochi filiformi di onde di segni grafici, invadendo lo spazio bianco del foglio con una trama di tratti che sembrano imitare gli effetti di antiche tecniche di incisione…
Comunicato stampa
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Luca Panucci al mimumo MICROMUSEOMONZA
giovedì 21 luglio - mercoledì 3 agosto 2016
Luca Panucci(Monza 1991)
“Vivo e lavoro a Carnate(MB), Italy. Ho studiato all’Istituto d’arte di Monza successivamente all’Accademia di Brera(2 anni). L’approccio con il mondo dell’arte è stato sin dalla più tenera età in quanto passione indiscussa.
A 17 anni l’interesse per il disegno, la fotografia e il video sono andati oltre al percorso formativo scolastico.
Il mio lavoro è partito da una ricerca interna prettamente antropologica, ma strettamente personale; successivamente tramite strumenti digitali la mia visione si è espansa ad altri orizzonti. Ora lavoro su varie tematiche, principalmente sognatrici in contrapposizione con la realtà. La fantasia e l’immaginazione dormienti contro il pensiero e lo stupore della veglia.”
Demoni senza nomi di Vittorio Raschetti
Semplici matite a colori impugnate come punte per disegnare sottili giochi filiformi di onde di segni grafici, invadendo lo spazio bianco del foglio con una trama di tratti che sembrano imitare gli effetti di antiche tecniche di incisione, riuscendo a stupire e insieme a confondere, con una partitura cromatica che somma l'originalità dell'uso straniante antinaturalistico di matrice espressionista, con una voluta inattualità nell'uso dei colori ispirati dalle tradizione delle scuole nordiche di pittura antica. Le opere di Luca Panucci creano un particolare effetto straniante, che restituisce una sensazione di sospesa ambiguità di linguaggio e di complicazione di intenti, tra la spontaneità espressionista, da una parte, e la calcolata stilizzazione manierista, fondata sull'assemblaggio di citazioni e gioco di combinazioni e pastiche, dall'altra.
Spogli, ma vestiti d'angoscia, soli, ma accompagnati da incubi: sono volti afferrati da un mondo a cui non hanno preteso appartenere, cullati in apparenza da un sonno che occulta insidie e rende vulnerabili. Anche ad occhi chiusi si manifesta il dubbio che il sogno finisca sostituito dall'incubo. Catapultati oltre le palpebre abbassate, catturati dallo spazio ambiguo di apparizioni di spiriti turbati.
Le linee disegnate sono innervazione elettriche di vibrazioni di corrente cromatica. Irrompono sulla carta con un moto di onde grafiche che tratteggiano uno sfondo sensibilizzato, un campo di tensioni, una texture che prepara l'apparizione dei volti in primo piano su un fondo di segni mobili e sensibili. I volti stravolti vengono incorniciati da piani pronti a risuonare col soggetto, creando un paesaggio psicologico di forte tensione simbolica. A volte invece il ritratto fuoriesce dalla cornice grafica in cui è inscritto, generando un effetto di sconfinamento oltre il baricentro, che sovverte l'equilibrio visivo e la logica dell'immagine rappresentata. Visi privi di sorrisi, dove si annida ossessione e manifesta tensione. Energie selvagge che si scatenano nelle acque profonde dell'anima. Alterati consumati, infiammati, sguardi dominati da motivazioni non nominabili. Il volto umano è una forma che si trasforma, un campo agito da forze estranee, percorso dalla leggi di una fisiognomica dimenticata: in fondo è un codice leggibile solo con lo strumento dell'empatia, con un approccio esistenziale di comprensione dei vissuti profondi per interpretare i segni nascosti allo sguardo da cicatrici invisibili.
L'esordio di Luca Panucci mostra consapevolezza, dominio e originalità non solo nella dimensione della grafia e della composizione, ma anche nella scelta del colore, sempre impiegato in modo efficace e mai prevedibile, in grado di farsi vettore non solo di emozioni ma di anche effetti di spaesamento e decostruzione di qualsiasi realismo e verosimiglianza mimetica: il codice cromatico del giovane artista è infatti sempre improntato all'inatteso e al dissonante.
Anche nelle opere dove ad essere protagonista non è il ritratto espressionista, nelle improvvise apparizioni di figure femminili, in maniera meno evidente, ma altrettanto inquietante, si lascia tradire un movimento di favola nera, di trappola imminente, di angoscia per una paura senza nome, simile a quella di Edvard Munch. Si può avvertire una certa aria di stregoneria, di magia femminile, di incanto pericoloso, di morbosa favola onirica.
L'intenzione dell'artista non è mai di fermarsi alla sola descrizione espressionista di fisionomie psicologiche o alla caratterizzazione grottesca di ritratti individuali, ma è, piuttosto, quella di aprirsi un varco per oltrepassare la soglia dell'involucro somatico e calarsi con l'immaginazione nell'abisso fino alle profondità dove risiedono le presenze super-individuali, i demoni che abitano l'apparente soggettività individuale. Ma il ritratto del volto è uno specchio che riflette solo il rovescio dell'Anima.
Luca Panucci artist su facebook luca_panu@hotmail.it T.338 424 6330
giovedì 21 luglio - mercoledì 3 agosto 2016
Luca Panucci(Monza 1991)
“Vivo e lavoro a Carnate(MB), Italy. Ho studiato all’Istituto d’arte di Monza successivamente all’Accademia di Brera(2 anni). L’approccio con il mondo dell’arte è stato sin dalla più tenera età in quanto passione indiscussa.
A 17 anni l’interesse per il disegno, la fotografia e il video sono andati oltre al percorso formativo scolastico.
Il mio lavoro è partito da una ricerca interna prettamente antropologica, ma strettamente personale; successivamente tramite strumenti digitali la mia visione si è espansa ad altri orizzonti. Ora lavoro su varie tematiche, principalmente sognatrici in contrapposizione con la realtà. La fantasia e l’immaginazione dormienti contro il pensiero e lo stupore della veglia.”
Demoni senza nomi di Vittorio Raschetti
Semplici matite a colori impugnate come punte per disegnare sottili giochi filiformi di onde di segni grafici, invadendo lo spazio bianco del foglio con una trama di tratti che sembrano imitare gli effetti di antiche tecniche di incisione, riuscendo a stupire e insieme a confondere, con una partitura cromatica che somma l'originalità dell'uso straniante antinaturalistico di matrice espressionista, con una voluta inattualità nell'uso dei colori ispirati dalle tradizione delle scuole nordiche di pittura antica. Le opere di Luca Panucci creano un particolare effetto straniante, che restituisce una sensazione di sospesa ambiguità di linguaggio e di complicazione di intenti, tra la spontaneità espressionista, da una parte, e la calcolata stilizzazione manierista, fondata sull'assemblaggio di citazioni e gioco di combinazioni e pastiche, dall'altra.
Spogli, ma vestiti d'angoscia, soli, ma accompagnati da incubi: sono volti afferrati da un mondo a cui non hanno preteso appartenere, cullati in apparenza da un sonno che occulta insidie e rende vulnerabili. Anche ad occhi chiusi si manifesta il dubbio che il sogno finisca sostituito dall'incubo. Catapultati oltre le palpebre abbassate, catturati dallo spazio ambiguo di apparizioni di spiriti turbati.
Le linee disegnate sono innervazione elettriche di vibrazioni di corrente cromatica. Irrompono sulla carta con un moto di onde grafiche che tratteggiano uno sfondo sensibilizzato, un campo di tensioni, una texture che prepara l'apparizione dei volti in primo piano su un fondo di segni mobili e sensibili. I volti stravolti vengono incorniciati da piani pronti a risuonare col soggetto, creando un paesaggio psicologico di forte tensione simbolica. A volte invece il ritratto fuoriesce dalla cornice grafica in cui è inscritto, generando un effetto di sconfinamento oltre il baricentro, che sovverte l'equilibrio visivo e la logica dell'immagine rappresentata. Visi privi di sorrisi, dove si annida ossessione e manifesta tensione. Energie selvagge che si scatenano nelle acque profonde dell'anima. Alterati consumati, infiammati, sguardi dominati da motivazioni non nominabili. Il volto umano è una forma che si trasforma, un campo agito da forze estranee, percorso dalla leggi di una fisiognomica dimenticata: in fondo è un codice leggibile solo con lo strumento dell'empatia, con un approccio esistenziale di comprensione dei vissuti profondi per interpretare i segni nascosti allo sguardo da cicatrici invisibili.
L'esordio di Luca Panucci mostra consapevolezza, dominio e originalità non solo nella dimensione della grafia e della composizione, ma anche nella scelta del colore, sempre impiegato in modo efficace e mai prevedibile, in grado di farsi vettore non solo di emozioni ma di anche effetti di spaesamento e decostruzione di qualsiasi realismo e verosimiglianza mimetica: il codice cromatico del giovane artista è infatti sempre improntato all'inatteso e al dissonante.
Anche nelle opere dove ad essere protagonista non è il ritratto espressionista, nelle improvvise apparizioni di figure femminili, in maniera meno evidente, ma altrettanto inquietante, si lascia tradire un movimento di favola nera, di trappola imminente, di angoscia per una paura senza nome, simile a quella di Edvard Munch. Si può avvertire una certa aria di stregoneria, di magia femminile, di incanto pericoloso, di morbosa favola onirica.
L'intenzione dell'artista non è mai di fermarsi alla sola descrizione espressionista di fisionomie psicologiche o alla caratterizzazione grottesca di ritratti individuali, ma è, piuttosto, quella di aprirsi un varco per oltrepassare la soglia dell'involucro somatico e calarsi con l'immaginazione nell'abisso fino alle profondità dove risiedono le presenze super-individuali, i demoni che abitano l'apparente soggettività individuale. Ma il ritratto del volto è uno specchio che riflette solo il rovescio dell'Anima.
Luca Panucci artist su facebook luca_panu@hotmail.it T.338 424 6330
21
luglio 2016
Luca Panucci – Demoni senza nome
Dal 21 luglio al 03 agosto 2016
arte contemporanea
Location
MIMUMO MICROMUSEOMONZA
Monza, Via Lambro, 3, (Monza E Brianza)
Monza, Via Lambro, 3, (Monza E Brianza)
Orario di apertura
da lunedì a domenica ore 00.00-24.00
Vernissage
21 Luglio 2016, -
Autore
Curatore




