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Magdalo Mussio – Lampisteriè
Con più di cento opere che coprono l’intero percorso artistico di Mussio, la mostra vuole evidenziare l’attitudine multidisciplinare di un intellettuale totale che ha spaziato con disinvoltura dall’editoria alla grafica creativa, dalla poesia alla prosa, dalla pittura alla scenografia, dal teatro alla videoanimazione
Comunicato stampa
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L'Accademia di Belle Arti di Macerata, in collaborazione con i Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi e
con la Fondazione Filiberto Menna, è lieta di annunciare un'importante retrospettiva dedicata a Magdalo
Mussio, che si terrà negli spazi della GABA.MC – Galleria dell'Accademia di Belle Arti di Macerata (in
Piazza Vittorio Veneto 7), e contemporaneamente nelle stanze al piano terra di Palazzo Buonaccorsi (in Via
Don Minzoni 24). L'idea di organizzare una mostra bipolare, dislocata in due luoghi diversi, è frutto di un
proficuo dialogo tra l'Accademia di Belle Arti, Macerata Musei – Palazzo Buonaccorsi e il Comune di
Macerata: e nasce dal desiderio di costruire un percorso espositivo che parte dai nuovi spazi dell'Accademia
e giunge in un luogo storico (già sede dell'Accademia) dove l'artista ha insegnato per anni incisione. Con più
di cento opere che coprono l'intero percorso artistico di Mussio, la mostra vuole evidenziare l'attitudine
multidisciplinare di un intellettuale totale che ha spaziato con disinvoltura dall'editoria alla grafica creativa,
dalla poesia alla prosa, dalla pittura alla scenografia, dal teatro alla videoanimazione. Si tratta di un momento
espositivo e assieme riflessivo che rende omaggio non solo a una ricerca straordinaria «svoltasi all'insegna
dei rapporti fra scrittura e pittura, fra parola e immagine» (Pignotti), ma anche ad un uomo la cui curiosità e
il cui senso del fare hanno costruito, negli anni, un caleidoscopio allusivo e illusivo legato alla eco del
passato, alla memoria del presente, alla nostalgia del futuro «ricca di intimi supplizi e embrione di
immaginazione operante, sommersa e prensile, quasi musica penetrante» (Villa). Accanto ad una serie di
opere in cui è possibile leggere la sperimentazione miocinetica di un equilibrista che cammina sul filo della
trasparenza, la mostra propone la visione dei film Il potere del drago, Il reale dissoluto e Umanomeno
realizzati da Mussio nel triennio 1971-1973 e il documentario Rai Detto tra noi (firmato da Alessandro
Sartori nel 1986) che disegna l'artista nella sua casa di Pollenza. Conclude la mostra una sezione
documentaria di libri, quattro testi critici e una biografia dettagliata dell'artista a firma di Ilaria Tamburro.
Magdalo Mussio. Lampisteriè
GABA.MC – Galleria dell'Accademia di Belle Arti
Piazza Vittorio Veneto 7 (MC)
www.abamc.it / tel +39 0733 405111
Macerata Musei – Palazzo Buonaccorsi
Via Via Don Minzoni 24 (MC)
www.maceratamusei.it / tel +39 0733 256361
BIOGRAFIA DELL'ARTISTA
Magdalo Mussio nasce a Volterra nel 1925 e si forma a Firenze, dove termina prima gli studi di
architettura all'Università e poi di scenografia all'Accademia di Belle Arti, con una tesi dal titolo I
canovacci e la scenografia della Commedia dell'Arte. Si dedica per un breve periodo al teatro sia come
regista che come scenografo e di li a poco rivolge il proprio interesse al disegno animato. Le sue prime
esperienze sono al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma con Antonio Rubino e per la società
di produzione dei fratelli Gagliardo, Corona Cinematografica, realtà particolarmente attenta alla
produzione di film d’artista.
Nella seconda metà degli anni Cinquanta, si trasferisce in Canada dove avvia ricerche sperimentali per
disegni d’animazione e collabora con Norman MacLaren per la National Film Boarding di Montreal,
esperienza che gli consente di svolgere un'intensa attività negli Stati Uniti, in Francia e in Inghilterra.
Contemporaneamente esordisce nelle arti visive con la sua prima personale nel 1955 alla Galleria
l'Indiano di Firenze sostenuta da Giuseppe Ungaretti, che in seguito verrà abbinata al Premio Viareggio
e trasferita a Parigi. L’incontro tra l’esperienza cinematografica e quella delle arti visive favorisce la
riflessione sulla relazione tra segno e poesia, tra parola e immagine, analisi fondante della ricerca
verbovisiva che segna tutto il suo percorso artistico.
Al ritorno in Italia nei primi anni Sessanta, Mussio si inserisce tra i protagonisti della neoavanguardia,
scrittore, poeta, editore e insegnante, aderisce al Gruppo '63 supportando lo sconvolgimento del comune
ordine linguistico per rivelare la falsità dei modelli di comunicazione imposti dal progresso della società
capitalistica. In quegli anni per la Fondazione Lerici realizza diversi documentari, tra cui I ragazzi di
Terezin e diventa redattore della Casa Editrice Lerici di Milano. Nel 1966 è art director del «Marcatrè.
Rivista di cultura contemporanea», diretta da Eugenio Battisti – laboratorio a cui partecipano
attivamente, tra gli altri, anche Germano Celant, Enrico Crispolti, Umberto Eco, Gillo Dorfles, Filiberto
Menna e Edoardo Sanguinetti – e della collana Marcalibri di cui cura anche l’aspetto grafico. Ma
Mussio continua a lavorare ancora per il teatro e nel 1967 realizza le scenografie del Majakovskij & C.
alla rivoluzione d'Ottobre per la regia di Carlo Quartucci, in scena al Teatro Alfieri di Torino.
Il rapporto tra scrittura ed esistenza, tra la storia e la memoria, assume forma di libro e a partire dalla
seconda metà degli anni Sessanta Mussio pubblica volumi di scrittura visuale come il Fastidio delle
Parole (Edition d'ecriture, Paris, 1968), In pratica (Lerici Editori, Milano, 1968) e Praticabile per
memoria concreta (Lerici Editore, Roma, 1970). Negli stessi anni è nuovamente attivo nella Capitale
dove realizza alcuni film d'animazione tra cui Reale dissoluto, Il potere del drago e Umanomeno, film
animato accompagnato da musiche dei Pink Floyd che viene premiato nel 1972 con il Nastro d'Argento.
Dai primi anni Settanta si trasferisce nelle Marche dove assume la direzione artistica della casa editrice
Nuovo Foglio per cui dirige la collana Altro-Altrouno e nel 1973 è redattore della rivista romana
«Harck». Successivamente per le Edizioni Out of London Press dirige la collana d'arte Altro e, nel 1978,
è responsabile editoriale della rivista «La città di Riga» editata da La Nuova Foglio. All’attività
editoriale ma soprattutto artistica che lo porta ad esporre presso diverse gallerie, musei e istituti culturali
in tutto il mondo come, ad esempio, il Finch Museum di New York, la National Gallery of Victoria di
Melbourne e l’Università di Sydney, affianca per lungo tempo l'insegnamento di Tecniche della grafica
e dell'incisione presso l'Accademia di Belle Arti di Macerata. Infine dopo aver vissuto per circa un
trentennio nella campagna maceratese, a Pollenza, dove compone anche il suo ultimo libro,
Monodico/Radure dell'essere (riedizione di un volume, Chiarevalli monodico. 1963/1986, simbolo di
una ricerca trentennale), nel 2005 si stabilisce a Civitanova Alta, luogo in cui porta ancora avanti la sua
ricerca artistica e dove scompare il 12 agosto del 2006.
a cura di Ilaria Tamburro
Alla ricerca della parola dimenticata
di Antonello Tolve
In tutte le fasi dell'opera di Magdalo Mussio, il rapporto tra lavoro manuale e lavoro intellettuale,
tra visione pratica e attenzione teorica si confonde sulla superficie di un racconto emotivo, sul solco
di un infinito intrattenimento metodologico e collaborativo, sulla temperatura rovente di un
dispositivo estetico che sorpassa l'esclusivo processo di trasformazione delle cose per disegnare una
eterotopia cosmografica e disporre simultaneamente di un patrimonio visivo che contiene e trattiene
la presenza del passato, la nostalgia del presente, la sensibilità visionaria del futuro, il freddo sapore
dell'ora preumana. Guadando la storia del suo fare è possibile percepire immediatamente un flusso
continuo e inarrestabile di sollecitazioni, di ricerche incrociate che oscillano tra gli archetipi
dell'immaginario collettivo (tra l'originario e l'originale) e le esigenze transemiotiche di un artista la
cui onnivora attività intellettuale è riuscita a costruire negli anni uno spazio espressivo, unico nel
suo genere, che assorbe al suo interno la revisione degli stilemi avanguardistici, i lasciti della
stagione informale, la parabola dell'atmosfera verbovisiva (e della visione multicodica) degli anni
'60 e '70.
Dall'editoria alla grafica creativa (come non ricordare i modelli sperimentali offerti nella redazione
del marcatrè, la rivista diretta da Eugenio Battisti, o gli straordinari impaginati della casa editrice
La Nuova Foglio), dalla poesia alla prosa, dalla pittura alla scenografia, dal teatro alla
videoanimazione, dalla scultura all'insegnamento, per giungere via via, tra il 1975 e il 1995, al
felice sodalizio con Alfio Vico e Lucy Passett della Galleria Il Falconiere (dove approdano alcuni
dei nomi più interessanti dell'arte – Yarrott Benz, Giosetta Fioroni, Eliseo Mattiacci, Fabio Mauri,
Suzanne Santoro, Mario Schifano e Nanda Vigo ne sono esempi evidenti), l'attività interdisciplinare
e sentitamente indisciplinata di Mussio, incarna l'esigenza di riflettere sulla storia delle cose, sulla
leggerezza e la trasparenza della parola, sulle trame dell'archiviazione, sulla lingua del ricordo
scordato, del numero dimenticato, della parola immaginata.
Uscite da una lampisteria dei sogni, da un pensiero che si sofferma sulla soglia del pensiero per
leggere – del pensiero stesso – i flussi e gli innumerevoli ragionamenti del quotidiano, le immagini
prodotte da Magdalo Mussio trattengono e tratteggiano la cultura di massa, la «memoria di un
codice» da decifrare, il silenzio traforato dal buio della mente, il gusto alchemico della sapienza
materiale, la parola ricercata e detta per caso, il «terrore della propria immagine», l'attesa atavica
dei segni.
Come apparizioni su superfici sempre diverse che costituiscono una vera e propria cartografia
poligrafica – cartografo amanuense della differenza è l'etichetta applicata all'artista da Alberto
Signorini nel '91 – le sue opere catturano lo spettatore e, quasi a creare una tattica di
accerchiamento laterale della realtà, lo invitano in un territorio magico dove tipografia, macchina da
scrivere e scrittura manuale si intersecano ad architetture impossibili, a brani poetici, a preesistenze
e assenze necessarie, al sapore tiepido della cancellatura, al capriccio della ragione, allo «speciale
rapporto con l'errore» del chiarevalli monodico e al difetto eccezionale.
*** Con questa mostra l'Accademia di Belle Arti di Macerata vuole ricordare l'uomo, l'amico, il docente: e, a
dieci anni dalla sua scomparsa, restituire – per quanto possibile – il ritratto di un intellettuale totale della
cultura italiana il cui impegno ha abbracciato i vari campi del sapere.
con la Fondazione Filiberto Menna, è lieta di annunciare un'importante retrospettiva dedicata a Magdalo
Mussio, che si terrà negli spazi della GABA.MC – Galleria dell'Accademia di Belle Arti di Macerata (in
Piazza Vittorio Veneto 7), e contemporaneamente nelle stanze al piano terra di Palazzo Buonaccorsi (in Via
Don Minzoni 24). L'idea di organizzare una mostra bipolare, dislocata in due luoghi diversi, è frutto di un
proficuo dialogo tra l'Accademia di Belle Arti, Macerata Musei – Palazzo Buonaccorsi e il Comune di
Macerata: e nasce dal desiderio di costruire un percorso espositivo che parte dai nuovi spazi dell'Accademia
e giunge in un luogo storico (già sede dell'Accademia) dove l'artista ha insegnato per anni incisione. Con più
di cento opere che coprono l'intero percorso artistico di Mussio, la mostra vuole evidenziare l'attitudine
multidisciplinare di un intellettuale totale che ha spaziato con disinvoltura dall'editoria alla grafica creativa,
dalla poesia alla prosa, dalla pittura alla scenografia, dal teatro alla videoanimazione. Si tratta di un momento
espositivo e assieme riflessivo che rende omaggio non solo a una ricerca straordinaria «svoltasi all'insegna
dei rapporti fra scrittura e pittura, fra parola e immagine» (Pignotti), ma anche ad un uomo la cui curiosità e
il cui senso del fare hanno costruito, negli anni, un caleidoscopio allusivo e illusivo legato alla eco del
passato, alla memoria del presente, alla nostalgia del futuro «ricca di intimi supplizi e embrione di
immaginazione operante, sommersa e prensile, quasi musica penetrante» (Villa). Accanto ad una serie di
opere in cui è possibile leggere la sperimentazione miocinetica di un equilibrista che cammina sul filo della
trasparenza, la mostra propone la visione dei film Il potere del drago, Il reale dissoluto e Umanomeno
realizzati da Mussio nel triennio 1971-1973 e il documentario Rai Detto tra noi (firmato da Alessandro
Sartori nel 1986) che disegna l'artista nella sua casa di Pollenza. Conclude la mostra una sezione
documentaria di libri, quattro testi critici e una biografia dettagliata dell'artista a firma di Ilaria Tamburro.
Magdalo Mussio. Lampisteriè
GABA.MC – Galleria dell'Accademia di Belle Arti
Piazza Vittorio Veneto 7 (MC)
www.abamc.it / tel +39 0733 405111
Macerata Musei – Palazzo Buonaccorsi
Via Via Don Minzoni 24 (MC)
www.maceratamusei.it / tel +39 0733 256361
BIOGRAFIA DELL'ARTISTA
Magdalo Mussio nasce a Volterra nel 1925 e si forma a Firenze, dove termina prima gli studi di
architettura all'Università e poi di scenografia all'Accademia di Belle Arti, con una tesi dal titolo I
canovacci e la scenografia della Commedia dell'Arte. Si dedica per un breve periodo al teatro sia come
regista che come scenografo e di li a poco rivolge il proprio interesse al disegno animato. Le sue prime
esperienze sono al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma con Antonio Rubino e per la società
di produzione dei fratelli Gagliardo, Corona Cinematografica, realtà particolarmente attenta alla
produzione di film d’artista.
Nella seconda metà degli anni Cinquanta, si trasferisce in Canada dove avvia ricerche sperimentali per
disegni d’animazione e collabora con Norman MacLaren per la National Film Boarding di Montreal,
esperienza che gli consente di svolgere un'intensa attività negli Stati Uniti, in Francia e in Inghilterra.
Contemporaneamente esordisce nelle arti visive con la sua prima personale nel 1955 alla Galleria
l'Indiano di Firenze sostenuta da Giuseppe Ungaretti, che in seguito verrà abbinata al Premio Viareggio
e trasferita a Parigi. L’incontro tra l’esperienza cinematografica e quella delle arti visive favorisce la
riflessione sulla relazione tra segno e poesia, tra parola e immagine, analisi fondante della ricerca
verbovisiva che segna tutto il suo percorso artistico.
Al ritorno in Italia nei primi anni Sessanta, Mussio si inserisce tra i protagonisti della neoavanguardia,
scrittore, poeta, editore e insegnante, aderisce al Gruppo '63 supportando lo sconvolgimento del comune
ordine linguistico per rivelare la falsità dei modelli di comunicazione imposti dal progresso della società
capitalistica. In quegli anni per la Fondazione Lerici realizza diversi documentari, tra cui I ragazzi di
Terezin e diventa redattore della Casa Editrice Lerici di Milano. Nel 1966 è art director del «Marcatrè.
Rivista di cultura contemporanea», diretta da Eugenio Battisti – laboratorio a cui partecipano
attivamente, tra gli altri, anche Germano Celant, Enrico Crispolti, Umberto Eco, Gillo Dorfles, Filiberto
Menna e Edoardo Sanguinetti – e della collana Marcalibri di cui cura anche l’aspetto grafico. Ma
Mussio continua a lavorare ancora per il teatro e nel 1967 realizza le scenografie del Majakovskij & C.
alla rivoluzione d'Ottobre per la regia di Carlo Quartucci, in scena al Teatro Alfieri di Torino.
Il rapporto tra scrittura ed esistenza, tra la storia e la memoria, assume forma di libro e a partire dalla
seconda metà degli anni Sessanta Mussio pubblica volumi di scrittura visuale come il Fastidio delle
Parole (Edition d'ecriture, Paris, 1968), In pratica (Lerici Editori, Milano, 1968) e Praticabile per
memoria concreta (Lerici Editore, Roma, 1970). Negli stessi anni è nuovamente attivo nella Capitale
dove realizza alcuni film d'animazione tra cui Reale dissoluto, Il potere del drago e Umanomeno, film
animato accompagnato da musiche dei Pink Floyd che viene premiato nel 1972 con il Nastro d'Argento.
Dai primi anni Settanta si trasferisce nelle Marche dove assume la direzione artistica della casa editrice
Nuovo Foglio per cui dirige la collana Altro-Altrouno e nel 1973 è redattore della rivista romana
«Harck». Successivamente per le Edizioni Out of London Press dirige la collana d'arte Altro e, nel 1978,
è responsabile editoriale della rivista «La città di Riga» editata da La Nuova Foglio. All’attività
editoriale ma soprattutto artistica che lo porta ad esporre presso diverse gallerie, musei e istituti culturali
in tutto il mondo come, ad esempio, il Finch Museum di New York, la National Gallery of Victoria di
Melbourne e l’Università di Sydney, affianca per lungo tempo l'insegnamento di Tecniche della grafica
e dell'incisione presso l'Accademia di Belle Arti di Macerata. Infine dopo aver vissuto per circa un
trentennio nella campagna maceratese, a Pollenza, dove compone anche il suo ultimo libro,
Monodico/Radure dell'essere (riedizione di un volume, Chiarevalli monodico. 1963/1986, simbolo di
una ricerca trentennale), nel 2005 si stabilisce a Civitanova Alta, luogo in cui porta ancora avanti la sua
ricerca artistica e dove scompare il 12 agosto del 2006.
a cura di Ilaria Tamburro
Alla ricerca della parola dimenticata
di Antonello Tolve
In tutte le fasi dell'opera di Magdalo Mussio, il rapporto tra lavoro manuale e lavoro intellettuale,
tra visione pratica e attenzione teorica si confonde sulla superficie di un racconto emotivo, sul solco
di un infinito intrattenimento metodologico e collaborativo, sulla temperatura rovente di un
dispositivo estetico che sorpassa l'esclusivo processo di trasformazione delle cose per disegnare una
eterotopia cosmografica e disporre simultaneamente di un patrimonio visivo che contiene e trattiene
la presenza del passato, la nostalgia del presente, la sensibilità visionaria del futuro, il freddo sapore
dell'ora preumana. Guadando la storia del suo fare è possibile percepire immediatamente un flusso
continuo e inarrestabile di sollecitazioni, di ricerche incrociate che oscillano tra gli archetipi
dell'immaginario collettivo (tra l'originario e l'originale) e le esigenze transemiotiche di un artista la
cui onnivora attività intellettuale è riuscita a costruire negli anni uno spazio espressivo, unico nel
suo genere, che assorbe al suo interno la revisione degli stilemi avanguardistici, i lasciti della
stagione informale, la parabola dell'atmosfera verbovisiva (e della visione multicodica) degli anni
'60 e '70.
Dall'editoria alla grafica creativa (come non ricordare i modelli sperimentali offerti nella redazione
del marcatrè, la rivista diretta da Eugenio Battisti, o gli straordinari impaginati della casa editrice
La Nuova Foglio), dalla poesia alla prosa, dalla pittura alla scenografia, dal teatro alla
videoanimazione, dalla scultura all'insegnamento, per giungere via via, tra il 1975 e il 1995, al
felice sodalizio con Alfio Vico e Lucy Passett della Galleria Il Falconiere (dove approdano alcuni
dei nomi più interessanti dell'arte – Yarrott Benz, Giosetta Fioroni, Eliseo Mattiacci, Fabio Mauri,
Suzanne Santoro, Mario Schifano e Nanda Vigo ne sono esempi evidenti), l'attività interdisciplinare
e sentitamente indisciplinata di Mussio, incarna l'esigenza di riflettere sulla storia delle cose, sulla
leggerezza e la trasparenza della parola, sulle trame dell'archiviazione, sulla lingua del ricordo
scordato, del numero dimenticato, della parola immaginata.
Uscite da una lampisteria dei sogni, da un pensiero che si sofferma sulla soglia del pensiero per
leggere – del pensiero stesso – i flussi e gli innumerevoli ragionamenti del quotidiano, le immagini
prodotte da Magdalo Mussio trattengono e tratteggiano la cultura di massa, la «memoria di un
codice» da decifrare, il silenzio traforato dal buio della mente, il gusto alchemico della sapienza
materiale, la parola ricercata e detta per caso, il «terrore della propria immagine», l'attesa atavica
dei segni.
Come apparizioni su superfici sempre diverse che costituiscono una vera e propria cartografia
poligrafica – cartografo amanuense della differenza è l'etichetta applicata all'artista da Alberto
Signorini nel '91 – le sue opere catturano lo spettatore e, quasi a creare una tattica di
accerchiamento laterale della realtà, lo invitano in un territorio magico dove tipografia, macchina da
scrivere e scrittura manuale si intersecano ad architetture impossibili, a brani poetici, a preesistenze
e assenze necessarie, al sapore tiepido della cancellatura, al capriccio della ragione, allo «speciale
rapporto con l'errore» del chiarevalli monodico e al difetto eccezionale.
*** Con questa mostra l'Accademia di Belle Arti di Macerata vuole ricordare l'uomo, l'amico, il docente: e, a
dieci anni dalla sua scomparsa, restituire – per quanto possibile – il ritratto di un intellettuale totale della
cultura italiana il cui impegno ha abbracciato i vari campi del sapere.
05
marzo 2016
Magdalo Mussio – Lampisteriè
Dal 05 marzo al 05 aprile 2016
arte contemporanea
Location
GABA.MC – GALLERIA DELL’ACCADEMIA DI BELLE ARTI
Macerata, Piazza Vittorio Veneto, 7, (Macerata)
Macerata, Piazza Vittorio Veneto, 7, (Macerata)
Vernissage
5 Marzo 2016, ore 18 - ore 19.00 a Palazzo Buonaccorsi
Autore
Curatore




