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Mara Orsi Cammi – Il Gioco della memoria
Si parte sempre da una storia, una storia che è la nostra.
Le mie sculture, come un diario, registrano gli accordi e le dissonanze che ho incontrato. La mia storia diventata racconto, a volte favola, a volte incubo, si disintegra in simboli.
Comunicato stampa
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Emergere di Lucia Boni------------------
Le immagini delle ceramiche di Mara Orsi sfilano in parata, con il loro corredo di parole.
"Emerso": -----------------------Porcellana e paper clay, modellata a mano, biscottata a 1000ºC, cottura porcellana 1280ºC con smalti di formulazione propria, cottura a terzo fuoco per lustri e oro liquido 18%.
Parrebbe più che sufficiente questo tanto a comunicare tutto dell’oggetto, ma a ben leggere tra le righe, appaiono livelli di senso che dicono altro a chi desidera avere un dialogo con la Ceramica. Quel corredo di parole non è mera didascalia descrittiva.
I titoli: - Silenzio – Fortissimo – Chi è il principe? – Chi sono – non sono certo stati apposti per differenziare un’opera dall’altra. Alcuni artisti mettono un generico e laconico “Senza titolo”, altri ancora indulgono in descrizioni di ciò che nell’opera è ben palese, ad esempio “Natura morta con arance mature nel piatto blu su tovaglia bianca”, con questo descrivere esattamente il colore e l’aspetto delle cose rappresentate, l’artista esime l’osservatore dal coinvolgimento e da un suo sguardo attivo.
“Silenzio” è pura evocazione.
Chi ha vissuto sulla propria pelle un’esperienza di silenzio, è naturalmente invitato a rapportarsi e confrontarsi.
Il silenzio di Mara ha il volto evanescente e le manine fetali, incomplete nella loro formazione, è allusione a materia semitrasparente, tenera e fragile, è allusione ad un atto faticoso di fuoriuscita da un luogo chiuso.
Contemporaneamente chi osserva è invitato a rapportarsi con il rosso di Cadmio dell’abito - involucro, con le sue vibrazioni cangianti verso il rosa, verso l’avorio, verso il perla e tutte le loro calde tonalità avvolgenti, dall’aspetto di conchiglia. I reticoli, che a tratti compaiono, rivelano la vera natura dello smalto utilizzato.
Porcellana: biscotto, secondo fuoco, terzo, applicazione di lustri ed oro liquido. Questi dettagli operativi, molto precisati nelle modalità, non sono meno suggestivi ed a leggere tra le righe compare la finezza delle scelte tecniche, certamente, ma ancora, di più, la felicità nella conoscenza dei materiali avvenuta senza fretta, senza transigere, senza dar spazio al caso o, semmai nella lentezza dei gesti, nel saper piegare il caso al risultato, e il risultato al dire, e il dire, attraverso colori e lucentezze, al senso e il senso di nuovo e con valenza piena e completa, all’evocazione.
Ecco che il gesto sapiente del ceramista serve al racconto e diviene veicolo per la memoria.
Più di un gioco della memoria, sono le porcellane di Mara Orsi.
Modella ciò che solo temporaneamente è malleabile, perché il fuoco, i fuochi più volte insistenti sulla materia ne fermano le forme. Le reazioni di una chimica, talmente frequentata e consueta all’artista da divenire espressione del suo sentire, hanno effetto generativo e laddove vogliono raccontare memorie di un passato, invece rivelano a Mara già un divenire futuro. E con esse lei instaura subito una relazione affettiva.
La terra non è cosa da calpestare, è sostanza che si manifesta sotto infinite vesti, ruvida o leggera e sottile, come il paper clay. Una carta di terra che presta le sue sembianze a trame , trine ricamate, ritagli di carte preziose, membrane vegetali o animali venate di vita propria.
Foglie di cavolo dalle quali nascono figure: piccoli e flessuosi corpi madreperlacei, esseri d’acqua e d’aria, sebbene costituiti di terra.
Sono presenze di cui noi osservatori non superficiali riconosciamo la vitalità e rimaniamo stupiti nell’attesa che si palesino maggiormente, destando anche in noi un desiderio di dialogo.
Le porcellane si manifestano con la loro apparenza piacevole, ma noi non rinunciamo a ben guardare e ad indagare nelle cromie di smalti e metalli. Sostiamo sulle forme, le lucentezze, le introspezioni, le volute, le rotondità, le ombre, in attesa che emerga ancora e ancora altro, oltre ciò che vediamo.
Non scopriamo troppo, tuttavia, non cerchiamo di aprire il vaso che si presenta affascinante, col suo coperchio come un copricapo Inca, Lasciamo ancora chiusi i suoi segreti o potrebbe accadere come a Pandora.
Le immagini delle ceramiche di Mara Orsi sfilano in parata, con il loro corredo di parole.
"Emerso": -----------------------Porcellana e paper clay, modellata a mano, biscottata a 1000ºC, cottura porcellana 1280ºC con smalti di formulazione propria, cottura a terzo fuoco per lustri e oro liquido 18%.
Parrebbe più che sufficiente questo tanto a comunicare tutto dell’oggetto, ma a ben leggere tra le righe, appaiono livelli di senso che dicono altro a chi desidera avere un dialogo con la Ceramica. Quel corredo di parole non è mera didascalia descrittiva.
I titoli: - Silenzio – Fortissimo – Chi è il principe? – Chi sono – non sono certo stati apposti per differenziare un’opera dall’altra. Alcuni artisti mettono un generico e laconico “Senza titolo”, altri ancora indulgono in descrizioni di ciò che nell’opera è ben palese, ad esempio “Natura morta con arance mature nel piatto blu su tovaglia bianca”, con questo descrivere esattamente il colore e l’aspetto delle cose rappresentate, l’artista esime l’osservatore dal coinvolgimento e da un suo sguardo attivo.
“Silenzio” è pura evocazione.
Chi ha vissuto sulla propria pelle un’esperienza di silenzio, è naturalmente invitato a rapportarsi e confrontarsi.
Il silenzio di Mara ha il volto evanescente e le manine fetali, incomplete nella loro formazione, è allusione a materia semitrasparente, tenera e fragile, è allusione ad un atto faticoso di fuoriuscita da un luogo chiuso.
Contemporaneamente chi osserva è invitato a rapportarsi con il rosso di Cadmio dell’abito - involucro, con le sue vibrazioni cangianti verso il rosa, verso l’avorio, verso il perla e tutte le loro calde tonalità avvolgenti, dall’aspetto di conchiglia. I reticoli, che a tratti compaiono, rivelano la vera natura dello smalto utilizzato.
Porcellana: biscotto, secondo fuoco, terzo, applicazione di lustri ed oro liquido. Questi dettagli operativi, molto precisati nelle modalità, non sono meno suggestivi ed a leggere tra le righe compare la finezza delle scelte tecniche, certamente, ma ancora, di più, la felicità nella conoscenza dei materiali avvenuta senza fretta, senza transigere, senza dar spazio al caso o, semmai nella lentezza dei gesti, nel saper piegare il caso al risultato, e il risultato al dire, e il dire, attraverso colori e lucentezze, al senso e il senso di nuovo e con valenza piena e completa, all’evocazione.
Ecco che il gesto sapiente del ceramista serve al racconto e diviene veicolo per la memoria.
Più di un gioco della memoria, sono le porcellane di Mara Orsi.
Modella ciò che solo temporaneamente è malleabile, perché il fuoco, i fuochi più volte insistenti sulla materia ne fermano le forme. Le reazioni di una chimica, talmente frequentata e consueta all’artista da divenire espressione del suo sentire, hanno effetto generativo e laddove vogliono raccontare memorie di un passato, invece rivelano a Mara già un divenire futuro. E con esse lei instaura subito una relazione affettiva.
La terra non è cosa da calpestare, è sostanza che si manifesta sotto infinite vesti, ruvida o leggera e sottile, come il paper clay. Una carta di terra che presta le sue sembianze a trame , trine ricamate, ritagli di carte preziose, membrane vegetali o animali venate di vita propria.
Foglie di cavolo dalle quali nascono figure: piccoli e flessuosi corpi madreperlacei, esseri d’acqua e d’aria, sebbene costituiti di terra.
Sono presenze di cui noi osservatori non superficiali riconosciamo la vitalità e rimaniamo stupiti nell’attesa che si palesino maggiormente, destando anche in noi un desiderio di dialogo.
Le porcellane si manifestano con la loro apparenza piacevole, ma noi non rinunciamo a ben guardare e ad indagare nelle cromie di smalti e metalli. Sostiamo sulle forme, le lucentezze, le introspezioni, le volute, le rotondità, le ombre, in attesa che emerga ancora e ancora altro, oltre ciò che vediamo.
Non scopriamo troppo, tuttavia, non cerchiamo di aprire il vaso che si presenta affascinante, col suo coperchio come un copricapo Inca, Lasciamo ancora chiusi i suoi segreti o potrebbe accadere come a Pandora.
08
ottobre 2011
Mara Orsi Cammi – Il Gioco della memoria
Dall'otto al 30 ottobre 2011
arte moderna e contemporanea
Location
GALLERIA DEL CARBONE
Ferrara, Via Del Carbone, 18, (Ferrara)
Ferrara, Via Del Carbone, 18, (Ferrara)
Orario di apertura
dal lunedì al venerdì ore 17.00/20.00
sabato e festivi ore 11.00/12.30 - 17.00/20.00 martedì chiuso
Vernissage
8 Ottobre 2011, ore 18.00
Autore
Curatore




