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Marcello Diotallevi – Autoritratti formato tessera
Diotallevi si esercita in un gioco combinatorio il cui oggetto è la propria immagine; o meglio, la sua “riproduzione meccanica”, servendosi nel modo più usuale del “fai da te” fotografico cui sono adibite le apposite “cabine” che contribuiscono ad imbruttire il nostro paesaggio urbano.
Comunicato stampa
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La Galleria Arianna Sartori di Mantova (Via Cappello 17) presenta “Autoritratti formato tessera” nuova personale dell’artista Marcello Diotallevi che sarà presente all’inaugurazione Sabato 11 giugno alle ore 18.00.
Diotallevi, artista di fama internazionale, ritorna per la terza volta ad esporre per il pubblico mantovano: nel 2008 aveva presentato la personale “Lettera di Citera” e nel 2010 “Arabe Fenici e Fiabe al Vento”.
Qui il significato, al di là dell’intrigante congegno linguistico-iconico, è da ricercare nell’idea-progetto di una “ripeti-zione differente” in cui la ricorrenza seriale della stessa immagine è ottenuta, ogni volta, mediante una diversa tecni-ca esecutiva. Parrebbe una manifestazione di frigidità concettuale, non fosse per il fatto che attraverso un dispositi-vo in apparenza asettico affiorano, a guardar bene, insorgenze dell’io.
Dove è presente (questo, ci sembra, è il tratto unificante del suo intero percorso di lavoro, compresa l’attuale serie degli “Autoritratti formato tessera”) un inquieto interrogarsi sulla creatività artistica come prodotto e attributo dell’individuo. Anche in questa esperienza, nella quale l’interrogazione è spinta più a fondo, si ha uno svolgimento nel tempo lungo, col predisporre le cose per successivi interventi. In questo caso però compiuti in prima persona. Non è una svolta da poco.
Diotallevi si esercita in un gioco combinatorio il cui oggetto è la propria immagine; o meglio, la sua “riproduzione meccanica”, servendosi nel modo più usuale del “fai da te” fotografico cui sono adibite le apposite “cabine” che contribuiscono ad imbruttire il nostro paesaggio urbano. Autolesionismo a parte (“fa a pezzi” il proprio volto a colpi di forbici: sulla carta, è vero, tuttavia la metafora è bruciante) c’è il declassamento di questo “luogo” pittorico di illustre ascendenza che è l’autoritratto, a prodotto “senza qualità” (che tuttavia, rispetto alle precedenti esperienze, segna una più marcata evidenza; ha spessore, intensità espressiva: e non tutto è dovuto al “realismo” dell’immagine).
Su di essa Diotallevi interviene con un procedimento di scomposizione-ricomposizione. Rimescolando però le car-te, per cui a reintegrarsi tra loro, per ricostruire l’insieme, non son i “tasselli” giusti. Ne risulta un mosaico scombi-nato, dove i diversi spezzoni di tratti somatici, capi di vestiario, “ornamenti”, sono arbitrariamente accostati in mo-do da offrire quattro “apparenze” diverse dello stesso individuo. O meglio, un “io iperdiviso” in visione simultanea. L’identità è, insieme, offerta e negata, col deviare l’attenzione sul suo gioco funambolico (che pure è intriso di mate-ria esistenziale). L’autore esibisce una carta d’identità falsa. Non tanto però da evitare che tra le pieghe di questa sua manipolazione sia dato intravedere una qualche scomoda verità. Ad esempio, che questo apparentemente sconnesso declinare il tema dell’identità (che poi è un giocare mettendosi in gioco) rimandi alla condizione, che stiamo viven-do un po’ tutti, di obsolescenza dell’io.
Stelio Rescio
Indicazioni per una corretta lettura dei miei autoritratti:
• Non è una operazione fotografica.
• è, semmai, un caso di transustanziazione fotografica.
• è un viaggio alla ricerca di me stesso (nell’io iperdiviso).
• è un trasformismo esibizionistico a scopo autopromozionale.
• è come gli altri mi vedo-no.
• è la difesa della propria identità attraverso il camuffamento.
• è un alfabeto somatico.
• è il prodotto di un esperimento di bio-ingegneria. (32 gemelli clonali).
• è un tiro mancino fatto a Lombroso.
• è l’anagrafe di una nuova e sconosciuta religione politeista.
• è un tentativo di immortalità.
• è la banda del buco (i soliti ignoti).
• Pur non avendone le prove, sono quasi certo che è qualcosa.
• è un gioco?!
• “... è tutto da rifare!” (Gino Bartali).
• Sono.
M.D.
Marcello Diotallevi è nato. Si pre-occupa di arte da oltre quarant’anni. Non ha mai tentato di riprodursi per accattivarsi la benevolenza degli dèi. Ora, egli danza. Abita a Fano ma non ci vive. Morirà in questo secolo.
Diotallevi, artista di fama internazionale, ritorna per la terza volta ad esporre per il pubblico mantovano: nel 2008 aveva presentato la personale “Lettera di Citera” e nel 2010 “Arabe Fenici e Fiabe al Vento”.
Qui il significato, al di là dell’intrigante congegno linguistico-iconico, è da ricercare nell’idea-progetto di una “ripeti-zione differente” in cui la ricorrenza seriale della stessa immagine è ottenuta, ogni volta, mediante una diversa tecni-ca esecutiva. Parrebbe una manifestazione di frigidità concettuale, non fosse per il fatto che attraverso un dispositi-vo in apparenza asettico affiorano, a guardar bene, insorgenze dell’io.
Dove è presente (questo, ci sembra, è il tratto unificante del suo intero percorso di lavoro, compresa l’attuale serie degli “Autoritratti formato tessera”) un inquieto interrogarsi sulla creatività artistica come prodotto e attributo dell’individuo. Anche in questa esperienza, nella quale l’interrogazione è spinta più a fondo, si ha uno svolgimento nel tempo lungo, col predisporre le cose per successivi interventi. In questo caso però compiuti in prima persona. Non è una svolta da poco.
Diotallevi si esercita in un gioco combinatorio il cui oggetto è la propria immagine; o meglio, la sua “riproduzione meccanica”, servendosi nel modo più usuale del “fai da te” fotografico cui sono adibite le apposite “cabine” che contribuiscono ad imbruttire il nostro paesaggio urbano. Autolesionismo a parte (“fa a pezzi” il proprio volto a colpi di forbici: sulla carta, è vero, tuttavia la metafora è bruciante) c’è il declassamento di questo “luogo” pittorico di illustre ascendenza che è l’autoritratto, a prodotto “senza qualità” (che tuttavia, rispetto alle precedenti esperienze, segna una più marcata evidenza; ha spessore, intensità espressiva: e non tutto è dovuto al “realismo” dell’immagine).
Su di essa Diotallevi interviene con un procedimento di scomposizione-ricomposizione. Rimescolando però le car-te, per cui a reintegrarsi tra loro, per ricostruire l’insieme, non son i “tasselli” giusti. Ne risulta un mosaico scombi-nato, dove i diversi spezzoni di tratti somatici, capi di vestiario, “ornamenti”, sono arbitrariamente accostati in mo-do da offrire quattro “apparenze” diverse dello stesso individuo. O meglio, un “io iperdiviso” in visione simultanea. L’identità è, insieme, offerta e negata, col deviare l’attenzione sul suo gioco funambolico (che pure è intriso di mate-ria esistenziale). L’autore esibisce una carta d’identità falsa. Non tanto però da evitare che tra le pieghe di questa sua manipolazione sia dato intravedere una qualche scomoda verità. Ad esempio, che questo apparentemente sconnesso declinare il tema dell’identità (che poi è un giocare mettendosi in gioco) rimandi alla condizione, che stiamo viven-do un po’ tutti, di obsolescenza dell’io.
Stelio Rescio
Indicazioni per una corretta lettura dei miei autoritratti:
• Non è una operazione fotografica.
• è, semmai, un caso di transustanziazione fotografica.
• è un viaggio alla ricerca di me stesso (nell’io iperdiviso).
• è un trasformismo esibizionistico a scopo autopromozionale.
• è come gli altri mi vedo-no.
• è la difesa della propria identità attraverso il camuffamento.
• è un alfabeto somatico.
• è il prodotto di un esperimento di bio-ingegneria. (32 gemelli clonali).
• è un tiro mancino fatto a Lombroso.
• è l’anagrafe di una nuova e sconosciuta religione politeista.
• è un tentativo di immortalità.
• è la banda del buco (i soliti ignoti).
• Pur non avendone le prove, sono quasi certo che è qualcosa.
• è un gioco?!
• “... è tutto da rifare!” (Gino Bartali).
• Sono.
M.D.
Marcello Diotallevi è nato. Si pre-occupa di arte da oltre quarant’anni. Non ha mai tentato di riprodursi per accattivarsi la benevolenza degli dèi. Ora, egli danza. Abita a Fano ma non ci vive. Morirà in questo secolo.
11
giugno 2016
Marcello Diotallevi – Autoritratti formato tessera
Dall'undici al 23 giugno 2016
fotografia
arte contemporanea
arte contemporanea
Location
GALLERIA ARIANNA SARTORI
Mantova, Via Cappello, 17 , (Mantova)
Mantova, Via Cappello, 17 , (Mantova)
Orario di apertura
dal Lunedì al Sabato 10.00-12.30 / 16.00-19.30. Chiuso festivi
Vernissage
11 Giugno 2016, ore 18.00
Autore
Curatore




