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Maria Lai – Tracce di un dio distratto
Artista: MARIA LAI Titolo: TRACCE DI UN DIO DISTRATTO Curatrice: MANUELA GANDINI Direzione artistica: DIEGO VIAPIANA, VOLKER W. FEIERABEND Dove: SCUOLA INTERNAZIONALE DI GRAFICA, Cannaregio 1798, Venezia Quando: 29 maggio | 21 giugno 2013 Inaugurazione: 29 maggio, ore 18
Comunicato stampa
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La Nuova Galleria Morone in collaborazione con la VAF STIFTUNG Foundation e con la Scuola Internazionale di Grafica di San Marcuola, in occasione della 55° Biennale di Venezia, presenta “Tracce di un dio distratto”, una mostra di Maria Lai, curata da Manuela Gandini.
La personale, dedicata all’artista sarda recentemente scomparsa all’età di 93 anni, propone alcuni tra i suoi più importanti lavori già presentati, a febbraio, in esclusiva a Milano dalla Nuova Galleria Morone. Nata nel 1919 a Ulassai (Ogliastra) l‘artista è stata allieva di Arturo Martini e Alberto Viani all’Accademia di Belle Arti di Venezia. In tempi nei quali le donne non viaggiavano e non godevano della credibilità del sistema dell’arte, Lai sperimenta nuovi materiali, s’addentra nella poesia della terra e crea mondi fatti di stoffe, di fili, di pane, di legno, di tela.
Dagli gli anni Sessanta in poi riscuote grandi successi, ma li rifiuta. Verso la fine degli anni Ottanta torna in Sardegna per liberarsi dalla mondanità. Ha bisogno di spazio, di vento, di pietre e solitudine. Il suo lavoro si nutre di legami ancestrali con l’isola e di una inesauribile “ansia di infinito”.
“L’uomo – scrive Maria – ha bisogno di mettere insieme il visibile e l’invisibile perciò elabora fiabe miti, leggende, feste, canti, arte”. Partendo dalla semplicità delle cose, sentendo i battiti del pianeta, l’artista tesse geografie che si sfilacciano, planisferi bui pieni di stelle, mondi sopra e sotto di noi con meridiani e paralleli che disorientano e rimangono incompiuti come la vita.
Crea libri di stoffa, nei quali sono scritte parole illeggibili, con fili che si intricano ed escono come cascate dalle pagine, oppure illustra, con leggerezza e dedizione, leggende sepolte nell’inconscio collettivo facendole rifiorire. A Ulassai realizza opere ambientali, di land art, con l’obiettivo di legare il quotidiano all’Universo e l’asprezza del territorio alla dolcezza della poesia, perciò – tra le altre opere - trasforma una scarpata in una superficie fatta di frammenti specchianti che portano il cielo in terra.
Suo padre le soleva dire: “sei una capretta ansiosa di precipizi”. Usando la tradizione femminile sarda del cucito, del telaio, della famiglia, delle storie delle janas (le fate), Lai sovverte i punti di vista, non è addomesticabile e, con garbo, rovescia le convenzioni riflettendosi ogni giorno nella vastità dell’altrove.
La personale, dedicata all’artista sarda recentemente scomparsa all’età di 93 anni, propone alcuni tra i suoi più importanti lavori già presentati, a febbraio, in esclusiva a Milano dalla Nuova Galleria Morone. Nata nel 1919 a Ulassai (Ogliastra) l‘artista è stata allieva di Arturo Martini e Alberto Viani all’Accademia di Belle Arti di Venezia. In tempi nei quali le donne non viaggiavano e non godevano della credibilità del sistema dell’arte, Lai sperimenta nuovi materiali, s’addentra nella poesia della terra e crea mondi fatti di stoffe, di fili, di pane, di legno, di tela.
Dagli gli anni Sessanta in poi riscuote grandi successi, ma li rifiuta. Verso la fine degli anni Ottanta torna in Sardegna per liberarsi dalla mondanità. Ha bisogno di spazio, di vento, di pietre e solitudine. Il suo lavoro si nutre di legami ancestrali con l’isola e di una inesauribile “ansia di infinito”.
“L’uomo – scrive Maria – ha bisogno di mettere insieme il visibile e l’invisibile perciò elabora fiabe miti, leggende, feste, canti, arte”. Partendo dalla semplicità delle cose, sentendo i battiti del pianeta, l’artista tesse geografie che si sfilacciano, planisferi bui pieni di stelle, mondi sopra e sotto di noi con meridiani e paralleli che disorientano e rimangono incompiuti come la vita.
Crea libri di stoffa, nei quali sono scritte parole illeggibili, con fili che si intricano ed escono come cascate dalle pagine, oppure illustra, con leggerezza e dedizione, leggende sepolte nell’inconscio collettivo facendole rifiorire. A Ulassai realizza opere ambientali, di land art, con l’obiettivo di legare il quotidiano all’Universo e l’asprezza del territorio alla dolcezza della poesia, perciò – tra le altre opere - trasforma una scarpata in una superficie fatta di frammenti specchianti che portano il cielo in terra.
Suo padre le soleva dire: “sei una capretta ansiosa di precipizi”. Usando la tradizione femminile sarda del cucito, del telaio, della famiglia, delle storie delle janas (le fate), Lai sovverte i punti di vista, non è addomesticabile e, con garbo, rovescia le convenzioni riflettendosi ogni giorno nella vastità dell’altrove.
29
maggio 2013
Maria Lai – Tracce di un dio distratto
Dal 29 maggio al 21 giugno 2013
arte contemporanea
Location
NUOVA GALLERIA MORONE
Milano, Via Nerino, 3, (Milano)
Milano, Via Nerino, 3, (Milano)
Orario di apertura
dal lunedì alla Domenica dalle 11 alle 19
Vernissage
29 Maggio 2013, ore 18
Autore
Curatore




