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Marino Marini / Kengiro Azuma
100 fogli, incisioni e litografie, dai primi anni Quaranta alla seconda metà degli anni Settanta per Marino e dai primi anni Settanta al 2010 per Azuma, illustrano il percorso artistico dei due maestri
Comunicato stampa
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Sabato 26 settembre 2015, alle ore 20.30, in Castronuovo Sant’Andrea, nelle sale del MIG.
Museo Internazionale della Grafica - Biblioteca Comunale “Alessandro Appella” - Atelier
“Guido Strazza”, si inaugura la mostra dedicata all’opera grafica di Marino Marini e Kengiro
Azuma che continua il lavoro di informazione iniziato il 20 agosto 2011 con la storia della grafica
europea e proseguito con le personali di Mirò, Degas, Renoir, Bonnard, Matisse, Dufy, Picasso,
Calder, Ben Shann, Secessione di Berlino, Pechstein, Zadkine, Bernard, Marcoussis e Henri Goetz,
Del Pezzo, Mascherini e Bartolini accompagnati, rispettivamente, dalla mostra di Renoir in poi,
dalla presenza in controcanto di: Gentilini, Strazza, Accardi, Ciarrocchi, Consagra, Melotti,
Maccari, Bucci, Perilli e Raphael.
100 fogli, incisioni e litografie, dai primi anni Quaranta alla seconda metà degli anni Settanta per
Marino e dai primi anni Settanta al 2010 per Azuma, illustrano il percorso artistico dei due maestri.
Com’è noto, nell’esperienza formale e tecnica di Marino Marini vi fu dapprima la pittura e solo
dopo il trasferimento in Lombardia, intorno agli anni Trenta, la scultura prese il sopravvento e gli
creò fama universale. Le opere pittoriche del periodo di formazione trascorso in Toscana,
documentano il fascino che in lui suscitò la conoscenza di Piero della Francesca e Masaccio, ma
anche la sua avida curiosità nei confronti delle novità di fine ottocento, secondo referenze tutt’altro
che locali o provinciali. I colori delle sue tele sono completamente inventati, nati da una fantasia
fervida e originale. Nonostante la scelta successiva sia in funzione prevalentemente plastica, le
esperienze pittoriche, il disegno e la stessa coltivatissima esperienza grafica continueranno a
costeggiare con ispirazione tutta la sua attività creativa, espressa con costanza tra tradizione e
modernità. Il tema più significativo e maggiormente trattato da Marino fu quello equestre. Il mito
del cavaliere, dell’uomo che prende forza dall’animale che egli domina, che lo conduce o lo
disarciona, si sviluppa di anno in anno rendendo l’opera originale e completa. In alcune sculture, il
legame tra il cavaliere e il cavallo diventa quasi simbiotico, come se l’artista volesse fondere in uno
i due corpi e giungere alla rappresentazione di un mitico centauro. I cavalieri di Marino, almeno
fino agli anni drammatici della guerra, furono anche figure serene e calibrate, salde nel loro
equilibrio, armoniose nell’alternarsi di curve morbide e di forme squadrate. “Le mie statue equestri
- dirà lo scultore nel 1972 - esprimono il tormento causato dagli avvenimenti di questo secolo.
L’inquietudine del mio cavallo aumenta a ogni nuova opera, il cavaliere è sempre più stremato, ha
perduto il dominio sulla bestia e le catastrofi alle quali soccombe somigliano a quelle che
distrussero Sodoma e Pompei. Io aspiro a rendere visibile l’ultimo stadio della dissoluzione di un
mito, del mito dell’individualismo eroico e vittorioso, dell’uomo di virtù degli umanisti. La mia
opera degli ultimi anni non vuole essere eroica, ma tragica”. Numerosi sono anche i ritratti, vere e
proprie letture dell’essere umano, e sculture di personaggi desunti dalla commedia dell’arte e dal
piccolo mondo del circo. Il suo amore era rivolto all’arcaico, al disadorno autentico, alieno da
deviazioni barocche, e mirava in linea diretta all’espressività, la stessa che l’opera grafica ha
contribuito a far nascere e ad amplificare..
A questo mondo, popolato di cavalieri, di forme arcaiche, si accostò il giovane Kengiro Azuma
quando, nel 1955, grazie a una borsa di studio, lasciò il Giappone per trasferirsi a Milano e
frequentare l’Accademia di Brera. L’intesa con Marino Marini, suo maestro in Accademia, fu subito
evidente, tanto da diventarne, anche dopo il diploma in scultura, assistente privato. Azuma,
all’inizio, si ispirò molto alle sculture del suo maestro che continuava a ripetergli di guardare alle
radici della sua cultura. Cominciò, allora, a ricercare nuove forme di espressione e l’ispirazione
arrivò casualmente, osservando una catasta di cassette di legno per la frutta in cui riuscì a cogliere
una cadenza ritmica tra “pieni” e “vuoti” che, da quel momento, caratterizzeranno tutta la sua opera,
per l’appunto intitolata “Mu” che in giapponese rimanda al concetto di “vuoto”.
L’arte di Azuma nasce dal pensiero, dalla ricerca del mistero della vita, dal tentativo di rendere
visibile l’invisibile, poi tradotti nel bronzo, nel legno, nel gesso, nella pietra e nella grafica. Nelle
sue sculture, egli cerca di rappresentare la parte spirituale della vita di ogni uomo, ossia l’anima,
l’amicizia, la vera solidarietà. Tutto ciò che non riusciamo a vedere, Azuma lo esprime con piccoli e
semplici segni, ormai elementi tipici del suo mondo espressivo. Tra tutti, i buchi, simboli del vuoto,
finestre su un mondo tutto da scoprire. "Essere Zen, significa essere vuoti come un bicchiere. Quello
che rende un bicchiere tale non è il materiale con cui è costruito, ma il vuoto che viene riempito
dalla bevanda che vi versiamo. Essere vuoti, infatti, significa essere sempre pronti a ricevere".
NOTIZIE BIOGRAFICHE
Marino Marini nasce a Pistoia il 27 febbraio 1901. A sedici anni si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Nel
1919 si reca per la prima volta a Parigi dove entra in contatto con le nuove tendenze del mondo dell'arte. Tornato in
Italia comincia a praticare la pittura e l'incisione, legandosi alla tradizione figurativa di fine ottocento e in particolare
all'opera di Medardo Rosso. In alcuni lavori dei suoi inizi si può notare l'influenza degli artisti del primo Rinascimento,
in particolare Piero della Francesca e Masaccio. Presto si distacca da queste influenze, abbracciando la ricerca di forme
pure e assolute. Nel 1929 si trasferisce a Milano, chiamato da Arturo Martini ad occupare la cattedra di scultura presso
la scuola d’arte di Villa Reale a Monza. Dello stesso anno è la prima importante scultura, Popolo, in terracotta, con la
quale si rivela al pubblico e alla critica. Nel 1931 realizza Ersilia, una scultura in legno policromo considerata una delle
opere fondamentali e nel 1932 presenta a Milano la sua prima personale. La sua opera comincia ad ottenere i primi
riconoscimenti importanti con la partecipazione alla II Quadriennale di Roma, del 1935, che gli vale il primo premio per
la scultura. Nel 1936 compare il Cavaliere, un’opera di notevole significato anche per la successiva evoluzione della
ricerca, di cui Marino realizza due versioni, una in bronzo ed una in legno, ora in Vaticano. Nel 1938 incontra Mercedes
Pedrazzini, che sposa alcuni mesi più tardi e che chiamerà affettuosamente “Marina”, quasi a sottolineare il legame che
unirà entrambi per tutta la vita. Nel 1943 Marino si rifugia nel Canton Ticino insieme con Marina: sono, questi, anni di
esilio particolarmente importanti per l’artista. In Svizzera, infatti, conosce e frequenta alcuni grandi maestri dell’arte
contemporanea - Giacometti, Wotruba, Otto Bänninger, Haller, Germaine Richier - la cui opera concorre
all’approfondimento dei suoi temi e della sua ricerca. Con l’Arcangelo prende forma anche la serie dei Miracoli, opere
che scaturiscono dall’angoscia, dal dolore, dalla distruzione che la guerra e la violenza provocano all’umanità e di cui
Marino sente profondamente il peso. L’anno successivo al suo rientro in Italia (1947) sarà per lui decisivo: partecipa
alla XXIV Biennale di Venezia con una sala personale e, nell’occasione, stringe profonda amicizia con Henry Moore;
nello stesso periodo incontra il mercante americano Curt Valentin, che lo invita negli Stati Uniti e gli organizza una
grande personale a New York ed una serie di esposizioni che contribuiscono a far conoscere la sua opera nel mondo.
L’arte di Marino è ormai nella più alta considerazione: nel 1952 ottiene il Gran Premio Internazionale di Scultura alla
Biennale di Venezia, nel 1954 il Gran Premio Internazionale dell’Accademia dei Lincei di Roma, nel 1959 esegue la
grande composizione equestre, alta ben cinque metri, destinata a una piazza dell’Aja. Si susseguono poi numerose
mostre - a Monaco, Rotterdam, Stoccolma, Copenhagen, Oslo, Helsinki - che culminano con le grandi antologiche al
Kunsthaus di Zurigo nel 1962 e in Palazzo Venezia a Roma nel 1966. Nel 1968 riceve a Göttingen la più alta
onorificenza tedesca con la nomina a membro dell’Orden pour le Mérite fur Wissenschaften und Kunst. Nel 1976 alla
Nuova Pinacoteca di Monaco di Baviera gli viene dedicata una sala permanente e nel giugno del 1979 nelle sale del
Palazzo Comunale di Pistoia si inaugura il Centro di Documentazione dell’Opera di Marino Marini, che raccoglie oltre i
disegni e le incisioni, la grande scultura Miracolo ed altre opere di formato minore, una biblioteca specializzata, una
fototeca ed una videoteca che documentano la vita e le opere dell’artista. Marino muore a Viareggio il 6 agosto 1980.
Kengiro Azuma è nato il 12 marzo 1926 a Yamagata, un piccolo paese al centro-nord del Giappone, secondo di sette
figli, in una famiglia di artigiani del bronzo con una secolare fonderia di vasi, figure di animali e oggetti di culto forniti
ai templi buddisti e shintoisti. Dopo essersi arruolato nella divisione aeronautica, nelle truppe d’assalto della Marina
Militare Imperiale e aver visto partire per missioni suicide molti compagni, è pronto ad imitarli, ma la guerra e la bomba
su Hiroshima decidono altrimenti. Torna a Yamagata e comincia a frequentare la sezione di scultura dell’Università
Nazionale d’Arte di Tokyo, laureandosi nel 1954. Nella stessa Università è assistente fino al settembre del 1956, quando
ottiene una borsa di studio dal governo italiano, si trasferisce a Milano e frequenta per quattro anni i corsi di Marino
Marini, all’Accademia di Belle Arti di Brera dove si diploma nel 1960. Diventa assistente personale di Marino fino al
1979, e, dopo la morte del maestro avvenuta a Viareggio nel 1980, è membro del comitato scientifico della Fondazione
intestata al grande scultore toscano. Accademico di San Luca dal 1993, nel 1995 riceve dall’Imperatore del Giappone la
decorazione “Shijnhosho” e nel 1996, dal Sindaco di Milano, l’Ambrogino d’oro. La prima personale di Azuma è del
1958 a Yamagata, presentato da Imaizumi Atsuo e Kikuchi Kazuo. Seguiranno, tra le tante, introdotte dalla migliore
critica internazionale (Guido Ballo, Franco Russoli, Giulio Carlo Argan, Giovanni Carandente, Carlo Ludovico
Ragghianti, Lamge Jorge, Gillo Dorfles, A. M. Hammacher, Irina Subotic, J. M. de Groot, Ooka Shin, Carlo Bertelli,
Giuseppe Appella), le mostre di Milano (Minima, 1961 e 1962; Toninelli, 1963, 1966, 1969), Roma (Galleria
L’Obelisco, 1962, Toninelli, 1969), Venezia (Il Cavallino, 1962), Stoccarda (Galleria Senatore, 1964, 1967), Livorno
(Galleria Girali, 1965), Essen (Forum Haus, 1964), L’Aia (Galleria Nouvelles Images, 1972, 1975, 1983, 1989), Tokyo
e Osaka (Contemporary Sculpture Center, 1974, 1978), Belgrado (Galleria 73, 1976), Monza (Villa Reale, 1979),
Zurigo (Galleria Suzanne Bollag, 1980), Lugano (Galleria Pieter Coray, 1981), Dordrecht (Dordrecht Museum, 1983),
Tokyo (The Seibu Museum of Art, 1988, in seguito trasferita a Toyama, Kamakura, Yamanashi, Miyagi, Osaka), Milano
(Lorenzelli, 1990), Mendrisio (Museo d’Arte, 1994), Montemarcello di Ameglia (La Marrana, 1998), Teglio (Palazzo
Besta, 1999), Piacenza (Solaria Arte, 2002), Tokyo (Università Nazionale d’Arte, 2002), Lugano (Christine Bader Art
Consultant, 2005), Matera (Chiese Rupestri Madonna delle Virtù e S. Nicola dei Greci, 2010). Le partecipazioni, a
livello internazionale, dal 1961, comprendono le più importanti biennali e toccano i musei e le piazze di Venezia,
Milano, Rhode Island, Tokyo, New York, Kassel, Firenze, San Francisco, Bochum, Carrara, Padova, Monaco, Parigi,
Basilea, Locarno, Long Beach, Lugano, Anversa, Bologna, Sion, Sendai, Los Angeles, Osaka, La Chaux-de-Fonds,
Colonia, Spoleto, Londra, Mantova, Salisburgo, Roma, Città del Vaticano dove, e sono solo alcuni, vengono conservate
le sue opere. È invitato, dal 1965, ai simposi di scultura di Long Beach (U.S.A.), St. Margarethen (Austria), Piroz
(Yugoslavia), Tuoro (Italia), Salisburgo (Austria). Ha ricoperto la cattedra di scultura alla Sommerakademie di
Salisburgo e alla Nuova Accademia di Belle Arti fondata da Guido Ballo e Tito Varisco.
La mostra, corredata da immagini, documenti e filmati 1935–2010, utili a far capire il mondo espressivo di
Marino e Azuma, rimarrà aperta fino al 5 dicembre 2015, tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle ore 17.00
alle ore 20.00 (la mattina per appuntamento).
Prossimi appuntamenti
10 ottobre 2015 - XI Giornata del Contemporaneo - AMACI
Giuseppe Capitano: come nasce una scultura
Art Abstrait. Litografie originali di Del Marle, Dewasne, Deyrolle, Domela, Engel Pak, Fleichmann, Hartung, Misztrik de Monda,
Poliakoff, Raymond, Schneider, Warb, Prefazione di Charles Estienne, Parigi 1946.
11 ottobre 2015 - III Giornata della Famiglia al Museo - F@MU
Carlo Collodi e Le avventure di Pinocchio. Attività didattica “Crea un burattino con materiali di riciclo”. Mostra del libro d'artista
illustrato. In occasione dei 125 anni dalla morte di Collodi (26 novembre 1890).
10 novembre 2015 - Giovanni Scheiwiller e la cultura del Novecento
Nel cinquantenario della morte, un omaggio al fondatore della casa editrice “All’insegna del Pesce d’Oro”, inaugurata con il
volumetto di Leonardo Sinisgalli, 18 poesie, e le collane “Arte Moderna Italiana” e “Arte Moderna Straniera”. Il contributo dei figli
Mia, Vanni e Silvano.
Museo Internazionale della Grafica - Biblioteca Comunale “Alessandro Appella” - Atelier
“Guido Strazza”, si inaugura la mostra dedicata all’opera grafica di Marino Marini e Kengiro
Azuma che continua il lavoro di informazione iniziato il 20 agosto 2011 con la storia della grafica
europea e proseguito con le personali di Mirò, Degas, Renoir, Bonnard, Matisse, Dufy, Picasso,
Calder, Ben Shann, Secessione di Berlino, Pechstein, Zadkine, Bernard, Marcoussis e Henri Goetz,
Del Pezzo, Mascherini e Bartolini accompagnati, rispettivamente, dalla mostra di Renoir in poi,
dalla presenza in controcanto di: Gentilini, Strazza, Accardi, Ciarrocchi, Consagra, Melotti,
Maccari, Bucci, Perilli e Raphael.
100 fogli, incisioni e litografie, dai primi anni Quaranta alla seconda metà degli anni Settanta per
Marino e dai primi anni Settanta al 2010 per Azuma, illustrano il percorso artistico dei due maestri.
Com’è noto, nell’esperienza formale e tecnica di Marino Marini vi fu dapprima la pittura e solo
dopo il trasferimento in Lombardia, intorno agli anni Trenta, la scultura prese il sopravvento e gli
creò fama universale. Le opere pittoriche del periodo di formazione trascorso in Toscana,
documentano il fascino che in lui suscitò la conoscenza di Piero della Francesca e Masaccio, ma
anche la sua avida curiosità nei confronti delle novità di fine ottocento, secondo referenze tutt’altro
che locali o provinciali. I colori delle sue tele sono completamente inventati, nati da una fantasia
fervida e originale. Nonostante la scelta successiva sia in funzione prevalentemente plastica, le
esperienze pittoriche, il disegno e la stessa coltivatissima esperienza grafica continueranno a
costeggiare con ispirazione tutta la sua attività creativa, espressa con costanza tra tradizione e
modernità. Il tema più significativo e maggiormente trattato da Marino fu quello equestre. Il mito
del cavaliere, dell’uomo che prende forza dall’animale che egli domina, che lo conduce o lo
disarciona, si sviluppa di anno in anno rendendo l’opera originale e completa. In alcune sculture, il
legame tra il cavaliere e il cavallo diventa quasi simbiotico, come se l’artista volesse fondere in uno
i due corpi e giungere alla rappresentazione di un mitico centauro. I cavalieri di Marino, almeno
fino agli anni drammatici della guerra, furono anche figure serene e calibrate, salde nel loro
equilibrio, armoniose nell’alternarsi di curve morbide e di forme squadrate. “Le mie statue equestri
- dirà lo scultore nel 1972 - esprimono il tormento causato dagli avvenimenti di questo secolo.
L’inquietudine del mio cavallo aumenta a ogni nuova opera, il cavaliere è sempre più stremato, ha
perduto il dominio sulla bestia e le catastrofi alle quali soccombe somigliano a quelle che
distrussero Sodoma e Pompei. Io aspiro a rendere visibile l’ultimo stadio della dissoluzione di un
mito, del mito dell’individualismo eroico e vittorioso, dell’uomo di virtù degli umanisti. La mia
opera degli ultimi anni non vuole essere eroica, ma tragica”. Numerosi sono anche i ritratti, vere e
proprie letture dell’essere umano, e sculture di personaggi desunti dalla commedia dell’arte e dal
piccolo mondo del circo. Il suo amore era rivolto all’arcaico, al disadorno autentico, alieno da
deviazioni barocche, e mirava in linea diretta all’espressività, la stessa che l’opera grafica ha
contribuito a far nascere e ad amplificare..
A questo mondo, popolato di cavalieri, di forme arcaiche, si accostò il giovane Kengiro Azuma
quando, nel 1955, grazie a una borsa di studio, lasciò il Giappone per trasferirsi a Milano e
frequentare l’Accademia di Brera. L’intesa con Marino Marini, suo maestro in Accademia, fu subito
evidente, tanto da diventarne, anche dopo il diploma in scultura, assistente privato. Azuma,
all’inizio, si ispirò molto alle sculture del suo maestro che continuava a ripetergli di guardare alle
radici della sua cultura. Cominciò, allora, a ricercare nuove forme di espressione e l’ispirazione
arrivò casualmente, osservando una catasta di cassette di legno per la frutta in cui riuscì a cogliere
una cadenza ritmica tra “pieni” e “vuoti” che, da quel momento, caratterizzeranno tutta la sua opera,
per l’appunto intitolata “Mu” che in giapponese rimanda al concetto di “vuoto”.
L’arte di Azuma nasce dal pensiero, dalla ricerca del mistero della vita, dal tentativo di rendere
visibile l’invisibile, poi tradotti nel bronzo, nel legno, nel gesso, nella pietra e nella grafica. Nelle
sue sculture, egli cerca di rappresentare la parte spirituale della vita di ogni uomo, ossia l’anima,
l’amicizia, la vera solidarietà. Tutto ciò che non riusciamo a vedere, Azuma lo esprime con piccoli e
semplici segni, ormai elementi tipici del suo mondo espressivo. Tra tutti, i buchi, simboli del vuoto,
finestre su un mondo tutto da scoprire. "Essere Zen, significa essere vuoti come un bicchiere. Quello
che rende un bicchiere tale non è il materiale con cui è costruito, ma il vuoto che viene riempito
dalla bevanda che vi versiamo. Essere vuoti, infatti, significa essere sempre pronti a ricevere".
NOTIZIE BIOGRAFICHE
Marino Marini nasce a Pistoia il 27 febbraio 1901. A sedici anni si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Nel
1919 si reca per la prima volta a Parigi dove entra in contatto con le nuove tendenze del mondo dell'arte. Tornato in
Italia comincia a praticare la pittura e l'incisione, legandosi alla tradizione figurativa di fine ottocento e in particolare
all'opera di Medardo Rosso. In alcuni lavori dei suoi inizi si può notare l'influenza degli artisti del primo Rinascimento,
in particolare Piero della Francesca e Masaccio. Presto si distacca da queste influenze, abbracciando la ricerca di forme
pure e assolute. Nel 1929 si trasferisce a Milano, chiamato da Arturo Martini ad occupare la cattedra di scultura presso
la scuola d’arte di Villa Reale a Monza. Dello stesso anno è la prima importante scultura, Popolo, in terracotta, con la
quale si rivela al pubblico e alla critica. Nel 1931 realizza Ersilia, una scultura in legno policromo considerata una delle
opere fondamentali e nel 1932 presenta a Milano la sua prima personale. La sua opera comincia ad ottenere i primi
riconoscimenti importanti con la partecipazione alla II Quadriennale di Roma, del 1935, che gli vale il primo premio per
la scultura. Nel 1936 compare il Cavaliere, un’opera di notevole significato anche per la successiva evoluzione della
ricerca, di cui Marino realizza due versioni, una in bronzo ed una in legno, ora in Vaticano. Nel 1938 incontra Mercedes
Pedrazzini, che sposa alcuni mesi più tardi e che chiamerà affettuosamente “Marina”, quasi a sottolineare il legame che
unirà entrambi per tutta la vita. Nel 1943 Marino si rifugia nel Canton Ticino insieme con Marina: sono, questi, anni di
esilio particolarmente importanti per l’artista. In Svizzera, infatti, conosce e frequenta alcuni grandi maestri dell’arte
contemporanea - Giacometti, Wotruba, Otto Bänninger, Haller, Germaine Richier - la cui opera concorre
all’approfondimento dei suoi temi e della sua ricerca. Con l’Arcangelo prende forma anche la serie dei Miracoli, opere
che scaturiscono dall’angoscia, dal dolore, dalla distruzione che la guerra e la violenza provocano all’umanità e di cui
Marino sente profondamente il peso. L’anno successivo al suo rientro in Italia (1947) sarà per lui decisivo: partecipa
alla XXIV Biennale di Venezia con una sala personale e, nell’occasione, stringe profonda amicizia con Henry Moore;
nello stesso periodo incontra il mercante americano Curt Valentin, che lo invita negli Stati Uniti e gli organizza una
grande personale a New York ed una serie di esposizioni che contribuiscono a far conoscere la sua opera nel mondo.
L’arte di Marino è ormai nella più alta considerazione: nel 1952 ottiene il Gran Premio Internazionale di Scultura alla
Biennale di Venezia, nel 1954 il Gran Premio Internazionale dell’Accademia dei Lincei di Roma, nel 1959 esegue la
grande composizione equestre, alta ben cinque metri, destinata a una piazza dell’Aja. Si susseguono poi numerose
mostre - a Monaco, Rotterdam, Stoccolma, Copenhagen, Oslo, Helsinki - che culminano con le grandi antologiche al
Kunsthaus di Zurigo nel 1962 e in Palazzo Venezia a Roma nel 1966. Nel 1968 riceve a Göttingen la più alta
onorificenza tedesca con la nomina a membro dell’Orden pour le Mérite fur Wissenschaften und Kunst. Nel 1976 alla
Nuova Pinacoteca di Monaco di Baviera gli viene dedicata una sala permanente e nel giugno del 1979 nelle sale del
Palazzo Comunale di Pistoia si inaugura il Centro di Documentazione dell’Opera di Marino Marini, che raccoglie oltre i
disegni e le incisioni, la grande scultura Miracolo ed altre opere di formato minore, una biblioteca specializzata, una
fototeca ed una videoteca che documentano la vita e le opere dell’artista. Marino muore a Viareggio il 6 agosto 1980.
Kengiro Azuma è nato il 12 marzo 1926 a Yamagata, un piccolo paese al centro-nord del Giappone, secondo di sette
figli, in una famiglia di artigiani del bronzo con una secolare fonderia di vasi, figure di animali e oggetti di culto forniti
ai templi buddisti e shintoisti. Dopo essersi arruolato nella divisione aeronautica, nelle truppe d’assalto della Marina
Militare Imperiale e aver visto partire per missioni suicide molti compagni, è pronto ad imitarli, ma la guerra e la bomba
su Hiroshima decidono altrimenti. Torna a Yamagata e comincia a frequentare la sezione di scultura dell’Università
Nazionale d’Arte di Tokyo, laureandosi nel 1954. Nella stessa Università è assistente fino al settembre del 1956, quando
ottiene una borsa di studio dal governo italiano, si trasferisce a Milano e frequenta per quattro anni i corsi di Marino
Marini, all’Accademia di Belle Arti di Brera dove si diploma nel 1960. Diventa assistente personale di Marino fino al
1979, e, dopo la morte del maestro avvenuta a Viareggio nel 1980, è membro del comitato scientifico della Fondazione
intestata al grande scultore toscano. Accademico di San Luca dal 1993, nel 1995 riceve dall’Imperatore del Giappone la
decorazione “Shijnhosho” e nel 1996, dal Sindaco di Milano, l’Ambrogino d’oro. La prima personale di Azuma è del
1958 a Yamagata, presentato da Imaizumi Atsuo e Kikuchi Kazuo. Seguiranno, tra le tante, introdotte dalla migliore
critica internazionale (Guido Ballo, Franco Russoli, Giulio Carlo Argan, Giovanni Carandente, Carlo Ludovico
Ragghianti, Lamge Jorge, Gillo Dorfles, A. M. Hammacher, Irina Subotic, J. M. de Groot, Ooka Shin, Carlo Bertelli,
Giuseppe Appella), le mostre di Milano (Minima, 1961 e 1962; Toninelli, 1963, 1966, 1969), Roma (Galleria
L’Obelisco, 1962, Toninelli, 1969), Venezia (Il Cavallino, 1962), Stoccarda (Galleria Senatore, 1964, 1967), Livorno
(Galleria Girali, 1965), Essen (Forum Haus, 1964), L’Aia (Galleria Nouvelles Images, 1972, 1975, 1983, 1989), Tokyo
e Osaka (Contemporary Sculpture Center, 1974, 1978), Belgrado (Galleria 73, 1976), Monza (Villa Reale, 1979),
Zurigo (Galleria Suzanne Bollag, 1980), Lugano (Galleria Pieter Coray, 1981), Dordrecht (Dordrecht Museum, 1983),
Tokyo (The Seibu Museum of Art, 1988, in seguito trasferita a Toyama, Kamakura, Yamanashi, Miyagi, Osaka), Milano
(Lorenzelli, 1990), Mendrisio (Museo d’Arte, 1994), Montemarcello di Ameglia (La Marrana, 1998), Teglio (Palazzo
Besta, 1999), Piacenza (Solaria Arte, 2002), Tokyo (Università Nazionale d’Arte, 2002), Lugano (Christine Bader Art
Consultant, 2005), Matera (Chiese Rupestri Madonna delle Virtù e S. Nicola dei Greci, 2010). Le partecipazioni, a
livello internazionale, dal 1961, comprendono le più importanti biennali e toccano i musei e le piazze di Venezia,
Milano, Rhode Island, Tokyo, New York, Kassel, Firenze, San Francisco, Bochum, Carrara, Padova, Monaco, Parigi,
Basilea, Locarno, Long Beach, Lugano, Anversa, Bologna, Sion, Sendai, Los Angeles, Osaka, La Chaux-de-Fonds,
Colonia, Spoleto, Londra, Mantova, Salisburgo, Roma, Città del Vaticano dove, e sono solo alcuni, vengono conservate
le sue opere. È invitato, dal 1965, ai simposi di scultura di Long Beach (U.S.A.), St. Margarethen (Austria), Piroz
(Yugoslavia), Tuoro (Italia), Salisburgo (Austria). Ha ricoperto la cattedra di scultura alla Sommerakademie di
Salisburgo e alla Nuova Accademia di Belle Arti fondata da Guido Ballo e Tito Varisco.
La mostra, corredata da immagini, documenti e filmati 1935–2010, utili a far capire il mondo espressivo di
Marino e Azuma, rimarrà aperta fino al 5 dicembre 2015, tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle ore 17.00
alle ore 20.00 (la mattina per appuntamento).
Prossimi appuntamenti
10 ottobre 2015 - XI Giornata del Contemporaneo - AMACI
Giuseppe Capitano: come nasce una scultura
Art Abstrait. Litografie originali di Del Marle, Dewasne, Deyrolle, Domela, Engel Pak, Fleichmann, Hartung, Misztrik de Monda,
Poliakoff, Raymond, Schneider, Warb, Prefazione di Charles Estienne, Parigi 1946.
11 ottobre 2015 - III Giornata della Famiglia al Museo - F@MU
Carlo Collodi e Le avventure di Pinocchio. Attività didattica “Crea un burattino con materiali di riciclo”. Mostra del libro d'artista
illustrato. In occasione dei 125 anni dalla morte di Collodi (26 novembre 1890).
10 novembre 2015 - Giovanni Scheiwiller e la cultura del Novecento
Nel cinquantenario della morte, un omaggio al fondatore della casa editrice “All’insegna del Pesce d’Oro”, inaugurata con il
volumetto di Leonardo Sinisgalli, 18 poesie, e le collane “Arte Moderna Italiana” e “Arte Moderna Straniera”. Il contributo dei figli
Mia, Vanni e Silvano.
26
settembre 2015
Marino Marini / Kengiro Azuma
Dal 26 settembre al 05 dicembre 2015
arte contemporanea
disegno e grafica
disegno e grafica
Location
MIG MUSEO INTERNAZIONALE DELLA GRAFICA – BIBLIOTECA COMUNALE
Castronuovo Di Sant'andrea, Piazza Guglielmo Marconi, 3, (Potenza)
Castronuovo Di Sant'andrea, Piazza Guglielmo Marconi, 3, (Potenza)
Orario di apertura
tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle ore 17.00 alle ore 20.00 (la mattina per appuntamento)
Vernissage
26 Settembre 2015, h 20.30
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