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Marisa Zattini – Doppio Panico! Metamorphosi
Sabato 12 novembre, alle ore 17.00, presso l’Oratorio di San Sebastiano, a Forlì, si inaugurerà la rassegna “DOPPIO PANICO!” Metamorphosi, secondo appuntamento già preannunciato che segue quello tenutosi nel 2009, “DOPPIO PANICO!” L’Arte di Vivere!
Comunicato stampa
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La mostra è promossa dall’Associazione Culturale ARTEPRO di Forlì, presieduta dal Professor Daniele Masini, ed è un’opera “site-specific”di Marisa Zattini. L’allestimento è a firma dell’Architetto Augusto Pompili. Un’opera singolare-plurale, come la definisce l’autrice, che ha preso forma grazie alla disponibilità e collaborazione dei 30 artisti che si sono “prestati” a questa originale iniziativa: GESINE ARPS, CLAUDIO BALLESTRACCI, MAURIZIO BATTAGLIA, ADRIANO BIMBI, FRANCESCO BOMBARDI, PAOLA CAMPIDELLI, SILVANO D’AMBROSIO, VITTORIO D’AUGUSTA, OSCAR DOMINGUEZ, GIOVANNI FABBRI, LUCA FRESCHI, STEFANO GATTELLI, ANTONIO GIOSA, GRAZIELLA GIUNCHEDI, ANDREA GUASTAVINO, ANA CE-CILIA HILLAR, ENRICO LOMBARDI, GIOVANNI LOMBARDINI, MICAELA JAGULLI, DANIELE MASINI, STEFANO MAZZOTTI, STEFANO MERCATALI, ALBERTO MINGOTTI, ALVES MISSIROLI, NERO, LUCA PIOVACCARI, VELDA PONTI, ALDO RONTINI, GUERRINO SIROLI, ERICH TURRONI.
«Doppio Panico! Metamorphosi è l’evoluzione del progetto espositivo tenutosi nel 2009 a Forlì presso gli spazi dell’Oratorio di San Sebastiano, un’opera che la stessa Marisa Zattini ha definito “singo-la-re/plurale”, non solo perché realizzata con la complicità di numerosi artisti, ma anche per i plurimi innesti e le estensioni che ne caratterizzano la struttura (conferma ne è il crescere di questa seconda tappa proprio sulla concreta modificazione che le opere della precedente mostra, per ragioni dovute alla loro qualità materiale, hanno subito). Si tratta, in entrambi i capitoli, di una operazione sui generis, vuoi per il tipo d’indagine, dirottata dall’operari dell’artista alla sua specifica identità, fisionomica ancor prima che esistenziale, vuoi per il mettere di questa in luce la parte più recondita, meno verbalizzabile. L’obiettivo è esclusivamente puntato sul volto, di contro all’attenzione registrata nelle arti dell’ultimo secolo per il corpo, generalmente inteso come quell’area ipersensibile in cui si consuma il socius, in grado di captare e di restituire, attraverso eloquenti cicatrici, le impercettibili costrizioni degli ingranaggi collettivi. Un focus dunque non convenzionale, perché se il corpo è stato ed è affare di dominio pubblico, veicolo di dissenso, oggetto di contrattazione e scambio, il volto è territorio privato, impermutabile [...]. Il gesto che estrae queste presenze è insieme intimo e impietoso, affettivo, e allo stesso tempo crudele: perché domanda agli artisti una esposizione viscerale, una totale spoliazione dell’anima, o del simulacro che ciascuno è portato a farsene. Rispetto al primo percorso espositivo c’è dunque una sorta di recrudescenza, un atto che diviene più coercitivo nel suo scardinare qualsiasi analogia, nel complicare ogni possibile identificazione. Se in quella prima fase l’intervento chiesto agli artisti sul calco in gesso del loro volto, in forma di riacquisizione della propria identità, era pur sempre una manipolazione su qualcosa di immediatamente riconoscibile, qui abbiamo lo scandalo di mettere mano a qualcosa che non è più fatto a nostra immagine e somiglianza. [...] L’artista non tanto come colui che fa ma come colui che si lascia fare - qui in assenza di mediazione, di una posizione riflessiva, totalmente assoggettato ai suoi fantasmi, alla propria materia inconscia resa tangibile. Scoprendo il proprio volto mentre esso si forma e insieme svanisce sotto i suoi occhi, terribilmente» (tratto da “Crisalidi”, testo di ROBERTA BERTOZZI, in GRAPHIE “DOPPIO PANICO! Metamorphosi”).
Ulteriormente chiarificatrici di questo ambizioso progetto sono le parole dell’autrice-curatrice della mostra, MARISA ZATTINI, poste come Premessa al suo testo: «So che ognuno di noi è una eco profonda di verità. E il nostro volto una maschera scenografica di profondità. La magia dell’incanto che ci rapisce a questa vita forma l’improbabile dilatato di noi. Così possiamo essere smisurata funzione o mera rappresentazione, comunque efficace metafora del caso nel caos... L’illusione del valore sta nel vivere “ad arte” e “nell’arte” - alla pari - in una tautologia del vero! La “fotografia”, in questo percorso plurimo, è stata operazione necessaria per fornire una “prova documentaria” della trasmutazione delle cose nel Tempo, del “fare” della materia in questo effimero mondo. Una ricerca, questa, volutamente condivisa vedendomi come nuova e originaria antropologa-entomologa -alchimista” nell’arte della riappropriazione del mio Sé, che coinvolge necessariamente chi mi sta accanto»
«Doppio Panico! Metamorphosi è l’evoluzione del progetto espositivo tenutosi nel 2009 a Forlì presso gli spazi dell’Oratorio di San Sebastiano, un’opera che la stessa Marisa Zattini ha definito “singo-la-re/plurale”, non solo perché realizzata con la complicità di numerosi artisti, ma anche per i plurimi innesti e le estensioni che ne caratterizzano la struttura (conferma ne è il crescere di questa seconda tappa proprio sulla concreta modificazione che le opere della precedente mostra, per ragioni dovute alla loro qualità materiale, hanno subito). Si tratta, in entrambi i capitoli, di una operazione sui generis, vuoi per il tipo d’indagine, dirottata dall’operari dell’artista alla sua specifica identità, fisionomica ancor prima che esistenziale, vuoi per il mettere di questa in luce la parte più recondita, meno verbalizzabile. L’obiettivo è esclusivamente puntato sul volto, di contro all’attenzione registrata nelle arti dell’ultimo secolo per il corpo, generalmente inteso come quell’area ipersensibile in cui si consuma il socius, in grado di captare e di restituire, attraverso eloquenti cicatrici, le impercettibili costrizioni degli ingranaggi collettivi. Un focus dunque non convenzionale, perché se il corpo è stato ed è affare di dominio pubblico, veicolo di dissenso, oggetto di contrattazione e scambio, il volto è territorio privato, impermutabile [...]. Il gesto che estrae queste presenze è insieme intimo e impietoso, affettivo, e allo stesso tempo crudele: perché domanda agli artisti una esposizione viscerale, una totale spoliazione dell’anima, o del simulacro che ciascuno è portato a farsene. Rispetto al primo percorso espositivo c’è dunque una sorta di recrudescenza, un atto che diviene più coercitivo nel suo scardinare qualsiasi analogia, nel complicare ogni possibile identificazione. Se in quella prima fase l’intervento chiesto agli artisti sul calco in gesso del loro volto, in forma di riacquisizione della propria identità, era pur sempre una manipolazione su qualcosa di immediatamente riconoscibile, qui abbiamo lo scandalo di mettere mano a qualcosa che non è più fatto a nostra immagine e somiglianza. [...] L’artista non tanto come colui che fa ma come colui che si lascia fare - qui in assenza di mediazione, di una posizione riflessiva, totalmente assoggettato ai suoi fantasmi, alla propria materia inconscia resa tangibile. Scoprendo il proprio volto mentre esso si forma e insieme svanisce sotto i suoi occhi, terribilmente» (tratto da “Crisalidi”, testo di ROBERTA BERTOZZI, in GRAPHIE “DOPPIO PANICO! Metamorphosi”).
Ulteriormente chiarificatrici di questo ambizioso progetto sono le parole dell’autrice-curatrice della mostra, MARISA ZATTINI, poste come Premessa al suo testo: «So che ognuno di noi è una eco profonda di verità. E il nostro volto una maschera scenografica di profondità. La magia dell’incanto che ci rapisce a questa vita forma l’improbabile dilatato di noi. Così possiamo essere smisurata funzione o mera rappresentazione, comunque efficace metafora del caso nel caos... L’illusione del valore sta nel vivere “ad arte” e “nell’arte” - alla pari - in una tautologia del vero! La “fotografia”, in questo percorso plurimo, è stata operazione necessaria per fornire una “prova documentaria” della trasmutazione delle cose nel Tempo, del “fare” della materia in questo effimero mondo. Una ricerca, questa, volutamente condivisa vedendomi come nuova e originaria antropologa-entomologa -alchimista” nell’arte della riappropriazione del mio Sé, che coinvolge necessariamente chi mi sta accanto»
12
novembre 2011
Marisa Zattini – Doppio Panico! Metamorphosi
Dal 12 novembre all'undici dicembre 2011
arte contemporanea
Location
GALLERIA ARTE CONTEMPORANEA IL VICOLO
Cesena, Via Chiaramonti, 6, (Forlì-cesena)
Cesena, Via Chiaramonti, 6, (Forlì-cesena)
Orario di apertura
Orario: 16.30 - 19.30 giorni feriali
10.30 - 12.30 / 16.30 - 19.30 domenica e festivi
Chiusura: lunedì - Ingresso: gratuito
Vernissage
12 Novembre 2011, ore 17.00 - Oratorio di San Sebastiano
Autore
Curatore




